12:43 pm, 2 Settembre 26 calendario

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Di: Thor Borewell

Russia, l’Svr accusa l’Europa: «Spinge Kiev a sabotaggi e cyberattacchi»

🌐 Russia, nuove accuse contro l’Europa alla vigilia delle elezioni della Duma: secondo l’Svr, i servizi segreti europei avrebbero incoraggiato Kiev a intensificare sabotaggi e attacchi contro obiettivi russi e starebbero valutando anche operazioni informatiche contro le infrastrutture elettorali. Mosca sostiene che l’obiettivo sarebbe compromettere il voto di settembre e delegittimarne i risultati. Le accuse non sono state accompagnate da prove pubbliche indipendenti.

La guerra tra Russia e Ucraina torna a intrecciarsi con la politica interna russa e con la sicurezza delle infrastrutture elettorali. A poche settimane dal voto per il rinnovo della Duma di Stato, il Servizio di intelligence estera russo, l’Svr, ha accusato alcuni Paesi europei di voler favorire una nuova escalation di azioni contro la Russia.

Secondo la ricostruzione diffusa dall’intelligence di Mosca, rappresentanti europei avrebbero incoraggiato l’Ucraina a intensificare sabotaggi, attacchi e operazioni in profondità nel territorio russo. L’Svr sostiene inoltre che Kiev avrebbe discusso con servizi di intelligence europei la possibilità di condurre cyberattacchi contro le infrastrutture utilizzate per le elezioni.

Si tratta, va sottolineato, di accuse provenienti direttamente dall’intelligence russa, che non risultano accompagnate da prove pubbliche indipendenti. Il quadro descritto da Mosca si inserisce però in una fase nella quale la guerra sta assumendo sempre più una dimensione ibrida, fatta di droni, operazioni informatiche, sabotaggi e pressione sulle infrastrutture.

L’accusa di Mosca: «Europa dietro una strategia di destabilizzazione»

Nel comunicato rilanciato dai media russi, l’Svr sostiene che alcuni Paesi europei avrebbero utilizzato il vertice della Coalizione dei volenterosi, svoltosi a Parigi il 13 luglio, per discutere con Kiev l’intensificazione delle azioni contro la Russia.

Secondo la versione di Mosca, l’obiettivo sarebbe stato quello di aumentare la pressione non soltanto nelle aree occupate dalle forze russe, ma anche all’interno del territorio della Federazione Russa.

Il vertice di Parigi è effettivamente avvenuto, ma le informazioni pubbliche disponibili descrivono un’agenda centrata sul sostegno all’Ucraina, sulla sicurezza europea e sulla difesa contro la minaccia missilistica russa. La Nato ha confermato la partecipazione del segretario generale Mark Rutte, mentre Francia, Germania, Regno Unito e Ucraina hanno discusso il rafforzamento della cooperazione nel settore della difesa.

Proprio durante quella giornata, dieci Paesi europei e l’Ucraina hanno annunciato un programma comune per sviluppare capacità di difesa contro i missili balistici. Il progetto è stato presentato come uno strumento difensivo destinato a proteggere l’Europa dalla crescente minaccia rappresentata dai missili a lungo raggio.

Non risultano, nelle dichiarazioni pubbliche rese al termine del vertice, indicazioni che confermino le accuse dell’Svr su presunti ordini europei a Kiev per condurre sabotaggi o attacchi terroristici.

Il fronte cyber entra nella campagna elettorale

La parte più delicata delle accuse russe riguarda però il possibile coinvolgimento delle infrastrutture elettorali.

Secondo l’Svr, durante incontri tra rappresentanti dei servizi europei e autorità ucraine sarebbero state discusse ipotesi di attacchi informatici contro i sistemi utilizzati per organizzare e gestire le elezioni.

L’intelligence russa sostiene che l’obiettivo sarebbe duplice: interrompere il normale svolgimento delle operazioni elettorali e mettere in discussione la credibilità dei risultati.

È un’accusa particolarmente pesante perché arriva a pochi giorni dall’apertura delle urne e in un momento nel quale Mosca presenta la consultazione come un appuntamento fondamentale per la stabilità interna.

L’Svr afferma inoltre che i Paesi europei intenderebbero alimentare contestazioni sui risultati anche attraverso gruppi dell’opposizione russa presenti all’estero. Secondo l’agenzia russa, la strategia comprenderebbe anche iniziative volte a favorire il boicottaggio del voto e a contestare la legittimità delle consultazioni.

Anche in questo caso, tuttavia, non sono state rese pubbliche prove indipendenti che dimostrino l’esistenza di un piano europeo coordinato con questi obiettivi.

Il voto per la Duma dal 18 al 20 settembre

Le elezioni per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento russo si terranno nell’arco di tre giornate, dal 18 al 20 settembre 2026.

La data ufficiale è stata stabilita dalla Commissione elettorale centrale russa, che ha previsto modalità di voto distribuite su più giorni.

La consultazione assume particolare rilevanza per il Cremlino perché arriva in una fase segnata dalla guerra in Ucraina e da un confronto sempre più diretto con i Paesi occidentali.

Il voto servirà a rinnovare la Duma, ma il suo significato politico va oltre la composizione del Parlamento. Per il potere russo, rappresenta anche un passaggio attraverso il quale dimostrare continuità istituzionale e controllo del sistema politico interno mentre il Paese è impegnato nel conflitto.

