Alessandro Venier, il film dell’orrore: la madre confessa in lacrime
🌐 Omicidio Alessandro Venier, la verità investigativa ricostruita minuto per minuto davanti alla Corte d’assise di Udine. Il 35enne, ucciso il 25 luglio 2025 a Gemona del Friuli, sarebbe stato prima narcotizzato con una limonata, poi assassinato e fatto a pezzi. Il corpo venne nascosto in un bidone riempito di calce. Sul banco delle imputate siedono la madre Lorena Venier, rea confessa, e la compagna Mailyn Castro Monsalvo. Durante l’udienza del 19 ottobre 2026, tra video di sorveglianza, messaggi e immagini dei resti della vittima, arriva il momento più drammatico: Lorena scoppia a piangere pubblicamente per la prima volta. E un messaggio inviato poche ore dopo il delitto riapre interrogativi inquietanti.
Alessandro Venier, in aula la ricostruzione dell’omicidio di Gemona
Un’intera giornata ricostruita attraverso immagini, movimenti, comunicazioni telefoniche e tracce digitali. È il materiale che i carabinieri del Nucleo investigativo di Udine hanno presentato durante la nuova udienza del processo per l’omicidio di Alessandro Venier.
Il delitto risale al 25 luglio 2025, quando il trentacinquenne fu ucciso nella villetta di famiglia in via dei Lotti, a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Il suo corpo venne scoperto sei giorni dopo, il 31 luglio, nascosto in un contenitore con la calce.
La ricostruzione degli investigatori ha permesso di collocare nel tempo diversi episodi fondamentali, dall’ultimo avvistamento della vittima ancora in vita agli spostamenti registrati dalle telecamere nelle ore successive.
Il processo vede imputate la madre Lorena e la compagna Mailyn, accusate di omicidio volontario pluriaggravato in concorso, vilipendio e occultamento di cadavere. La confessione della madre non sostituisce l’accertamento giudiziario definitivo delle responsabilità.
La limonata narcotizzata e l’ultimo filmato di Alessandro
La mattina del 25 luglio, Lorena Venier si trovava al lavoro in ospedale, mentre Alessandro era nella propria abitazione. Per la sera aveva organizzato una grigliata.
Intorno a mezzogiorno, Mailyn scrisse alla madre del compagno chiedendo se fosse necessario preparare soltanto la limonata. Per l’accusa, proprio quella bevanda sarebbe stata utilizzata per somministrare al giovane un farmaco narcotizzante.
Alle 15.58, la telecamera di un vicino riprese Alessandro nei pressi del garage. È l’ultima immagine acquisita dagli investigatori che lo mostra ancora in vita.
Il coltello da macellaio e il bidone blu
Secondo la ricostruzione accusatoria, dopo essere stato stordito Alessandro sarebbe stato ucciso e successivamente smembrato.
Tra gli elementi esaminati figurano gli acquisti effettuati nei giorni precedenti: un bidone, della calce e un coltello da macellaio.
Le verifiche sui telefoni delle imputate hanno inoltre evidenziato ricerche online relative ai contenitori e alla calce, elementi che per gli inquirenti contribuiscono a sostenere l’ipotesi di una preparazione precedente all’omicidio.
Dalle 19.20, le telecamere mostrano Lorena mentre trasporta un bidone blu e successivamente il suo coperchio. Dopo le 22 si registrano ripetute accensioni delle luci nel seminterrato, dove saranno rinvenuti strumenti ritenuti collegati allo smembramento.
Durante la notte, due persone vengono riprese mentre si spostano più volte tra l’abitazione e il garage.
Lorena Venier in lacrime: il crollo davanti alle immagini del figlio
Il momento emotivamente più intenso dell’udienza arriva durante la ricostruzione dell’omicidio.
Davanti alla Corte d’assise vengono mostrate anche le fotografie dei resti della vittima, recuperati dagli investigatori nel bidone. Immagini particolarmente difficili, che documentano le condizioni in cui fu trovato Alessandro.
