4:18 pm, 6 Settembre 26 calendario

Mariani: difesa Ue, meno frammentazione e più investimenti

Di: essepi

🌐 Difesa Ue, meno frammentazione e più investimenti: Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, indica a Cernobbio la strada per rafforzare l’industria europea della sicurezza, puntando su programmi comuni, piattaforme condivise, economie di scala e una maggiore cooperazione tra i Paesi.

La difesa europea entra in una nuova fase. Dopo anni nei quali ogni Paese ha continuato a proteggere soprattutto le proprie filiere industriali e a sviluppare programmi secondo logiche nazionali, la crescente pressione geopolitica sta rendendo sempre più evidente un problema strutturale: l’Europa spende di più, ma spesso lo fa in modo frammentato.

È da questa contraddizione che parte Lorenzo Mariani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, intervenuto a Cernobbio nel confronto sul futuro della sicurezza europea. Il messaggio è netto: servono più risorse, ma soprattutto bisogna imparare a utilizzarle insieme.

La questione non riguarda soltanto la quantità di denaro destinata alla difesa. Riguarda ciò che l’industria europea sarà in grado di costruire con quelle risorse, la velocità con cui riuscirà a farlo e la capacità dei governi di trasformare una somma di interessi nazionali in una vera politica industriale europea della sicurezza.

Difesa europea, il problema non è più soltanto quanto si spende

L’aumento degli investimenti nella difesa è ormai diventato una priorità per molti governi europei. La guerra in Ucraina e il deterioramento del quadro internazionale hanno modificato radicalmente la percezione delle minacce e riportato al centro temi che per decenni erano rimasti sullo sfondo.

Ma aumentare i bilanci non basta.

Il rischio, secondo la prospettiva indicata da Mariani, è che ogni Stato utilizzi le nuove risorse per acquistare o sviluppare sistemi differenti, mantenendo una struttura industriale caratterizzata da numerosi programmi paralleli.

Il risultato sarebbe un’Europa con più mezzi ma ancora troppo poco integrata, incapace di sfruttare pienamente le economie di scala.

La questione è particolarmente importante perché la competizione internazionale non si gioca più soltanto sulla qualità della singola tecnologia. Contano anche la capacità produttiva, i tempi di consegna, la disponibilità di componenti, la manutenzione, l’interoperabilità e la possibilità di aggiornare rapidamente sistemi sempre più complessi.

In questo scenario, la frammentazione diventa un costo strategico.

Meno programmi nazionali, più piattaforme condivise

Il cuore della proposta è quindi una maggiore cooperazione industriale europea.

L’obiettivo non significa cancellare le competenze nazionali o imporre un unico modello industriale. Significa, piuttosto, individuare quei settori nei quali una collaborazione stabile può produrre risultati superiori rispetto alla somma di iniziative separate.

Dai sistemi di difesa aerea ai droni, dall’elettronica ai satelliti, fino ai grandi programmi aeronautici e terrestri, la scala degli investimenti richiesta è ormai tale da rendere sempre più difficile per un singolo Paese sostenere da solo l’intero ciclo di sviluppo.

Per Leonardo, questa trasformazione rappresenta anche una partita industriale.

Una piattaforma condivisa significa più produzione, più ricerca, più standard comuni e una maggiore capacità di esportazione. Ma significa anche distribuire responsabilità e investimenti lungo una filiera continentale.

È un passaggio complesso, perché ogni governo tende naturalmente a difendere occupazione, tecnologie e competenze nazionali. Tuttavia, proprio questo equilibrio tra interessi nazionali e obiettivi comuni sarà uno dei nodi decisivi dei prossimi anni.

SAFE e la nuova stagione degli investimenti nella difesa

Sul tavolo europeo c’è anche SAFE, lo strumento finanziario pensato per sostenere gli investimenti nella sicurezza e nella difesa attraverso prestiti agli Stati membri.

La dimensione finanziaria è significativa: l’iniziativa mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro e punta a favorire acquisti e programmi con una maggiore dimensione europea.

Il vero banco di prova, però, sarà trasformare le risorse finanziarie in capacità industriale.

Il denaro può accelerare gli ordini, ma non crea automaticamente fabbriche, competenze, componenti, ingegneri e catene produttive. Per questo la strategia industriale diventa decisiva.

L’Europa dovrà stabilire quali capacità considera essenziali, dove concentrare gli investimenti e come evitare che la nuova domanda si traduca semplicemente in una lunga serie di commesse nazionali non coordinate.

Il passaggio dalla spesa alla capacità produttiva è la vera sfida.

Leonardo e il nuovo corso di Lorenzo Mariani

Per Leonardo, il tema arriva in un momento particolarmente importante.

Mariani ha assunto la guida del gruppo nel maggio 2026, raccogliendo il testimone dopo la gestione di Roberto Cingolani e inaugurando una fase nella quale l’azienda punta a rafforzare il proprio ruolo nei grandi programmi internazionali.