È proprio questo elemento che rende particolarmente sensibile ogni ipotesi di interferenza digitale o di destabilizzazione.

La sicurezza elettorale diventa un nuovo fronte della guerra

La denuncia dell’Svr si inserisce in una trasformazione più ampia del conflitto.

La guerra russo-ucraina non si combatte più soltanto attraverso missili, droni e combattimenti sul terreno. Negli ultimi anni si è sviluppato un fronte ibrido che comprende cyberattacchi, operazioni clandestine, sabotaggi, disinformazione e tentativi di influenzare l’opinione pubblica.

La stessa Europa accusa da tempo la Russia di utilizzare strumenti di questo tipo contro Paesi occidentali.

Il 1° settembre, per esempio, la Germania ha attribuito ufficialmente a Mosca la responsabilità di un tentativo di attacco con droni esplosivi avvenuto ad agosto nei pressi dell’aeroporto di Lipsia. Berlino ha parlato di un’operazione riconducibile alle tattiche russe di guerra ibrida, mentre Mosca ha respinto le accuse.

Il confronto, dunque, è diventato reciproco anche sul piano delle accuse.

Mosca sostiene che l’Europa stia preparando azioni clandestine contro la Russia. Le capitali europee, al contrario, accusano sempre più spesso il Cremlino di utilizzare sabotaggi, cyberattacchi e altre operazioni clandestine per indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina.

Il significato politico delle accuse russe

La denuncia dell’Svr arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per il Cremlino.

Presentare il voto come potenzialmente minacciato da un intervento straniero consente alle autorità russe di inserire le elezioni dentro una narrativa più ampia: quella di una Russia accerchiata e costretta a difendersi da pressioni esterne.

È una chiave interpretativa che ha un peso importante nella comunicazione politica russa.

Secondo il Centro ucraino per il contrasto alla disinformazione, invece, la dichiarazione dell’Svr sarebbe parte di una campagna propagandistica finalizzata a presentare in anticipo eventuali contestazioni del voto come il risultato di un complotto occidentale.

Il tema è quindi diventato anche una battaglia narrativa.

Da una parte Mosca sostiene che l’Occidente voglia destabilizzare il sistema politico russo. Dall’altra Kiev e i governi occidentali contestano la legittimità delle elezioni russe nei territori ucraini occupati.

Il nodo dei territori occupati dall’Ucraina

La questione elettorale presenta infatti un ulteriore elemento di tensione.

La Russia ha previsto il coinvolgimento nelle procedure elettorali anche di territori ucraini che Mosca considera parte della Federazione Russa dopo le annessioni dichiarate nel corso della guerra.

La Commissione elettorale centrale russa ha indicato tra le aree interessate alle particolari modalità di voto anche Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, oltre alla Crimea e a Sebastopoli.

L’Ucraina considera illegittima qualsiasi consultazione organizzata dalla Russia nei territori occupati e sostiene che tali votazioni violino il diritto internazionale. Anche questo tema è destinato a pesare sulla valutazione internazionale del voto di settembre.

Per Mosca, invece, la consultazione costituisce una procedura interna alla Federazione.

È su questo terreno che la questione della legittimità del voto rischia di diventare una delle principali controversie politiche dell’autunno.

L’Europa rafforza la difesa, Mosca denuncia una minaccia

Sul piano concreto, l’Europa sta effettivamente aumentando il coordinamento nel settore della sicurezza.

Il vertice di Parigi del 13 luglio ha portato alla nascita del programma FREYJA per la difesa contro i missili balistici e ha rafforzato la cooperazione tra Ucraina e diversi Paesi europei.

L’iniziativa è stata presentata come difensiva, ma dal punto di vista russo rappresenta un ulteriore segnale dell’avvicinamento militare tra Kiev e le capitali europee.

È in questo contesto che l’Svr colloca le proprie accuse.

Il problema è che la sovrapposizione tra attività militari legittime, intelligence, cyberoperazioni e sabotaggi rende sempre più difficile distinguere le informazioni verificabili dalle accuse utilizzate nella guerra informativa.

Un autunno ad alta tensione

Le elezioni del 18-20 settembre arriveranno dunque in un clima di forte contrapposizione.

La Russia dovrà garantire la sicurezza di un processo elettorale distribuito su più giorni e che coinvolge anche territori fortemente interessati dal conflitto. L’Ucraina e i suoi alleati continueranno a contestare le consultazioni nelle aree occupate, mentre Mosca presenta qualsiasi tentativo di interferenza come parte di una strategia occidentale di destabilizzazione.

L’accusa dell’Svr contro l’Europa rappresenta così un ulteriore fronte della guerra ibrida che accompagna il conflitto in Ucraina.

Al momento, le dichiarazioni russe sui presunti piani europei per sabotaggi e cyberattacchi alle infrastrutture elettorali restano accuse non corroborate pubblicamente da prove indipendenti.

Ma il semplice fatto che la sicurezza del voto sia ormai entrata nel linguaggio dell’intelligence e della guerra informativa mostra quanto il confine tra conflitto militare, confronto geopolitico e competizione politica interna sia diventato sottile.

Con l’avvicinarsi del 18 settembre, la partita non si giocherà quindi soltanto nelle urne. Si giocherà anche sul terreno della sicurezza informatica, della propaganda e della credibilità internazionale dei risultati.

2 Settembre 2026
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