1:20 pm, 28 Agosto 26 calendario

Mustang negli Usa, con Trump cresce il rischio di macellazione

Di: Michele Savaiano

🌐 Mustang Usa: i cavalli selvatici simbolo dell’Ovest americano sono al centro di una nuova bufera. Un meccanismo di vendita del Bureau of Land Management sta alimentando il timore che migliaia di animali, formalmente protetti dalla legge federale, possano finire nella filiera della macellazione attraverso acquirenti privati e passaggi successivi oltre confine.

Sono il simbolo vivente dell’America più selvaggia, quella delle praterie sterminate, dei canyon e dei grandi spazi dell’Ovest. I mustang sono diventati uno degli emblemi più potenti della cultura americana, ma oggi la loro sopravvivenza è tornata al centro di una battaglia politica e giudiziaria.

Sotto la seconda amministrazione di Donald Trump, il sistema federale di gestione dei cavalli selvatici è finito nuovamente sotto i riflettori. Un’inchiesta pubblicata negli Stati Uniti ha ricostruito il percorso di migliaia di mustang usciti dal controllo federale e ha sollevato interrogativi pesanti sulle conseguenze delle nuove modalità di vendita adottate dal Bureau of Land Management, l’agenzia federale che gestisce gran parte delle terre pubbliche occidentali.

Il punto più controverso è una apparente contraddizione: la legge federale protegge i cavalli selvatici e vieta che vengano destinati alla macellazione, ma una volta trasferiti a determinati acquirenti possono perdere quella protezione federale.

È qui che si apre la cosiddetta scappatoia.

Il governo non vende ufficialmente animali destinati al macello. Ma gli animali possono essere venduti a privati che, una volta ottenuta la proprietà, possono trasferirli nuovamente. E secondo le ricostruzioni più recenti, alcuni di questi percorsi avrebbero portato anche verso strutture di raccolta collegate alla filiera della macellazione fuori dagli Stati Uniti.

Mustang e Trump, perché è esploso il caso

Per comprendere la portata della vicenda bisogna partire da una legge che negli Stati Uniti ha un valore quasi mitologico.

Nel 1971 il Congresso approvò il Wild Free-Roaming Horses and Burros Act, una normativa nata per proteggere i cavalli e gli asini selvatici che vivevano sulle terre federali. La legge affidò alle agenzie federali il compito di proteggerli e gestirli, definendoli simboli viventi dello spirito storico e pionieristico dell’Ovest.

Da allora il rapporto tra mustang, allevatori, ambientalisti e autorità federali è diventato una delle dispute più difficili della politica sulle terre pubbliche americane.

Il problema è numerico.

I cavalli si riproducono rapidamente e, in assenza di predatori naturali sufficienti, le popolazioni possono crescere oltre i livelli che il governo considera compatibili con le risorse disponibili. Il BLM sostiene quindi di dover intervenire per mantenere un equilibrio tra numero degli animali, disponibilità di acqua, vegetazione e salute degli ecosistemi.

La gestione prevede anche catture sul territorio, trasferimenti e permanenza in strutture di custodia. Il BLM continua a effettuare raduni di cavalli selvatici: ancora nel luglio 2026, per esempio, l’agenzia ha programmato una cattura nel Callaghan Complex, in Nevada, con l’impiego di elicotteri.

È proprio dopo la cattura che nasce il problema più delicato.

Quanti sono i mustang coinvolti

Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, oltre 3.700 cavalli selvatici sarebbero stati venduti nel 2025 attraverso il sistema federale, una cifra più che raddoppiata rispetto all’anno precedente. Il dato è uno degli elementi che hanno acceso l’allarme tra le organizzazioni che si occupano della tutela dei mustang.

Non significa che 3.700 animali siano stati automaticamente macellati.

Questo è un punto essenziale per evitare di trasformare una vicenda complessa in uno slogan. La vendita non equivale necessariamente alla macellazione e non tutti gli acquirenti sono destinati a quella filiera.

Il timore nasce però dal fatto che alcuni animali, dopo essere stati acquistati, possono entrare in circuiti commerciali nei quali diventa molto più difficile seguirne il destino.

Il BLM sostiene ufficialmente di non vendere né inviare cavalli selvatici al macello. La sua attuale politica di vendita prevede inoltre che gli acquirenti dichiarino l’intenzione di garantire agli animali cure adeguate.

Ma la questione sollevata dagli investigatori e dalle associazioni animaliste riguarda proprio ciò che accade dopo il trasferimento della proprietà.

