Alessia Marcuzzi, la menopausa e la rinascita: «Sono In Bloom»
🌐 Alessia Marcuzzi, menopausa, perimenopausa a 47 anni e “fase In Bloom”: la conduttrice rompe il silenzio su una trasformazione vissuta inizialmente con vergogna, insicurezza e paura del giudizio. «Mi sentivo meno donna, meno femmina, meno sexy in video, meno desiderata», racconta in un video pubblicato sui social. Dietro il sorriso e la sicurezza mostrati davanti alle telecamere, per anni ha nascosto un disagio che oggi sceglie di condividere con altre donne. Il messaggio è netto: la menopausa non cancella la femminilità e non deve diventare motivo di imbarazzo. Per questo Marcuzzi propone una nuova definizione, “In Bloom”, l’immagine di una donna che rifiorisce e scopre una diversa consapevolezza di sé.
Alessia Marcuzzi rompe il silenzio: «Mi vergognavo della menopausa»
È una confessione personale, ma anche una presa di posizione contro un tabù che continua a condizionare il modo in cui molte donne vivono il cambiamento del proprio corpo. Alessia Marcuzzi, a 53 anni e a circa un mese dal suo 54esimo compleanno, ha deciso di raccontare apertamente la propria esperienza con la perimenopausa e la menopausa, spiegando quanto sia stato difficile riconoscere ciò che le stava succedendo e parlarne senza sentirsi giudicata.
La conduttrice ricorda di essere entrata in perimenopausa intorno ai 47 anni, in un periodo nel quale lavorava molto e continuava a comparire in televisione. Il corpo stava cambiando, alcuni sintomi la coglievano impreparata e mancavano, almeno nella sua esperienza, le informazioni necessarie per comprendere pienamente quella fase.
«Il tuo corpo cambia, i tuoi ormoni cominciano a diventare un po’ matti e tu non sai bene cosa stia succedendo, perché non sei preparata», racconta nel video.
La difficoltà non era soltanto fisica. A pesare era soprattutto il significato che attribuiva a quel cambiamento e il timore che gli altri potessero leggerlo come un segnale di perdita: meno bellezza, meno fascino, meno desiderabilità.
«Mi sentivo meno donna, meno femmina, meno sexy in video», confessa. Parole che raccontano una vulnerabilità lontana dall’immagine pubblica di una donna solare, ironica e sicura di sé.
Il punto centrale del suo racconto è proprio questo: anche una donna abituata a stare sotto i riflettori può sentirsi fragile quando il proprio corpo attraversa una trasformazione che la società continua a raccontare con imbarazzo.

Le battute sul lavoro e la paura di essere giudicata
Per una conduttrice televisiva, il rapporto con l’immagine pubblica può diventare particolarmente delicato. Essere in video significa esporsi allo sguardo degli altri, ma anche confrontarsi con aspettative estetiche che sembrano non lasciare spazio ai cambiamenti naturali dell’età.
Marcuzzi racconta che, quando dimenticava qualcosa, capitava che qualcuno scherzasse attribuendo la distrazione alla menopausa. Anche le sensazioni improvvise di calore diventavano occasioni per battute.
All’esterno cercava di reagire con una risata, come se quelle osservazioni non la toccassero. Dentro, però, avrebbe voluto rispondere apertamente e rivendicare il diritto di non nascondere ciò che stava vivendo.
«Volevo alzare la mano e dire: sì, io sono in menopausa», spiega, ricordando però di non averlo fatto perché si sentiva in imbarazzo.
La sua testimonianza mette in luce una contraddizione: una condizione biologica comune può diventare qualcosa da celare, soprattutto quando viene associata a immagini negative come l’invecchiamento, la perdita di attrattiva o una presunta diminuzione delle capacità.
Nel suo caso, la paura del giudizio era legata anche al lavoro. Il timore di essere percepita diversamente davanti alle telecamere si intrecciava con la sensazione di essere meno desiderata.
Il racconto non dimostra che tutte le donne vivano la menopausa allo stesso modo, ma mostra quanto il contesto sociale possa influire sull’esperienza individuale. Quando una fase della vita viene trattata come una debolezza, persino nominarla può diventare difficile.

Gli assorbenti nella borsa e il tabù della femminilità
Tra i passaggi più significativi della confessione c’è un dettaglio apparentemente quotidiano: Marcuzzi racconta che, anche durante quel periodo, continuava a portare con sé gli assorbenti.
Quel gesto, nel suo racconto, diventa il simbolo della difficoltà di accettare un cambiamento che non coincide più con le abitudini del passato. Non si tratta semplicemente di un oggetto nella borsa, ma del tentativo di conservare una normalità conosciuta mentre il corpo stava entrando in una fase diversa.
