6:55 am, 7 Novembre 26 calendario

Dal mercurio all’oro: la scoperta che sfida l’alchimia

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Trasformare il mercurio in oro non appartiene più soltanto ai sogni degli antichi alchimisti. La startup americana Marathon Fusion ha annunciato di essere riuscita a ottenere oro stabile attraverso un processo di trasmutazione nucleare. Un risultato potenzialmente rivoluzionario che apre interrogativi sul futuro della fusione, dell’industria e del mercato dei metalli preziosi. Ma tra un esperimento di laboratorio e una produzione industriale economicamente sostenibile esiste ancora una distanza enorme.

Il sogno degli alchimisti diventa una sfida scientifica

Per secoli gli alchimisti hanno cercato di trasformare metalli comuni in oro, inseguendo un obiettivo considerato impossibile attraverso i mezzi della chimica tradizionale.

Oggi la fisica nucleare permette di affrontare il problema da una prospettiva radicalmente diversa.

Il 21 ottobre 2026, la società statunitense Marathon Fusion ha annunciato un esperimento nel quale sarebbe riuscita a trasformare mercurio in oro stabile utilizzando neutroni ad alta energia.

L’azienda sostiene che il risultato, ottenuto nel settembre precedente, abbia superato di un fattore dieci un precedente primato sperimentale del CERN.

L’annuncio ha immediatamente attirato l’attenzione perché riguarda uno dei metalli più preziosi e simbolici dell’economia mondiale.

Ma esiste una distinzione fondamentale.

Produrre nuclei d’oro in laboratorio non significa aver scoperto un sistema economico per fabbricare lingotti su larga scala.

La rivendicazione dell’azienda, pur scientificamente plausibile, non è ancora accompagnata da una documentazione pubblica sufficiente a verificarne indipendentemente quantità e costi.

Gocce di mercurio metallico, elemento chimico utilizzato come punto di partenza nel processo di trasmutazione

Come si trasforma il mercurio in oro

La spiegazione si trova nella struttura degli atomi.

Il mercurio possiede 80 protoni nel nucleo, mentre l’oro ne possiede 79.

Questa differenza determina l’identità chimica dei due elementi.

Le normali reazioni chimiche modificano il modo in cui gli atomi interagiscono tra loro, ma non cambiano il numero dei protoni presenti nel nucleo.

Per ottenere oro dal mercurio è quindi necessaria una trasformazione nucleare.

Il processo descritto da Marathon Fusion parte dal mercurio-198, un isotopo stabile dell’elemento.

Il nucleo viene colpito da un neutrone ad alta energia, provocando una reazione che porta alla formazione di mercurio-197.

Quest’ultimo è instabile e può trasformarsi, attraverso cattura elettronica, in oro-197, l’isotopo stabile del metallo prezioso.

Il risultato finale non sarebbe una sostanza che assomiglia all’oro.

Dal punto di vista atomico, sarebbe oro autentico.

La fusione nucleare diventa un’opportunità industriale

Il progetto è particolarmente interessante perché immagina di utilizzare neutroni generati da processi di fusione nucleare.

Un futuro reattore potrebbe teoricamente produrre energia e, contemporaneamente, favorire la trasformazione di determinati isotopi presenti in materiali collocati attorno alla camera di reazione.

La fusione è il processo attraverso il quale nuclei leggeri si combinano liberando energia.

È uno dei principali settori di ricerca per sviluppare nuove fonti energetiche a basse emissioni operative di carbonio.

Il problema è che realizzare impianti commerciali capaci di funzionare stabilmente, con bilanci energetici ed economici sostenibili, rimane una sfida tecnologica enorme.

L’eventuale produzione di oro sarebbe dunque collegata a un’infrastruttura già di per sé complessa e costosa.

Apparato sperimentale di fisica delle particelle al CERN

Il record del CERN e il confronto con Marathon Fusion

Nel maggio 2025, il CERN aveva comunicato di aver osservato la produzione di nuclei d’oro attraverso collisioni tra nuclei di piombo nel Large Hadron Collider.

L’esperimento aveva dimostrato la possibilità di produrre oro mediante trasformazioni nucleari.

Le quantità ottenute erano però infinitesimali.

Tra il 2015 e il 2018 erano stati prodotti complessivamente circa 29 picogrammi d’oro, equivalenti a 0,000000000029 grammi.

Una quantità talmente piccola da non poter avere alcun valore commerciale pratico.

Marathon Fusion sostiene di aver superato di dieci volte il precedente risultato in termini di ritmo di produzione.

