8:53 pm, 2 Settembre 26 calendario

John Galliano, il passo indietro dal Met: quando il talento non basta

Di: Ginevra Fiano

🌐  La retrospettiva “John Galliano: Horizons” non si farà. Dopo settimane di critiche, lo stilista e il Metropolitan Museum of Art hanno deciso di fermare il progetto. Una scelta che riapre una delle questioni più complesse della moda contemporanea: è possibile celebrare l’opera di un artista senza separarla dalle sue azioni

Ci sono carriere che appartengono alla storia della moda e che, proprio per questo, sembrano destinate a sopravvivere a tutto. Quella di John Galliano è una di queste. Ma oggi anche una delle retrospettive più attese del calendario fashion viene fermata prima ancora di aprire i battenti.

Il Metropolitan Museum of Art e John Galliano hanno annunciato congiuntamente che “John Galliano: Horizons”, la grande mostra dedicata ai quattro decenni della carriera dello stilista e prevista per la primavera 2027, non si farà. La decisione arriva dopo settimane di polemiche e di crescente pressione pubblica.

La notizia è destinata a lasciare un segno nel mondo della moda. Non soltanto perché Galliano è considerato uno dei più visionari designer della sua generazione, ma perché il suo nome continua a rappresentare un caso irrisolto di genio creativo, caduta pubblica, responsabilità e possibile redenzione.

Il progetto che aveva fatto discutere
Annunciata il 31 luglio, John Galliano: Horizons avrebbe ripercorso l’intera parabola creativa dello stilista: dagli esordi alla Central Saint Martins fino agli anni trascorsi da Givenchy e Dior, passando per il lavoro più recente da Maison Margiela. Abiti, accessori, schizzi, materiali d’archivio e pezzi iconici avrebbero raccontato la capacità di Galliano di trasformare la moda in spettacolo, narrazione e immaginazione.

Sarebbe stata soltanto la terza grande retrospettiva del Costume Institute dedicata, mentre ancora in vita, a un singolo designer, dopo quelle consacrate a Yves Saint Laurent e Rei Kawakubo.

Un riconoscimento enorme. Forse troppo ingombrante, considerato il passato dello stilista.

Perché insieme agli abiti sarebbero inevitabilmente tornati anche i ricordi delle dichiarazioni antisemite e razziste che, tra il 2010 e il 2011, travolsero la carriera di Galliano e portarono al suo licenziamento da Dior e alla sua condanna in Francia.

Il peso di una data
A rendere la situazione ancora più delicata è stata la coincidenza prevista per il Met Gala 2027. La data del primo lunedì di maggio avrebbe infatti coinciso con Yom HaShoah, la giornata di commemorazione della Shoah.

La scelta aveva alimentato ulteriori critiche da parte di esponenti della comunità ebraica, figure pubbliche e rappresentanti della politica newyorkese. Alcuni sostenitori del museo avevano inoltre manifestato la propria contrarietà, arrivando secondo diversi resoconti a mettere in discussione il sostegno economico al Met.

A quel punto la questione non riguardava più soltanto Galliano.

Riguardava il Met, il suo ruolo culturale e la responsabilità di un’istituzione nel decidere chi celebrare, come raccontarlo e in quale momento farlo.

La risposta di Galliano
A fermare il progetto è stato lo stesso Galliano, dopo un confronto con il museo e con le persone coinvolte.

Nella dichiarazione diffusa oggi, lo stilista ha espresso gratitudine per l’opportunità, ma ha riconosciuto che una mostra dedicata al suo lavoro avrebbe potuto provocare dolore. Ha inoltre ribadito la propria responsabilità per le parole pronunciate in passato e ha rivolto particolare attenzione al dolore causato alle comunità ebraiche e asiatiche.

Il punto più significativo della sua posizione è forse proprio questo: l’espiazione, secondo Galliano, non può essere risolta da una mostra, da un riconoscimento istituzionale o da un singolo gesto pubblico.

È una presa di posizione molto diversa dalla semplice difesa della propria carriera.

E, in qualche modo, è anche il riconoscimento del limite della moda stessa: un abito può raccontare una storia, ma non può riscriverla.

Anna Wintour: «Una decisione coraggiosa»
A sostenere la scelta è stata anche Anna Wintour, storicamente una delle figure più importanti nel percorso di Galliano e tra le sostenitrici della retrospettiva.

Wintour ha definito la decisione dello stilista «coraggiosa», confermando il proprio sostegno sia a Galliano sia al museo. Anche Andrew Bolton, curatore del Costume Institute, ha riconosciuto la responsabilità dei musei nell’affrontare le storie difficili con rigore e attenzione, sostenendo infine la scelta di non procedere.

È un dettaglio importante: il Met non ha rinnegato il valore creativo di Galliano. Ha scelto, piuttosto, di non trasformarlo in questo momento in una celebrazione pubblica.

Il talento resta. La domanda rimane.
Ed è qui che il caso Galliano diventa interessante per la moda.

Perché negare il valore del suo lavoro sarebbe altrettanto semplicistico quanto ignorare ciò che è accaduto. Galliano ha cambiato il linguaggio della moda contemporanea: ha portato teatralità, storia, costruzione sartoriale e immaginazione dentro la passerella, trasformando la sfilata in una forma di racconto.

Il suo impatto è ancora evidente nelle generazioni di designer che sono venute dopo di lui. La sua influenza artistica non scompare perché una mostra viene cancellata.

Ma riconoscere un talento non significa necessariamente celebrarlo.

È questa la distinzione che la vicenda del Met sembra mettere oggi al centro.

Una moda che non può più permettersi di dimenticare
Per anni il fashion system ha avuto un rapporto complicato con la memoria. La moda è veloce, ciclica, abituata a reinventare continuamente le proprie icone. Ma negli ultimi anni il pubblico ha iniziato a chiedere qualcosa di più: non soltanto bellezza, creatività e spettacolo, ma anche responsabilità.

La vicenda Galliano dimostra quanto sia diventato difficile separare completamente l’opera dall’autore quando l’autore è ancora una figura pubblica e quando le ferite legate al suo passato sono ancora vive.

John Galliano: Horizons avrebbe potuto essere una mostra sulla creatività, ma sarebbe inevitabilmente diventata anche una mostra sulla controversia. Forse proprio questo è stato il punto di rottura.

Per ora il Met farà un passo indietro. Il museo ha fatto sapere che annuncerà successivamente il nuovo progetto per la primavera 2027 e i nuovi piani per il Met Gala.

Galliano, invece, resta al centro di una storia ancora aperta.

2 Settembre 2026
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