Lorena Venier scoppia in lacrime davanti al ricordo del figlio. È la prima manifestazione pubblica di pianto riportata dall’inizio della vicenda giudiziaria.
Le lacrime, tuttavia, non consentono di stabilire quali sentimenti abbia provato in quel momento né quale significato debba essere attribuito alla sua reazione.
Il messaggio del giorno dopo: «Mi sento più leggera»
Un particolare emerso nella ricostruzione riguarda un messaggio inviato dalla donna il 26 luglio 2025, poche ore dopo l’omicidio.
Lorena scrisse a un’amica di sentirsi «più leggera».
La frase assume un rilievo particolare nel contesto della sequenza ricostruita dagli investigatori, ma il suo significato deve essere valutato insieme alle altre prove e alle dichiarazioni raccolte durante il procedimento.
Il contrasto fra quel messaggio e le lacrime mostrate in aula più di un anno dopo rappresenta uno degli aspetti più impressionanti della vicenda, senza permettere conclusioni automatiche sullo stato emotivo della donna.
Mailyn Castro Monsalvo, il ruolo della compagna sotto esame
Un altro nodo fondamentale riguarda il ruolo di Mailyn Castro Monsalvo, all’epoca compagna di Alessandro e madre della loro bambina.
La ricostruzione dell’accusa attribuisce alle due donne un coinvolgimento nell’omicidio, ma restano da chiarire le rispettive responsabilità nelle diverse fasi del delitto.
Secondo le dichiarazioni rese da Lorena, Alessandro sarebbe stato inizialmente sedato, poi raggiunto da iniezioni di insulina e infine soffocato. La madre ha sostenuto di essersi occupata personalmente dello smembramento.
Tra gli elementi discussi nel procedimento figurano anche le tracce genetiche individuate su un cuscino ritenuto dagli investigatori potenzialmente collegato all’omicidio.
Le difese ne hanno proposto interpretazioni diverse: la presenza del DNA della coppia non dimostra automaticamente come sia avvenuta la morte, considerando che Alessandro e Mailyn condividevano l’abitazione e il letto.
Le tensioni familiari prima dell’omicidio
L’udienza del 19 ottobre ha affrontato anche il clima familiare precedente al delitto. Le testimonianze hanno restituito un quadro complesso, segnato da conflitti, difficoltà nella convivenza e segnalazioni di possibili maltrattamenti.
Sono emersi racconti di minacce e aggressioni attribuite ad Alessandro, insieme a testimonianze che ne descrivono un comportamento affettuoso nei confronti della figlia.
Si tratta di elementi da valutare nel processo, non di circostanze che possano giustificare un omicidio. Gli investigatori e i giudici dovranno stabilire quale rilevanza abbiano avuto quelle tensioni nell’evoluzione degli eventi.
Processo Venier, attesa la perizia psichiatrica sulle due imputate
La Corte d’assise ha disposto un approfondimento psichiatrico su entrambe le imputate, con l’obiettivo di valutare la loro capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.
La perizia integra gli accertamenti già svolti durante le indagini. Le conclusioni sono attese entro la fine di dicembre 2026.
Nel frattempo, il dibattimento continua con l’esame delle testimonianze, della documentazione digitale e dei risultati scientifici.
La giornata del 19 ottobre segna un passaggio importante: le ultime ore di Alessandro sono state ricostruite attraverso prove materiali e testimonianze, mentre le lacrime della madre hanno riportato al centro dell’aula la dimensione umana della tragedia.
Resta il fatto più drammatico: un uomo di 35 anni è stato ucciso nella propria casa, e il suo corpo è stato nascosto per giorni. Toccherà alla giustizia stabilire tutte le responsabilità e chiarire definitivamente la sequenza dell’omicidio.
Le fotografie visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.
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