1:37 pm, 13 Settembre 26 calendario

È morto Elio Zamuto, addio alla voce di Jeeg Robot e Goldrake

Di: Redazione Metrotoday

🌐 È morto Elio Zamuto, attore e storico doppiatore italiano: aveva 85 anni. Voce di Senjiro Shiba in Jeeg Robot d’acciaio e del Dottor Procton in Ufo Robot Goldrake, aveva recitato nei grandi polizieschi italiani degli anni Settanta e doppiato Tom Selleck, Apollo Creed, Nute Gunray e Horst Tappert.

Il cinema, la televisione e soprattutto il doppiaggio italiano perdono una delle voci più riconoscibili della sua generazione. Elio Zamuto, nome d’arte di Elio Mazzamuto, è morto mercoledì 9 settembre 2026 a Oriolo Romano, in provincia di Viterbo. Aveva 85 anni. Nato a Siracusa il 1° maggio 1941, aveva costruito nell’arco di oltre mezzo secolo una carriera capace di attraversare epoche e linguaggi diversi: dal cinema poliziesco alla televisione, dal doppiaggio degli attori internazionali fino ai grandi anime che hanno accompagnato l’infanzia di milioni di italiani.

Per molti spettatori il suo nome resterà legato soprattutto a una voce. Una voce profonda, autorevole, immediatamente riconoscibile, che Zamuto ha prestato a personaggi molto diversi tra loro. Gli appassionati di animazione lo ricordano per Senjiro Shiba in Jeeg Robot d’acciaio e per il Dottor Procton in Ufo Robot Goldrake. Gli spettatori cresciuti con cinema e serie televisive internazionali lo hanno invece ascoltato nei panni vocali di Tom Selleck, Apollo Creed, Horst Tappert e di numerosi altri interpreti.

Ma ridurre Zamuto al solo doppiaggio significherebbe dimenticare un’altra parte fondamentale della sua storia artistica.

Perché prima e accanto al microfono c’era un attore che negli anni Settanta aveva trovato una collocazione precisa nel poliziottesco italiano, lavorando con registi e interpreti diventati simboli di quella stagione del cinema nazionale.

Elio Zamuto, una carriera divisa tra cinema e doppiaggio

La storia professionale di Zamuto è quella di un artista capace di muoversi tra recitazione davanti alla macchina da presa e lavoro dietro il microfono.

Gli esordi televisivi risalgono ai primi anni Settanta. Nel 1972 partecipò a Petrosino, sceneggiato diretto da Daniele D’Anza, e successivamente entrò nel cast di Qui squadra mobile, dove interpretò Alberto Argento, capo della sezione rapine.

Era una televisione molto diversa da quella contemporanea, fatta di sceneggiati, miniserie e fiction che raggiungevano un pubblico enorme attraverso pochi canali. In questo contesto Zamuto riuscì rapidamente a costruire una fisionomia artistica riconoscibile.

Il suo volto si adattava particolarmente bene ai personaggi del cinema d’azione e poliziesco che in quegli anni viveva una stagione di grande popolarità.

Il genere poliziottesco raccontava un’Italia attraversata da criminalità, tensioni sociali, rapine, inseguimenti e conflitti con le forze dell’ordine. Zamuto ne diventò uno dei volti ricorrenti

Napoli violenta e il poliziottesco degli anni Settanta

Uno dei ruoli più ricordati della sua carriera cinematografica è quello di Franco Casagrande in Napoli violenta, film del 1976 diretto da Umberto Lenzi e interpretato da Maurizio Merli.

Zamuto era il rapinatore protagonista di una delle sequenze più celebri della pellicola: un lungo e spettacolare inseguimento attraverso Napoli, nel quale il personaggio si trova a essere inseguito dal commissario Betti interpretato da Merli.

Quella scena è rimasta impressa nella memoria degli appassionati del poliziottesco anche per la particolare dinamica dell’inseguimento e per il modo in cui il film trasformava le strade della città in un vero e proprio teatro d’azione.

Ma Napoli violenta non fu un episodio isolato.