Il confronto, tuttavia, richiede cautela perché i processi sperimentali utilizzati sono differenti e non sono disponibili tutte le misure necessarie per una valutazione omogenea.

Superare un primato scientifico non equivale automaticamente a dimostrare un processo industriale conveniente.

Due tonnellate d’oro all’anno: la previsione che fa discutere

L’elemento economicamente più suggestivo del progetto riguarda le quantità ipotizzate attraverso simulazioni.

In uno studio preliminare pubblicato nel 2025, i ricercatori hanno descritto un possibile sistema capace di produrre circa due tonnellate d’oro all’anno per ogni gigawatt di potenza termica.

È una stima teorica relativa a un impianto futuro, non il risultato quantitativo dell’esperimento annunciato nell’ottobre 2026.

La differenza è enorme.

Per passare dal modello alla produzione reale occorrerebbe costruire un reattore appropriato, disporre di grandi quantità di mercurio-198, controllare le reazioni nucleari e sviluppare tecnologie efficienti per recuperare il metallo prodotto.

Il processo dovrebbe inoltre affrontare problemi legati alla gestione dei materiali irradiati e ai tempi di decadimento degli isotopi radioattivi intermedi.

Servirebbero investimenti importanti, oltre a dimostrazioni sperimentali ripetibili e verificabili.

Non esiste oggi una prova che l’oro ottenuto attraverso questo metodo possa essere prodotto a un costo competitivo rispetto a quello estratto dalle miniere.

Il mercato dell’oro rischia una rivoluzione?

L’annuncio ha alimentato interrogativi sulle possibili conseguenze economiche.

Se in futuro diventasse tecnicamente ed economicamente conveniente produrre oro attraverso la fusione nucleare, il mercato del metallo prezioso potrebbe subire cambiamenti significativi.

L’oro conserva da millenni un valore economico collegato alla sua rarità, alla stabilità chimica e alla domanda proveniente da investitori, industrie e banche centrali.

La possibilità di aumentarne artificialmente l’offerta potrebbe influenzare i prezzi.

Ma è necessario valutare gli ordini di grandezza.

La produzione mineraria mondiale viene misurata in migliaia di tonnellate all’anno.

Anche un impianto capace di ottenere due tonnellate annuali rappresenterebbe, isolatamente, una quota relativamente limitata del mercato globale.

Per produrre effetti strutturali sui prezzi sarebbe necessaria una diffusione industriale molto più ampia.

E questa prospettiva, almeno oggi, rimane ipotetica.

Lavorazione industriale dell'oro e produzione di lingotti

Dalla scienza ai lingotti: quello che ancora manca

La società americana ha illustrato il proprio risultato attraverso informazioni tecniche preliminari, ma restano domande fondamentali.

Quanti atomi d’oro sono stati effettivamente ottenuti?

Qual è la massa totale prodotta?

Quanto è costato il processo?

Con quale efficienza potrebbe essere riprodotto?

E quali sarebbero gli investimenti necessari per arrivare a una produzione industriale?

Senza risposte verificabili è impossibile valutare la competitività economica della tecnologia.

Il risultato annunciato può rappresentare un progresso nella ricerca sulla trasmutazione nucleare, ma non dimostra che una futura fabbrica d’oro sia già realizzabile.

Non soltanto oro: le applicazioni mediche

Un ulteriore settore di interesse riguarda la produzione di isotopi utilizzabili nella medicina nucleare.

Tecnologie capaci di controllare trasformazioni nucleari potrebbero avere applicazioni nella preparazione di materiali destinati alla diagnostica e ai trattamenti sanitari.

Per questi impieghi, il valore di piccole quantità di isotopi specifici può essere molto elevato.

L’utilità economica di tali processi potrebbe quindi svilupparsi anche in direzioni diverse dalla produzione di metalli preziosi.

L’alchimia del futuro è possibile, ma deve fare i conti con i costi

L’annuncio di Marathon Fusion ha un enorme valore simbolico.

Per secoli la trasformazione di un metallo in oro è stata il simbolo della ricerca di una ricchezza quasi magica.

Oggi la fisica ne conosce i principi e studia sistemi per realizzarla.

Ma la vera rivoluzione non sarà dimostrare soltanto che un nucleo atomico può cambiare identità.

Sarà provare che questa trasformazione può avvenire in quantità significative, con efficienza, sicurezza e costi sostenibili.

Gli alchimisti inseguivano il segreto dell’oro. La scienza moderna ha trovato la strada per produrlo: adesso deve dimostrare che percorrerla conviene davvero.

Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.

7 Novembre 2026 ( modificato il 25 Ottobre 2026 | 19:57 )
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