Caso Malagò, la Procura Coni riapre il nodo tesseramento
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Toggleđ Tesseramento Malagò: la Procura generale dello Sport respinge la richiesta di archiviazione della Procura FIGC e chiede nuovi chiarimenti sullâinterpretazione dello Statuto. La vicenda può tornare a pesare sulla legittimitĂ della presidenza federale.
La partita sulla presidenza della FIGC non è ancora chiusa. A poco piĂš di due mesi dallâelezione di Giovanni Malagò, il caso del mancato tesseramento al momento della candidatura torna al centro della scena e assume un peso molto piĂš rilevante rispetto a quello che sembrava avere pochi giorni fa.
La Procura generale dello Sport ha infatti respinto la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura federale e ha chiesto al procuratore Giuseppe Chinè di fornire ulteriori chiarimenti sulla ricostruzione giuridica alla base della sua conclusione. La questione, dunque, non viene archiviata e torna sul tavolo degli organi della giustizia sportiva. î
Al centro del confronto câè una domanda apparentemente tecnica, ma dalle possibili conseguenze politiche e istituzionali enormi: Giovanni Malagò doveva essere giĂ tesserato FIGC quando ha depositato la propria candidatura alla presidenza?
Ă da questa interpretazione dello Statuto che dipende una parte decisiva del futuro della nuova governance del calcio italiano.

Tesseramento Malagò, perchĂŠ la Procura Coni ha detto no allâarchiviazione
La novità delle ultime ore è contenuta nella relazione predisposta dal procuratore generale dello Sport Ugo Taucer, inviata a Chinè e, per conoscenza, al presidente del CONI Luciano Buonfiglio.
La Procura federale aveva concluso il proprio approfondimento chiedendo lâarchiviazione dellâindagine. La posizione era stata resa nota nei giorni scorsi e poggiava su una determinata lettura delle norme federali: lâespressione relativa allâessere âin regola con il tesseramentoâ non sarebbe necessariamente interpretabile come obbligo di avere giĂ materialmente una tessera FIGC nel momento in cui viene presentata la candidatura. î
Secondo questa impostazione, il requisito sarebbe invece riferito al rispetto delle condizioni e delle prescrizioni necessarie per il tesseramento da parte di chi è giĂ inserito nellâordinamento federale.
Ă una distinzione decisiva. PerchĂŠ Malagò, quando si candidò alla presidenza della FIGC, non disponeva di una tessera federale, cosĂŹ come non lâavevano alcuni suoi predecessori, tra cui Giancarlo Abete. La Procura federale ha ritenuto tuttavia che questa circostanza non fosse sufficiente a mettere in discussione la candidatura e, successivamente, lâelezione. î
Taucer, però, ha ritenuto necessario chiedere un supplemento di spiegazioni.
Il punto delicato dello Statuto FIGC
La questione non riguarda quindi soltanto l’esistenza o meno di una tessera. Il vero nodo è come interpretare il requisito previsto dallo Statuto federale e quale momento debba essere preso come riferimento per verificare la sussistenza delle condizioni necessarie alla candidatura.
à una differenza che può sembrare sottile sul piano formale, ma che diventa enorme quando si parla della carica piÚ importante del calcio italiano.
Malagò è stato eletto il 22 giugno 2026, al primo scrutinio, con il 68,58% dei voti. Lâassemblea ha scelto lâex presidente del CONI davanti a Giancarlo Abete, fermatosi al 29,17%. Lâelezione ha segnato lâavvio di una nuova fase per la Federazione dopo la lunga presidenza di Gabriele Gravina. î
Ora, però, la regolarità del percorso che ha portato Malagò alla guida della FIGC viene nuovamente scrutinata.
Non significa che lâelezione sia stata annullata, nĂŠ che esista giĂ una decisione definitiva sulla sua eventuale decadenza. Il procedimento è ancora in una fase di approfondimento e la Procura federale dovrĂ rispondere alle richieste di chiarimento formulate dalla Procura generale dello Sport.

Dalla richiesta di archiviazione ai nuovi chiarimenti
Il passaggio di queste ore è importante soprattutto per un motivo: la richiesta di archiviazione non ha chiuso il procedimento.
La Procura generale dello Sport, infatti, esercita un ruolo di coordinamento e controllo sullâattivitĂ delle procure federali. Nel caso specifico, Taucer ha ritenuto che gli elementi contenuti nella richiesta di archiviazione non fossero ancora sufficienti per considerare definita la vicenda.
A Chinè spetta ora fornire le argomentazioni e gli elementi chiarificatori richiesti.
Il procuratore federale aveva costruito la propria conclusione anche sulla continuitĂ interpretativa rispetto a un precedente procedimento che aveva coinvolto Gabriele Gravina. La lettura dello Statuto utilizzata in quel caso portava a non considerare necessariamente indispensabile il possesso materiale della tessera al momento della candidatura. î
Il problema, però, è che la Procura generale sembra ritenere necessario approfondire se quella stessa interpretazione possa essere applicata anche al caso di Malagò e, soprattutto, se il quadro normativo e fattuale sia davvero sovrapponibile.
à qui che la vicenda può assumere una dimensione diversa.
Il precedente di Gravina pesa nel confronto
Il riferimento allâex presidente federale Gabriele Gravina non è casuale. La stessa interpretazione del requisito del tesseramento era giĂ stata utilizzata in passato per arrivare a una conclusione favorevole allâarchiviazione.
Questo elemento rappresenta uno dei principali argomenti a sostegno della posizione della Procura FIGC.
Ma il fatto che una determinata interpretazione sia stata giĂ utilizzata non significa automaticamente che ogni caso successivo debba essere definito nello stesso modo. Ă proprio questo uno degli aspetti sui quali la Procura generale chiede ora di fare maggiore chiarezza. î
Il confronto, quindi, non è soltanto tra due uffici. Ă anche un confronto sullâinterpretazione delle regole che disciplinano lâaccesso alla presidenza federale.