Nello stesso periodo Zamuto recitò in ** La banda del trucido ** di Stelvio Massi, accanto a Tomas Milian e Luc Merenda, e in ** Milano violenta ** di Mario Caiano, dove interpretava il commissario Foschi.

La sua filmografia comprende inoltre titoli come Il poliziotto è marcio, Torino nera, La violenza: quinto potere, Il testimone deve tacere, Perché si uccide un magistrato, La lupa mannara, Il mammasantissima e L’infermiera nella corsia dei militari.

Era un cinema popolare, fisico, spesso duro, nel quale gli attori dovevano essere immediatamente credibili nei ruoli di poliziotti, criminali, commissari e uomini coinvolti nelle zone più oscure della società.

Zamuto possedeva proprio quel tipo di presenza.

La voce di Tom Selleck, Apollo Creed e Horst Tappert

Se il cinema gli aveva dato un volto, il doppiaggio gli avrebbe dato una seconda identità artistica.

Nel corso della sua carriera Zamuto ha prestato la voce a numerosi interpreti stranieri. Tra i più celebri c’è Tom Selleck, doppiato nella prima serie di Magnum, P.I. e nel film Avventurieri ai confini del mondo.

Un altro ruolo particolarmente importante è quello di Apollo Creed nel primo Rocky.

La voce di Zamuto contribuì così alla versione italiana di uno dei personaggi più iconici della saga interpretato da Carl Weathers, il campione che rappresenta il primo grande avversario e al tempo stesso una figura fondamentale nel percorso di Rocky Balboa.

Nel doppiaggio cinematografico Zamuto lavorò inoltre con interpreti come Steven Bauer in Scarface, Donald Sutherland nella serie Dirty Sexy Money e James Caan in Le vie della violenza.

E ancora, per gli appassionati di fantascienza, c’è un altro tassello importante: Zamuto prestò la voce a Silas Carson nel ruolo di Nute Gunray nella trilogia prequel di Star Wars.

Un elenco che racconta bene la versatilità dell’artista.

Non era semplicemente una voce associata a un singolo attore. Era un doppiatore capace di adattarsi a personaggi, epoche e generi differenti, mantenendo però quella particolare impronta vocale che lo rendeva riconoscibile.

L’Ispettore Derrick e la televisione italiana

Tra i suoi lavori più importanti c’è anche quello legato a Horst Tappert, l’attore tedesco diventato celebre in Italia nel ruolo del commissario Stephan Derrick.

Zamuto gli prestò la voce negli episodi di L’ispettore Derrick trasmessi nel 1984 e nel 1985, contribuendo alla costruzione di quella versione italiana del personaggio che per anni ha accompagnato il pubblico televisivo.

Anche in questo caso si tratta di un lavoro apparentemente invisibile.

Lo spettatore vedeva Tappert sullo schermo, ma ascoltava Zamuto. Ed è proprio questa la particolarità del doppiaggio: l’attore che presta la voce diventa parte integrante della performance senza comparire fisicamente nell’inquadratura.

Per Zamuto questa attività non fu una parentesi rispetto alla recitazione. Fu una componente centrale della sua carriera.

Il legame con Jeeg Robot d’acciaio

Per una generazione cresciuta tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, però, il ricordo più affettuoso potrebbe essere legato all’animazione giapponese.

Zamuto fu infatti la voce italiana di Senjiro Shiba, il professor Shiba di Jeeg Robot d’acciaio. La serie arrivò in Italia nel 1979 e divenne rapidamente parte dell’immaginario televisivo di una generazione.

Il professor Shiba è il padre di Hiroshi Shiba e una figura fondamentale nella storia del robot. Nella versione italiana, la voce di Zamuto contribuì a dare al personaggio quella dimensione autorevole e paterna che molti spettatori ricordano ancora oggi.

Ed è significativo che proprio un attore proveniente dal cinema e dalla televisione degli anni Settanta sia diventato, attraverso il doppiaggio, una presenza familiare anche per il pubblico più giovane.

La sua voce è così entrata in case nelle quali probabilmente molti bambini non conoscevano ancora il suo volto.

