11:52 am, 11 Settembre 26 calendario

Libano, Israele provoca terremoto con scossa 4.1 e distrugge i tunnel

Di: Redazione Metro

🌐 Medio Oriente incandescente: l’Idf ha fatto saltare una vasta infrastruttura sotterranea di Hezbollah nella strategica altura di Ali al-Taher, nel sud del Libano. Le esplosioni sono state così potenti da essere registrate anche dai sistemi sismici come una scossa di magnitudo 4,1.

Una gigantesca esplosione ha squarciato la notte nel sud del Libano, trasformando una delle aree più contese del confronto tra Israele e Hezbollah nel teatro di una nuova dimostrazione di forza. Le Forze di difesa israeliane hanno fatto detonare una vasta rete di tunnel attribuita al movimento sciita filo-iraniano sotto la collina di Ali al-Taher, una posizione strategica situata a circa 15 chilometri dal confine con Israele.

L’operazione, annunciata dalle autorità israeliane, arriva dopo settimane di combattimenti, bombardamenti e operazioni terrestri nell’area. Secondo la ricostruzione israeliana, la distruzione della rete sotterranea rappresenta il completamento del controllo operativo dell’altura, sia in superficie sia nel sottosuolo.

Ma a rendere l’episodio particolarmente impressionante è stato anche un effetto collaterale insolito: i sistemi di monitoraggio sismico hanno registrato un evento di magnitudo 4,1 in coincidenza con le detonazioni.

L’esplosione dei tunnel scuote il sud del Libano

La detonazione è stata percepita in diverse località dell’area di Nabatieh. Le immagini diffuse dopo l’operazione hanno mostrato enormi colonne di fumo e palle di fuoco sollevarsi dalla zona dell’altura.

Il fenomeno è stato registrato anche dal servizio geologico statunitense, che ha classificato il movimento come una scossa di magnitudo 4,1. La registrazione non implica necessariamente l’origine naturale del fenomeno: in questo caso il dato sismico è stato associato alle potenti esplosioni provocate durante la demolizione dell’infrastruttura sotterranea.

L’immagine restituisce bene la portata dell’operazione. Non si è trattato, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, della distruzione di un singolo passaggio sotterraneo, ma di una rete articolata per oltre due chilometri.

Una città sotterranea sotto l’altura di Ali al-Taher

Il valore di Ali al-Taher è innanzitutto geografico.

L’altura domina un’ampia porzione del sud del Libano e si trova relativamente vicino alla frontiera israeliana. Proprio la sua posizione ne ha fatto negli ultimi mesi uno dei principali punti di scontro tra Israele e Hezbollah.

Secondo l’esercito israeliano, nel sottosuolo era presente un complesso attribuito all’unità Badr di Hezbollah, con centri di comando, depositi di armi e spazi destinati alla permanenza dei combattenti.

All’interno della rete sarebbero stati inoltre individuati razzi, missili, droni, armi anticarro, mine e altri dispositivi esplosivi.

La funzione dei tunnel andava quindi ben oltre quella di semplici rifugi. L’infrastruttura avrebbe consentito ai combattenti di muoversi al riparo dalla sorveglianza, conservare armamenti e organizzare operazioni in un ambiente difficilmente raggiungibile dall’esterno.

È proprio questa dimensione sotterranea ad aver trasformato la collina in un obiettivo prioritario per l’Idf.

Israele: “Abbiamo il controllo sopra e sotto terra”

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno presentato la distruzione dell’infrastruttura come il completamento di una fase fondamentale dell’operazione.

La posizione israeliana è chiara: le forze dell’Idf intendono mantenere il controllo dell’area per impedire a Hezbollah di ricostruire le proprie capacità militari.

La distruzione dei tunnel non sarebbe quindi considerata un’azione isolata, ma parte di una strategia più ampia volta a creare una fascia di sicurezza nel sud del Libano.

L’esercito israeliano aveva già annunciato nei giorni precedenti di avere raggiunto il controllo operativo dell’altura e di avere neutralizzato la presenza dei combattenti all’interno del sistema sotterraneo.

Ora la detonazione di massa punta a rendere inutilizzabile ciò che resta dell’infrastruttura.

