È morto Raffaele Costa, l’ex ministro che sfidò gli sprechi
🌐 Raffaele Costa è morto a 90 anni: dall’impegno liberale ai governi della Prima Repubblica, fino alle battaglie contro sprechi e burocrazia, il ricordo di un protagonista della politica italiana e piemontese.
Raffaele Costa è morto a 90 anni, appena tre giorni dopo aver raggiunto il traguardo del novantesimo compleanno. Con la sua scomparsa il Piemonte perde una delle figure politiche più longeve e riconoscibili della propria storia recente, mentre l’Italia dice addio a un esponente che ha attraversato oltre trent’anni di vita parlamentare, accompagnando il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.
Avvocato, giornalista, liberale per formazione e poi esponente di Forza Italia, Costa ha ricoperto incarichi di primo piano nei governi della Repubblica. È stato più volte ministro, parlamentare, eurodeputato e presidente della Provincia di Cuneo. Ma il tratto che più di altri ha segnato la sua immagine pubblica è legato alle battaglie contro gli sprechi nella sanità e contro una burocrazia considerata eccessiva, condotte spesso con uno stile diretto e poco incline alle mediazioni.
La sua morte riporta così al centro una stagione politica nella quale il rapporto tra istituzioni, amministrazione pubblica e controllo della spesa era già diventato una delle grandi questioni del dibattito nazionale.
Raffaele Costa, una lunga carriera tra Prima e Seconda Repubblica
Nato a Mondovì, in provincia di Cuneo, l’8 settembre 1936, Costa si laureò in giurisprudenza e scienze politiche e intraprese la professione forense. La politica arrivò presto e sarebbe diventata il filo conduttore della sua vita pubblica.
Nel 1976 fu eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nelle file del Partito Liberale Italiano. Da quel momento iniziò una lunga esperienza parlamentare, durata circa tre decenni, durante la quale Costa visse in prima persona alcuni dei passaggi più delicati della storia politica italiana.
La sua appartenenza al mondo liberale non fu soltanto un’etichetta politica. Costa arrivò a ricoprire anche l’incarico di segretario nazionale del Partito Liberale Italiano, ruolo che mantenne fino alla fase finale del partito, prima del suo scioglimento negli anni della trasformazione del sistema politico italiano. Il profilo istituzionale conferma una carriera parlamentare particolarmente intensa, con numerosi incarichi di governo e una lunga attività alla Camera.
Il suo percorso attraversò quindi due Repubbliche, due sistemi politici profondamente differenti e una trasformazione radicale dei partiti tradizionali.

È soprattutto negli anni Novanta che il nome di Raffaele Costa assume una dimensione nazionale ancora più forte.
Nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, Costa entrò più volte nella squadra di governo. Fu ministro per il Coordinamento delle politiche comunitarie, quindi ministro per gli Affari regionali e successivamente ministro della Sanità nel governo Amato. Con il governo Ciampi arrivò al ministero dei Trasporti, mentre nel primo governo Berlusconi tornò alla guida della Sanità.
In pochi anni si trovò così a occuparsi di dossier molto diversi, dall’integrazione europea ai rapporti tra Stato e Regioni, dai trasporti alla gestione del sistema sanitario.
Fu proprio la sanità, però, a legare il suo nome a una delle campagne politiche più riconoscibili della sua carriera.
I blitz negli ospedali contro sprechi e inefficienze
Costa divenne noto al grande pubblico anche per i suoi blitz negli ospedali, iniziative che puntavano a portare sotto i riflettori sprechi, inefficienze e anomalie nella gestione delle strutture sanitarie.
Era un modo di fare politica destinato a lasciare il segno. Invece di limitarsi agli atti amministrativi o alle dichiarazioni parlamentari, Costa cercava il confronto diretto con la realtà degli ospedali, trasformando la verifica della spesa pubblica in una questione immediatamente comprensibile ai cittadini.
Quella stagione anticipava, sotto molti aspetti, un tema destinato a tornare ciclicamente nel dibattito italiano: quanto costa davvero la macchina pubblica e quanto delle risorse destinate ai cittadini viene perso per inefficienze, procedure e sprechi?
La lotta agli sprechi nella sanità sarebbe rimasta una delle immagini più forti associate alla sua esperienza ministeriale.
Ma dietro quei controlli c’era una visione politica più ampia: l’idea che la pubblica amministrazione dovesse essere più semplice, controllabile ed efficiente.

