Pedopornografia on line, operazione Fly Trap
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Toggle🌐 L’indagine è partita da informazioni condivise nell’ambito della cooperazione internazionale dall’agenzia statunitense Homeland Security Investigations, che aveva individuato su Telegram una comunità privata denominata New Saga, utilizzata secondo gli investigatori per la circolazione di materiale pedopornografico.
Le successive verifiche hanno permesso di ricostruire una struttura molto più articolata di un semplice gruppo di scambio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, attorno alla comunità si sarebbe sviluppata una vera organizzazione, con amministratori, moderatori e persone incaricate di gestire gli strumenti informatici necessari alla conservazione e alla diffusione dei contenuti.
Il bilancio giudiziario dell’operazione comprende 17 arresti complessivi. Sei persone sono state raggiunte da misure cautelari, una delle quali è stata successivamente sostituita con gli arresti domiciliari per le condizioni di salute dell’indagato; un’altra persona è stata sottoposta a fermo e dieci sono state arrestate in flagranza durante le perquisizioni.
Le operazioni hanno interessato diverse aree d’Italia, tra cui Lombardia, Veneto, Puglia e Campania, oltre alla Svizzera per uno degli indagati coinvolti nell’inchiesta.

L’indagine sotto copertura: un agente infiltrato nella rete
Uno degli elementi più significativi dell’inchiesta è rappresentato dall’attività sotto copertura.
Per circa un anno, un agente della Polizia italiana avrebbe costruito progressivamente un rapporto di fiducia con gli amministratori della comunità online, riuscendo a ottenere un ruolo sempre più importante all’interno della struttura.
Gli investigatori sono arrivati, secondo la ricostruzione della Polizia, a ottenere l’accesso come co-amministratori dei gruppi utilizzati dalla rete. Questo ha consentito di osservare dall’interno il funzionamento della comunità e di raccogliere elementi utili per identificare i partecipanti e ricostruire i ruoli.
Si tratta di un passaggio investigativo particolarmente rilevante perché le persone coinvolte avrebbero adottato diversi sistemi per ridurre il rischio di essere individuate.
Quando uno dei gruppi veniva chiuso o diventava inutilizzabile, ne sarebbero stati creati altri con denominazioni differenti. Tra i nomi individuati dagli investigatori figurano diverse versioni di New Saga e La Zanzara, mentre un canale privato riservato agli amministratori era stato denominato La Sala dei Re.
Una comunità con oltre mille partecipanti
Il dato che emerge dall’inchiesta riguarda anche le dimensioni della rete.
Secondo gli investigatori, la comunità online contava oltre 1.009 partecipanti. L’accesso sarebbe stato regolato attraverso un sistema organizzato che prevedeva, in alcuni casi, il versamento di somme in criptovaluta oppure la condivisione di nuovo materiale illecito.
La Polizia ha ricostruito un sistema nel quale gli amministratori avrebbero fornito agli utenti anche strumenti e indicazioni destinati a rendere più difficile l’identificazione e a conservare i contenuti.
Le transazioni in criptovaluta hanno rappresentato uno degli elementi utilizzati dagli investigatori per seguire alcune delle attività della rete e identificare i soggetti che ricoprivano ruoli di responsabilità.
Secondo la ricostruzione emersa durante la conferenza stampa, l’accesso alla comunità poteva comportare pagamenti mensili compresi indicativamente tra 3 e 9 dollari, oppure la fornitura di nuovo materiale.

