9:29 am, 17 Settembre 26 calendario

Posturologo a Montecarlo, 1,3 milioni occultati al Fisco

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Un medico posturologo formalmente residente a Montecarlo è accusato di aver continuato a lavorare stabilmente in Italia, incassando in contanti le prestazioni sanitarie e utilizzando un trust per accantonare il denaro. L’inchiesta ha ricostruito oltre 1,3 milioni di euro di compensi tra il 2018 e il 2023 e ha portato al sequestro di beni per circa 800 mila euro.

La residenza nel Principato di Monaco, le prestazioni effettuate in diverse città italiane, i pagamenti in contanti e un patrimonio distribuito attraverso più strumenti finanziari. È lungo questa direttrice che si è sviluppata l’indagine della Guardia di Finanza di Genova che ha portato alla scoperta di un professionista accusato di aver sottratto al Fisco oltre 1,3 milioni di euro di compensi.

Al centro della vicenda c’è un medico posturologo che, secondo la ricostruzione investigativa, risultava formalmente residente a Montecarlo ma avrebbe continuato a esercitare in modo stabile in Italia. Un elemento che ha attirato l’attenzione degli investigatori e che, incrociato con i dati economici e patrimoniali, avrebbe fatto emergere una realtà molto diversa da quella risultante formalmente dai registri.

Il caso è sfociato in un sequestro preventivo di circa 800 mila euro, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova su richiesta della Procura. Il provvedimento riguarda sette immobili tra Liguria e Sardegna.

La residenza a Montecarlo e il lavoro svolto in Italia

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda la residenza fiscale del professionista.

Dai controlli sarebbe emerso che il trasferimento nel Principato di Monaco non corrispondeva, secondo gli investigatori, a un effettivo spostamento del centro dell’attività professionale. Il medico avrebbe infatti continuato a lavorare in Italia con una presenza significativa e continuativa.

Le attività professionali risultano ricostruite nelle province di Genova, Imperia, Milano e Roma. Una distribuzione geografica che, nel quadro dell’indagine, avrebbe consentito di delineare una presenza lavorativa italiana tutt’altro che occasionale.

È proprio il confronto tra la posizione formale del contribuente e gli elementi raccolti sul territorio ad avere fatto scattare gli approfondimenti.

In casi di questo tipo, infatti, la semplice iscrizione come residente all’estero non esaurisce la questione fiscale. Gli investigatori possono verificare dove viene effettivamente svolta l’attività, dove si concentrano gli interessi economici e quali sono gli elementi concreti che permettono di ricostruire la situazione reale.

Nel caso in esame, la residenza monegasca sarebbe stata quindi disconosciuta dagli investigatori, che la considerano funzionale alla sottrazione degli obblighi fiscali italiani.

Prestazioni sanitarie pagate in contanti: così sarebbe stato raccolto il denaro

Il secondo elemento della ricostruzione riguarda il modo in cui sarebbero stati incassati i compensi.

Secondo gli accertamenti, il professionista avrebbe richiesto in media circa 200 euro per ogni prestazione, ricevendo il pagamento in contanti e senza rilasciare la documentazione fiscale prevista.

La somma delle singole prestazioni avrebbe prodotto, nel periodo compreso tra il 2018 e il 2023, un volume di compensi superiore a 1,3 milioni di euro.

Il dato è particolarmente rilevante perché consente di comprendere la struttura dell’ipotesi investigativa: non un singolo episodio isolato, ma una condotta che sarebbe stata protratta per più anni e che avrebbe riguardato l’intera attività professionale.

La ricostruzione finanziaria avrebbe permesso di seguire il percorso delle somme anche dopo la loro riscossione.

È qui che entra in gioco il trust.

Il trust e il percorso dei compensi

Una parte del denaro, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata accantonata in un trust con sede in provincia di Genova, del quale il professionista risultava beneficiario.

Il ricorso a una struttura fiduciaria, inserito nel contesto complessivo dell’indagine, avrebbe rappresentato uno degli elementi attraverso cui seguire la destinazione delle somme.

Successivamente, il denaro sarebbe transitato attraverso conti correnti italiani e monegaschi, con ulteriori trasferimenti verso società riconducibili allo stesso professionista e con sede nel Principato.

La ricostruzione non si è quindi limitata alle dichiarazioni fiscali mancanti. L’attività investigativa avrebbe seguito il denaro, mettendo in relazione compensi professionali, trust, conti correnti, società e patrimonio immobiliare.

È questo uno degli aspetti più significativi dell’inchiesta: la contestazione non riguarda soltanto l’ammontare dei redditi che sarebbero rimasti fuori dalle dichiarazioni, ma anche le modalità con cui il patrimonio sarebbe stato successivamente movimentato.

Dai controlli fiscali ai conti esteri: l’indagine segue le tracce finanziarie

Per ricostruire un patrimonio distribuito tra più Paesi è stato necessario mettere insieme informazioni di natura diversa.

