Vulcano Marsili, dove si trova e quanto è reale il rischio tsunami
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Toggle🌐 Vulcano Marsili, Tirreno, tsunami, dimensioni e attività: cosa sappiamo oggi del gigantesco vulcano sottomarino e perché il rischio non va confuso con l’idea di un’eruzione imminente.
Marsili, il gigante nascosto sotto il Mar Tirreno
A guardarlo dalla superficie non si vede nulla. Nessun cono vulcanico emerge dal mare, nessuna nube di gas segnala la sua presenza. Eppure, sotto le acque del Tirreno meridionale, si trova una delle strutture vulcaniche più imponenti del Mediterraneo: il Marsili, un gigantesco edificio interamente sommerso.
Il suo nome è tornato al centro dell’attenzione anche nelle ultime settimane, soprattutto per le domande sul possibile rischio tsunami associato a un eventuale collasso dei suoi fianchi. Ma il dato più importante da chiarire è subito questo: il fatto che il Marsili sia un vulcano attivo non significa che sia in corso un’eruzione o che un’eruzione sia imminente.
Le informazioni scientifiche disponibili descrivono un sistema ancora attivo, caratterizzato soprattutto da fenomeni di degassamento e sismicità di bassa magnitudo. L’INGV indica inoltre che l’attuale livello di allerta del Marsili non è definito.
È quindi necessario separare tre concetti spesso sovrapposti nel dibattito pubblico: attività vulcanica, pericolosità e rischio.

Dove si trova il vulcano Marsili
Il Marsili si trova nel settore centrale del bacino del Marsili, nel Tirreno meridionale, lontano dalle coste ma all’interno di una delle aree geologicamente più complesse del Mediterraneo.
Le coordinate riportate dall’INGV collocano l’edificio intorno a 39°15′ di latitudine nord e 14°23′ di longitudine est. La sua posizione lo inserisce in un ambiente caratterizzato da una lunga storia di espansione del fondale, attività magmatica e interazione tra strutture tettoniche e vulcaniche.
La caratteristica più impressionante è però la sua forma.
Il Marsili è un vulcano sommerso, con una struttura allungata in direzione nord-nord-est/sud-sud-ovest. Le stime riportate dall’INGV parlano di circa 70 chilometri di lunghezza e 30 di larghezza, mentre la superficie dell’edificio raggiunge circa 2.100 chilometri quadrati. La base si trova intorno ai 3.400 metri di profondità e la sommità arriva a circa 508 metri sotto il livello del mare.
Questi numeri aiutano a capire perché venga definito il più esteso ed elevato vulcano attivo del Mediterraneo e d’Europa.
Quanto è grande il Marsili: la montagna che non emerge
Il confronto con i vulcani terrestri può essere fuorviante.
Quando immaginiamo un vulcano pensiamo generalmente a una montagna che si innalza sopra il paesaggio. Nel caso del Marsili, invece, gran parte della sua struttura si sviluppa sotto il fondale marino.
Rispetto alla piana batiale circostante, l’edificio raggiunge un’altezza di circa 3 chilometri. La sua sommità, tuttavia, rimane a oltre mezzo chilometro dalla superficie del mare.
È come avere una gigantesca catena montuosa nascosta sotto l’acqua, impossibile da osservare direttamente da una nave che attraversi il Tirreno.
La morfologia non è quella di un semplice cono. Il Marsili è formato da numerose strutture vulcaniche, fratture eruttive allineate e oltre 80 centri eruttivi minori, chiamati coni avventizi. La sua storia è quindi quella di un sistema complesso, costruito da numerosi episodi eruttivi nel corso di centinaia di migliaia di anni.
Il Marsili è un vulcano attivo?
Sì, ma la parola “attivo” deve essere interpretata correttamente.
Secondo i dati dell’INGV, l’attività eruttiva del Marsili è iniziata tra circa 700 mila e un milione di anni fa. Le eruzioni conosciute sono state prevalentemente effusive, con episodi esplosivi generalmente di bassa energia. Gli studi disponibili indicano inoltre che le ultime eruzioni risalgono a un periodo compreso tra 2.100 e 3.000 anni fa.
Questo non significa che il vulcano stia preparando un’eruzione.
