12:47 pm, 17 Settembre 26 calendario

Pitbull drogati per i combattimenti: sei indagati a Gela

Di: Redazione Metrotoday
🌐 Pitbull addestrati per combattere, farmaci e anabolizzanti, scommesse e video degli incontri clandestini: è il quadro emerso dall’operazione condotta a Gela, nel Nisseno, dalla Polizia di Stato e dai carabinieri del Raggruppamento Cites-SOARDA. Sei persone sono state iscritte nel registro degli indagati e 13 cani sono stati sequestrati preventivamente, tra cui quattro cuccioli e una femmina gravida. Gli investigatori hanno ricostruito un presunto circuito illegale che avrebbe coinvolto soggetti di Gela e persone provenienti anche da altre regioni, con collegamenti tra la Sicilia e la Campania.

L’operazione “Inferno dei pitbull” a Gela

L’indagine è arrivata a una svolta con il sequestro preventivo eseguito il 10 settembre 2026 a Gela. Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica di Gela, riguarda un procedimento nel quale sei persone risultano indagate per ipotesi di maltrattamento di animali e organizzazione di combattimenti clandestini.

L’attività investigativa è stata portata avanti dagli agenti del Commissariato di Gela insieme ai carabinieri specializzati del Raggruppamento Cites, con il coinvolgimento dei reparti territoriali e del personale veterinario.

Il nome scelto per l’operazione, “Inferno dei pitbull”, restituisce la particolare gravità dello scenario ricostruito dagli investigatori: gli animali sarebbero stati preparati e utilizzati per combattimenti organizzati clandestinamente, mentre gli incontri venivano anche filmati e successivamente condivisi attraverso canali di comunicazione privati.

Tredici cani sequestrati: anche quattro cuccioli

Il dato più immediato dell’intervento riguarda i 13 pitbull sottratti alla disponibilità degli indagati.

Tra gli animali sequestrati ci sono quattro cuccioli e una femmina gravida. Diversi cani presentavano ferite che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori e rilevato durante gli accertamenti veterinari, sarebbero compatibili con precedenti combattimenti.

Il sequestro preventivo ha avuto quindi anche una funzione di tutela immediata degli animali, impedendo che potessero essere nuovamente impiegati nelle attività oggetto dell’inchiesta.

Le condizioni dei pitbull hanno rappresentato uno degli elementi che hanno consentito agli investigatori di ricostruire la presunta destinazione degli animali.

Farmaci, integratori e anabolizzanti

Nel corso delle perquisizioni è stato trovato anche materiale utilizzato, secondo l’ipotesi investigativa, per la preparazione fisica dei cani.

Tra gli oggetti sequestrati figurano tapis roulant, catene, guinzagli con moschettoni e pesi, oltre a farmaci, integratori e sostanze anabolizzanti.

Gli investigatori ritengono che queste attrezzature fossero funzionali all’allenamento degli animali destinati agli incontri.

Particolare attenzione viene riservata ai pesi utilizzati per potenziare la muscolatura della mascella, elemento che secondo la ricostruzione investigativa si inserirebbe in un sistema di preparazione finalizzato ai combattimenti.

Non si tratta, dunque, secondo l’accusa, di episodi occasionali: gli elementi raccolti hanno portato gli inquirenti a ipotizzare l’esistenza di una struttura organizzata intorno all’addestramento, alla gestione degli incontri e alla loro diffusione.

Le scommesse dietro i combattimenti clandestini

Il possibile movente economico rappresenta un altro tassello dell’inchiesta.

Gli investigatori hanno ricostruito un sistema nel quale i combattimenti sarebbero stati accompagnati da scommesse su denaro, trasformando la violenza sugli animali in un’attività capace di generare profitti.

Secondo quanto riferito dalla Procura, agli incontri avrebbero assistito anche minorenni e alcuni cani sarebbero morti nel corso di questa attività.

Il fenomeno, quindi, non riguarda soltanto il maltrattamento degli animali. La presenza di un circuito di scommesse e la produzione di materiale video fanno ipotizzare agli investigatori una vera e propria filiera clandestina.

È proprio la possibile esistenza di una rete, con persone incaricate di procurare e allenare gli animali, organizzare gli incontri e gestire le scommesse, a rendere particolarmente delicata l’indagine.

I combattimenti venivano filmati

Un altro elemento emerso dagli accertamenti riguarda la registrazione video degli incontri.

Secondo la ricostruzione investigativa, gli scontri tra i cani venivano ripresi e i filmati successivamente diffusi attraverso canali di messaggistica privata e social network. Gli investigatori hanno acquisito file audio e video ritenuti utili per documentare l’attività.

Il materiale digitale può avere un ruolo importante nell’indagine perché consente di verificare non soltanto l’esistenza dei combattimenti, ma anche la loro organizzazione e l’eventuale coinvolgimento dei singoli indagati.

Le immagini possono inoltre fornire elementi utili per ricostruire luoghi, persone, animali e frequenza degli incontri, mettendo in relazione episodi differenti.

L’indagine partita dalla ricerca di un cagnolino

Uno degli aspetti più particolari della vicenda riguarda l’origine degli accertamenti.

Secondo quanto ricostruito dalle cronache, l’attività investigativa sarebbe partita dalla ricerca di un cagnolino scomparso, segnalato nella zona e ritenuto presente nell’abitazione di uno degli indagati.

