Putin alle Curili, il Giappone protesta per la visita a Iturup
🌐 Putin alle Curili per la prima volta: la visita di Vladimir Putin a Iturup riaccende la disputa territoriale con il Giappone. Tokyo convoca l’ambasciatore russo e definisce “inaccettabile” la presenza del presidente russo nei Territori del Nord. Un gesto dal forte valore politico e strategico che riporta al centro della scena una delle controversie irrisolte della Seconda guerra mondiale.
La visita di Vladimir Putin alle Curili apre un nuovo capitolo nella già difficile relazione tra Russia e Giappone. Il presidente russo ha raggiunto per la prima volta personalmente l’arcipelago conteso nel Pacifico, fermandosi in particolare sull’isola di Iturup, chiamata Etorofu in Giappone. La notizia ha provocato una reazione immediata da Tokyo, che considera le quattro isole meridionali della catena parte integrante del proprio territorio.
La premier giapponese Sanae Takaichi ha definito la visita “assolutamente inaccettabile”, mentre il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha convocato l’ambasciatore russo a Tokyo, Nikolai Nozdrev, per formalizzare una forte protesta. Il governo nipponico ha ribadito che la propria posizione sui cosiddetti Territori del Nord non è cambiata.
Il significato dell’episodio va però oltre la semplice controversia sulla sovranità di alcune isole remote. Le Curili meridionali rappresentano infatti un punto sensibile dell’equilibrio strategico dell’Asia-Pacifico e una ferita diplomatica rimasta aperta per oltre ottant’anni.
Putin a Iturup: una visita dal forte valore politico
La giornata di Putin sulle Curili non è stata una semplice tappa amministrativa. Il presidente russo ha visitato diverse strutture dell’isola, tra cui una scuola, un ospedale e un impianto per la lavorazione del pesce, incontrando residenti e autorità locali. La scelta di mostrare il capo del Cremlino impegnato nelle attività quotidiane dell’isola contribuisce a rafforzare, sul piano simbolico, la rappresentazione delle Curili come territorio pienamente integrato nella Federazione Russa.
Iturup, la maggiore delle quattro isole meridionali contese, occupa inoltre una posizione geografica particolarmente importante. Si trova tra la penisola russa della Kamchatka e l’Hokkaido giapponese, all’interno della lunga catena delle Curili che separa il Mare di Okhotsk dall’Oceano Pacifico.
La visita assume quindi una duplice dimensione. Da una parte c’è il messaggio politico interno: Mosca ribadisce la propria sovranità sulle isole e la volontà di sviluppare il proprio Estremo Oriente. Dall’altra c’è un messaggio rivolto a Tokyo e all’intera regione: la Russia considera le Curili meridionali una componente strategica del proprio spazio nel Pacifico.
Non è un dettaglio secondario che la presenza russa nell’area abbia anche una dimensione militare. Le Curili costituiscono infatti una cintura naturale attraverso la quale la Russia controlla gli accessi tra il Pacifico settentrionale e il Mare di Okhotsk.
Tokyo reagisce: “I Territori del Nord appartengono al Giappone”
La risposta giapponese è arrivata rapidamente.
Il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha convocato l’ambasciatore russo Nikolai Nozdrev dopo aver appreso della presenza di Putin a Iturup. Il ministero degli Esteri nipponico ha dichiarato di aver presentato una “forte protesta”, ribadendo che Etorofu, insieme alle altre isole della controversia, rientra nella posizione territoriale ufficiale del Giappone.
La premier Sanae Takaichi ha utilizzato toni altrettanto netti. Secondo il governo di Tokyo, la visita di Putin contraddice la posizione storica del Giappone sui Territori del Nord e ferisce i sentimenti della popolazione nipponica.
Il punto centrale è proprio la diversa denominazione utilizzata dalle due parti. Per Mosca si tratta delle Curili meridionali, territori russi amministrati stabilmente dalla fine della Seconda guerra mondiale. Per Tokyo sono invece i Territori del Nord, comprendenti Iturup, Kunashir, Shikotan e le isole Habomai, che il Giappone considera propri territori.
La disputa non riguarda dunque soltanto una linea sulla carta geografica. È una questione profondamente legata alla memoria storica, alla sovranità nazionale e all’identità politica dei due Paesi.
Perché le Curili sono contese dal 1945
Per comprendere la portata della visita di Putin bisogna tornare agli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale.
Nell’agosto del 1945, mentre il conflitto nel Pacifico stava volgendo al termine, l’Unione Sovietica entrò in guerra contro il Giappone e occupò l’arcipelago delle Curili. Il controllo sovietico delle isole meridionali si consolidò successivamente e la popolazione giapponese presente nell’area venne progressivamente allontanata.
Da allora Mosca ha mantenuto il controllo effettivo delle isole, mentre Tokyo non ha mai rinunciato alla propria rivendicazione sulle quattro isole meridionali.
È questa continuità storica a spiegare perché, a più di ottant’anni dalla fine della guerra, Russia e Giappone continuino a non avere una soluzione definitiva alla controversia.
La questione ha avuto anche conseguenze diplomatiche molto più ampie. L’assenza di un accordo sulle isole ha contribuito a impedire la piena normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi attraverso un trattato di pace formale che chiuda definitivamente il capitolo della Seconda guerra mondiale.
Le quattro isole al centro della disputa
La controversia riguarda principalmente quattro territori nella parte meridionale dell’arcipelago.
