10:52 am, 28 Settembre 26 calendario

Udine, porta l’auto dal meccanico e riceve 7mila euro di multe

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Udine, un meccanico avrebbe utilizzato senza autorizzazione l’auto di una cliente, accumulando secondo la ricostruzione del procedimento multe per circa 7mila euro e continuando a circolare anche dopo un fermo amministrativo. La proprietaria avrebbe scoperto la vicenda dopo una prima sanzione ricevuta via Pec. Il caso arriverà in tribunale a ottobre.

Portare l’auto dal meccanico per un guasto e ritrovarsi, mesi dopo, con migliaia di euro di multe da contestare. È la vicenda giudiziaria che coinvolge una cinquantenne, avvocata di Trieste, e un meccanico della stessa città.

La storia comincia nel maggio 2024, quando la donna si trova a Cervignano del Friuli, in provincia di Udine. La sua automobile, secondo quanto ricostruito nel procedimento, manifesta un problema al volante. Il mezzo viene quindi affidato a un’officina per essere controllato e riparato.

Quello che sarebbe successo dopo è il cuore della controversia giudiziaria. La proprietaria sostiene di non aver mai autorizzato il meccanico a utilizzare la vettura per spostamenti personali. L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe invece iniziato a circolare con l’auto, fino ad accumulare una serie di violazioni e sanzioni che nel complesso sarebbero arrivate a circa 7mila euro.

La prima multa arriva via Pec

La prima avvisaglia arriva il 15 luglio 2024.

Nella casella di posta elettronica certificata della donna compare una sanzione relativa a una violazione commessa con la sua automobile. Si tratta di una sosta in uno spazio riservato alle persone con disabilità.

La contestazione sorprende immediatamente la proprietaria.

Il motivo è semplice: secondo la sua ricostruzione, in quel periodo l’auto non era nella sua disponibilità. La vettura era stata consegnata al meccanico per l’intervento necessario dopo il guasto verificatosi a Cervignano.

La donna decide quindi di chiedere spiegazioni direttamente all’officina.

Ma quella che inizialmente potrebbe sembrare una singola circostanza anomala si trasforma presto in qualcosa di molto più complesso. Alla prima multa ne seguono altre, tutte collegate, secondo la ricostruzione della vicenda, agli spostamenti dell’auto mentre era nella disponibilità del meccanico.

L’auto sarebbe stata utilizzata senza autorizzazione

Il nodo principale del caso riguarda proprio questo aspetto.

La proprietaria ha sempre sostenuto di non aver concesso alcuna autorizzazione all’utilizzo personale della vettura. L’incarico affidato al meccanico riguardava il recupero e la riparazione dell’automobile, non la possibilità di utilizzarla per i propri spostamenti.

La vicenda si complica ulteriormente quando emergono altre contestazioni.

Tra queste ci sarebbe anche la circolazione dell’automobile nonostante un precedente fermo amministrativo di natura fiscale. La ricostruzione riportata negli atti indica inoltre che il meccanico sarebbe stato fermato mentre si trovava alla guida della vettura, nonostante avesse la patente sospesa in relazione a una precedente vicenda legata alla mancata revisione.

Per la proprietaria, il problema diventa quindi duplice.

Da una parte c’è la necessità di capire chi abbia effettivamente utilizzato l’auto e in quali circostanze. Dall’altra arrivano le conseguenze economiche delle violazioni, che vengono inizialmente associate al veicolo e quindi alla sua intestataria.

Multe a nome della proprietaria, ma alla guida ci sarebbe stato il meccanico

È uno degli aspetti più delicati di tutta la vicenda.

Quando una violazione viene rilevata senza contestazione immediata al conducente, la comunicazione può arrivare al proprietario del veicolo. È quindi quest’ultimo a ricevere il verbale e, nei casi previsti, a dover indicare chi fosse alla guida.

Nel caso dell’avvocata triestina, la difficoltà sarebbe stata proprio quella di ricostruire gli spostamenti della macchina e dimostrare che le violazioni contestate non erano riconducibili alla sua condotta.

Secondo la ricostruzione del caso, la donna avrebbe quindi cercato di chiarire la situazione con il meccanico e avrebbe anche tentato di arrivare a un accordo affinché fosse lui a farsi carico delle sanzioni.

L’intesa, però, non sarebbe stata raggiunta.

Il meccanico avrebbe infatti rifiutato di assumersi il pagamento delle multe contestate. A quel punto la proprietaria avrebbe deciso di cercare ulteriori elementi per ricostruire dove fosse finita la sua automobile.

La scoperta attraverso Google Street View

È il particolare più curioso dell’intera storia.

Non riuscendo a ottenere una soluzione alla questione, la proprietaria avrebbe iniziato a cercare autonomamente l’automobile.

Ed è proprio durante questa ricerca che sarebbe arrivata una scoperta quasi paradossale: Google Street View avrebbe mostrato la vettura parcheggiata davanti all’abitazione del meccanico.

