7:07 am, 9 Settembre 26 calendario

Caso Malagò, la Procura Coni riapre il nodo tesseramento

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Tesseramento Malagò: la Procura generale dello Sport respinge la richiesta di archiviazione della Procura FIGC e chiede nuovi chiarimenti sull’interpretazione dello Statuto. La vicenda può tornare a pesare sulla legittimità della presidenza federale.

La partita sulla presidenza della FIGC non è ancora chiusa. A poco più di due mesi dall’elezione di Giovanni Malagò, il caso del mancato tesseramento al momento della candidatura torna al centro della scena e assume un peso molto più rilevante rispetto a quello che sembrava avere pochi giorni fa.

La Procura generale dello Sport ha infatti respinto la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura federale e ha chiesto al procuratore Giuseppe Chinè di fornire ulteriori chiarimenti sulla ricostruzione giuridica alla base della sua conclusione. La questione, dunque, non viene archiviata e torna sul tavolo degli organi della giustizia sportiva. 

Al centro del confronto c’è una domanda apparentemente tecnica, ma dalle possibili conseguenze politiche e istituzionali enormi: Giovanni Malagò doveva essere già tesserato FIGC quando ha depositato la propria candidatura alla presidenza?

È da questa interpretazione dello Statuto che dipende una parte decisiva del futuro della nuova governance del calcio italiano.

Tesseramento Malagò, perché la Procura Coni ha detto no all’archiviazione

La novità delle ultime ore è contenuta nella relazione predisposta dal procuratore generale dello Sport Ugo Taucer, inviata a Chinè e, per conoscenza, al presidente del CONI Luciano Buonfiglio.

La Procura federale aveva concluso il proprio approfondimento chiedendo l’archiviazione dell’indagine. La posizione era stata resa nota nei giorni scorsi e poggiava su una determinata lettura delle norme federali: l’espressione relativa all’essere “in regola con il tesseramento” non sarebbe necessariamente interpretabile come obbligo di avere già materialmente una tessera FIGC nel momento in cui viene presentata la candidatura. 

Secondo questa impostazione, il requisito sarebbe invece riferito al rispetto delle condizioni e delle prescrizioni necessarie per il tesseramento da parte di chi è già inserito nell’ordinamento federale.

È una distinzione decisiva. Perché Malagò, quando si candidò alla presidenza della FIGC, non disponeva di una tessera federale, così come non l’avevano alcuni suoi predecessori, tra cui Giancarlo Abete. La Procura federale ha ritenuto tuttavia che questa circostanza non fosse sufficiente a mettere in discussione la candidatura e, successivamente, l’elezione. 

Taucer, però, ha ritenuto necessario chiedere un supplemento di spiegazioni.

Il punto delicato dello Statuto FIGC

La questione non riguarda quindi soltanto l’esistenza o meno di una tessera. Il vero nodo è come interpretare il requisito previsto dallo Statuto federale e quale momento debba essere preso come riferimento per verificare la sussistenza delle condizioni necessarie alla candidatura.

È una differenza che può sembrare sottile sul piano formale, ma che diventa enorme quando si parla della carica piÚ importante del calcio italiano.

Malagò è stato eletto il 22 giugno 2026, al primo scrutinio, con il 68,58% dei voti. L’assemblea ha scelto l’ex presidente del CONI davanti a Giancarlo Abete, fermatosi al 29,17%. L’elezione ha segnato l’avvio di una nuova fase per la Federazione dopo la lunga presidenza di Gabriele Gravina. 

Ora, però, la regolarità del percorso che ha portato Malagò alla guida della FIGC viene nuovamente scrutinata.

Non significa che l’elezione sia stata annullata, né che esista già una decisione definitiva sulla sua eventuale decadenza. Il procedimento è ancora in una fase di approfondimento e la Procura federale dovrà rispondere alle richieste di chiarimento formulate dalla Procura generale dello Sport.

Dalla richiesta di archiviazione ai nuovi chiarimenti

Il passaggio di queste ore è importante soprattutto per un motivo: la richiesta di archiviazione non ha chiuso il procedimento.

La Procura generale dello Sport, infatti, esercita un ruolo di coordinamento e controllo sull’attività delle procure federali. Nel caso specifico, Taucer ha ritenuto che gli elementi contenuti nella richiesta di archiviazione non fossero ancora sufficienti per considerare definita la vicenda.

A Chinè spetta ora fornire le argomentazioni e gli elementi chiarificatori richiesti.

Il procuratore federale aveva costruito la propria conclusione anche sulla continuità interpretativa rispetto a un precedente procedimento che aveva coinvolto Gabriele Gravina. La lettura dello Statuto utilizzata in quel caso portava a non considerare necessariamente indispensabile il possesso materiale della tessera al momento della candidatura. 

Il problema, però, è che la Procura generale sembra ritenere necessario approfondire se quella stessa interpretazione possa essere applicata anche al caso di Malagò e, soprattutto, se il quadro normativo e fattuale sia davvero sovrapponibile.

È qui che la vicenda può assumere una dimensione diversa.

Il precedente di Gravina pesa nel confronto

Il riferimento all’ex presidente federale Gabriele Gravina non è casuale. La stessa interpretazione del requisito del tesseramento era già stata utilizzata in passato per arrivare a una conclusione favorevole all’archiviazione.