È la differenza tra la responsabilità formale del governo e ciò che accade lungo una catena privata.

La scappatoia che preoccupa gli animalisti

Il meccanismo contestato è difficile da riassumere in una sola parola, ma il principio è semplice.

Finché il cavallo resta sotto la protezione federale, esistono limiti molto stringenti sul suo utilizzo e sulla possibilità di destinarlo alla macellazione. Una volta che l’animale viene venduto secondo le procedure previste, però, il rapporto giuridico con il governo cambia.

Il passaggio di proprietà diventa quindi decisivo.

Le critiche si concentrano sulla possibilità che soggetti intermedi acquistino animali a prezzi molto bassi e successivamente li trasferiscano. Se il cavallo entra in una filiera commerciale, il controllo sul suo destino diventa più complesso.

È proprio questa dinamica ad aver alimentato il sospetto di una “pipeline” verso il macello, come la definiscono gli attivisti.

Secondo le ricostruzioni pubblicate in queste ore, alcuni cavalli sarebbero stati rintracciati in strutture commerciali dalle quali gli animali possono essere indirizzati verso il confine con il Canada o il Messico. Negli Stati Uniti la macellazione dei cavalli per la carne è un tema sottoposto a forti restrizioni, mentre il trasferimento oltre confine apre scenari giuridici differenti.

La controversia, dunque, non riguarda soltanto ciò che è consentito fare in un allevamento o in un impianto americano. Riguarda il percorso che un animale può compiere dopo essere uscito dal sistema federale.

Perché i mustang vengono catturati

La cattura dei cavalli selvatici è da anni uno dei capitoli più controversi della politica ambientale americana.

Per il governo federale, la questione riguarda soprattutto la gestione delle mandrie e delle risorse naturali. Un numero eccessivo di cavalli può aumentare la pressione su pascoli e fonti d’acqua, con conseguenze non soltanto per gli stessi mustang ma anche per altre specie e per il bestiame che utilizza le terre pubbliche.

Il BLM afferma di gestire e proteggere cavalli selvatici e asini su milioni di acri di terre pubbliche distribuite in dieci Stati occidentali.

Gli ambientalisti contestano però da tempo diversi aspetti di questa impostazione.

Il nodo è soprattutto la domanda su quale sia il numero realmente sostenibile di animali, quali strumenti utilizzare per controllare la crescita delle mandrie e quanto debba essere grande il ruolo delle catture.

La questione è diventata ancora più delicata perché il mantenimento dei cavalli fuori dal territorio costa molto al contribuente americano.

Le strutture di custodia federali ospitano decine di migliaia di animali e assorbono una parte significativa delle risorse destinate al programma. Secondo dati richiamati nel dibattito sul bilancio, il governo deve sostenere costi elevati per mantenere gli animali in strutture di lunga permanenza.

Da qui nasce il dilemma: catturare meno cavalli significa lasciare più animali allo stato brado, mentre catturarne di più significa aumentare rapidamente la popolazione nelle strutture federali.

Il prezzo dei mustang è diventato un altro caso

Uno degli aspetti più sorprendenti del nuovo sistema è il prezzo.

Il BLM ha annunciato negli ultimi mesi procedure di vendita nelle quali le tariffe possono partire da 25 dollari per animale. Le regole prevedono requisiti per gli acquirenti e una dichiarazione di intenti relativa alla cura degli animali.

La cifra è diventata il simbolo della polemica.

Da un lato, il governo può spendere somme molto più elevate per catturare, trasportare e mantenere un cavallo selvatico. Dall’altro, lo stesso animale può essere trasferito a un privato per una cifra minima.

Per gli attivisti, questo crea un incentivo perverso: più è basso il costo di acquisizione, più diventa facile per un intermediario acquistare molti animali e inserirli successivamente in altri circuiti.

Il governo ribatte che la vendita non è pensata per alimentare la macellazione e che la politica ufficiale del BLM vieta di vendere o inviare gli animali al macello.

Il problema, quindi, non è soltanto il prezzo in sé. È la capacità delle autorità di controllare effettivamente il destino degli animali dopo la vendita.

La questione del budget di Trump

Il caso delle vendite si inserisce in un quadro politico più ampio.

Il progetto di bilancio dell’amministrazione Trump per l’anno fiscale 2027 ha suscitato forti critiche da parte delle organizzazioni che difendono i mustang perché propone di ridimensionare le risorse destinate al programma e, secondo le associazioni, rimuove una protezione che negli anni ha impedito l’utilizzo di fondi federali per la macellazione dei cavalli selvatici.