La donna, secondo la ricostruzione, avrebbe riconosciuto la propria automobile nelle immagini disponibili online.

Quel dettaglio avrebbe rappresentato un ulteriore elemento nella ricostruzione della vicenda e degli spostamenti del mezzo.

La fotografia non racconta naturalmente da sola chi fosse alla guida o perché la vettura si trovasse lì. Ma, nell’ambito della controversia, sarebbe diventata un tassello utile per ricostruire il periodo nel quale l’auto non era nella disponibilità della proprietaria.

Dai primi verbali a un conto da 7mila euro

Nel frattempo le contestazioni si sarebbero accumulate.

La cifra complessiva raggiunta dalle sanzioni viene indicata in circa 7mila euro. Una somma considerevole che la proprietaria si sarebbe trovata a dover affrontare mentre cercava di dimostrare che, in base alla sua versione dei fatti, non era lei a utilizzare il veicolo nei momenti in cui sarebbero state commesse le infrazioni.

Il caso mostra anche quanto possa diventare complicata la posizione del proprietario di un’automobile quando il mezzo viene affidato a un’altra persona.

La consegna a un’officina per una riparazione non equivale, secondo la ricostruzione della cliente, a un’autorizzazione generale all’uso del veicolo.

Ed è proprio su questo punto che si concentrerà anche il confronto giudiziario.

Una vicenda che arriva davanti al giudice

La storia non si è chiusa con lo scambio di contestazioni tra proprietaria e meccanico.

Il caso è infatti diventato oggetto di un procedimento penale e l’udienza è attesa per la metà di ottobre.

Sarà quindi il tribunale a stabilire responsabilità e dinamica dei fatti contestati. Fino a quel momento, le ricostruzioni relative all’utilizzo dell’automobile e alle singole violazioni devono essere considerate nell’ambito delle accuse e delle dichiarazioni delle parti, senza anticipare l’esito del procedimento.

Il processo dovrà quindi chiarire diversi aspetti: se il meccanico abbia effettivamente utilizzato il veicolo senza autorizzazione, quali violazioni siano state commesse durante tale utilizzo e quali conseguenze possano essere attribuite al conducente piuttosto che alla proprietaria.

Anche il fermo amministrativo finisce nella vicenda

Tra gli elementi più delicati compare inoltre il fermo amministrativo.

Secondo quanto ricostruito, l’automobile avrebbe continuato a essere utilizzata nonostante fosse stato disposto un precedente fermo di natura fiscale.

Il fermo amministrativo è un provvedimento che incide sulla disponibilità del veicolo e può avere conseguenze sulla possibilità di circolare. Nel caso specifico, la contestazione relativa alla circolazione nonostante il provvedimento costituisce uno degli elementi che hanno contribuito ad aggravare la posizione della proprietaria sul piano delle sanzioni.

Per questo la vicenda non riguarda più soltanto una serie di multe per parcheggi o altre infrazioni.

Il quadro contestato comprende l’utilizzo del veicolo, le sanzioni accumulate, il fermo amministrativo e la posizione del conducente.

La proprietaria si trova così a ricostruire due anni di vicenda

Dal primo guasto del maggio 2024 sono passati più di due anni.

Quello che era cominciato come un normale intervento di riparazione si è trasformato in una vicenda giudiziaria che ha costretto la proprietaria a ricostruire gli spostamenti dell’automobile e a contestare una serie di multe che, secondo la sua versione, non sarebbero state provocate da lei.

La sequenza è quasi incredibile: un guasto al volante, l’auto lasciata in officina, una prima multa arrivata via Pec, altre sanzioni, il fermo amministrativo e infine la ricerca della vettura attraverso Street View.

A rendere ancora più delicata la situazione è il fatto che la cifra contestata abbia raggiunto circa 7mila euro.

Cosa succederà a ottobre

Il prossimo passaggio sarà quindi quello giudiziario.

Il procedimento dovrà stabilire cosa sia effettivamente accaduto all’automobile dopo la consegna all’officina e se le accuse rivolte al meccanico troveranno conferma.

La proprietaria, intanto, continua a sostenere di non aver mai autorizzato l’utilizzo personale della vettura.

Il meccanico, secondo quanto riportato nelle ricostruzioni della vicenda, non avrebbe accettato di farsi carico delle multe contestate.

Ora la parola passa al tribunale.

Solo al termine del procedimento sarà possibile stabilire chi dovrà rispondere delle violazioni e delle relative sanzioni. Fino ad allora, i fatti contestati e le versioni delle parti restano distinti dalle responsabilità che dovranno essere eventualmente accertate in sede giudiziaria.

La storia dell’auto di Udine e Trieste resta così un singolare esempio di come un mezzo lasciato in officina possa diventare, per il suo proprietario, l’origine di una lunga battaglia per ricostruire chi lo abbia guidato, dove sia stato utilizzato e chi debba pagare le conseguenze delle infrazioni.

28 Settembre 2026 ( modificato il 27 Settembre 2026 | 20:57 )
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