8:10 am, 21 Ottobre 26 calendario

Dalla peste nera alla Siberia, il batterio che resiste nei secoli

Di: Redazione Metrotoday

🌐 La peste non appartiene soltanto ai libri di storia. Il batterio che provocò alcune delle epidemie più devastanti del passato, Yersinia pestis, continua a circolare in natura e provoca ancora casi umani in diverse aree del pianeta. Il recente caso di una ricercatrice morta in Siberia ha riportato l’attenzione su una malattia spesso associata alla peste nera medievale. Ma tra la persistenza del microrganismo e il rischio di una nuova pandemia esiste una differenza fondamentale: oggi sono disponibili strumenti diagnostici, antibiotici e sistemi di sorveglianza che nel Medioevo non esistevano.

Un batterio molto più antico della peste nera

La storia della peste comincia molto prima delle epidemie che sconvolsero l’Europa. Nel giugno 2026, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature ha documentato la presenza di antiche varianti di Yersinia pestis in comunità di cacciatori-raccoglitori vissute nella regione del lago Baikal, nella Siberia sudorientale, circa 5.500 anni fa.

L’analisi del DNA antico ha permesso di ricostruire infezioni avvenute migliaia di anni prima della comparsa della peste nera. Le varianti preistoriche, tuttavia, non erano necessariamente identiche a quelle responsabili delle epidemie successive: l’evoluzione del batterio e l’acquisizione di caratteristiche che ne hanno favorito la trasmissione hanno modificato nel tempo il modo in cui la malattia poteva diffondersi.

Il paesaggio del lago Baikal, nella Siberia sudorientale

La grande epidemia del XIV secolo, conosciuta come peste nera, devastò vaste aree dell’Europa e dell’Asia tra il 1346 e il 1353. Le ricostruzioni storiche e genetiche collegano la pandemia a Yersinia pestis, mentre la sua diffusione fu favorita dai collegamenti commerciali, dagli spostamenti delle persone e dalle condizioni igieniche dell’epoca.

La peste continuò a provocare epidemie anche nei secoli successivi. La terza grande pandemia, iniziata in Asia alla fine dell’Ottocento, contribuì a diffondere il batterio in diverse regioni del mondo. La malattia non è stata quindi cancellata dalla storia: è cambiato soprattutto il modo in cui viene riconosciuta, trattata e controllata.

Il caso in Siberia: che cosa è stato accertato

Laboratorio moderno per la ricerca sulle malattie infettive

All’inizio di ottobre 2026, la morte di una tecnica di laboratorio di 28 anni nella regione russa di Irkutsk ha suscitato preoccupazione. La donna lavorava in un istituto specializzato nello studio della peste ed è morta dopo una grave polmonite. La circostanza ha alimentato il sospetto di una possibile infezione da peste polmonare, ma il sospetto non equivale a una diagnosi confermata.

Le informazioni rese pubbliche dalle autorità russe hanno ricondotto il decesso a una polmonite di origine non chiarita, senza confermare ufficialmente un caso di peste. La mancanza di una ricostruzione completa e trasparente dell’accaduto ha lasciato aperti alcuni interrogativi, mentre gli esperti hanno sottolineato la necessità di disporre di risultati diagnostici verificabili.

La sorveglianza si è concentrata anche sulle persone entrate in contatto con la donna. Secondo gli aggiornamenti diffusi nei primi giorni di ottobre, circa 200 contatti erano stati sottoposti a monitoraggio e non risultavano casi secondari confermati. L’Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto ulteriori informazioni alle autorità russe; le valutazioni disponibili hanno indicato un rischio molto basso per la popolazione europea.

È importante, dunque, non trasformare una vicenda ancora da chiarire nell’annuncio di una nuova epidemia. Al 19 ottobre 2026, le informazioni pubbliche disponibili non dimostrano un focolaio di peste collegato al caso siberiano.

Come si trasmette la peste oggi

Un roditore selvatico, possibile ospite naturale del batterio della peste

In natura, Yersinia pestis circola soprattutto tra piccoli mammiferi e le pulci che li parassitano. L’essere umano può infettarsi attraverso la puntura di una pulce infetta, il contatto con animali contaminati o, in determinate circostanze, l’esposizione a goccioline respiratorie provenienti da una persona o da un animale affetto dalla forma polmonare.

La malattia si presenta principalmente in tre forme:

  • Peste bubbonica: provoca febbre, debolezza e un’infiammazione dolorosa dei linfonodi, che possono ingrossarsi formando i caratteristici bubboni.

  • Peste setticemica: si verifica quando il batterio raggiunge il sangue e può provocare una grave infezione generalizzata.

  • Peste polmonare: interessa i polmoni, può peggiorare rapidamente ed è la forma che richiede particolare attenzione per la possibilità di trasmissione diretta tra persone attraverso particelle respiratorie.

La peste polmonare non si diffonde però con la stessa facilità delle infezioni respiratorie più contagiose. Il rischio dipende dal tipo e dalla durata del contatto, dalle condizioni del malato e dalla tempestività delle misure di prevenzione.

Le cure esistono, ma il tempo è decisivo

Esami microbiologici per identificare batteri patogeni

Rispetto al Medioevo, la medicina dispone oggi di strumenti decisivi. La peste può essere trattata con antibiotici, ma la diagnosi e l’inizio della terapia devono essere tempestivi, soprattutto quando si sospetta una forma polmonare o setticemica. Aspettare la conferma definitiva degli esami prima di intervenire può essere pericoloso se il quadro clinico è fortemente sospetto: la valutazione e il trattamento spettano ai professionisti sanitari.

La prevenzione passa dal controllo dei focolai animali, dalla riduzione dell’esposizione a roditori e pulci infetti e dall’identificazione rapida dei casi. Nei contesti in cui la malattia è presente, le autorità sanitarie possono adottare misure specifiche per proteggere i contatti e interrompere eventuali catene di trasmissione.

La peste resta una malattia grave, ma la sua presenza nel mondo non significa che sia imminente una pandemia. La lezione che arriva dalla Siberia è soprattutto l’importanza di distinguere i dati verificati dai timori, garantire trasparenza nelle indagini e affidarsi alle evidenze scientifiche.

Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.

 

21 Ottobre 2026 ( modificato il 20 Ottobre 2026 | 18:12 )
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