Inaugurata l’83ª Mostra Internazionale del Cinema a Venezia
🌐 Si è aperta a Venezia l’83ª Mostra Internazionale del Cinema, e per la prima volta in questo 2026 l’avvicinamento a un evento culturale legato alla città non appare infestato da polemiche. Difatti, ad aprile l’inaugurazione della Biennale d’Arte aveva innescato bruschi scontri, seguiti da un attacco frontale al Presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco per l’inclusione del padiglione russo, provocando le dimissioni dell’intera giuria e una rottura con il Ministero della Cultura.
Nello stesso mese, le dichiarazioni della Direttrice musicale del Teatro La Fenice Beatrice Venezi al quotidiano argentino La Nación riguardo le presunte eccessive ingerenze dei sindacati e le logiche di occupazione ereditarie all’interno dell’orchestra avevano accresciuto ulteriormente l’asprezza dello scontro sul piano politico, culminando nell’interruzione della collaborazione lavorativa con la direttrice d’orchestra, che ha poi impugnato il recesso.

Nella speranza di non sbilanciarsi anzitempo, l’insospettabile placidità con cui è trascorsa la vigilia del Festival del Cinema cela qualcosa o segna un’inversione di rotta, perché della mostra si è sentito parlare fin troppo poco. Non è chiaro se corrisponda a una scelta intenzionale della Fondazione, del presidente Buttafuoco e dell’eterno direttore artistico Alberto Barbera, in carica dal 2012, o se la supposta mitezza resti solo un’impressione, dovuta all’esposizione esasperata della città nel corso degli scandali primaverili. Sì, si è tentato di montare qualche lieve polemica, ad esempio sull’inserimento del film Dau del regista russo Il’ja Chržanovskij, o sulla partecipazione ristretta di donne, ma pur sempre circoscritte all’ambiente cinema e mai divenuti fenomeni mediatici. Del resto, il principale appuntamento cinematografico italiano di respiro internazionale ha dimostrato, con il trascorrere degli anni e sotto la guida del direttore Barbera, di non aver bisogno di strategie promozionali eclatanti. Progressivamente, il Festival ha saputo cogliere e altresì guidare cambiamenti dell’industria, mantenendo una grande attrattività senza sacrificare una proposta di qualità, reggendo il confronto con Cannes e, per la verità, aumentando la presa su pubblico e critica più di quanto non abbia fatto il suo diretto concorrente.
La manifestazione di quest’anno ha previsto alcuni cambiamenti che non sono passati inosservati. Innanzitutto, si verificherà una diminuzione dei titoli provenienti da Hollywood, solamente tre, dopo le traiettorie fenomenali delle produzioni americane e internazionali degli anni passati, da Birdman (2014), La La Land (2016), Joker (2019), per arrivare a Nomadland (2020) e al più recente The Brutalist (2024). Nei casi elencati, il Festival ha funzionato da trampolino di lancio per successi al botteghino, non arrestandosi all’apprezzamento della critica.

Il Concorso prende il via con l’atteso INK, adattamento dell’opera teatrale di James Graham, diretto da Danny Boyle, un regista che, basti pensare a Trainspotting (1996), 28 Days Later (2002) e The Millionaire (2008), ha sempre navigato tra produzioni commerciali e cinema sperimentale e d’autore, a dimostrazione della ormai consolidata duplice funzione di indirizzo del grande evento. Tra i titoli più intriganti, Possible Love di Lee Chang-dong, già premiato nel 2002 con il Leone d’argento per Oasis, ispirato a uno degli episodi del Decalogo di Kieślowski. E proprio il nome Oasis riecheggia al Lido in questi giorni, pur senza alcun tipo di connessione diretta con l’arazzo del film di inizio millennio del regista sudcoreano, in virtù della presenza del duo dei fratelli Gallagher e della presentazione, sabato 5 settembre, del documentario Fuori Concorso Oasis: don’t look back in anger, che racconta il ritorno sul palco della band avvenuto nel 2025 e che riflette sul percorso di uno dei fenomeni musicali più sconvolgenti degli ultimi trent’anni.
Tornando al concorso, il visionario Werner Herzog, figura cardine della corrente del Nuovo Cinema Tedesco, Leone D’Oro alla carriera lo scorso anno, presenta Bucking Fastard, tratto dalla storia vera delle gemelle Freda e Greta Chaplin, dove recitano Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom e Domhnall Gleeson. La coppia d’oro Javier Bardem e Penélope Cruz invece recita insieme in Bunker del drammaturgo francese Florian Zeller, che si deve riscattare dopo il deludente The Son, proiettato al Lido nel 2022.

La scarsa presenza di titoli statunitensi viene sopperita da una forte rappresentanza italiana, aspetto incoraggiante che qualche addetto ai lavori non ha esitato a criticare. Tra tutti, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro traspone su pellicola un soggetto inedito, nonché l’ultima sceneggiatura dell’intramontabile Bernardo Bertolucci, scritta a sei mani scritta con Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini. Tre sceneggiatori per Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon in una coproduzione italo-belga. Ad omaggiare ulteriormente il cineasta italiano in questa 83ª edizione ci pensa Luca Guadagnino, che esaspera la sua ossessione per il regista con un documentario monumentale di 435 minuti dedicato a lui, presentato Fuori Concorso nella sezione Venice Open (Film on Films). Poco più di sette ore per immergersi nell’universo di Bertolucci, a cui si aggiungono testimonianze e interviste a grandi personalità del cinema mondiale, e se il Direttore Barbera non è riuscito a distogliere nemmeno per un istante lo sguardo dal documentario, forse è il caso di non privarsi della visione, al netto del dispendio di energie.
Proseguendo con i titoli italiani, il ritorno di Nanni Moretti segna una riappacificazione definitiva con la città lagunare, dopo polemiche per l’esclusione di Palombella Rossa, ultimo capitolo dell’acclamata saga di Michele Apicella, dal concorso nel 1989. Il regista, sportivo e mai permaloso, fa il suo ingresso in gara a quarantacinque anni dal Leone D’Oro di Sogni D’Oro con Succederà questa notte, in cui Jasmine Trinca e Louis Garrel continuano a incontrarsi nel momento sbagliato. Precisiamo che Moretti era già transitato al Lido due anni fa per la presentazione della versione restaurata del capolavoro Ecce Bombo. Chiudono il quintetto tricolore in Concorso Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis e L’Estranea di Paolo Strippoli.

L’attrice e regista americana Maggie Gyllenhaal presiederà la Giuria Internazionale del Concorso, che sarà composta anche da Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To, mentre a Greta Scarano e Nicolas Maupas spetta la cerimonia di apertura, in cui avverrà la consegna del Leone D’Oro alla Carriera a George Clooney, annessa laudatio all’attore e regista pronunciata dall’attrice Premio Oscar Laura Dern. Originale la scelta del cantautore che si esibirà nel corso della cerimonia, Tutti Fenomeni, al secolo Giorgio Quarzo Guarascio, che nel 2023 aveva partecipato al Festival in Enea di Pietro Castellitto nella veste di attore per la prima e a oggi unica apparizione sul grande schermo. Nel complesso, l’83ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia sarà un’edizione di esordi e di incognite, in cui, senza un eccesso presenze altisonanti e spesso ingombranti, si proverà a sorprendere, finalità che nel recente passato si era lievemente perduta.
È sarà proprio la capacità di stupire che trascinerà il Festival corrente, sperando che il tutto non si riduca a irrilevanti confronti con le edizioni scorse.
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