Oltre 56mila file sequestrati
È soprattutto la quantità di materiale acquisito a restituire la dimensione dell’indagine.
Nel corso dell’attività sotto copertura gli investigatori hanno acquisito circa 282,9 gigabyte di contenuti illeciti, con oltre 22mila video e 34mila immagini.
Non si tratta, quindi, soltanto dell’individuazione di singoli file conservati su dispositivi personali. La ricostruzione investigativa descrive un sistema nel quale la disponibilità di materiale sarebbe stata alimentata dalla condivisione tra gli utenti e dalla gestione centralizzata degli archivi.
Durante le perquisizioni sono stati inoltre sequestrati circa 200 dispositivi informatici, tra smartphone, tablet, computer e hard disk. Il materiale sequestrato dovrà essere sottoposto agli ulteriori accertamenti tecnici previsti dall’indagine.
La dimensione digitale dell’operazione rende particolarmente complesso anche il lavoro successivo ai sequestri: ogni dispositivo può contenere elementi utili a ricostruire collegamenti, modalità di comunicazione, archivi e rapporti tra gli indagati.
Il ruolo degli amministratori e degli strumenti tecnologici
Secondo gli investigatori, la presunta organizzazione non si sarebbe limitata alla semplice condivisione di file.
La struttura avrebbe previsto amministratori incaricati della gestione dei gruppi, moderatori dei contenuti e soggetti con competenze informatiche, oltre a sistemi automatizzati destinati alla gestione degli utenti.
Tra gli strumenti individuati figurano bot e programmi capaci di automatizzare alcune funzioni, oltre a servizi cloud e server virtuali utilizzati, secondo l’accusa, per custodire e proteggere gli archivi.
Un altro aspetto riguarda la capacità della rete di riorganizzarsi dopo la chiusura di un gruppo. La creazione di nuove versioni delle comunità avrebbe consentito di mantenere i collegamenti tra gli utenti e proseguire le attività nonostante gli interventi di contrasto.
È proprio questo elemento a spiegare perché l’indagine abbia richiesto un’attività prolungata e una presenza investigativa all’interno della rete.
Gli arresti durante le perquisizioni
La fase esecutiva dell’operazione ha coinvolto oltre cento operatori specializzati della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, con il supporto di diversi centri operativi e sezioni territoriali.
Le perquisizioni hanno riguardato sia persone considerate amministratori della rete sia semplici partecipanti. In dieci casi, secondo quanto comunicato dalla Polizia, le persone sono state arrestate in flagranza dopo essere state trovate in possesso di ingenti quantità di materiale illecito.
Tra i soggetti raggiunti dai provvedimenti figurano persone residenti in diverse province italiane. Gli investigatori hanno inoltre collaborato con la Polizia cantonale svizzera nell’attività riguardante il cittadino svizzero destinatario di un provvedimento.
L’indagine resta ora legata agli ulteriori accertamenti sui dispositivi sequestrati e sui rapporti tra gli utenti della rete.
Lo Voi: “Un commercio indegno di minori”
Durante la conferenza stampa sui risultati dell’operazione, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha definito quello scoperto dagli investigatori un “commercio indegno di minori”, sottolineando la struttura organizzativa della rete.
Secondo Lo Voi, l’aspetto più significativo dell’inchiesta non sarebbe rappresentato soltanto dalla quantità di materiale sequestrato, ma dall’esistenza di un’organizzazione con ruoli e funzioni differenziate, descritta dagli investigatori come una struttura paragonabile per articolazione a una società multinazionale.
Il procuratore ha inoltre richiamato l’attenzione sulla giovane età di alcuni dei membri individuati dagli investigatori, evidenziando come la rete fosse riuscita a trasformare la circolazione del materiale illecito in un’attività capace di generare denaro attraverso pagamenti in criptovaluta.

Cosa succede adesso nell’inchiesta
L’operazione Fly Trap non si esaurisce con gli arresti.
I dispositivi sequestrati rappresentano una fonte di informazioni che potrà consentire agli investigatori di ricostruire ulteriormente la rete, verificare i rapporti tra i partecipanti e individuare eventuali ulteriori soggetti coinvolti.
Particolare attenzione sarà rivolta anche ai dati contenuti negli archivi digitali e alle transazioni in criptovaluta già individuate nel corso dell’attività investigativa.
Sul piano giudiziario, è inoltre fondamentale ricordare che le persone coinvolte sono indagate e sottoposte a provvedimenti cautelari nell’ambito di un procedimento ancora in corso. Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.
L’inchiesta mostra comunque un elemento ormai centrale nel contrasto alla criminalità online: le reti che operano sulla rete possono assumere strutture organizzative complesse, utilizzare sistemi di anonimizzazione e sfruttare pagamenti digitali, rendendo necessarie attività investigative specialistiche e una cooperazione internazionale costante.
Nel caso di Fly Trap, la combinazione tra cooperazione internazionale, analisi digitale e attività sotto copertura ha permesso agli investigatori di entrare nella struttura della comunità, documentarne il funzionamento e arrivare alla fase degli arresti.
Il risultato è una delle più rilevanti operazioni recenti contro la diffusione online di materiale pedopornografico, con 17 arresti, oltre 56mila tra video e immagini sequestrati e quasi 283 gigabyte di materiale illecito acquisito. Ma per gli investigatori il lavoro non termina con il blitz: l’analisi dei dispositivi e dei dati sequestrati potrebbe infatti aprire nuovi filoni e contribuire a ricostruire ulteriormente l’estensione della rete.
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