11:38 am, 21 Ottobre 26 calendario

Meloni e magistrati, il post choc: «Nana borgatara». È bufera

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Giorgia Meloni rifiuta di firmare il decreto sugli adeguamenti retributivi dei magistrati e scoppia lo scontro. Dal profilo Facebook di un pubblico ministero romano compare un insulto alla premier: «Nana borgatara». Ma il magistrato nega di aver scritto il messaggio e denuncia un presunto attacco hacker. L’Associazione nazionale magistrati prende le distanze.

Stipendi dei magistrati, perché Meloni dice no

Uno scontro istituzionale sulle retribuzioni dei magistrati si trasforma in un caso politico.

La presidente del Consiglio ha dichiarato di non voler firmare un Dpcm che, secondo la cifra indicata dal governo, comporterebbe quasi un miliardo di euro di adeguamenti stipendiali.

Meloni ha motivato la propria posizione richiamando le altre urgenze economiche, compresa la necessità di trovare risorse per sostenere il settore dell’autotrasporto.

La magistratura associata contesta però la rappresentazione degli importi come nuovi aumenti discrezionali.

Palazzo Chigi a Roma, sede della Presidenza del Consiglio

Il post offensivo e la smentita del magistrato

La controversia si è aggravata dopo la comparsa di un messaggio offensivo sul profilo Facebook riconducibile ad Alessandro Di Cicco, magistrato in servizio alla Procura di Roma.

Il testo conteneva l’espressione «nana borgatara» riferita alla premier, accompagnata da una critica alla mancata firma del decreto.

Di Cicco ha però negato di essere l’autore del post, dichiarando che il proprio profilo era stato violato e di aver presentato una denuncia.

Questo elemento è essenziale: l’attribuzione materiale del messaggio resta contestata e non può essere presentata come accertata.

Il Palazzo di Giustizia di Roma a piazzale Clodio

La reazione dell’ANM: adeguamenti previsti dalla legge

L’Associazione nazionale magistrati ha preso le distanze dalle parole offensive, ribadendo la necessità di un confronto rispettoso tra le istituzioni.

Sul piano economico, le toghe sostengono che le somme contestate rappresentino differenze retributive maturate in applicazione delle norme esistenti e non premi straordinari.

Il confronto riguarda dunque due questioni distinte: la compatibilità finanziaria degli adeguamenti e gli obblighi derivanti dalla normativa vigente.

Aula di tribunale italiana, fotografia di repertorio

Lo scontro tra politica e magistratura si intensifica

Il caso arriva in un clima di tensione tra governo e rappresentanze della magistratura.

Per Palazzo Chigi il tema è individuare le priorità di spesa pubblica. Per l’ANM, invece, gli adeguamenti retributivi previsti dalla legge non possono essere assimilati a un beneficio concesso discrezionalmente.

L’episodio social ha ulteriormente esasperato il confronto, spostando temporaneamente l’attenzione dalle questioni economiche al rispetto reciproco tra poteri dello Stato.

Il Palazzo di Montecitorio a Roma

La questione destinata a pesare maggiormente sarà la soluzione giuridica e finanziaria della controversia sugli arretrati.

Le decisioni sulle retribuzioni dei magistrati e l’accertamento dell’autore del post sono questioni separate, che richiedono verifiche distinte.

Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative

21 Ottobre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
iscrizione a newsletter
forzaseo banner