Crepet: «Se sbagli strada fai retromarcia». Il coraggio di cambiare
🌐Paolo Crepet, cambiare direzione, errori, coraggio e scelte di vita : la metaforadella retromarcia diventa una riflessione sulla capacità di fermarsi, riconoscere uno sbaglio e ricominciare senza considerare il passato una condanna.
Quando andare avanti non è più la scelta giusta
Ci sono momenti in cui la cosa più difficile non è andare avanti, ma ammettere che la direzione scelta non porta più dove si voleva arrivare. È da questa immagine semplice, quasi quotidiana, che parte la riflessione rilanciata in questi giorni attorno alle parole di Paolo Crepet: «Quando sbagli strada non vai avanti, fai la retromarcia e torni indietro».
Il punto non è celebrare il ritorno al passato. Al contrario. La retromarcia, nella metafora utilizzata da Crepet, serve a recuperare la possibilità di scegliere un’altra strada. È un gesto che presuppone consapevolezza: prima ci si accorge di essere fuori rotta, poi si accetta di interrompere il viaggio e infine si cerca una direzione diversa.
La frase si inserisce in una riflessione più ampia che Crepet ha sviluppato anche recentemente parlando di giovani, educazione, autonomia e rapporto con una società nella quale il bisogno di protezione può finire per trasformarsi in paura dell’errore. In una recente intervista dedicata alle nuove generazioni, lo psichiatra e sociologo ha insistito proprio sulla necessità di restituire ai ragazzi autonomia, capacità di pensare e possibilità di misurarsi con la fatica.
La retromarcia non è una sconfitta
La forza della metafora sta nella sua immediatezza. Quando ci si accorge di aver imboccato una strada sbagliata, continuare soltanto perché si è già percorsa una certa distanza non rende quella strada più corretta.
Nella vita, però, la questione è molto più complessa. Cambiare direzione significa spesso mettere in discussione una parte della propria identità. Può voler dire riconoscere che un progetto non funziona, che un lavoro non corrisponde più alle proprie aspettative, che un percorso di studi è stato scelto per compiacere qualcun altro oppure che una convinzione maturata anni prima non risponde più alla persona che siamo diventati.
È qui che entra in gioco l’orgoglio.
Più tempo abbiamo investito in una scelta, più difficile può diventare ammettere che quella scelta non ci rappresenta più. Il passato diventa allora una sorta di argomento contro il cambiamento: “Ho già fatto troppo per tornare indietro”.
Ma il tempo già trascorso non può essere recuperato continuando nella direzione sbagliata.
Perché ammettere un errore può diventare una svolta
Nella riflessione attribuita a Crepet c’è un passaggio particolarmente significativo: “Ognuno di noi ha sbagliato, tutti abbiamo sbagliato”. Il valore di questa affermazione sta soprattutto nell’eliminazione dell’idea di infallibilità.
L’errore non viene presentato come un’eccezione riservata a chi non è stato abbastanza bravo. Diventa una componente inevitabile dell’esperienza umana. La questione decisiva, quindi, non è evitare ogni errore, ma capire cosa fare quando ci si accorge di averlo commesso.
Questo cambia anche il significato della parola “fallimento”.
Un fallimento può essere un punto fermo oppure una fonte di informazioni. Può raccontare che qualcosa non ha funzionato, che una strategia era sbagliata, che un obiettivo non era davvero il proprio o che le condizioni sono cambiate.
In quest’ottica, tornare indietro non significa cancellare ciò che è stato. Significa utilizzare ciò che si è imparato per prendere una decisione differente.
Il vero problema è confondere coerenza e ostinazione
La società tende spesso a premiare la continuità. Essere coerenti viene considerato un valore, mentre cambiare idea può essere interpretato come debolezza.
Ma esiste una differenza importante tra coerenza e ostinazione.
La coerenza consiste nel mantenere una scelta perché le ragioni che l’hanno determinata restano valide. L’ostinazione, invece, può manifestarsi quando si continua soltanto per non dover riconoscere che qualcosa è cambiato.
È una distinzione particolarmente importante per i giovani, ma non riguarda soltanto loro. Le questioni sollevate da Crepet negli ultimi mesi hanno infatti toccato più volte scuola, famiglia, autonomia, tecnologia e costruzione dell’identità. A settembre, anche il Festival della Comunicazione ha inserito il rapporto tra giovani, scuola, famiglie e futuro all’interno di un programma dedicato al tema del “coraggio”, con Crepet impegnato in un confronto con la Generazione Z.
