1:32 am, 3 Settembre 26 calendario

Teatro Romano, a Roma torna la rassegna di Paolo Gatti

Di: Viviana Solari

🌐 Teatro Romano protagonista a Roma dal 3 al 29 settembre 2026 con la seconda edizione del Festival Rassegna di Teatro Romano: nove appuntamenti gratuiti al Teatro Anfitrione, compagnie amatoriali di diverse generazioni, la direzione artistica del Maestro Paolo Gatti e una serata finale con premiazioni e attestati. Un progetto che punta a mantenere viva la tradizione teatrale romana e a trasmetterla anche ai più giovani.

Roma torna a guardare alla propria tradizione teatrale con una rassegna che mette al centro la memoria, il dialetto, la comicità e la cultura popolare della città. Da giovedì 3 settembre prende il via la seconda edizione del Festival Rassegna di Teatro Romano, ospitata dal Teatro Anfitrione di via di San Saba 24 e sostenuta da Roma Capitale.

Fino al 29 settembre saranno nove le serate dedicate alle compagnie selezionate attraverso un apposito bando. L’obiettivo dichiarato è quello di proteggere e diffondere un patrimonio culturale che rischia, come molte tradizioni locali, di perdere spazio nel panorama contemporaneo.

La formula scelta è significativa: non un appuntamento rivolto soltanto agli interpreti già affermati, ma una rassegna capace di coinvolgere compagnie di età diverse, creando un passaggio fra generazioni.

Una rassegna per mantenere viva la tradizione romana

Il teatro romano non è soltanto un genere spettacolare. È una parte della memoria culturale della capitale, costruita attraverso personaggi, battute, maschere, storie quotidiane e un modo molto particolare di osservare la realtà.

La forza di questa tradizione è sempre stata quella di riuscire a trasformare la vita di tutti i giorni in materia teatrale. Il rapporto fra il pubblico e il palcoscenico, la lingua romana, l’ironia e la capacità di raccontare vizi e virtù della società hanno contribuito a creare un repertorio riconoscibile anche al di fuori della città.

La seconda edizione del festival nasce proprio dalla volontà di non lasciare questo patrimonio confinato al passato.

La rassegna vuole infatti mettere in contatto esperienza e nuove energie, dando spazio anche a gruppi più giovani e a chi si avvicina al teatro attraverso il circuito amatoriale. Il bando ha permesso di selezionare nove compagnie considerate capaci di portare sul palcoscenico una proposta artistica di livello.

Paolo Gatti, una vita dedicata al teatro

A guidare artisticamente il progetto è il Maestro Paolo Gatti, figura profondamente legata alla tradizione teatrale romana.

Gatti è indicato come fondatore dello storico Teatro Petrolini insieme all’attore Fiorenzo Fiorentini, uno dei nomi più rappresentativi dello spettacolo romano. La sua presenza alla direzione artistica dà alla rassegna un collegamento diretto con una stagione nella quale il teatro popolare romano aveva un ruolo centrale nella vita culturale della capitale.

La scelta di affidare a Gatti la direzione del festival non è quindi soltanto organizzativa.

È soprattutto una scelta che punta a mantenere una continuità fra la tradizione del passato e le compagnie che oggi provano a reinterpretarla.

Il teatro, del resto, vive proprio attraverso questo passaggio: una tradizione rimane tale soltanto se continua a essere praticata, modificata e raccontata da nuovi interpreti.

Nove compagnie sul palco del Teatro Anfitrione

La seconda edizione coinvolgerà nove realtà teatrali, selezionate attraverso il bando dedicato ai gruppi amatoriali.

Sul palco saliranno La Compagnia I Fortunelli, l’Associazione Culturale I Palcoscenici, la Compagnia Teatro Nuovo APS, la Compagnia Cuori Quasi Seri, l’Associazione Culturale Il Saltimbanco ETS, la Compagnia Hoc APS, APS La Gilda dei Guitti, Produzioni Prosperiane APS e Stanza 236 APS.

La varietà delle compagnie rappresenta uno degli elementi più interessanti della manifestazione.

Il progetto non punta infatti su un unico gruppo o su un’unica interpretazione della tradizione romana. La rassegna costruisce piuttosto un mosaico di sensibilità differenti, affidando a ogni formazione la possibilità di confrontarsi con un patrimonio teatrale comune.

È anche in questa pluralità che può trovare spazio il rinnovamento di un genere che rischierebbe altrimenti di essere percepito soltanto come testimonianza del passato.

Il calendario: si parte il 3 settembre

L’apertura è fissata per giovedì 3 settembre alle 20.30. Gli appuntamenti proseguiranno il 4 e il 5 settembre alla stessa ora.

Domenica 6 settembre è invece previsto uno spettacolo pomeridiano, con inizio alle 17.