Da una parte c’erano gli elementi relativi all’attività professionale esercitata in Italia. Dall’altra, i dati patrimoniali e finanziari collegati al Principato di Monaco e alle società riconducibili al professionista.

La cooperazione internazionale in materia fiscale avrebbe quindi avuto un ruolo nella ricostruzione dei flussi finanziari.

Il punto decisivo è il confronto tra redditi dichiarati, attività effettivamente svolta e capacità economica. Quando questi elementi non coincidono, gli investigatori possono approfondire l’origine delle risorse utilizzate per acquistare immobili, movimentare capitali o effettuare investimenti.

Nel caso del posturologo, proprio questa comparazione avrebbe contribuito a delineare una disponibilità economica considerata incompatibile con il quadro fiscale dichiarato.

La casa vicino a Dubai dopo l’avvio dei controlli

La vicenda patrimoniale non si sarebbe fermata ai conti italiani e monegaschi.

Gli investigatori avrebbero accertato anche la vendita di un immobile di proprietà del professionista successivamente all’avvio delle attività di controllo. Parte della liquidità ottenuta dalla vendita sarebbe stata utilizzata per finanziare l’acquisto di un’abitazione di pregio nell’area di Dubai Marina, attraverso una società con sede negli Emirati Arabi Uniti.

Anche questo passaggio è entrato nella ricostruzione finanziaria dell’indagine.

La sequenza temporale avrebbe quindi assunto particolare importanza: prima l’emersione delle anomalie fiscali, poi la vendita di un immobile e il successivo impiego delle risorse per un investimento immobiliare all’estero.

Gli investigatori hanno collegato questi movimenti al quadro patrimoniale complessivo oggetto dell’inchiesta.

Sequestrati sette immobili tra Liguria e Sardegna

Il provvedimento eseguito il 16 settembre 2026 ha portato al sequestro di sette beni immobili.

Nel dettaglio si tratta di tre abitazioni, due box auto e due magazzini, distribuiti tra Liguria e Sardegna.

Il valore complessivo stimato dei beni è di circa 800 mila euro, una cifra che corrisponde, secondo l’impostazione del provvedimento, al profitto dei reati ipotizzati.

Il sequestro preventivo, tuttavia, non equivale a una condanna definitiva. Il professionista è allo stato indagato e le contestazioni dovranno seguire il percorso previsto dal procedimento penale, nel quale dovranno essere accertate responsabilità e circostanze con le garanzie previste dalla legge.

Questo passaggio è essenziale anche per leggere correttamente una vicenda che, per dimensione economica e articolazione internazionale, ha attirato rapidamente l’attenzione.

Le accuse contestate al professionista

Nel procedimento vengono ipotizzati diversi reati: omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, occultamento di documenti contabili, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Si tratta di contestazioni differenti, che fanno riferimento a momenti diversi della presunta condotta.

L’omessa dichiarazione riguarda gli obblighi fiscali; l’occultamento di documentazione attiene invece alla ricostruzione degli elementi contabili. L’ipotesi di autoriciclaggio riguarda la successiva gestione delle risorse di provenienza ritenuta illecita, mentre la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte concerne le condotte che, secondo l’accusa, avrebbero potuto incidere sulla possibilità per l’erario di recuperare quanto dovuto.

Sarà il procedimento giudiziario a stabilire la fondatezza delle singole contestazioni.

Perché il caso Montecarlo torna al centro dell’attenzione

La vicenda riporta al centro un tema ricorrente nelle indagini fiscali: la differenza tra residenza formale e situazione effettiva.

Trasferirsi all’estero non costituisce di per sé un illecito. Il punto, nelle verifiche fiscali, è stabilire dove si trovino concretamente gli elementi che caratterizzano la vita personale, professionale ed economica di una persona e quale sia la sua effettiva posizione fiscale.

Nel caso emerso a Genova, la particolarità sta nella combinazione di più fattori: un’attività professionale esercitata in diverse città italiane, compensi che secondo l’accusa non sarebbero stati documentati, una struttura fiduciaria, rapporti finanziari internazionali e un patrimonio immobiliare distribuito in più territori.

La somma di questi elementi ha trasformato una verifica sulla residenza fiscale in una complessa indagine patrimoniale e finanziaria.

Il dato che resta al centro dell’inchiesta è quello economico: oltre 1,3 milioni di euro di compensi che gli investigatori ritengono siano stati sottratti alla dichiarazione fiscale tra il 2018 e il 2023, a fronte di un sequestro preventivo da circa 800 mila euro.

Per ora, il patrimonio individuato tra Liguria e Sardegna è dunque diventato il principale oggetto del provvedimento cautelare. Ma la vicenda potrebbe avere ulteriori sviluppi sul piano giudiziario e fiscale, soprattutto alla luce dei rapporti finanziari internazionali ricostruiti dagli investigatori.

17 Settembre 2026
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