La conduttrice allarga poi il discorso ad altre donne che, secondo la sua esperienza e le sue osservazioni, arrivano a nascondere al partner di essere in menopausa, fino a fingere di avere ancora il ciclo mestruale.
È una riflessione che esprime rabbia e amarezza. Perché il problema, sostiene, non è soltanto attraversare una trasformazione fisica: è sentirsi costrette a mascherarla per essere considerate ancora femminili.
Il ciclo mestruale non è una misura del valore di una donna, così come la menopausa non determina la sua capacità di essere amata, desiderata o sicura di sé.
Il passaggio alla menopausa non è uguale per tutte. I sintomi, la loro intensità e il modo in cui vengono affrontati possono variare molto da persona a persona. Ma il messaggio di Marcuzzi riguarda soprattutto la libertà di parlarne senza dover giustificare il proprio corpo.
Il silenzio, infatti, rischia di trasformare un cambiamento naturale in un’esperienza solitaria, alimentando la sensazione che ci sia qualcosa da nascondere.
Che cos’è la perimenopausa e perché può sorprendere
La storia raccontata da Marcuzzi offre l’occasione per distinguere due termini che spesso vengono utilizzati come sinonimi, anche se indicano fasi differenti.
La perimenopausa è il periodo di transizione che precede la menopausa. Durante questa fase le variazioni ormonali possono accompagnarsi a cambiamenti del ciclo mestruale e a sintomi come vampate di calore, disturbi del sonno, alterazioni dell’umore o difficoltà di concentrazione. Non tutte le donne sperimentano gli stessi sintomi, né con la stessa intensità.
La menopausa, in senso clinico, viene generalmente identificata retrospettivamente dopo dodici mesi consecutivi senza mestruazioni, quando non ci sono altre cause che spieghino l’assenza del ciclo.
L’età di inizio della perimenopausa e la durata della transizione possono variare. Nel caso di Marcuzzi, il periodo sarebbe cominciato intorno ai 47 anni, ma la sua esperienza personale non deve essere interpretata come un modello valido per tutte.
La conduttrice ammette di non essersi sentita sufficientemente preparata a riconoscere quello che stava vivendo. È un aspetto importante del suo racconto: comprendere i possibili cambiamenti aiuta a dare loro un nome, a ridurre la confusione e a sapere quando chiedere un confronto con un professionista sanitario.
Parlare di menopausa non significa minimizzare eventuali disagi. Al contrario, significa poterli affrontare senza vergogna e senza rinunciare al supporto medico quando necessario.
L’ex marito Paolo Calabresi Marconi le è stato vicino
Nel suo video, Marcuzzi ricorda anche il sostegno ricevuto durante quel periodo dal suo ex marito, Paolo Calabresi Marconi.
«Io ero sposata e il mio ex marito mi è stato molto accanto, ma è stato un periodo molto complicato», racconta.
I due si erano sposati nel dicembre 2014 e hanno annunciato la separazione nel settembre 2022. Il riferimento al loro rapporto non è un dettaglio marginale: la conduttrice sottolinea che, anche quando si può contare sulla vicinanza di una persona importante, affrontare un cambiamento che tocca l’identità e l’immagine di sé può essere faticoso.
Il sostegno del partner può aiutare, ma non elimina automaticamente l’imbarazzo o le insicurezze. Per questo Marcuzzi insiste sull’importanza di superare il silenzio, senza trattare la menopausa come una condizione da nascondere alla persona con cui si condivide la vita.
La sua testimonianza si rivolge anche a chi teme che parlare apertamente di questa fase possa modificare il modo in cui viene percepita nella relazione. Il punto, nella prospettiva della conduttrice, è smettere di considerare il cambiamento come una diminuzione del proprio valore.
«Quando è arrivata la menopausa conclamata, è stata una liberazione»
Il racconto di Marcuzzi non si ferma alle difficoltà. La conduttrice descrive anche un cambiamento nel modo di percepire se stessa, arrivato quando è entrata nella menopausa conclamata.
«Per me è stata una specie di liberazione», racconta.
Dopo la vergogna e il timore del giudizio, è arrivata una nuova consapevolezza. La parola che prima le provocava imbarazzo ha perso parte del suo potere negativo, lasciando spazio a un modo diverso di interpretare questa stagione della vita.
Marcuzzi non sostiene che la menopausa sia priva di disagi. Nel suo intervento sceglie piuttosto di spostare l’attenzione su aspetti meno raccontati: la libertà di essere più dirette, la capacità di conoscersi meglio e la possibilità di non vivere più sotto il peso delle aspettative altrui.
«La donna in menopausa è una donna più figa, più consapevole, più vogliosa di scoprire le cose, più diretta, più sexy», afferma.
