Rita De Crescenzo, battaglia legale per portare Mimì a Napoli
🌐 Rita De Crescenzo porta il caso della scimmietta Mimì su un nuovo terreno: la creator napoletana ha raccontato di essersi affidata a un avvocato egiziano per riuscire a portare l’animale a Napoli. “Pe me è come un figlio”, ha detto, spiegando di avere anche il libretto delle vaccinazioni e il microchip. Ma dietro il legame affettivo si apre una complessa questione legale e veterinaria internazionale.
La vicenda di Rita De Crescenzo e della scimmietta Mimì non sembra destinata a chiudersi con la fine della vacanza in Egitto. Anzi, nelle ultime ore il caso ha compiuto un nuovo passo e si è trasformato in quella che la stessa creator napoletana considera una vera e propria battaglia legale.
L’obiettivo è chiaro: portare Mimì a Napoli e tenerla con sé.
De Crescenzo ne ha parlato durante un collegamento radiofonico, raccontando di avere incaricato anche un avvocato egiziano per cercare una soluzione. Una scelta che mostra quanto il rapporto con il piccolo primate sia diventato centrale nella quotidianità della influencer.
“Per me è come un figlio”, è il concetto ribadito dalla creator, che sostiene di avere a disposizione anche il libretto delle vaccinazioni e di avere fatto applicare all’animale un microchip.
Ma, se sul piano sentimentale la questione appare semplice, sul piano normativo il trasferimento di un primate dall’Egitto all’Italia è tutt’altra cosa.
Rita De Crescenzo non vuole separarsi da Mimì
Fin dai primi video pubblicati durante il soggiorno a Sharm el-Sheikh, Rita De Crescenzo aveva mostrato la scimmietta come un nuovo componente della famiglia.
Mimì è comparsa in braccio alla creator, vestita, accudita con il biberon e trattata in molti contenuti come un cucciolo domestico. Quelle immagini hanno rapidamente conquistato l’attenzione dei follower, ma hanno anche provocato fortissime reazioni da parte di associazioni animaliste, attivisti e utenti social.
La creator ha sempre sostenuto di essersi affezionata immediatamente all’animale.
In alcuni dei primi contenuti aveva raccontato di averlo acquistato durante il viaggio. Successivamente aveva fornito anche una versione diversa, parlando del ritrovamento della scimmietta all’interno di uno scatolone e della volontà di sottrarla a una situazione di abbandono.
Le diverse ricostruzioni sulla provenienza dell’animale hanno alimentato le domande degli osservatori.
Ed è proprio questo uno dei punti sui quali potrebbe concentrarsi la partita legale.

L’avvocato egiziano per portare Mimì in Italia
La novità delle ultime ore è dunque l’ingresso nella vicenda di un legale egiziano.
L’intenzione di De Crescenzo è provare a capire se esista una strada regolare per trasferire Mimì in Italia. Non si tratta, però, semplicemente di acquistare un biglietto aereo e salire su un volo.
Per gli animali selvatici ed esotici, soprattutto quando si tratta di specie sottoposte a tutela internazionale, possono essere necessari documenti sulla provenienza, certificazioni, autorizzazioni, controlli veterinari e specifici permessi di importazione.
La normativa CITES, applicata in Italia anche attraverso il sistema dei Carabinieri CITES, disciplina il commercio internazionale di numerose specie e prevede autorizzazioni per gli esemplari tutelati. La documentazione non è un dettaglio burocratico: può determinare la possibilità stessa di importare legalmente un animale.
È quindi questo il terreno sul quale si giocherà la nuova fase della vicenda.
Rita vuole Mimì a Napoli. Le autorità devono invece stabilire se Mimì possa arrivare legalmente a Napoli.
Sono due questioni molto diverse.
“Ha il libretto delle vaccinazioni e il microchip”
Durante il collegamento radiofonico, De Crescenzo ha cercato anche di rispondere a una delle principali contestazioni: quella relativa alla salute dell’animale.
La creator ha spiegato di avere il libretto delle vaccinazioni e ha parlato del microchip, sostenendo inoltre che la scimmietta sia stata sottoposta a controlli sanitari.
Per lei, dunque, Mimì non sarebbe un semplice animale acquistato durante una vacanza, ma un essere vivente del quale si è presa responsabilità.
Il punto, però, è che la salute dell’animale e la legittimità del suo trasferimento sono due aspetti differenti.
Un animale può essere vaccinato, identificato e apparentemente in buona salute, ma questo non significa automaticamente che possa essere trasferito da un Paese all’altro o detenuto come un normale animale da compagnia.
La normativa italiana distingue infatti tra le esigenze sanitarie e quelle relative alla tutela della fauna selvatica e alla provenienza degli esemplari.

