1:44 pm, 30 Ottobre 26 calendario

La Russa querela Ponzani: scontro sul fascismo e sulla libertà

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Ignazio La Russa annuncia un’azione legale contro la storica Michela Ponzani per alcune dichiarazioni sul Giovedì nero di Milano del 12 aprile 1973, quando un ordigno uccise il giovane agente di polizia Antonio Marino. Le opposizioni denunciano il rischio di un effetto intimidatorio sulla libertà di espressione, mentre il presidente del Senato respinge fermamente ogni accostamento a responsabilità per quella morte e si dice disponibile a ritirare la querela in presenza di scuse. Uno scontro che intreccia memoria storica, reputazione e ruolo delle istituzioni.

Una controversia che riporta l’Italia al 1973

Un episodio di oltre mezzo secolo fa torna a occupare il centro del dibattito politico italiano.

L’origine dello scontro è un intervento della storica Michela Ponzani durante la trasmissione Otto e mezzo, nel quale viene richiamata la vicenda del 12 aprile 1973 a Milano.

Quel giorno, nel corso di una manifestazione dell’estrema destra, una bomba a mano provocò la morte dell’agente Antonio Marino, di appena 22 anni.

Ponzani ha collegato il ricordo di quegli avvenimenti al dibattito contemporaneo sui provvedimenti in materia di sicurezza, citando il ruolo politico giovanile di Ignazio La Russa.

Le sue parole hanno provocato una durissima reazione del presidente del Senato.

La storica Michela Ponzani

La reazione di La Russa e l’annuncio della querela

La Russa, attraverso il proprio portavoce, ha comunicato di avere incaricato i legali di procedere contro la storica per affermazioni considerate gravemente lesive della sua reputazione.

La difesa del presidente del Senato sottolinea che gli atti giudiziari escludono una sua responsabilità nella morte dell’agente Marino.

Questo è un punto essenziale: la ricostruzione storica di una manifestazione non autorizza ad attribuire a una persona responsabilità penali che non siano state accertate.

La vicenda giudiziaria del 1973 va distinta dalla discussione sul contesto politico e sulla partecipazione a manifestazioni di quel periodo.

Confondere i due livelli significherebbe deformare un episodio già drammatico della storia italiana.

Riferimenti commemorativi alla memoria dell'agente Antonio Marino

La sinistra chiede il ritiro dell’azione legale

L’annuncio della querela ha provocato reazioni nel mondo politico e giornalistico.

Esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, insieme a personalità dell’informazione, hanno espresso solidarietà alla storica e invitato La Russa a rinunciare all’azione legale.

La questione sollevata riguarda il possibile effetto che una controversia giudiziaria promossa da un’alta carica dello Stato può avere sul dibattito storico e sulla libertà di critica.

Dall’altra parte resta il diritto di ogni cittadino, compreso chi ricopre una funzione istituzionale, di tutelare la propria reputazione.

Libertà di ricerca e diritto all’onore non sono principi necessariamente incompatibili, ma devono essere bilanciati senza trasformare il confronto pubblico in un processo sommario.

Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica

La Russa apre al passo indietro, ma chiede le scuse

Il presidente del Senato ha prospettato la possibilità di rinunciare all’iniziativa legale, subordinandola tuttavia alle scuse della storica.

È una posizione che lascia aperta la porta a una soluzione extragiudiziale, senza però risolvere il contrasto sull’interpretazione delle dichiarazioni.

Ponzani resta naturalmente titolare del diritto di difendere le proprie affermazioni, mentre La Russa può contestarne il contenuto attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento.

Non risulta, sulla base degli elementi esaminati, una decisione giudiziaria definitiva che attribuisca torti o ragioni nella controversia attuale.

Ignazio La Russa nell'Aula del Senato

Il rischio di trasformare la storia in una battaglia politica

La morte di Antonio Marino merita innanzitutto rispetto e rigore storico.

Ridurre quella vicenda a un’arma nel confronto tra maggioranza e opposizione rischia di oscurare la gravità di quanto accadde.

Allo stesso tempo, gli studiosi devono poter analizzare criticamente il passato, purché distinguano fatti documentati, interpretazioni e attribuzioni di responsabilità.

La politica dovrebbe favorire questa distinzione anziché alimentare contrapposizioni sempre più radicali.

La memoria democratica non si difende con gli slogan e non si costruisce attraverso accuse indimostrate. Richiede documenti, responsabilità e la capacità di confrontarsi anche sulle pagine più dolorose della storia nazionale.

Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.

30 Ottobre 2026 ( modificato il 28 Ottobre 2026 | 23:46 )
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