Dopo la prima fase, il festival tornerà il 15 settembre alle 20.30, quindi il 17, il 22, il 24 e infine il 29 settembre, giorno scelto per la serata conclusiva.

Il calendario ufficiale prevede dunque nove appuntamenti complessivi, con un’alternanza fra serate e un appuntamento pomeridiano.

L’ingresso agli spettacoli è gratuito, un elemento che rafforza la vocazione divulgativa dell’iniziativa.

Teatro gratuito per avvicinare anche i giovani

La gratuità non è un dettaglio secondario.

Portare il teatro tradizionale fuori da una dimensione esclusivamente specialistica significa anche creare le condizioni perché nuovi spettatori possano avvicinarsi a un repertorio che magari non conoscono.

Il progetto insiste proprio sul coinvolgimento delle nuove generazioni. L’idea è che i giovani non siano soltanto spettatori di una tradizione appartenente ai loro nonni o bisnonni, ma possano diventare a loro volta interpreti, autori e protagonisti.

Il teatro amatoriale, in questo senso, assume una funzione culturale che va oltre la semplice rappresentazione.

Diventa un luogo nel quale si imparano tecniche, si costruiscono relazioni, si conserva una lingua e si trasmettono storie.

E in una città come Roma, dove la tradizione teatrale ha avuto per decenni un rapporto strettissimo con il territorio, questo passaggio assume un significato particolare.

Dal palcoscenico alla memoria della città

Il Teatro Anfitrione di via di San Saba ospiterà così un festival che guarda contemporaneamente al passato e al futuro.

Da una parte ci sono i riferimenti alla grande tradizione del teatro romano e alle figure che ne hanno costruito la storia. Dall’altra ci sono compagnie contemporanee chiamate a mantenere vivo quel linguaggio davanti a un pubblico di oggi.

È una sfida tutt’altro che semplice.

Una tradizione può infatti essere conservata in due modi: trasformandola in un oggetto immobile, oppure permettendole di continuare a vivere.

La seconda strada è quella scelta dal festival.

La presenza di compagnie differenti, il coinvolgimento di interpreti di diverse generazioni e l’apertura a gruppi amatoriali permettono infatti di considerare la rassegna come un laboratorio di continuità culturale.

La serata finale del 29 settembre

Il festival si concluderà martedì 29 settembre con una cerimonia dedicata alla chiusura della manifestazione.

La serata prevede la premiazione e la consegna degli attestati di partecipazione alle compagnie protagoniste della rassegna.

Non sarà quindi soltanto un momento conclusivo, ma anche l’occasione per riconoscere pubblicamente il lavoro svolto dai gruppi che hanno partecipato.

Il premio diventa così il punto finale di un percorso nel quale il valore della partecipazione assume un’importanza almeno pari a quello della competizione.

Per un festival dedicato al teatro amatoriale, è un messaggio particolarmente significativo: la cultura si costruisce anche attraverso il tempo, l’impegno e la disponibilità a salire su un palcoscenico davanti agli altri.

Un progetto sostenuto da Roma Capitale

La manifestazione è promossa da Roma Capitale e realizzata in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, nell’ambito di un progetto risultato vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina.

Il sostegno istituzionale conferma il valore attribuito all’iniziativa sul piano della promozione culturale.

In una città nella quale convivono grandi produzioni teatrali, festival internazionali, circuiti indipendenti e una vastissima rete di associazioni, il teatro romano rappresenta infatti una delle espressioni più radicate nel territorio.

Difenderlo significa non soltanto conservare alcuni testi o alcune modalità di recitazione.

Significa mantenere aperto un dialogo con la storia culturale di Roma.

Una tradizione che prova a parlare al presente

La seconda edizione della Rassegna Festival di Teatro Romano arriva dunque in un momento nel quale il rapporto fra cultura popolare e nuove generazioni è particolarmente importante.

Il rischio, quando si parla di tradizioni, è quello di trasformarle in qualcosa di distante, destinato soltanto alla memoria.

Il teatro può invece fare l’opposto.

Può riportare quelle storie davanti agli occhi del pubblico, farle respirare attraverso attori contemporanei e permettere a ogni generazione di leggerle con la propria sensibilità.

È questa, probabilmente, la scommessa più interessante del festival diretto da Paolo Gatti.

Dal 3 al 29 settembre il Teatro Anfitrione diventa così uno spazio nel quale la Roma di ieri incontra quella di oggi. Nove appuntamenti, nove compagnie e una serata finale per celebrare un patrimonio che non vive soltanto nei ricordi.

Vive ogni volta che si apre il sipario, una voce comincia a parlare e qualcuno, dall’altra parte della sala, torna a riconoscersi in una storia romana.

3 Settembre 2026
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