Emma Bonino, una vita per i diritti e l’Europa unita
Dalle battaglie radicali al sogno degli Stati Uniti d’Europa, una delle più straordinarie esperienze politiche della storia repubblicana.
La morte di Emma Bonino segna la fine di una delle più straordinarie esperienze politiche della storia repubblicana italiana. Con lei scompare una protagonista che ha attraversato oltre mezzo secolo di vita pubblica senza mai rinunciare alla propria autonomia, alla coerenza e alla forza delle idee. Emma Bonino non apparteneva alla politica delle convenienze, ma a quella delle convinzioni: una politica capace di sfidare i pregiudizi, anticipare i cambiamenti e trasformare battaglie di minoranza in conquiste destinate a entrare stabilmente nella coscienza collettiva del Paese. La sua storia si intreccia indissolubilmente con quella del Par- tito Radicale, laboratorio di libertà e di diritti nel quale Bonino divenne il volto più autorevole delle campagne per la laicità dello Stato, per i diritti delle donne, per l’autodeterminazione e per il riconoscimento della dignità della persona. La battaglia per l’aborto e per la legge 194 rappresentò uno dei momenti più alti del suo impegno civile, ma sarebbe riduttivo fermarsi lì. Bonino fu protagonista della lotta contro la pena di morte, della difesa delle minoranze, della giustizia internazionale, delle campagne contro la fame e contro ogni forma di autoritarismo. In tutte queste sfide rimase fedele a un principio semplice e rivoluzionario: i diritti non possono dipendere dai rapporti di forza o dal consenso del momento. Accanto alle battaglie civili vi fu poi l’altra grande passione della sua vita politica: l’Europa. Da parlamentare europea e da commissaria italiana nella Commissione europea, Bonino contribuì a rafforzare l’idea di un continente unito non soltanto dal- l’economia, ma da valori condivisi di libertà, democrazia e solidarietà. Fu tra le voci più convinte del federalismo europeo e degli Stati Uniti d’Europa, anche quando il richiamo ai nazionalismi sembrava prevalere. Oggi l’Italia perde una donna libera e l’Europa una delle sue più tenaci costruttrici. Rimane un’eredità fatta di coraggio, diritti e visione.
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