Iturup, la più grande delle quattro, è chiamata Etorofu in Giappone. È proprio qui che Putin ha effettuato la sua visita.
C’è poi Kunashir, o Kunashiri secondo la denominazione giapponese, situata più vicino a Hokkaido. A completare il gruppo ci sono Shikotan e le piccole isole Habomai.
La posizione geografica spiega in parte l’importanza strategica di questo gruppo di isole. La catena delle Curili si sviluppa per centinaia di chilometri tra Hokkaido e la penisola di Kamchatka, creando un sistema di passaggi marittimi fondamentale per la proiezione navale russa nel Pacifico.
Per il Giappone, invece, la vicinanza delle isole al proprio territorio settentrionale rende la questione ancora più sensibile. La disputa viene percepita non soltanto come una controversia storica, ma anche come una questione di sicurezza nazionale.
La dimensione militare pesa sempre di più
Negli ultimi anni il valore strategico delle Curili è aumentato ulteriormente.
La Russia ha mantenuto una presenza militare nell’arcipelago e ha sviluppato infrastrutture e capacità difensive che rafforzano il controllo dell’area. La posizione delle isole permette a Mosca di proteggere gli accessi al Mare di Okhotsk e di mantenere una presenza avanzata nel Pacifico settentrionale.
Il significato militare della visita di Putin risulta quindi particolarmente rilevante in un momento nel quale gli equilibri dell’Asia-Pacifico sono sottoposti a forti pressioni.
La Russia ha intensificato i rapporti strategici con la Cina, mentre il Giappone ha ulteriormente rafforzato la propria cooperazione con gli Stati Uniti e con altri partner regionali. Tokyo considera inoltre Russia, Cina e Corea del Nord parte di un ambiente di sicurezza sempre più complesso.
In questo quadro, una visita presidenziale a un territorio conteso assume inevitabilmente un valore che supera la dimensione locale.
Dal dialogo con Abe alla nuova fase di gelo
La storia recente mostra quanto sia difficile separare la disputa territoriale dall’andamento complessivo delle relazioni bilaterali.
Per anni l’ex premier giapponese Shinzo Abe aveva cercato di costruire un rapporto personale con Putin, nella speranza di creare le condizioni per una soluzione della controversia e per la firma di un trattato di pace.
Quel percorso aveva prodotto alcuni segnali di apertura, ma non era riuscito a risolvere il nodo fondamentale della sovranità.
La situazione è cambiata drasticamente dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 2022. Il Giappone ha aderito alle sanzioni occidentali contro Mosca, mentre la Russia ha progressivamente congelato diversi canali di cooperazione con Tokyo. Il deterioramento dei rapporti ha reso ancora più lontana qualsiasi prospettiva di accordo sulle Curili.
La visita di Putin arriva quindi su un terreno diplomatico già fortemente deteriorato.
Perché la visita di Putin conta anche oltre Russia e Giappone
Il valore dell’episodio non si esaurisce nel confronto bilaterale.
Le Curili si trovano in uno dei quadranti più delicati del pianeta, dove si incrociano gli interessi di Russia, Giappone, Cina e Stati Uniti. La crescente militarizzazione della regione e l’intensificarsi delle esercitazioni militari fanno delle isole un tassello importante della sicurezza del Pacifico settentrionale.
Per Mosca, mostrare il presidente sull’isola significa sottolineare che il controllo russo non è soltanto formale. È un controllo esercitato sul terreno, attraverso amministrazioni locali, infrastrutture, attività economiche e presenza militare.
Per Tokyo, al contrario, la visita rischia di essere letta come una provocazione e come un ulteriore arretramento delle possibilità di dialogo.
È proprio questo il punto più delicato: la controversia sulle Curili è diventata parte di una competizione geopolitica molto più ampia.
Una disputa che resta senza soluzione
La convocazione dell’ambasciatore russo rappresenta per il Giappone un gesto diplomatico forte, ma non cambia il dato fondamentale: la Russia mantiene il controllo delle isole e il Giappone continua a rivendicarne la sovranità.
La visita di Putin non modifica quindi lo status territoriale attraverso un atto giuridico. Modifica però il peso politico della questione, perché porta direttamente il presidente russo su uno dei territori più controversi della relazione con Tokyo.
Il messaggio di Mosca appare chiaro: le Curili meridionali sono considerate parte integrante della Russia e continueranno a essere sviluppate e difese come tali.
Il messaggio di Tokyo è altrettanto netto: la rivendicazione dei Territori del Nord rimane invariata, nonostante gli oltre ottant’anni trascorsi dalla fine della guerra.
Putin alle Curili, un nuovo segnale di tensione nel Pacifico
La prima visita di Vladimir Putin alle Curili meridionali è dunque molto più di una tappa nell’Estremo Oriente russo.
È un gesto che riapre una questione storica mai risolta, mette alla prova i già fragili rapporti tra Mosca e Tokyo e arriva in un momento nel quale la competizione strategica nell’Asia-Pacifico è in forte crescita.
La reazione del governo Takaichi e la convocazione dell’ambasciatore Nozdrev dimostrano che il Giappone non intende lasciare senza risposta l’iniziativa russa. Allo stesso tempo, la presenza di Putin a Iturup rafforza la posizione di Mosca sul terreno e sul piano politico.
Per ora, dunque, le Curili restano un confine conteso e una ferita diplomatica aperta. E la visita del presidente russo potrebbe trasformarsi in uno dei segnali più evidenti del nuovo clima di rivalità che attraversa il Pacifico settentrionale.
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