7:29 am, 15 Ottobre 26 calendario

Chieri, dodici ore di orrore: compagno arrestato per tortura

Di: Redazione Metrotoday
🌐 Chieri, violenze sulla compagna, arresto per tortura, pratiche sessuali estreme, consenso revocato, carabinieri: una donna sarebbe stata sottoposta per circa dodici ore a violenze fisiche e psicologiche dal partner. L’incontro, inizialmente concordato, sarebbe degenerato dopo il ritiro del consenso da parte della donna. Ricoverata in ospedale con lesioni diffuse e segni di strangolamento, è riuscita a chiedere aiuto. L’uomo è stato arrestato e il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Una vicenda sconvolgente scuote Chieri, nel Torinese. Quello che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe dovuto essere un incontro intimo concordato si sarebbe trasformato in una sequenza di violenze durate circa dodici ore. La vittima, una donna legata sentimentalmente all’uomo arrestato, sarebbe stata picchiata, immobilizzata e sottoposta a ripetute aggressioni fisiche e psicologiche.

Il dettaglio che emerge con maggiore forza dalle indagini è il presunto mancato rispetto della volontà della donna. Secondo quanto raccontato ai sanitari e agli investigatori, la pratica inizialmente concordata avrebbe assunto modalità sempre più violente, fino al momento in cui la donna avrebbe manifestato la propria opposizione e ritirato il consenso.

Le violenze, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero proseguite nonostante il suo rifiuto.

L’uomo è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Chieri con l’accusa di tortura. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, su richiesta della Procura di Torino.

Il ricovero del 3 ottobre: la donna arriva in ospedale con le caviglie legate

La vicenda è emersa il 3 ottobre, quando la donna è stata trasportata in ambulanza all’ospedale di Chieri. Le sue condizioni hanno immediatamente attirato l’attenzione dei sanitari: presentava lesioni in diverse parti del corpo, segni di strangolamento al collo e un trauma al volto.

Un particolare rende ancora più drammatica la ricostruzione: la donna aveva ancora fascette di plastica strette alle caviglie quando è arrivata in ospedale.

Ai medici avrebbe raccontato di aver subito per ore aggressioni e costrizioni da parte del compagno. Il racconto ha consentito di attivare gli accertamenti e di coinvolgere i carabinieri, che hanno raccolto la testimonianza e avviato le verifiche.

La donna sarebbe riuscita anche a contattare il numero di emergenza 112 per chiedere aiuto. La segnalazione si è rivelata determinante per interrompere la situazione e consentire l’intervento delle autorità.

Dal consenso iniziale alle presunte sevizie: il punto centrale dell’inchiesta

Secondo la ricostruzione investigativa, l’incontro sarebbe iniziato nell’ambito del BDSM, un insieme di pratiche intime che possono includere dominazione, sottomissione e stimolazioni fisiche.

Il punto decisivo, tuttavia, non riguarda le preferenze sessuali della coppia, bensì quanto sarebbe accaduto dopo il rifiuto della donna.

Il consenso può essere revocato in qualsiasi momento. Un accordo iniziale non autorizza a proseguire un’attività contro la volontà dell’altra persona e non giustifica minacce, percosse o costrizioni.

È proprio su questa presunta trasformazione dell’incontro in una sequenza di violenze che si concentra una parte importante dell’indagine. Le dichiarazioni della donna dovranno essere valutate insieme ai referti medici, agli oggetti sequestrati e agli altri elementi raccolti.

La perquisizione nell’abitazione: sequestrati dispositivi e strumenti

Dopo aver raccolto le prime informazioni, i carabinieri hanno raggiunto l’abitazione della coppia. Secondo quanto emerso, l’uomo sarebbe stato trovato mentre riordinava la casa, che presentava segni di disordine ritenuti compatibili con una colluttazione.

Durante la perquisizione sono stati rinvenuti diversi oggetti ritenuti utili per ricostruire i fatti. Tra questi, un dispositivo elettrico artigianale ricavato dalla modifica di una racchetta antizanzare, una pistola a gas con numerosi proiettili e vari strumenti utilizzati per pratiche sessuali estreme.

I militari avrebbero inoltre individuato una struttura artigianale fissata alla parete, che sarebbe stata utilizzata per immobilizzare la donna sospendendola per i polsi.

Gli oggetti sono entrati nel quadro degli accertamenti e dovranno essere esaminati nel contesto complessivo dell’inchiesta.

L’arresto e la custodia cautelare in carcere

Gli elementi raccolti hanno portato all’arresto dell’uomo con l’accusa di tortura. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il provvedimento e disposto la custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta della Procura di Torino.

La misura cautelare non equivale a una condanna definitiva: le responsabilità dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza e del diritto di difesa.

Gli investigatori dovranno ricostruire con precisione la successione degli episodi, la durata delle presunte violenze e il ruolo degli oggetti sequestrati.

La vicenda riporta intanto l’attenzione sulla violenza all’interno delle relazioni e sulla necessità di riconoscere il valore del consenso, senza confonderlo con un’autorizzazione irrevocabile.

A Chieri, il racconto della donna, il ricovero ospedaliero e la richiesta di aiuto al 112 hanno dato impulso all’intervento delle forze dell’ordine. Ora sarà il procedimento giudiziario a chiarire ogni responsabilità.

15 Ottobre 2026
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