Questo elemento rappresenta uno dei principali argomenti a sostegno della posizione della Procura FIGC.

Ma il fatto che una determinata interpretazione sia stata già utilizzata non significa automaticamente che ogni caso successivo debba essere definito nello stesso modo. È proprio questo uno degli aspetti sui quali la Procura generale chiede ora di fare maggiore chiarezza. 

Il confronto, quindi, non è soltanto tra due uffici. È anche un confronto sull’interpretazione delle regole che disciplinano l’accesso alla presidenza federale.

Malagò è stato eletto, ma il caso non è finito

C’è poi un elemento che rende la vicenda particolarmente delicata.

La candidatura di Malagò era stata formalmente ammessa e l’assemblea elettiva lo ha successivamente scelto con una maggioranza molto ampia. Prima del voto, inoltre, il tema era già stato portato davanti agli organi della giustizia sportiva attraverso i ricorsi presentati da Renato Miele.

Quelle iniziative, finora, non avevano prodotto un blocco dell’iter elettorale. Anche il contenzioso sulla candidabilità era stato affrontato dagli organi federali e di giustizia sportiva prima del voto. 

Questo spiega perché la vicenda odierna non possa essere letta come se il problema fosse emerso soltanto dopo l’elezione.

Il nodo era giĂ  noto prima del 22 giugno.

La novità è che, dopo la richiesta di archiviazione della Procura federale, la Procura generale dello Sport ha deciso di non considerare concluso il caso e ha chiesto una nuova verifica argomentativa.

È un passaggio che mantiene aperta una questione che sembrava destinata a chiudersi.

Cosa può succedere adesso

Il prossimo passaggio sarà la risposta di Giuseppe Chinè. Il procuratore federale dovrà chiarire la linea seguita nella richiesta di archiviazione e rispondere alle osservazioni contenute nella relazione di Taucer.

Da quel confronto emergerĂ  il quadro successivo.

La prima possibilità è che le spiegazioni della Procura FIGC vengano ritenute sufficienti e che l’ipotesi di archiviazione torni a essere considerata praticabile. In quel caso, il procedimento potrebbe avviarsi verso una chiusura definitiva.

La seconda è che gli approfondimenti facciano emergere la necessità di ulteriori valutazioni sul requisito del tesseramento.

È proprio quest’ultima eventualità a rendere la situazione politicamente e sportivamente sensibile, perché una contestazione sulla regolarità della candidatura potrebbe avere ripercussioni sull’intero assetto della presidenza federale.

Al momento, tuttavia, non esiste una decisione definitiva che sancisca l’irregolarità dell’elezione o la decadenza di Malagò. Le ricostruzioni più drastiche appartengono alla fase delle possibili conseguenze e non possono essere presentate come fatti già acquisiti.

PerchÊ il caso Malagò può diventare un terremoto per la FIGC

La questione arriva in un momento particolarmente delicato per la Federcalcio.

Malagò è appena entrato nella fase operativa del proprio mandato e ha già impresso una direzione precisa alla nuova gestione. Tra le decisioni più significative c’è stata quella di affidare la panchina della Nazionale a Roberto Mancini, con Claudio Ranieri scelto come direttore tecnico e presidente del Club Italia. 

Il presidente è dunque impegnato nella costruzione di un progetto che riguarda non soltanto la Nazionale, ma l’intera struttura federale.

Proprio per questo, una riapertura del dossier sulla sua candidatura avrebbe un peso che andrebbe ben oltre la questione formale del tesseramento.

Non sarebbe soltanto una disputa interpretativa su una norma dello Statuto. Entrerebbe in discussione la stabilitĂ  della governance del calcio italiano, con possibili effetti sulle decisioni giĂ  assunte e sui rapporti tra le diverse componenti federali.

Per ora, però, è necessario distinguere i fatti dalle ipotesi.

Il fatto è che la Procura generale dello Sport ha respinto la richiesta di archiviazione e ha chiesto chiarimenti alla Procura FIGC. Il fatto è che Malagò, al momento della candidatura, non risultava tesserato FIGC. Ed è altrettanto vero che la Procura federale aveva ritenuto questa circostanza compatibile con la candidabilità sulla base della propria interpretazione dello Statuto. 

Ora quella lettura dovrĂ  essere nuovamente messa alla prova.

La partita si sposta sul terreno della giustizia sportiva

Il caso Malagò, quindi, non vive oggi di una sentenza definitiva, ma di un confronto interpretativo ancora aperto.

È questo il punto da tenere presente mentre la vicenda torna al centro dell’attenzione: non c’è ancora un verdetto sulla permanenza di Malagò alla guida della FIGC, ma nemmeno l’archiviazione che sembrava profilarsi nei giorni scorsi.

La Procura generale dello Sport ha scelto di fermare quel percorso e chiedere ulteriori spiegazioni. Chinè dovrà ora rispondere, mentre gli organi competenti saranno chiamati a valutare se la motivazione già fornita sia sufficiente oppure se il nodo del tesseramento debba essere ulteriormente approfondito.

La presidenza di Malagò resta dunque in piedi, ma il caso che ne mette in discussione la regolarità non è ancora chiuso.

E in una FIGC che ha appena cambiato vertice, questa è una differenza tutt’altro che marginale. 

9 Settembre 2026
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