La battaglia contro la burocrazia che il Piemonte ricorda
È proprio questo uno degli aspetti messi maggiormente in evidenza nelle reazioni alla sua scomparsa.
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha ricordato Costa come un uomo profondamente legato alla propria terra e alla politica, definendolo un esponente autentico del pensiero liberale e un pioniere della lotta alla burocrazia. Una battaglia che, secondo il governatore, Costa aveva affrontato quando ancora non aveva la centralità che avrebbe assunto negli anni successivi.
Il giudizio restituisce una parte importante della sua eredità politica: Costa apparteneva a una generazione che vedeva nella semplificazione amministrativa non soltanto una questione tecnica, ma una vera e propria battaglia di libertà.
Meno burocrazia significava, nella sua impostazione, meno ostacoli per cittadini e imprese e maggiore responsabilità per chi amministrava le risorse pubbliche.
È un tema che, a distanza di decenni, resta tutt’altro che superato.
Da Forza Italia alla sfida per Torino
Con la fine del vecchio sistema dei partiti, Costa si avvicinò a Forza Italia, continuando il proprio percorso politico all’interno del nuovo centrodestra.
Nel 1997 arrivò a un passo da un risultato particolarmente significativo: la candidatura a sindaco di Torino. La sfida contro Valentino Castellani si concluse con una sconfitta di misura, con meno di cinquemila voti di differenza.
Quel risultato racconta bene la sua collocazione politica in una fase nella quale il Piemonte era al centro di importanti trasformazioni economiche e sociali. Costa non riuscì a conquistare Palazzo Civico, ma rimase una figura di riferimento nell’area liberale e moderata.
La sua esperienza parlamentare sarebbe proseguita fino al 2006, quando terminò l’ultima legislatura alla Camera.
Nel frattempo aveva portato la propria esperienza anche a livello europeo, come parlamentare europeo, prima di tornare a concentrare il proprio impegno politico sul territorio piemontese.
Presidente della Provincia di Cuneo, il legame con il territorio
Una parte altrettanto importante della sua carriera si sviluppò infatti lontano dai palazzi romani.
Dal 2004 al 2009 Raffaele Costa fu presidente della Provincia di Cuneo, incarico nel quale concentrò l’attenzione soprattutto su infrastrutture e sicurezza stradale. La sua attività amministrativa si intrecciò così con le esigenze concrete di un territorio caratterizzato da una forte presenza industriale, agricola e produttiva.
Il rapporto con Cuneo e con Mondovì rimase uno degli elementi costanti della sua identità politica. Anche quando ricopriva incarichi nazionali, Costa continuava a mantenere un legame molto stretto con il Piemonte.
È una caratteristica che emerge anche nelle parole pronunciate oggi da Cirio: la politica come servizio alla propria terra, oltre che come attività istituzionale nazionale.
L’ultimo capitolo della carriera politica
Dopo la presidenza della Provincia, Costa rimase ancora impegnato nella politica regionale. Nel 2010, dopo le elezioni regionali, venne eletto nelle file del Popolo della Libertà, ma successivamente lasciò l’incarico per motivi di salute.
Era la fase conclusiva di una carriera durata quasi quattro decenni, nella quale aveva attraversato Parlamento, governo, istituzioni europee e amministrazione locale.
Tre decenni di politica attiva gli avevano consentito di osservare dall’interno trasformazioni che avrebbero cambiato radicalmente l’Italia: la crisi dei partiti tradizionali, Tangentopoli, la nascita del bipolarismo, l’affermazione di Forza Italia e il progressivo mutamento del rapporto tra politica e opinione pubblica.
Costa era stato un protagonista di quel passaggio, senza mai rinunciare alla propria matrice liberale.

Il legame politico e familiare con Enrico Costa
La sua eredità politica ha avuto anche una continuità familiare.
Il figlio Enrico Costa ha seguito a sua volta la strada parlamentare, venendo eletto alla Camera nel 2006 e diventando negli anni una figura di primo piano dell’area liberale e di Forza Italia. Nel 2026 è stato indicato come capogruppo del partito alla Camera.
La coincidenza rende ancora più particolare la storia politica della famiglia Costa: padre e figlio hanno attraversato generazioni differenti della politica italiana, mantenendo un comune riferimento alla cultura liberale.
Non si tratta soltanto di una successione familiare. È anche il racconto di due stagioni politiche diverse, separate dalla trasformazione dei partiti ma unite da una stessa attenzione ai temi della libertà economica, della semplificazione e del rapporto tra cittadini e istituzioni.
Il cordoglio delle istituzioni
La notizia della morte di Raffaele Costa ha suscitato immediate reazioni nel mondo politico.
Alberto Cirio ha sottolineato la sua passione per il Piemonte e per la politica, mentre il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ricordato un ex ministro che ha dedicato competenza, impegno e passione alle istituzioni, esprimendo vicinanza al figlio Enrico e alla famiglia.
Il cordoglio assume un significato particolare perché arriva al termine di una vicenda politica che ha attraversato molte stagioni senza interrompere il rapporto con il territorio.
A novant’anni, Raffaele Costa lascia una storia difficilmente riconducibile a un solo incarico. È stato liberale, ministro, parlamentare, eurodeputato, amministratore locale e protagonista delle trasformazioni del centrodestra italiano.
Ma è soprattutto per la sua idea di una politica più concreta e per le sue battaglie contro sprechi e burocrazia che il suo nome resta legato alla storia pubblica del Piemonte.
La sua parabola racconta un’epoca nella quale la politica poteva ancora partire da una provincia italiana e arrivare ai vertici delle istituzioni nazionali, per poi tornare sul territorio.
Raffaele Costa ha attraversato quella strada per quasi quarant’anni. E il suo ultimo viaggio lascia al Piemonte il ricordo di un politico che, nel bene e nel male, ha fatto della politica un lavoro quotidiano e una forma di servizio pubblico.
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