La questione CITES: perché portare una scimmia in Italia non è semplice
La presenza di un primate all’interno di un’abitazione pone una serie di interrogativi che vanno ben oltre il rapporto personale tra proprietario e animale.
Il sistema CITES è stato creato proprio per regolamentare il commercio internazionale di specie selvatiche e contrastare il traffico illegale.
In Italia il controllo degli esemplari tutelati coinvolge il Raggruppamento Carabinieri CITES, che svolge attività di verifica, rilascio di certificazioni e contrasto al traffico di specie protette.
Le stesse autorità ricordano che importazione, esportazione, trasporto, commercio e detenzione di esemplari tutelati privi dei necessari permessi possono comportare conseguenze anche penali.
Per questo il fatto che Mimì abbia un microchip o un libretto sanitario non chiude la questione.
Occorre verificare soprattutto che animale sia, da dove provenga, come sia stato acquisito e quali documenti accompagnino la sua eventuale movimentazione internazionale.
Sono passaggi che dovranno essere affrontati prima di qualsiasi trasferimento definitivo.
Dalla tenerezza dei video alla polemica nazionale
Quando Rita De Crescenzo ha mostrato per la prima volta Mimì sui social, il contenuto sembrava appartenere alla consueta dimensione dei video personali: una creator molto seguita che presenta ai propri follower un nuovo animale.
La situazione è cambiata rapidamente.
Le immagini della scimmietta con il pannolino, del biberon e delle coccole hanno fatto il giro del web. In pochi giorni il caso ha attirato l’attenzione delle associazioni animaliste e delle istituzioni.
Sono stati presentati esposti e richieste di verifica sulla provenienza del primate. Le associazioni hanno sollecitato controlli da parte delle autorità competenti, mentre sui social è cresciuta una vera e propria mobilitazione contro la scelta di trasformare un animale selvatico in un animale domestico.
Il caso ha inoltre generato una forte discussione sul rischio di emulazione.
Il timore espresso dagli animalisti è che immagini di cuccioli selvatici trattati come bambini possano alimentare la domanda di animali esotici e contribuire indirettamente a un mercato che, in alcuni casi, può essere collegato alla cattura illegale e al traffico di fauna.
La domanda più importante: da dove arriva Mimì?
È probabilmente questo il punto centrale dell’intera vicenda.
Prima ancora di chiedersi se Mimì possa vivere a Napoli, occorre stabilire quale sia la sua provenienza e quale sia la sua situazione giuridica.
La specie esatta dell’animale rappresenta un elemento determinante. Le immagini diffuse sui social non sono sufficienti, da sole, per stabilire con certezza tutti gli aspetti zoologici e normativi.
Anche per questo le associazioni hanno chiesto verifiche sulla documentazione.
Il problema non è quindi soltanto stabilire se Rita De Crescenzo ami Mimì.
La creator lo ha detto chiaramente: per lei la scimmietta è diventata parte della famiglia.
Il problema è capire se quell’affetto possa tradursi legalmente nella possibilità di trasferire e detenere il primate in Italia.

Il legame con Mimì: “È come un figlio”
Sul piano personale, De Crescenzo non sembra intenzionata a fare un passo indietro.
La frase “per me è come un figlio” sintetizza il rapporto che la creator ha raccontato di avere costruito con il piccolo animale.
Mimì è ormai diventata una presenza della sua quotidianità e, soprattutto, un personaggio dei suoi contenuti social.
È proprio questo aspetto ad avere diviso l’opinione pubblica.
Da una parte ci sono coloro che vedono nei video soprattutto affetto e cura. Dall’altra ci sono coloro che ritengono che un primate selvatico non debba essere presentato come un animale domestico, indipendentemente dal rapporto instaurato con la persona che lo accudisce.
Il confine tra amore per un animale e tutela delle sue esigenze naturali è dunque diventato il vero cuore della discussione.
La battaglia legale è appena cominciata
L’incarico a un avvocato egiziano cambia il tono della vicenda.
Fino a questo momento, il caso Mimì era stato soprattutto una bufera social. Ora De Crescenzo sembra voler trasformare la sua intenzione di portare l’animale a Napoli in un percorso formale, fatto di documenti, autorizzazioni e verifiche.
Sarà questo percorso a stabilire se il desiderio della creator possa diventare realtà.
La presenza di un legale, tuttavia, non significa automaticamente che Mimì potrà arrivare in Italia. Significa che la questione viene affrontata sul terreno delle procedure e delle regole.
Ed è probabilmente proprio questo il passaggio più importante.
Perché in una vicenda così esposta mediaticamente, non saranno i video, le dichiarazioni o le polemiche sui social a decidere il destino della scimmietta.
Saranno i documenti e le autorità competenti.
Mimì tra Napoli e l’Egitto, il caso che continua a dividere
La storia di Rita De Crescenzo e Mimì è diventata in poche settimane qualcosa di molto più grande di un semplice contenuto virale.
È diventata un confronto tra affetto personale, tutela degli animali, regole internazionali e potere dei social.
La creator vuole portare la scimmietta a Napoli e sostiene di avere fatto tutto il possibile per prendersene cura. Gli animalisti chiedono invece che venga verificata la provenienza dell’animale e che siano rispettate tutte le norme sulla fauna selvatica.
Nel mezzo ci sono Mimì e il suo futuro.
La vera partita, adesso, sarà capire se esiste una strada legale che consenta alla scimmietta di raggiungere l’Italia e restare con la persona alla quale, secondo il racconto della creator, si è ormai profondamente legata.
La battaglia legale annunciata da Rita De Crescenzo è quindi soltanto all’inizio. E mentre sui social continua il dibattito, la questione decisiva resta una sola: non quanto sia forte il legame tra Rita e Mimì, ma quale sia la soluzione che garantisca contemporaneamente il rispetto della legge e il benessere dell’animale.
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