Un colpo strategico per Hezbollah

Per Hezbollah, la perdita di Ali al-Taher rappresenta soprattutto un problema logistico e operativo.

La rete sotterranea consentiva infatti di sfruttare una delle caratteristiche più importanti della guerra asimmetrica: la possibilità di nascondere uomini e armamenti sotto il terreno e di ridurre l’efficacia della superiorità tecnologica israeliana.

Un sistema di tunnel può permettere di spostare combattenti senza essere individuati facilmente, proteggere munizioni e trasformare un’area apparentemente controllata dal nemico in una zona ancora pericolosa.

La sua distruzione elimina una parte di questa capacità.

Il valore dell’operazione è quindi anche simbolico: Israele vuole dimostrare di poter penetrare e neutralizzare le infrastrutture sotterranee che Hezbollah ha costruito nel corso degli anni.

Il cessate il fuoco resta fragile

La nuova operazione si inserisce in uno scenario paradossale.

Un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti aveva previsto una progressiva riduzione della presenza militare israeliana nel sud del Libano e il disarmo di Hezbollah. Tuttavia, il processo è rimasto bloccato.

Israele sostiene di non poter procedere al ritiro finché Hezbollah non rinuncerà alle proprie armi e non verrà impedito al gruppo di ricostruire le sue strutture militari.

Hezbollah, dal canto suo, non ha accettato di rinunciare alla propria capacità militare nei termini richiesti da Israele.

La collina di Ali al-Taher è diventata così uno dei punti nei quali questa contraddizione è più evidente: mentre sul piano diplomatico si parla di stabilizzazione e disarmo, sul terreno continuano operazioni militari e demolizioni di infrastrutture.

La zona di sicurezza si allarga

La strategia israeliana nel sud del Libano punta a impedire che Hezbollah possa tornare a utilizzare le posizioni vicine alla frontiera come piattaforme per attacchi contro il territorio israeliano.

Ali al-Taher ha un’importanza particolare anche per la sua conformazione geografica. Dall’altura è possibile controllare un’ampia area circostante e, secondo la ricostruzione israeliana, il sito era collegato alla capacità di Hezbollah di minacciare località del nord di Israele.

Per questo motivo l’operazione viene considerata a Gerusalemme come parte del consolidamento di una fascia di sicurezza profonda nel territorio libanese.

È una prospettiva che, tuttavia, aumenta inevitabilmente la tensione con Beirut e alimenta le preoccupazioni sul futuro della presenza israeliana nel sud del Paese.

 

La guerra sotterranea non è finita

La distruzione di una rete di oltre due chilometri non significa necessariamente che la minaccia dei tunnel sia definitivamente eliminata.

La storia del confronto tra Israele e Hezbollah dimostra quanto sia complesso individuare infrastrutture sotterranee costruite nel tempo e spesso distribuite su più livelli.

Già negli anni passati Israele aveva condotto operazioni specifiche per individuare e distruggere tunnel lungo la frontiera. La dimensione del sistema scoperto ad Ali al-Taher mostra quanto la componente sotterranea continui a essere centrale nella strategia militare di Hezbollah.

E anche dopo la demolizione della rete, il problema resta: chi controllerà realmente il territorio una volta terminate le operazioni?

È questa la domanda che pesa sul futuro del sud del Libano.

La scossa come simbolo di una nuova escalation

La magnitudo 4,1 registrata durante le esplosioni è diventata l’immagine più evidente della potenza della demolizione.

Ma dietro quel dato sismico c’è soprattutto un messaggio politico e militare.

Israele vuole dimostrare di essere in grado di colpire anche ciò che Hezbollah ha costruito sotto terra, mentre il movimento sciita deve fare i conti con la perdita di una posizione considerata strategica.

La conseguenza più immediata è dunque la distruzione dell’infrastruttura.

Quella più importante, però, riguarda il futuro della regione.

Perché se il cessate il fuoco resta formalmente in piedi ma le operazioni militari continuano, il sud del Libano rischia di trasformarsi in una zona di confronto permanente, sospesa tra una fragile tregua e una guerra che può riaccendersi in

11 Settembre 2026
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