Da Jeeg a Goldrake: un’altra voce dell’infanzia italiana

Il rapporto di Zamuto con gli anime non si fermò a Jeeg.

Prestò infatti la voce anche al Dottor Procton in Ufo Robot Goldrake, altro personaggio centrale dell’animazione robotica giapponese arrivata in Italia alla fine degli anni Settanta.

Goldrake era arrivato sugli schermi italiani nel 1978 e aveva contribuito a cambiare radicalmente il rapporto tra televisione italiana e animazione giapponese. Poco dopo sarebbe arrivata anche la grande stagione di Jeeg, Mazinga e degli altri robot giganti.

Zamuto si trovò quindi al centro di una rivoluzione culturale televisiva che avrebbe segnato profondamente l’immaginario di milioni di bambini.

La sua voce appartiene a quel periodo.

E proprio per questo la notizia della sua morte ha un significato che va oltre il semplice ricordo di un professionista dello spettacolo: per molti spettatori rappresenta la scomparsa di una voce della propria infanzia.

Una carriera televisiva lunga oltre il poliziesco

La sua attività davanti alla macchina da presa proseguì anche dopo la stagione d’oro del poliziottesco.

Zamuto partecipò a numerose produzioni televisive, tra cui L’assassinio dei fratelli Rosselli, Diagnosi, Gamma, Tecnica di un colpo di Stato: la marcia su Roma, L’amante dell’Orsa Maggiore, La piovra 4, Classe di ferro, Il giudice istruttore e Provincia segreta 2.

Nel 1989 recitò inoltre nella miniserie Senza scampo e prese parte a produzioni televisive che gli permisero di attraversare diversi generi e periodi della fiction italiana.

Tra cinema e televisione, dunque, Zamuto non smise mai veramente di essere un interprete.

Il suo percorso dimostra quanto fosse fluido il confine, soprattutto per gli attori della sua generazione, tra cinema, televisione, teatro e doppiaggio.

Il talento dietro una voce riconoscibile

Il doppiaggio italiano ha prodotto nel tempo una vera e propria generazione di interpreti capaci di diventare familiari anche senza essere conosciuti dal grande pubblico per il loro volto.

Elio Zamuto apparteneva pienamente a questa categoria.

Il suo lavoro poteva passare inosservato proprio perché riusciva a diventare parte naturale dell’interpretazione originale. Tom Selleck diventava credibile con la sua voce, Apollo Creed acquisiva una precisa personalità italiana, Derrick parlava attraverso il suo timbro, così come i personaggi di Jeeg e Goldrake.

Questa è la forza del doppiaggio: non sostituire semplicemente una lingua con un’altra, ma ricreare un’interpretazione.

Zamuto ha contribuito a farlo per decenni.

L’ultimo saluto a un protagonista discreto dello spettacolo

La morte di Elio Zamuto chiude una carriera lunga e particolarmente ricca, anche se spesso vissuta lontano dai riflettori riservati alle grandi star.

Era un attore caratterista, doppiatore e direttore del doppiaggio, un professionista capace di attraversare generi molto diversi e di lasciare tracce profonde in mondi apparentemente lontani tra loro.

Da Napoli violenta a Milano violenta, da Magnum, P.I. a Rocky, da L’ispettore Derrick a Star Wars, fino a Goldrake e Jeeg Robot d’acciaio, la sua voce e il suo volto hanno accompagnato decenni di cinema e televisione.

Elio Zamuto è morto a 85 anni, ma il suo lavoro continuerà a essere ascoltato ogni volta che quelle pellicole, quelle serie e quei cartoni torneranno sullo schermo.

È questa, forse, la forma più autentica di memoria per chi ha dedicato una vita alla recitazione e al doppiaggio: continuare a vivere nelle voci che il pubblico riconosce, anche quando il nome dell’uomo dietro il microfono non viene immediatamente ricordato.

E per intere generazioni quella voce resterà indissolubilmente legata a un robot d’acciaio, a un professore coraggioso e a una stagione irripetibile della televisione italiana.

13 Settembre 2026
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