8:04 am, 9 Settembre 26 calendario

Messa in spiaggia a Savona: 400 fedeli sfidano l’alba

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Messa in spiaggia a Savona: a Borgio Verezzi la celebrazione domenicale si sposta sul litorale e richiama circa 400 persone. L’idea di don Carmelo Galeone nasce dal calo delle presenze in chiesa e diventa un esperimento di fede nei luoghi della vita quotidiana.

Alle 7 del mattino, quando sulla Riviera ligure il mare comincia appena a riflettere la luce e la spiaggia è ancora lontana dal pienone delle giornate estive, a Borgio Verezzi è arrivata una presenza insolita: un altare tra ombrelloni, lettini e battigia.

Non una cerimonia simbolica, ma una vera celebrazione eucaristica. La proposta di don Carmelo Galeone, parroco della chiesa di San Pietro e di Gesù Redentore, ha portato la Messa direttamente sulla spiaggia dei Bagni San Pietro, trasformando per alcune domeniche il litorale in un luogo di preghiera.

Il risultato è andato oltre le aspettative. Circa 400 persone hanno partecipato all’appuntamento, tra residenti, fedeli arrivati dai comuni vicini, turisti e villeggianti. Un numero particolarmente significativo se confrontato con la partecipazione alle celebrazioni domenicali durante i mesi estivi, quando molte parrocchie liguri devono fare i conti con una fisiologica riduzione delle presenze.

L’iniziativa, arrivata quest’anno alla sua quarta celebrazione stagionale, non nasce però dalla volontà di abbandonare la chiesa. Al contrario, parte da una domanda molto più profonda: se le persone non frequentano più alcuni luoghi tradizionali, perché non provare a incontrarle nei luoghi in cui già si trovano?

A Borgio Verezzi la Messa trasloca sulla spiaggia

L’idea è semplice nella forma, ma tutt’altro che banale nel significato. Durante l’estate la Messa viene celebrata alle prime ore del mattino direttamente sul litorale, davanti al mare.

L’appuntamento del 6 settembre ha rappresentato il quarto e ultimo incontro previsto per questa stagione. Un calendario che, nel corso degli anni, è progressivamente cresciuto: da una proposta inizialmente sporadica si è arrivati a quattro celebrazioni estive.

Il luogo scelto sono i Bagni San Pietro, lo stabilimento balneare dal quale prende il nome anche la parrocchia. Qui, nelle domeniche interessate dall’iniziativa, la consueta atmosfera della spiaggia cambia completamente.

Le sdraio restano, gli ombrelloni restano e il mare continua a fare da sfondo. Ma per circa un’ora la priorità diventa un’altra: ascoltare la Parola, pregare e partecipare all’Eucaristia guardando l’orizzonte.

È una scena che rompe le consuetudini senza necessariamente rompere con la tradizione.

Don Carmelo: «La fede non è confinata in uno spazio»

Alla base della scelta del parroco c’è una riflessione sulla distanza che negli ultimi anni si è creata tra alcune comunità religiose e una parte delle persone.

Il ragionamento di don Carmelo Galeone parte dal presupposto che il calo delle presenze nelle chiese non significhi automaticamente un disinteresse assoluto verso la spiritualità.

La domanda, piuttosto, è dove cercare oggi le persone.

Durante l’estate la risposta, almeno a Borgio Verezzi, è stata letteralmente davanti agli occhi: in spiaggia.

Il sacerdote ha spiegato il senso dell’iniziativa attraverso un’immagine molto forte: Dio non deve essere cercato esclusivamente all’interno degli edifici sacri. La fede, secondo questa prospettiva, può incontrare la vita quotidiana anche nei luoghi apparentemente più lontani dall’idea tradizionale di celebrazione.

È una visione pastorale che mette al centro l’idea di una Chiesa capace di uscire dai propri spazi abituali.

E il dato delle presenze sembra aver dato una prima risposta concreta.

Quattrocento persone alle 7 del mattino

Il dettaglio più significativo è forse proprio l’orario.

Non si tratta di una celebrazione organizzata a metà mattina, quando la spiaggia comincia già a riempirsi. La Messa viene celebrata alle 7, quando molti vacanzieri stanno ancora dormendo e il movimento sul litorale è appena iniziato.

Eppure, in occasione degli appuntamenti estivi, centinaia di persone hanno scelto di puntare la sveglia e raggiungere la spiaggia.

Il fenomeno ha coinvolto pubblici differenti. Ci sono stati i fedeli abituali, ma anche residenti di altri comuni, turisti e persone attratte dalla particolarità dell’iniziativa.

Il numero di circa 400 partecipanti all’ultimo appuntamento racconta quindi qualcosa che va oltre la semplice curiosità.

Alzarsi presto per andare a Messa sulla spiaggia è diventato, per molte persone, un appuntamento dell’estate.

E questo è probabilmente l’aspetto che più interessa don Carmelo: capire se il problema sia davvero la mancanza di interesse per la fede oppure, almeno in parte, la difficoltà della Chiesa a intercettare le abitudini e i luoghi della società contemporanea.

L’idea nata con i Bagni San Pietro

Dietro l’iniziativa c’è anche una collaborazione particolare tra la parrocchia e lo stabilimento balneare.