Malagò è stato eletto, ma il caso non è finito
Câè poi un elemento che rende la vicenda particolarmente delicata.
La candidatura di Malagò era stata formalmente ammessa e lâassemblea elettiva lo ha successivamente scelto con una maggioranza molto ampia. Prima del voto, inoltre, il tema era giĂ stato portato davanti agli organi della giustizia sportiva attraverso i ricorsi presentati da Renato Miele.
Quelle iniziative, finora, non avevano prodotto un blocco dellâiter elettorale. Anche il contenzioso sulla candidabilitĂ era stato affrontato dagli organi federali e di giustizia sportiva prima del voto. î
Questo spiega perchĂŠ la vicenda odierna non possa essere letta come se il problema fosse emerso soltanto dopo lâelezione.
Il nodo era giĂ noto prima del 22 giugno.
La novità è che, dopo la richiesta di archiviazione della Procura federale, la Procura generale dello Sport ha deciso di non considerare concluso il caso e ha chiesto una nuova verifica argomentativa.
Ă un passaggio che mantiene aperta una questione che sembrava destinata a chiudersi.
Cosa può succedere adesso
Il prossimo passaggio sarà la risposta di Giuseppe Chinè. Il procuratore federale dovrà chiarire la linea seguita nella richiesta di archiviazione e rispondere alle osservazioni contenute nella relazione di Taucer.
Da quel confronto emergerĂ il quadro successivo.
La prima possibilità è che le spiegazioni della Procura FIGC vengano ritenute sufficienti e che lâipotesi di archiviazione torni a essere considerata praticabile. In quel caso, il procedimento potrebbe avviarsi verso una chiusura definitiva.
La seconda è che gli approfondimenti facciano emergere la necessità di ulteriori valutazioni sul requisito del tesseramento.
Ă proprio questâultima eventualitĂ a rendere la situazione politicamente e sportivamente sensibile, perchĂŠ una contestazione sulla regolaritĂ della candidatura potrebbe avere ripercussioni sullâintero assetto della presidenza federale.
Al momento, tuttavia, non esiste una decisione definitiva che sancisca lâirregolaritĂ dellâelezione o la decadenza di Malagò. Le ricostruzioni piĂš drastiche appartengono alla fase delle possibili conseguenze e non possono essere presentate come fatti giĂ acquisiti.
PerchÊ il caso Malagò può diventare un terremoto per la FIGC
La questione arriva in un momento particolarmente delicato per la Federcalcio.
Malagò è appena entrato nella fase operativa del proprio mandato e ha giĂ impresso una direzione precisa alla nuova gestione. Tra le decisioni piĂš significative câè stata quella di affidare la panchina della Nazionale a Roberto Mancini, con Claudio Ranieri scelto come direttore tecnico e presidente del Club Italia. î
Il presidente è dunque impegnato nella costruzione di un progetto che riguarda non soltanto la Nazionale, ma lâintera struttura federale.
Proprio per questo, una riapertura del dossier sulla sua candidatura avrebbe un peso che andrebbe ben oltre la questione formale del tesseramento.
Non sarebbe soltanto una disputa interpretativa su una norma dello Statuto. Entrerebbe in discussione la stabilitĂ della governance del calcio italiano, con possibili effetti sulle decisioni giĂ assunte e sui rapporti tra le diverse componenti federali.
Per ora, però, è necessario distinguere i fatti dalle ipotesi.
Il fatto è che la Procura generale dello Sport ha respinto la richiesta di archiviazione e ha chiesto chiarimenti alla Procura FIGC. Il fatto è che Malagò, al momento della candidatura, non risultava tesserato FIGC. Ed è altrettanto vero che la Procura federale aveva ritenuto questa circostanza compatibile con la candidabilitĂ sulla base della propria interpretazione dello Statuto. î
Ora quella lettura dovrĂ essere nuovamente messa alla prova.
La partita si sposta sul terreno della giustizia sportiva
Il caso Malagò, quindi, non vive oggi di una sentenza definitiva, ma di un confronto interpretativo ancora aperto.
Ă questo il punto da tenere presente mentre la vicenda torna al centro dell’attenzione: non câè ancora un verdetto sulla permanenza di Malagò alla guida della FIGC, ma nemmeno lâarchiviazione che sembrava profilarsi nei giorni scorsi.
La Procura generale dello Sport ha scelto di fermare quel percorso e chiedere ulteriori spiegazioni. Chinè dovrà ora rispondere, mentre gli organi competenti saranno chiamati a valutare se la motivazione già fornita sia sufficiente oppure se il nodo del tesseramento debba essere ulteriormente approfondito.
La presidenza di Malagò resta dunque in piedi, ma il caso che ne mette in discussione la regolarità non è ancora chiuso.
E in una FIGC che ha appena cambiato vertice, questa è una differenza tuttâaltro che marginale. î
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