Il messaggio, quindi, non riguarda soltanto la capacità di cambiare strada. Riguarda la possibilità di costruire una persona capace di scegliere, anche quando scegliere significa correggersi.
Giovani e adulti davanti alla paura di sbagliare
Il tema diventa ancora più attuale in una società nella quale ogni scelta può essere sottoposta rapidamente al giudizio degli altri.
Scuola, università, lavoro e relazioni personali sono spesso accompagnati da aspettative molto precise. Bisogna scegliere presto, ottenere risultati, dimostrare di avere un progetto e possibilmente non mostrare dubbi.
Il problema è che una persona può crescere imparando a evitare l’errore invece di imparare dall’errore.
Crepet ha recentemente criticato proprio l’eccesso di protezione e controllo nei confronti dei giovani, collegandolo alla difficoltà di affrontare l’incertezza e il giudizio. Nel suo ragionamento, l’autonomia non coincide con l’assenza di regole, ma con la possibilità di sperimentare, assumersi responsabilità e scoprire anche attraverso tentativi che non vanno a buon fine.
Da questo punto di vista, la retromarcia diventa quasi una metafora educativa.
Chi non ha mai avuto la possibilità di sbagliare può vivere ogni errore come una catastrofe. Chi invece ha imparato che una strada può essere abbandonata e sostituita da un’altra può affrontare il cambiamento con maggiore consapevolezza.
“Da domani mattina”: il cambiamento passa dalle azioni
C’è poi un’altra parte della riflessione di Crepet che merita attenzione: il riferimento al “da domani mattina”.
È facile parlare di cambiamento quando il cambiamento resta astratto. Più difficile è trasformarlo in un comportamento concreto.
Cambiare strada può voler dire iscriversi a un corso diverso, cercare un nuovo lavoro, interrompere un progetto, chiedere aiuto, modificare un’abitudine oppure semplicemente smettere di investire energie in qualcosa che non ha più senso.
Non tutte le difficoltà indicano necessariamente che una strada sia sbagliata. La fatica, da sola, non è una prova che occorra cambiare percorso. Alcuni obiettivi richiedono perseveranza e attraversano inevitabilmente periodi complessi.
La questione è un’altra: capire quando la difficoltà è parte del percorso e quando, invece, segnala che quel percorso non corrisponde più alla direzione che si vuole prendere.
È una distinzione personale, spesso difficile, che richiede tempo e lucidità.
Fermarsi prima di sprecare altro tempo
La metafora della retromarcia contiene infine una lezione sul tempo.
A volte si continua perché fermarsi sembra significare perdere tutto ciò che è stato fatto prima. Ma esiste anche un’altra prospettiva: continuare senza convinzione può significare perdere altro tempo soltanto per giustificare quello già investito.
Fermarsi, invece, crea uno spazio per guardare la situazione da una distanza diversa.
Non significa avere immediatamente una risposta. Non significa sapere quale sarà la strada successiva. Significa riconoscere che quella attuale richiede una revisione.
Ed è forse questo il punto più interessante della riflessione: cambiare direzione non garantisce che la nuova strada sarà più facile. Garantisce soltanto una cosa: la possibilità di non restare immobili dentro una scelta che non si riconosce più come propria.
Il coraggio di ricominciare senza cancellare il passato
La retromarcia, allora, non è un ritorno alla casella di partenza. È un movimento consapevole.
Il passato rimane. Restano gli errori, le esperienze, le persone incontrate, le competenze acquisite e anche le conseguenze delle decisioni prese. Ma tutto questo può diventare materiale per costruire una scelta nuova.
La riflessione di Crepet torna così a un tema che attraversa anche i suoi interventi recenti: il coraggio di essere protagonisti delle proprie scelte, soprattutto in una fase storica nella quale tecnologia, pressione sociale e aspettative familiari possono rendere più difficile ascoltare ciò che davvero si vuole. Anche la programmazione culturale recente dedicata a scuola e giovani ha riportato al centro parole come identità, autonomia e coraggio.
Forse è proprio qui che la semplice immagine dell’automobile diventa una lezione più ampia.
Quando ci accorgiamo di aver sbagliato strada, non dobbiamo necessariamente considerare il ritorno indietro come una sconfitta. Possiamo considerarlo il momento in cui torniamo ad avere una scelta.
E a volte la vera forza non consiste nel percorrere fino in fondo una strada soltanto perché l’abbiamo imboccata.
Consiste nel riconoscere, con abbastanza lucidità da poterlo fare, che è arrivato il momento di cambiare direzione.
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