12:56 pm, 6 Maggio 26 calendario

Maria Letizia Gorga e il legame con Brecht al Teatro Villa Lazzaroni

Di: m.f.
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🌐  Nel nuovo spettacolo “Brecht – L’amico ritrovato” al Teatro di Villa Lazzaroni, Maria Letizia Gorga intreccia teatro, musica e poesia in un dialogo profondo con Bertolt Brecht. Un progetto che unisce impegno civile, memoria artistica e riflessione sul presente, trasformando la scena in un luogo di coscienza e resistenza culturale.

La voce di Maria Letizia Gorga si lega spesso alle grandi anime del Novecento. Dalla formazione alla Scuola di Bologna fino ai set di Paolo Sorrentino, il suo cammino si è nutrito di un’ostinata ricerca tra parola e canto, rendendola interprete di memorie necessarie, come quelle di Mercedes Sosa e Alda Merini. Insieme a Ulderico Pesce e al Centro Mediterraneo delle Arti, ha fatto del palcoscenico un luogo di testimonianza civile e resistenza poetica. L’8 e il 9 maggio, al Teatro di Villa Lazzaroni, questo percorso incontra Brecht – L’amico ritrovato, un viaggio tra versi e musica diretto da Federica Altieri con Stefano De Meo e Pasquale Laino. In questa intervista, Maria Letizia Gorga ci svela come il corpo e la voce possano farsi esilio per raccontare la verità, trasformando il rigore di Bertolt Brecht in un dialogo intimo, un approdo dove la ragione ritrova finalmente il suo riscatto.

Maria Letizia, tra le righe di questo amico ritrovato, che fisionomia hanno assunto il corpo e la voce di Bertolt dentro di te?

Brecht è voce che si fa urlo di un’urgenza tremendamente attuale, quella di un appello contro la guerra, contro le ingiustizie sempre più gravi, contro i soprusi continuamente perpetrati dal potente di turno. Oggi più che mai deve risuonare dentro e fuori di noi.

Interpretare Brecht nel 2026 è abitare un esilio da se stessi: quanto senti che questo sradicamento sia il destino degli artisti?

Gli artisti sono sempre degli esiliati perché non possono essere in ostaggio di altre necessità se non quelle della creatività e dell’esercizio della verità. Bisogna abitare un altrove per guardare meglio, con occhio lucido e allo stesso tempo meravigliato, ciò che viviamo quotidianamente per poi saperlo raccontare. L’artista deve essere un uomo libero da ogni condizionamento.

Se Brecht è il cantore dei tempi bui, quali sono le oscurità del presente che senti il dovere di illuminare sulla scena?

“Oh, noi che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza, noi non si poté essere gentili.” Prendo spunto da questo verso per fare appello all’impegno civile attraverso il motore dell’arte. Come diceva Brecht non è più necessario un teatro gastronomico di cui rimane poco nelle coscienze, ma urge un risveglio del pensiero che produca rivoluzioni comportamentali, etiche e sociali.

Tra il soffio dei fiati di Pasquale Laino e il tocco di Stefano De Meo, come si fonde la tua voce a loro per rendere accessibile un rigore così colto e politico?

Non c’è fusione ma dialogo, siamo tre voci in ascolto con ognuna qualcosa da dire. E ciò in un tentativo di rendere più forte un pensiero politico che non si fa immedesimazione ma azione politica, manifesto che scuota le coscienze. Brecht trattava così la musica come veicolo per ampliare la fruibilità di un testo necessario atto a provocare e stimolare un atteggiamento attivo e pensante del pubblico. Per questo abbiamo scelto le canzoni più significative drammaturgicamente. A questo si aggiunge la voce importante di una regia, quella di Federica Altieri, che cuce le immagini dell’oggi nei versi universali del poeta. Con lei proseguo un viaggio iniziato 20 anni fa che ci ha viste sperimentare in Italia e in Europa spettacoli intermediali e performativi che fondono poesia, musica e arti visive. Come prosegue la storia della Compagnia che produce lo spettacolo, il Centro Mediterraneo delle Arti, che mi vede unita all’attore, autore e regista Ulderico Pesce in progetti a cui sono particolarmente legata, in cui la memoria e l’impegno civile sono protagonisti.

C’è un istante, sulla scena, in cui l’interprete svanisce per lasciare il posto a una nuda complicità tra te e Bertolt?

Io mi faccio testimone “straniato” della parola poetica di questo autore scomodo per i benpensanti di tutti i tempi.

Tra schiavitù intellettuali e squali del capitale, come preservi quel giardino segreto di libertà che ti impedisce di essere addomesticata dal mondo?

Con la fatica dell’esercizio quotidiano della resilienza per non arrendersi al compromesso necessario alla sopravvivenza.

Quale verso, tra quelli che pronunci, senti vibrare come il manifesto poetico della tua stessa esistenza?

Quello preso dalla poesia dal titolo “A chi esita”. L’invito a chiunque a non aspettarsi altre risposte se non la propria, rivendicando il valore della scelta.

Oltre il sipario, spenta la luce della ribalta, come curi quel confine necessario tra il riverbero pubblico e la penombra sacra del privato?

Non confondendo i due spazi sovrapponendoli perché entrambi vanno preservati. Come vanno preservati luoghi come quello del teatro di Villa Lazzaroni che è risorto felicemente sotto la direzione artistica di Giancarlo Sammartano, ospitando sempre spettacoli tra il classico e il contemporaneo oltre ad appuntamenti culturali importanti. E che oggi vede aumentare il suo pubblico fidelizzato.

6 Maggio 2026 ( modificato il 7 Maggio 2026 | 12:24 )
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