Un vulcano può essere classificato come attivo sulla base della sua storia geologica e della presenza di fenomeni vulcanici ancora osservabili senza che esista una previsione di eruzione a breve termine.
Nel caso del Marsili, tra i fenomeni attualmente indicati figurano degassamento nel settore centrale e sismicità. La sua posizione sottomarina rende però il monitoraggio particolarmente complesso rispetto a un vulcano emerso.

Come si studia un vulcano che si trova a migliaia di metri di profondità
Il Marsili rappresenta una sfida particolare per la ricerca scientifica.
Non è possibile osservarne direttamente il cratere come accade per un vulcano terrestre. Gli studiosi devono quindi ricostruirne la struttura attraverso rilievi batimetrici, sonar, campionamenti e campagne oceanografiche.
La batimetria permette di trasformare il fondale in una sorta di mappa tridimensionale. Attraverso queste tecniche è possibile individuare pendii, terrazzi, fratture, coni vulcanici e altre anomalie morfologiche.
Questi dati sono essenziali anche per affrontare la questione più delicata: quanto sono stabili i fianchi del vulcano?
Perché il rischio associato a un grande vulcano sottomarino non dipende soltanto da un’eventuale eruzione. Una parte della ricerca si concentra infatti sulla possibilità che un movimento gravitativo di grandi dimensioni possa interessare una porzione dell’edificio.
Perché il Marsili viene associato al rischio tsunami
Il collegamento tra Marsili e tsunami nasce da un meccanismo fisico ben conosciuto.
Una grande frana sottomarina può provocare un rapido spostamento della colonna d’acqua sovrastante. Se lo spostamento è sufficientemente importante, può generare un’onda di maremoto capace di propagarsi attraverso il bacino marino.
Questo non significa, però, che ogni frana sottomarina produca automaticamente uno tsunami significativo. Entrano in gioco volume del materiale coinvolto, velocità del collasso, profondità, geometria della frana e caratteristiche del fondale.
È proprio per questo che parlare genericamente di «tsunami causato dal Marsili» senza specificare lo scenario può essere fuorviante.
L’INGV segnala che sul Marsili non sono state osservate evidenze morfologiche di grandi frane o collassi avvenuti in passato, mentre sono in corso studi dedicati alla valutazione della stabilità dell’edificio.
La possibilità di un evento tsunamigenico viene quindi studiata come scenario di pericolosità, non come previsione di un evento prossimo.

C’è oggi un allarme tsunami per il Marsili?
No: la discussione scientifica sul potenziale tsunamigenico del Marsili non deve essere trasformata in un’allerta per la popolazione.
Questa distinzione è particolarmente importante dopo la crescente attenzione mediatica dedicata ai vulcani sottomarini.
Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV si occupa del monitoraggio e della valutazione degli eventi potenzialmente capaci di generare maremoti nel Mediterraneo. Il sistema italiano considera soprattutto gli eventi sismici e le caratteristiche che possono determinare la propagazione di uno tsunami verso le coste.
Nel Mediterraneo, inoltre, il rischio tsunami non è legato a un’unica sorgente. Le coste italiane possono essere interessate da maremoti originati da differenti processi geologici, inclusi terremoti, frane sottomarine e fenomeni vulcanici.
Il Marsili è quindi uno degli elementi che gli studi sulla pericolosità devono considerare, ma non rappresenta da solo una previsione di maremoto.
Cosa potrebbe succedere in caso di collasso?
Uno degli scenari studiati riguarda la possibilità teorica di una grande frana sottomarina.
Se una porzione consistente del fianco del vulcano dovesse perdere stabilità e muoversi rapidamente, potrebbe verificarsi uno spostamento della massa d’acqua. In funzione delle dimensioni dell’evento, dell’area interessata e della dinamica del movimento, potrebbero svilupparsi onde dirette verso diverse porzioni del bacino tirrenico.
Ma proprio qui si trova la parte più delicata dell’analisi.
Non è scientificamente corretto trasformare uno scenario ipotetico in una previsione dell’altezza delle onde sulle coste senza specificare quale modello di collasso venga utilizzato. Cambiando il volume della frana, la posizione e la velocità del movimento cambiano anche gli effetti sulla propagazione dell’onda.
Per questo gli studi di pericolosità lavorano con scenari differenti, anziché con una singola cifra valida in ogni circostanza.