La strategia coinvolge diversi domini: aeronautica, elettronica, elicotteri, spazio, cybersecurity e sistemi di difesa.

Il punto comune è la necessità di costruire alleanze.

Il settore sta infatti diventando sempre più interconnesso. Un moderno sistema militare non è più semplicemente un mezzo fisico: è una piattaforma nella quale convivono sensori, software, comunicazioni, intelligenza artificiale, capacità cyber, sistemi satellitari e strumenti di comando e controllo.

Questo rende ancora più importante la dimensione industriale europea.

Una filiera integrata può condividere tecnologie e competenze, ridurre duplicazioni e accelerare lo sviluppo. Una filiera frammentata rischia invece di moltiplicare costi e tempi.

Droni e Ucraina, il laboratorio della nuova guerra

Uno degli elementi più significativi del nuovo scenario è rappresentato dai droni.

La guerra in Ucraina ha dimostrato quanto rapidamente possano cambiare le tecnologie utilizzate sul campo e quanto sia diventato difficile separare i sistemi tradizionali dalle nuove capacità autonome e digitali.

Leonardo guarda quindi con attenzione alla cooperazione con Kiev. Mariani ha confermato che verso la parte finale del 2026 sono previsti test in Ucraina della componente del Michelangelo Dome dedicata alla protezione dagli attacchi dei droni.

Il programma rappresenta una delle direzioni nelle quali la tecnologia può essere sviluppata attraverso il confronto diretto con esigenze operative estremamente concrete.

La difesa dai droni è infatti diventata una priorità per le forze armate e per la protezione delle infrastrutture. Il problema non riguarda soltanto l’abbattimento del singolo velivolo, ma l’intero sistema: rilevamento, identificazione, tracciamento, comando, neutralizzazione e integrazione con gli altri livelli della difesa.

È un settore nel quale rapidità dell’innovazione e capacità industriale diventano inseparabili.

La vera sfida è creare una scala europea

La posizione espressa da Mariani a Cernobbio va quindi oltre la singola azienda.

La domanda che l’Europa deve affrontare è se riuscirà a trasformare l’aumento della spesa per la difesa in una politica industriale comune.

La differenza è sostanziale.

Nel primo caso ogni Paese aumenta il proprio budget e decide autonomamente come spenderlo. Nel secondo, i governi utilizzano parte di quelle risorse per creare programmi capaci di produrre effetti industriali su scala continentale.

La seconda strada richiede più tempo, più coordinamento e soprattutto una maggiore disponibilità a rinunciare a una parte delle logiche nazionali.

Ma potrebbe produrre un risultato molto diverso: un’industria europea più competitiva, meno dipendente dall’esterno e capace di sostenere programmi tecnologicamente avanzati.

Dalla difesa all’economia, perché la partita riguarda tutta l’Europa

Il tema non è soltanto militare.

Una politica europea della difesa può diventare anche una leva industriale, con effetti sulla ricerca, sull’occupazione qualificata, sull’innovazione e sulle tecnologie dual use, cioè applicabili sia in ambito militare sia civile.

Radar, satelliti, sistemi di comunicazione, intelligenza artificiale, cybersecurity e sensoristica sono infatti tecnologie che possono avere applicazioni molto più ampie rispetto al solo settore militare.

Per questo la nuova stagione della difesa europea potrebbe trasformarsi in una delle principali politiche industriali del continente.

La condizione, però, è che gli investimenti vengano accompagnati da una strategia.

Più soldi senza coordinamento rischiano di aumentare la frammentazione. Più soldi accompagnati da programmi comuni possono invece costruire capacità europea.

È questo il punto sul quale si concentra il messaggio di Mariani.

L’Europa davanti alla scelta decisiva

La partita è appena iniziata e i risultati, come sottolineato dallo stesso vertice di Leonardo, non saranno immediati.

La costruzione di una vera industria europea della difesa richiede anni, perché coinvolge governi, eserciti, aziende, filiere tecnologiche e sistemi di procurement differenti.

Ma la direzione sembra sempre più chiara.

L’Europa deve spendere di più, produrre di più e soprattutto farlo insieme.

La sfida della prossima fase sarà quindi trasformare l’urgenza determinata dal nuovo scenario geopolitico in una capacità industriale stabile. Non soltanto acquistare armamenti, ma costruire le competenze per progettarli, produrli, aggiornarli e mantenerli.

Leonardo, sotto la guida di Lorenzo Mariani, si candida a giocare una partita centrale in questo processo. E il confronto di Cernobbio mostra quanto il tema sia ormai passato dalla discussione teorica alla fase delle decisioni.

Per l’industria europea della difesa, il tempo delle iniziative isolate potrebbe essere arrivato al capolinea. La nuova sfida sarà costruire massa critica, alleanze e piattaforme comuni abbastanza solide da trasformare l’Europa da grande mercato della sicurezza a protagonista della tecnologia e della difesa internazionale.

6 Settembre 2026
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