La proposta di bilancio, tuttavia, non equivale automaticamente a una legge. Il Congresso mantiene un ruolo decisivo nell’approvazione delle misure di spesa e nelle condizioni legate all’utilizzo dei finanziamenti.

È proprio per questo che la battaglia politica è tutt’altro che chiusa.

Gli oppositori del piano sostengono che un indebolimento delle protezioni, combinato con l’aumento delle vendite, potrebbe creare le condizioni per una crescita molto più ampia del rischio di macellazione.

I sostenitori di una gestione più aggressiva della popolazione, invece, insistono sulla necessità di affrontare il problema dell’eccesso di cavalli e dei costi crescenti del sistema.

Il simbolo dell’America diviso tra libertà e gestione

La storia dei mustang racconta una contraddizione profondamente americana.

Da una parte ci sono animali diventati simboli di libertà, immortalati nei film, nella letteratura e nella cultura popolare come rappresentazione dell’Ovest senza confini.

Dall’altra ci sono territori pubblici che devono essere amministrati secondo regole precise, con risorse naturali limitate e interessi economici spesso contrapposti.

Allevatori e proprietari di bestiame chiedono da tempo una gestione più efficace delle popolazioni selvatiche, sostenendo che mandrie troppo numerose possano competere per acqua e pascoli. Gli ambientalisti rispondono che i mustang fanno parte dell’identità naturale dell’Ovest e che le soluzioni non possono tradursi in catture indiscriminate o in percorsi che espongano gli animali alla macellazione.

In mezzo ci sono le agenzie federali, costrette a gestire un problema ambientale, economico e politico contemporaneamente.

Cosa può succedere adesso

Il caso delle vendite potrebbe trasformarsi in una nuova battaglia sul futuro del programma federale.

Le associazioni animaliste chiedono maggiore trasparenza sui compratori, tracciabilità degli animali e soprattutto la sospensione delle procedure che potrebbero consentire il passaggio dei mustang verso intermediari sospettati di alimentare la filiera della macellazione. Una delle organizzazioni più attive nella protesta ha chiesto al dipartimento dell’Interno di fermare il programma di vendita.

Il BLM, dal canto suo, continua a sostenere ufficialmente di non destinare i propri animali alla macellazione e invita chiunque abbia informazioni concrete sulla vendita illegale di cavalli protetti a segnalarle all’agenzia.

La partita sarà quindi giocata su due fronti: la politica e la capacità di controllare ciò che accade dopo la vendita.

Ed è proprio questo secondo punto a rendere la vicenda così delicata. Se un mustang passa dalla prateria a un recinto federale, quindi a un acquirente privato e infine a un altro Stato o a un altro Paese, ricostruire ogni passaggio diventa fondamentale.

Per gli animali, naturalmente, non è una questione burocratica.

È la differenza tra tornare a correre libero, essere accolti in un ranch o in un santuario oppure entrare in una filiera dalla quale non c’è ritorno.

Il futuro dei cavalli selvatici è ancora aperto

La storia dei mustang non è ancora arrivata al suo epilogo.

La legge del 1971 continua a rappresentare la base della loro protezione. Il governo continua a gestire le mandrie e a organizzare catture e programmi di adozione. Parallelamente, le nuove modalità di vendita e le scelte di bilancio dell’amministrazione Trump stanno alimentando una discussione che sembrava appartenere al passato.

La vera domanda non è soltanto quanti mustang possano vivere sulle terre pubbliche americane. È quale prezzo gli Stati Uniti siano disposti a pagare per conservarne il simbolo.

Perché il mustang non è semplicemente un cavallo selvatico.

È una delle immagini attraverso cui l’America racconta se stessa: libertà, spazio, frontiera e natura.

E proprio per questo la prospettiva che alcuni di questi animali possano finire nella filiera della macellazione, anche attraverso una catena di passaggi formalmente distinta dalle operazioni del governo, ha assunto un valore che va ben oltre il destino delle singole mandrie.

Il punto decisivo sarà capire se il sistema riuscirà a conciliare gestione della popolazione, tutela degli animali, sostenibilità economica e controllo effettivo delle vendite.

Per i mustang, intanto, la corsa continua. Ma oggi, sulle grandi distese dell’Ovest americano, quella libertà appare più fragile di quanto l’iconografia del West abbia raccontato per generazioni.

28 Agosto 2026 ( modificato il 26 Agosto 2026 | 23:24 )
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