10:50 am, 17 Settembre 26 calendario

Moria di sardine in Sudafrica: il sospetto del virus PHV

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Moria di sardine in Sudafrica, il pilchard herpesvirus è ora il principale sospettato: cosa sta accadendo lungo migliaia di chilometri di costa e perché il virus non è noto per infettare l’uomo.

Migliaia di sardine morte trascinate dalle onde, spiagge ricoperte da pesci argentati e una domanda ancora aperta: che cosa sta provocando la più ampia moria di sardine osservata in queste settimane lungo le coste dell’Africa meridionale?

L’attenzione degli scienziati si è concentrata sul Pilchard Herpesvirus, noto con la sigla PHV, un virus già associato in passato a importanti episodi di mortalità delle sardine in Australia e Nuova Zelanda. In Sudafrica il suo materiale genetico è stato individuato nei pesci raccolti nell’ambito dell’emergenza e, con il procedere delle analisi, il virus è diventato la spiegazione principale presa in considerazione dalle autorità.

La situazione, tuttavia, richiede una distinzione fondamentale: trovare il virus nei pesci non equivaleva inizialmente a dimostrare che fosse lui la causa della moria. Il quadro scientifico si è progressivamente rafforzato, ma le indagini hanno continuato a valutare anche altre possibili concause ambientali e biologiche.

Nel frattempo, le autorità hanno invitato la popolazione a non raccogliere né consumare le sardine spiaggiate e a non darle agli animali domestici. Il motivo è soprattutto precauzionale: un pesce morto o in decomposizione non deve essere considerato sicuro per il consumo, indipendentemente dall’origine della mortalità.

Moria di sardine, un fenomeno esteso per migliaia di chilometri

Quello che inizialmente sembrava un fenomeno circoscritto ha assunto dimensioni molto più ampie.

Le segnalazioni hanno interessato diversi tratti della costa sudafricana, dal Western Cape verso le regioni meridionali e orientali, con episodi segnalati anche lungo la costa della Namibia. Nel complesso, il fenomeno ha interessato una fascia costiera di circa 2.600 chilometri, trasformando una moria locale in un evento di interesse scientifico e ambientale su scala regionale.

Il dato più recente è però meno allarmante rispetto alle immagini delle prime settimane. Il Dipartimento sudafricano competente ha riferito che non risultano nuovi episodi di sardine morte o morenti dal 3 settembre, mentre non sono stati segnalati spiaggiamenti analoghi lungo la costa del KwaZulu-Natal. Questo non significa che l’episodio possa essere considerato definitivamente concluso: il monitoraggio e gli accertamenti proseguono.

La difficoltà maggiore per i ricercatori è determinare quanto sia realmente grande la perdita di biomassa.

Il numero dei pesci arrivati sulle spiagge, infatti, potrebbe rappresentare soltanto una parte della mortalità complessiva. Molti esemplari morti in mare non raggiungono necessariamente la costa, perché possono essere trasportati dalle correnti, consumati dagli animali marini oppure affondare.

Per questo motivo, contare le sardine spiaggiate non permette automaticamente di stabilire quanti pesci siano realmente morti.

Che cos’è il Pilchard Herpesvirus

Il nome può generare allarme perché contiene la parola “herpesvirus”, ma è importante capire che non tutti gli herpesvirus appartengono alla stessa famiglia biologica né infettano le stesse specie.

Il Pilchard Herpesvirus è associato alle sardine, o pilchard, ed è conosciuto soprattutto per la sua capacità di colpire questi pesci.

In particolare, il virus può danneggiare le branchie, organi fondamentali attraverso i quali i pesci estraggono ossigeno dall’acqua. Un danno significativo a queste strutture può compromettere la respirazione e, nei casi gravi, portare alla morte dell’animale.

Il PHV era già stato collegato a importanti episodi di mortalità delle sardine in Australia e Nuova Zelanda negli anni Novanta. Proprio questi precedenti hanno reso la sua individuazione nelle sardine sudafricane particolarmente significativa.

Per il Sudafrica, inoltre, si tratta di un ritrovamento particolarmente rilevante perché il virus non era stato precedentemente segnalato nelle sardine locali.

Il virus è davvero la causa della moria?

Questa è la domanda più importante.

Nelle prime fasi dell’indagine, gli scienziati hanno adottato una posizione prudente. Il PHV era stato trovato nei pesci morti, ma il semplice rilevamento del materiale genetico del virus non dimostra da solo che sia responsabile della morte.

Un elemento che ha complicato ulteriormente l’interpretazione è il ritrovamento del virus anche in alcuni esemplari apparentemente sani, seppure a livelli inferiori.

Questo significa che una sardina può risultare positiva al PHV senza necessariamente morire a causa dell’infezione. Di conseguenza, i ricercatori hanno dovuto confrontare la presenza del virus con le lesioni osservate negli animali, la distribuzione geografica della mortalità e gli altri fattori potenzialmente coinvolti.

Con l’arrivo di nuove evidenze, tuttavia, il PHV è diventato il principale sospettato e la spiegazione più probabile indicata dalle autorità sudafricane.

La prudenza resta comunque fondamentale quando si parla di causalità scientifica.

Perché una malattia dei pesci può provocare una strage così ampia

Una delle caratteristiche più preoccupanti è la capacità di un agente infettivo di colpire una specie che vive in grandi aggregazioni.

Le sardine formano banchi molto numerosi. Questa caratteristica offre un vantaggio evolutivo in determinate condizioni, ma può diventare uno svantaggio quando compare un agente patogeno trasmissibile.

