9:19 pm, 26 Agosto 26 calendario

Perché Spin Time va salvato

Di: Nicola Passanisi

Una delle sconfitte più profonde del nostro tempo è, forse, proprio quella di averci convinti che ogni cosa debba poter essere tradotta in un prezzo, che ogni spazio debba produrre una rendita, che ogni luogo debba trovare una giustificazione economica. Che ciò che non produce profitto, in fondo, valga meno. Una città, però, non è soltanto la somma delle sue proprietà. Una città sono le persone che la abitano. Sono i luoghi nei quali ci si incontra senza dover necessariamente comprare qualcosa. Sono i ragazzi che trovano uno spazio nel quale fare musica, teatro, arte e politica. Uno spazio nel quale crescere, esprimersi e immaginare insieme qualcosa di diverso. Sono le comunità che sanno accogliere chi è rimasto indietro. Sono anche quei luoghi imperfetti, difficili e contraddittori che, però, riescono a produrre qualcosa che nessun investimento finanziario potrà mai acquistare: relazioni, partecipazione, solidarietà, cultura.

Ed è forse proprio qui che torna ad avere senso una parola che non dovremmo avere paura di pronunciare: socialismo. Non come nostalgia, ma come pratica quotidiana. La nostra Costituzione parla della funzione sociale della proprietà. E forse dovremmo tornare a soffermarci su quelle due parole: “funzione sociale”.

Perché ci ricordano che vivere insieme significa riconoscere i diritti di ciascuno, ma anche sapere che nessun diritto vive completamente separato dalla comunità che lo circonda. È un equilibrio difficile e proprio perché è difficile non servono slogan, serve responsabilità, serve il lavoro delle istituzioni, serve ciò che il Sindaco Gualtieri sta facendo per dare una risposta immediata e dignitosa alle famiglie e per affermare l’idea che Spin Time non sia soltanto un problema da risolvere.

Ma dobbiamo dirci con chiarezza che garantire una soluzione abitativa alle famiglie, per quanto necessario e urgente, non esaurisce la questione. E dobbiamo dirlo anche di fronte alla decisione di Investire SGR di mettere a disposizione 500.000 euro per contribuire alle sistemazioni temporanee.

Ogni risorsa impiegata per sottrarre una famiglia alla strada è utile e va utilizzata. Ma un contributo economico, per quanto consistente, non può diventare un’assoluzione. Non può cancellare il rifiuto dell’accordo ponte proposto dal Comune, né può sostituire una vera assunzione di responsabilità sul futuro del palazzo e della comunità che lo ha abitato per tredici anni.

È difficile, allora, non leggere in questo improvviso slancio di attenzione anche il tentativo di ricostruire un’immagine pubblica compromessa dalla durezza delle scelte compiute. La coscienza sociale non si acquista con un bonifico e non basta finanziare lo spostamento delle persone per dichiarare risolta una vicenda, soprattutto se quello spostamento rischia di disperdere proprio la comunità che oggi si dice di voler proteggere.

Se Investire SGR riconosce davvero il valore della continuità scolastica, del radicamento territoriale e della tutela delle fragilità, allora dovrebbe riconoscere anche che questi valori non vivono nel vuoto. Vivono nelle relazioni costruite dentro Spin Time, nei servizi nati in quello spazio, nella vicinanza tra le famiglie, nelle reti di solidarietà e nel legame con il quartiere.

Non si può finanziare la dispersione di una comunità e presentarla come tutela del suo radicamento.

La responsabilità non si misura soltanto da quanto si è disposti a spendere dopo che un’emergenza è esplosa. Si misura dalla disponibilità a rimuoverne le cause e a costruire una soluzione capace di salvare non soltanto le persone, ma anche ciò che quelle persone hanno costruito insieme. Dare una casa a chi ne ha diritto significa rispondere a un bisogno fondamentale. Ma non significa aver salvato tutto ciò che Spin Time rappresenta. Perché una soluzione abitativa può restituire alle famiglie la sicurezza di un tetto, ma non restituisce automaticamente alla città uno spazio di cultura, di incontro, di mutualismo e di partecipazione.

Non ricrea altrove, per semplice trasferimento, la rete di relazioni costruita negli anni. Non conserva necessariamente il luogo nel quale tanti ragazzi hanno potuto fare musica, teatro e arte; nel quale associazioni, volontari e cittadini hanno prodotto solidarietà e dato forma a una comunità. Se, dopo aver giustamente tutelato le famiglie, lasciassimo scomparire tutto questo, avremmo risolto un’emergenza abitativa, ma avremmo comunque impoverito Roma.

Avremmo salvato le persone da una condizione di precarietà, ma non avremmo salvato lo spazio sociale che quelle persone, insieme a tante altre, hanno contribuito a rendere vivo. Sono due responsabilità diverse e ugualmente politiche: garantire il diritto alla casa e difendere il diritto della città ad avere luoghi che non siano regolati soltanto dal mercato e dalla rendita.

Spin Time non è soltanto l’edificio nel quale vivono delle famiglie. È anche ciò che, dentro quell’edificio, è nato e cresciuto. Separare queste due dimensioni significa non comprendere fino in fondo il valore di quell’esperienza.

Noi apparteniamo a una comunità che ha sempre provato a fare una cosa molto semplice e molto difficile: non arrendersi all’idea che ciò che esiste sia necessariamente tutto ciò che è possibile. Non limitarsi alla mera amministrazione dell’esistente, ma provare a cambiare le carte in tavola.

Non ci arrendiamo quando ci dicono che una famiglia senza casa è soltanto un problema amministrativo. Non ci arrendiamo quando ci dicono che, una volta ricollocate le famiglie, tutto il resto possa essere cancellato senza lasciare un vuoto. Non ci arrendiamo quando ci dicono che un luogo di cultura valga soltanto quanto rende. Non ci arrendiamo quando ci spiegano che il mercato abbia già deciso e che alla politica non resti altro che accompagnarne le conseguenze.

Non perché pensiamo di poter vincere ogni battaglia ma perché pensiamo che alcune battaglie vadano combattute anche soltanto per continuare a riconoscerci. Per poter guardare i nostri ragazzi e dire loro che non abbiamo considerato inevitabile tutto ciò che ci sembrava ingiusto. Che non abbiamo smesso di credere nella solidarietà soltanto perché era diventata più difficile da difendere. Che non abbiamo accettato che ogni cosa avesse un prezzo.

Per ricordarci che esistono spazi, relazioni, esperienze e speranze che appartengono a qualcosa di più grande di ciascuno di noi. Forse il nostro bisogno di socialismo, oggi, è tutto qui. Continuare a credere che non tutto sia in vendita. E continuare, insieme, a difendere ciò che pensiamo non debba esserlo mai.

Oggi, tutto questo si fa a Via della Resistenza.

 

 

26 Agosto 2026
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