Il rischio più discusso non è necessariamente un’eruzione esplosiva
L’immagine di un gigantesco vulcano che «esplode sotto il Tirreno» è spettacolare, ma non rappresenta necessariamente lo scenario più utile per comprendere il rischio.
Gli studi sul Marsili prestano particolare attenzione anche alla stabilità dell’edificio vulcanico e dei suoi versanti.
La Protezione Civile descrive i vulcani sottomarini italiani come strutture dalle caratteristiche molto diverse e ricorda che l’attività del Marsili è testimoniata anche dalla circolazione di fluidi ad alta temperatura che interagiscono con il fondale marino.
La domanda scientifica fondamentale diventa quindi: come reagisce nel tempo una struttura vulcanica enorme, costruita sul fondale e sottoposta alla gravità, all’attività tettonica e alla circolazione dei fluidi?
Rispondere richiede osservazioni ripetute e dati sempre più dettagliati.
Perché se ne parla proprio adesso
L’interesse recente per il Marsili si inserisce in un quadro più ampio di attenzione verso la pericolosità geologica del Mediterraneo.
Nel 2026 la ricerca italiana ha continuato a rafforzare il monitoraggio degli tsunami nel Mediterraneo, mentre l’INGV ha intensificato anche le attività dedicate alla comprensione dei fenomeni di maremoto e alla raccolta di dati sul bacino. Recentemente sono state inoltre installate nel Mediterraneo nuove boe di mare profondo per migliorare il monitoraggio degli tsunami.
È un elemento importante perché la prevenzione non consiste nel prevedere con certezza quando avverrà un evento, cosa che oggi non è possibile per uno scenario come quello del Marsili. Consiste piuttosto nel conoscere le sorgenti potenziali, studiare gli scenari e migliorare i sistemi di osservazione e allertamento.

Marsili, cosa sappiamo davvero oggi
Il quadro scientifico può essere riassunto in pochi punti.
Il Marsili è un vulcano sottomarino attivo, situato nel Tirreno meridionale. È lungo circa 70 chilometri, largo fino a circa 30 e raggiunge un’altezza di circa 3 chilometri rispetto al fondale circostante. La sua sommità si trova a circa 508 metri sotto il livello del mare.
La sua attività eruttiva è iniziata centinaia di migliaia di anni fa e le ultime eruzioni conosciute risalgono a 2.100-3.000 anni fa. Oggi sono documentati fenomeni come degassamento e sismicità di bassa magnitudo.
Il rischio tsunami esiste come scenario di pericolosità da studiare, soprattutto in relazione alla possibilità teorica di frane o collassi sottomarini. Ma le informazioni disponibili non indicano che sia in corso una situazione di emergenza legata al Marsili.
È questa la distinzione fondamentale da conservare.
Il Marsili è davvero un gigante geologico. È davvero attivo. È davvero oggetto di studi sulla stabilità e sulla possibile generazione di maremoti. Ma nessuno di questi tre elementi, preso singolarmente o insieme, significa che uno tsunami sia imminente.
La vera sfida è capire cosa accade sotto il Tirreno
Il Marsili rimane uno dei casi più affascinanti della geologia mediterranea proprio perché gran parte della sua storia è nascosta sotto chilometri d’acqua.
Le sue dimensioni, la sua attività passata e i fenomeni ancora presenti fanno di questo vulcano un laboratorio naturale fondamentale per comprendere l’evoluzione del Tirreno.
La ricerca, oggi, non cerca soltanto di rispondere alla domanda «erutterà?». Cerca soprattutto di capire come funziona il sistema, come si comportano i suoi versanti, quali segnali possono essere monitorati e quali scenari potrebbero verificarsi in caso di grandi cambiamenti.
Per chi vive sulle coste tirreniche, la questione più importante non è quindi attendere un’ipotetica eruzione del Marsili, ma distinguere correttamente tra pericolo potenziale e allarme reale.
Ed è proprio questa distinzione che permette di raccontare il vulcano senza allarmismi: sotto il Tirreno esiste un gigante, la scienza lo studia e continua a monitorarlo. Ma, allo stato delle conoscenze disponibili, il Marsili non è sinonimo di uno tsunami imminente.
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