Più alta è la densità degli animali, maggiore può essere l’opportunità di trasmissione.

A questo si aggiunge il ruolo delle correnti marine e degli spostamenti stagionali dei banchi. Il celebre “sardine run” sudafricano porta enormi quantità di sardine verso nord lungo la costa e crea condizioni particolari per la distribuzione degli animali.

Non è però corretto sostenere automaticamente che sia stata la migrazione a “diffondere” il virus lungo tutta la costa. Le dinamiche dell’evento sono ancora oggetto di studio.

Il pericolo per l’uomo: cosa sappiamo davvero

È probabilmente questo il punto che interessa maggiormente il pubblico.

Il Pilchard Herpesvirus non è noto per infettare gli esseri umani. Le autorità sudafricane hanno sottolineato che si tratta di un virus dei pesci e che non è conosciuto come agente patogeno umano.

La presenza di un herpesvirus nei pesci, dunque, non significa che sia comparsa una nuova malattia umana.

Non bisogna però trasformare questa informazione in un via libera al consumo delle sardine trovate sulle spiagge.

Sono due questioni completamente diverse.

Un virus può non rappresentare un rischio noto per l’uomo e, allo stesso tempo, un pesce morto sulla battigia può essere inadatto al consumo per altre ragioni. Decomposizione, contaminazione ambientale e presenza di altri microrganismi possono rendere pericoloso mangiare animali morti per cause sconosciute.

La raccomandazione più prudente resta quindi semplice: non raccogliere, non consumare e non manipolare inutilmente le sardine spiaggiate.

L’effetto sull’ecosistema potrebbe essere significativo

La moria non riguarda soltanto la pesca commerciale.

Le sardine rappresentano una componente importante della rete alimentare marina. Sono predate da numerose specie di pesci, uccelli marini e mammiferi.

Una diminuzione improvvisa della disponibilità di sardine può quindi produrre conseguenze a cascata.

Uno degli aspetti monitorati dagli esperti riguarda proprio gli uccelli marini, compresi i pinguini africani. Questi animali dipendono fortemente dalla disponibilità di piccoli pesci pelagici e una riduzione improvvisa delle prede può tradursi in difficoltà nell’alimentazione, soprattutto durante periodi delicati come la crescita dei pulcini.

La situazione è particolarmente sensibile perché il pinguino africano è già sottoposto a forti pressioni ambientali e ha subito un drastico declino della popolazione negli ultimi decenni.

Questo rende la moria delle sardine un problema ecologico che va oltre la singola specie colpita.

Anche la pesca potrebbe essere coinvolta

Un’altra conseguenza riguarda il settore ittico.

Le sardine hanno un’importanza economica significativa per la pesca sudafricana e l’incertezza sulla quantità di pesce effettivamente sopravvissuta all’evento potrebbe influenzare la gestione della risorsa.

Le autorità stanno valutando infatti possibili misure precauzionali e temporanee sulla pesca, alla luce delle nuove informazioni sulla presenza del PHV.

È un passaggio delicato.

Da una parte c’è l’esigenza di proteggere uno stock che potrebbe avere subito una perdita importante. Dall’altra ci sono le conseguenze economiche per pescatori, aziende e comunità costiere.

Il problema è che, al momento, non esiste una fotografia perfetta della biomassa perduta.

E senza sapere quanti pesci siano effettivamente morti, stabilire l’entità dell’impatto sulla popolazione complessiva delle sardine resta complesso.

Cosa succede adesso

La fase più spettacolare dell’emergenza, quella delle spiagge ricoperte di sardine, sembra essersi attenuata. Ma la parte scientificamente più importante continua nei laboratori.

Gli esperti devono capire se il PHV sia stato la causa primaria della mortalità, un fattore determinante favorito da condizioni ambientali particolari oppure uno degli elementi di un fenomeno più complesso.

Questa distinzione sarà fondamentale anche per il futuro.

Se il virus dovesse stabilirsi stabilmente nelle popolazioni sudafricane di sardine, il problema potrebbe non essere limitato all’episodio attuale. Sarebbe necessario monitorare la presenza del patogeno negli anni successivi, studiare la sua distribuzione e comprendere quali condizioni favoriscano l’insorgenza di mortalità di massa.

Se invece l’evento fosse stato favorito da una combinazione eccezionale di fattori biologici e ambientali, le strategie di gestione potrebbero essere differenti.

La parola chiave resta prudenza

Le immagini delle sardine morte sulle coste sudafricane sono impressionanti, ma non autorizzano a parlare di epidemia pericolosa per l’uomo.

Il PHV è un virus dei pesci e non è noto per infettare le persone. La preoccupazione reale riguarda piuttosto la salute degli ecosistemi marini, la disponibilità di cibo per i predatori, la conservazione delle popolazioni di sardine e le possibili conseguenze sulla pesca.

Il fatto che il PHV sia oggi considerato la spiegazione più probabile della moria rappresenta un importante passo avanti rispetto alle prime settimane dell’indagine. Ma la scienza deve ancora ricostruire l’intera sequenza degli eventi e stabilire quanto il virus abbia contribuito alla mortalità osservata lungo una porzione così vasta di costa.

Per il pubblico, nel frattempo, il comportamento più sicuro è quello già indicato dalle autorità: non consumare le sardine morte o spiaggiate e non raccoglierle per alimentare gli animali domestici.

Per gli scienziati, invece, la vera sfida è appena iniziata: capire se questa sia stata una drammatica parentesi o il segnale dell’ingresso di un nuovo patogeno in uno degli ecosistemi marini più importanti dell’Africa meridionale.

 

17 Settembre 2026
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