È una rivendicazione volutamente provocatoria, che capovolge l’immagine tradizionale della donna in menopausa come persona destinata a perdere fascino e centralità. La femminilità, nella sua visione, non ha una data di scadenza e non deve essere misurata attraverso il ciclo mestruale o l’età anagrafica.
La sua non è una promessa che ogni donna si sentirà immediatamente meglio, né un invito a ignorare i sintomi. È un modo personale di raccontare una trasformazione che, dopo un periodo difficile, può essere vissuta anche come l’inizio di una nuova fase.
Perché Alessia Marcuzzi vuole chiamarla «In Bloom»
La parola scelta da Marcuzzi per descrivere questa nuova stagione è “In Bloom”, espressione inglese che richiama l’idea di essere in fiore, sbocciare e rifiorire.
La conduttrice invita a superare una definizione che, nella sua esperienza, porta con sé un’immagine di cessazione e perdita. Vuole invece associare questa fase a un processo di trasformazione, nel quale la donna non scompare ma scopre una diversa relazione con se stessa.
Nel suo video richiama anche il termine giapponese kōnenki, utilizzato per indicare la menopausa e spesso interpretato nel discorso divulgativo attraverso l’immagine di una nuova stagione della vita. È un riferimento simbolico che si inserisce nel suo messaggio di rinascita, non una definizione medica alternativa.
«Basta dire menopausa. Noi siamo In Bloom, perché siamo rifiorite», afferma.
La proposta non cambia il significato clinico della menopausa, ma prova a trasformare il linguaggio con cui viene raccontata. Le parole, infatti, possono influenzare il modo in cui una condizione viene percepita, soprattutto quando è circondata da stereotipi.
Per Marcuzzi, “In Bloom” significa riconoscersi ancora desiderabili, interessanti e capaci di vivere nuove esperienze. Significa anche accettare che il corpo possa cambiare senza che questo diventi una ragione per sentirsi meno importanti.
Il suo invito finale è rivolto a tutte le donne: «Vorrei che nessuna di noi si sentisse mai meno».
Un tabù che riguarda anche il mondo dello spettacolo
La confessione assume un significato particolare perché arriva da una figura pubblica abituata a lavorare davanti alle telecamere. Nel mondo dello spettacolo, l’immagine è spesso parte integrante della professione e l’invecchiamento femminile può essere accompagnato da aspettative estetiche difficili da sostenere.
Marcuzzi racconta di aver temuto che la menopausa potesse renderla meno sexy agli occhi del pubblico. È una preoccupazione personale, ma richiama un problema più ampio: la pressione che porta molte donne a sentirsi obbligate a mantenere un’immagine giovane, anche quando il corpo attraversa cambiamenti naturali.
La conduttrice non rinnega la propria vulnerabilità. Al contrario, la rende pubblica e la usa per contestare l’idea che una donna debba essere sempre sorridente, sicura e impeccabile.
Raccontarsi significa anche mostrare la distanza tra ciò che appare sullo schermo e quello che può accadere nella vita privata. Dietro una presenza professionale sicura possono esserci dubbi, momenti di smarrimento e il bisogno di essere comprese.
Il suo intervento si inserisce così in una conversazione più ampia sulla salute femminile, sul rapporto con l’età e sul diritto di parlare apertamente delle trasformazioni del corpo.
Dalla vergogna alla consapevolezza: il messaggio alle donne
La storia di Alessia Marcuzzi non pretende di rappresentare tutte le esperienze della menopausa. Ogni donna attraversa questa fase in modo diverso, e per alcune i sintomi possono richiedere un sostegno medico specifico.
Il valore del suo racconto sta soprattutto nella scelta di dare voce a un’esperienza che per molto tempo ha vissuto con imbarazzo. Dire apertamente di essere in perimenopausa, raccontare la paura del giudizio e ammettere di essersi sentita meno desiderabile significa interrompere il meccanismo che trasforma una condizione comune in un segreto.
Il messaggio non è che bisogna essere sempre positive o che ogni difficoltà possa essere risolta cambiando nome alla menopausa. È, piuttosto, che nessuna donna dovrebbe sentirsi obbligata a nascondere ciò che vive per paura di essere considerata meno femminile.
A pochi giorni dalla Giornata mondiale della menopausa del 18 ottobre, la conduttrice invita a cambiare prospettiva: parlare, informarsi, chiedere aiuto quando serve e smettere di identificare la femminilità con la giovinezza.
Non sentirsi più “meno”, ma riconoscersi ancora intere, desiderabili e capaci di cambiare. È questa la sfida racchiusa nella sua “fase In Bloom”: una nuova fioritura che non cancella le difficoltà, ma restituisce alle donne la possibilità di raccontarsi senza vergogna.
Per la foto principale è preferibile utilizzare un’immagine editoriale autorizzata di Alessia Marcuzzi. Le altre immagini sono illustrative e non documentano direttamente la sua esperienza.
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