Durante il controllo, gli agenti avrebbero trovato un pitbull con evidenti lesioni compatibili con ferite riportate durante una lotta. Da quel primo elemento sarebbero partiti ulteriori approfondimenti, fino alla scoperta di altri animali e dell’attrezzatura utilizzata per il loro allenamento.

Da quel momento l’inchiesta avrebbe assunto una dimensione più ampia, portando gli investigatori a ricostruire una rete nella quale i combattimenti non sarebbero stati episodi isolati.

Un circuito tra Sicilia e Campania

L’elemento territoriale è un altro punto sul quale si concentrano gli accertamenti.

Il circuito ricostruito dagli investigatori non sarebbe rimasto confinato alla sola città di Gela. L’attività avrebbe coinvolto persone provenienti da altre zone e, secondo le informazioni diffuse sull’operazione, sarebbero emersi collegamenti anche con la Campania.

Questo aspetto potrebbe essere particolarmente importante per comprendere l’eventuale articolazione della rete.

Il trasferimento di animali, persone e materiale destinato ai combattimenti può infatti indicare una struttura più ampia rispetto a un gruppo ristretto di organizzatori locali. Saranno però gli ulteriori sviluppi investigativi a stabilire l’effettiva estensione del circuito.

Chi sono i sei indagati

Nel registro della Procura di Gela risultano sei persone indagate, tutte riconducibili al territorio gelese secondo le informazioni diffuse dalle forze dell’ordine.

Nei loro confronti vengono contestate, a vario titolo, le ipotesi legate ai combattimenti clandestini tra animali e al maltrattamento.

Il fatto che siano indagate non significa, tuttavia, che la loro responsabilità sia stata accertata in via definitiva.

L’inchiesta si trova infatti nella fase investigativa e gli elementi raccolti dovranno essere sottoposti alle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria. Il sequestro preventivo dei cani è una misura adottata nel corso del procedimento e non equivale a una sentenza di condanna.

Il ruolo dei carabinieri del SOARDA

L’operazione ha richiesto una collaborazione tra diverse articolazioni delle forze dell’ordine.

In campo sono entrati gli specialisti del Raggruppamento Carabinieri Cites-Reparto Operativo-SOARDA, insieme ai militari del Centro Anticrimine Natura di Palermo, ai nuclei e distaccamenti Cites di Punta Raisi e Trapani, al NIPAAF di Palermo e al Centro Anticrimine Natura di Agrigento.

A loro si sono affiancati gli agenti del Commissariato di Gela e i veterinari dell’Azienda sanitaria provinciale.

L’intervento ha coinvolto complessivamente circa 30 operatori, impegnati nelle perquisizioni, nei sequestri e nella valutazione delle condizioni degli animali.

La presenza di personale specializzato nella tutela della fauna e di veterinari è stata fondamentale per valutare le condizioni dei pitbull e raccogliere gli elementi utili al procedimento.

La tutela dei cani dopo il sequestro

Con il provvedimento giudiziario, i 13 pitbull sono stati sottratti alla disponibilità delle persone sottoposte a indagine.

Questo passaggio assume particolare importanza perché, in presenza di animali che secondo l’ipotesi investigativa sarebbero stati destinati ai combattimenti, il sequestro consente di interrompere immediatamente la loro esposizione al circuito clandestino.

Le condizioni degli animali vengono valutate dal personale veterinario e la loro gestione dovrà seguire le procedure previste per gli animali sottoposti a sequestro.

Tra gli esemplari recuperati ci sono anche i quattro cuccioli e la femmina gravida: circostanze che hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di interrompere una possibile filiera di addestramento già dalle prime fasi della vita degli animali.

Una rete alimentata da video e scommesse

La vicenda di Gela mostra, secondo la ricostruzione degli investigatori, come i combattimenti clandestini possano essere sostenuti da un sistema che combina addestramento, scommesse e diffusione di immagini.

Il video non sarebbe stato soltanto una registrazione dell’evento, ma anche uno strumento per alimentare la circolazione dei contenuti all’interno di canali privati.

La possibilità di diffondere rapidamente immagini attraverso piattaforme digitali rende inoltre più difficile delimitare il fenomeno al luogo in cui il combattimento viene organizzato.

È anche per questo che l’indagine punta a ricostruire i contatti tra le persone coinvolte e i possibili collegamenti territoriali.

Cosa succede adesso nell’inchiesta

Dopo il sequestro dei 13 pitbull, l’attività investigativa prosegue per chiarire la posizione dei sei indagati e ricostruire l’intera rete.

Gli investigatori dovranno analizzare il materiale video e digitale acquisito, verificare la provenienza degli animali, esaminare farmaci e sostanze sequestrate e ricostruire gli eventuali flussi di denaro legati alle scommesse.

Un ulteriore capitolo riguarda i possibili collegamenti con altri territori, compresa la Campania.

Il quadro giudiziario resta quindi aperto: le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento e la responsabilità degli indagati dovrà essere eventualmente accertata nelle sedi competenti.

Nel frattempo, l’intervento delle forze dell’ordine ha consentito di sottrarre tredici animali a quello che gli investigatori descrivono come un circuito clandestino di combattimenti.

L’operazione di Gela porta così alla luce un fenomeno nel quale la sofferenza degli animali sarebbe stata trasformata in spettacolo, scommessa e contenuto da diffondere online. Il lavoro degli investigatori ora punta a capire quanto fosse estesa la rete e quali fossero i ruoli dei singoli partecipanti.

17 Settembre 2026
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