Il progetto è nato da un desiderio espresso circa due anni fa da Giuseppe Buttol, titolare dei Bagni San Pietro. Da quella prima intuizione è iniziato un percorso che ha portato progressivamente ad aumentare gli appuntamenti.

Prima due celebrazioni, poi tre e infine quattro nel corso dell’estate 2026.

Una crescita che suggerisce come la formula abbia trovato una risposta positiva non soltanto tra i partecipanti, ma anche all’interno della stessa comunità.

La spiaggia, in questo modo, non diventa una semplice location suggestiva per una funzione religiosa. Diventa uno spazio condiviso tra comunità, turismo e fede.

Ed è forse proprio questa contaminazione a rendere l’esperimento interessante.

Il mare come luogo della spiritualità

C’è poi una componente simbolica che rende la celebrazione particolarmente adatta al contesto.

Nel racconto evangelico, infatti, il mare e le rive hanno un ruolo importante. Molte predicazioni di Gesù si svolgono all’aperto, sulle sponde del lago di Galilea, in mezzo alla gente.

Per questo la scelta di portare l’Eucaristia sulla spiaggia non viene vissuta soltanto come un modo per attirare più persone.

Il mare diventa parte dell’esperienza spirituale.

Il rumore delle onde sostituisce per alcuni momenti quello dell’ambiente urbano. La luce dell’alba accompagna la celebrazione. L’orizzonte diventa lo sfondo naturale dell’altare.

Non è difficile comprendere perché l’esperienza abbia conquistato anche chi normalmente non frequenta con assiduità la Messa.

In una stagione in cui le località balneari vengono associate soprattutto a vacanze, relax, aperitivi e divertimento, l’iniziativa introduce un elemento completamente diverso: la possibilità di fermarsi e pregare prima ancora che inizi la giornata al mare.

Chiese vuote e spiagge piene: il paradosso dell’estate

Il titolo più immediato per raccontare questa storia potrebbe essere proprio quello del contrasto: chiese meno frequentate, spiagge affollate.

Ma dietro il paradosso c’è una questione pastorale molto più ampia.

L’estate modifica abitudini, orari e ritmi. Le persone si spostano, viaggiano, cambiano località e trascorrono gran parte della giornata all’aperto. Anche la partecipazione religiosa risente inevitabilmente di questi cambiamenti.

La risposta di Borgio Verezzi è stata quindi quella di non considerare il mare come un ostacolo alla vita della parrocchia.

Al contrario, il mare è diventato il punto d’incontro.

È una scelta che potrebbe essere replicata anche altrove. Il fatto che altri sacerdoti abbiano guardato con interesse all’esperienza suggerisce che la formula possa avere un valore che va oltre il singolo paese ligure.

Non significa che le celebrazioni in chiesa siano destinate a scomparire. La parrocchia continua naturalmente a mantenere i propri appuntamenti tradizionali. Ma l’esperimento dimostra che, accanto alla dimensione istituzionale, può esistere una pastorale capace di adattarsi ai luoghi e ai tempi della vita contemporanea.

La sfida non è portare la gente in chiesa

È forse questo il messaggio più interessante che arriva da Borgio Verezzi.

Per decenni il rapporto tra fedeli e parrocchia è stato costruito soprattutto attorno a un luogo fisico preciso: la chiesa.

Oggi, invece, il sacerdote sembra porre la questione in termini diversi.

Non chiedersi soltanto come riportare le persone dentro la chiesa, ma capire come portare la Chiesa dove le persone vivono.

La differenza può sembrare soltanto linguistica. In realtà cambia completamente la prospettiva.

Nel primo caso è il fedele a dover compiere il passo verso la comunità religiosa. Nel secondo è la comunità religiosa a compiere il passo verso il fedele.

E a Borgio Verezzi questo secondo percorso ha trovato un luogo estremamente concreto: una spiaggia della Riviera ligure alle prime luci del mattino.

Un esperimento che può continuare anche oltre l’estate

La quarta Messa del 2026 ha chiuso il calendario estivo, ma il successo dell’iniziativa apre una domanda sul futuro.

Se centinaia di persone sono disponibili a partecipare a una celebrazione alle 7 del mattino sulla spiaggia, il dato merita di essere osservato con attenzione.

Non necessariamente perché la Messa debba uscire stabilmente dalle chiese, ma perché la risposta dei partecipanti mette in discussione alcune convinzioni consolidate sulle modalità con cui le persone cercano oggi uno spazio spirituale.

A Borgio Verezzi la formula ha funzionato anche perché ha mantenuto una caratteristica essenziale: la semplicità.

Niente grandi eventi, niente palcoscenici spettacolari. Un altare, la comunità, il sacerdote, il mare e il silenzio dell’alba.

Il resto lo hanno fatto le persone.

E proprio questo rende la storia più interessante della semplice curiosità di una Messa celebrata sulla sabbia. Il vero esperimento non è stato spostare un altare dalla chiesa alla spiaggia, ma provare a cambiare il punto di vista su dove incontrare i fedeli.

A Borgio Verezzi, almeno per quest’estate, la risposta è arrivata con il rumore delle onde e con circa 400 persone in piedi davanti al mare.

9 Settembre 2026
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