12:40 am, 17 Agosto 26 calendario

Etna, nuova eruzione: la Voragine torna a esplodere

Di: Michele Savaiano

🌐 Etna in eruzione, nuova intensa attività esplosiva dal cratere Voragine: il tremore vulcanico cresce fino a valori alti, mentre le colate laviche avanzano fino a quota 1.395 metri tra Rocca delle Palombe e Rocca Musarra. Il Vona per l’aviazione resta arancione.

L’Etna torna a mostrare tutta la propria energia e lo fa con una nuova fase di intensa attività esplosiva al cratere Voragine, uno dei settori più attivi dell’area sommitale del vulcano. La giornata di domenica 16 agosto ha segnato un nuovo cambio di passo nell’attività eruttiva, osservato con attenzione dall’Osservatorio Etneo dell’INGV, che sta seguendo minuto dopo minuto l’evoluzione dei fenomeni.

Il quadro che emerge è quello di un vulcano in piena attività: esplosioni, attività stromboliana, emissioni di cenere, colate laviche e un tremore vulcanico in marcato aumento. Sono tutti segnali che descrivono un sistema magmatico particolarmente dinamico e che spiegano la necessità di mantenere alta l’attenzione sul versante etneo.

A rendere ancora più significativa la situazione è l’evoluzione del tremore. Dopo una fase caratterizzata da oscillazioni tra valori bassi e medi, l’ampiezza è progressivamente aumentata fino a entrare nella fascia dei valori alti. I segnali sismici risultano localizzati nell’area compresa tra il cratere di Nord-Est e la Voragine, a una quota compresa indicativamente tra 2.800 e 3.000 metri sul livello del mare.

Nel frattempo, la lava continua a scorrere lungo i versanti superiori del vulcano. Il fronte più avanzato delle colate si trova a 1.395 metri di quota, tra Rocca delle Palombe e Rocca Musarra.

È un nuovo capitolo di una stagione eruttiva che sta rendendo il 2026 particolarmente movimentato per il vulcano siciliano.

Etna, la Voragine torna protagonista dell’attività esplosiva

La fase più intensa della giornata è arrivata nel pomeriggio e nella serata.

Secondo quanto osservato dall’INGV, alle 18:22 è ripresa l’attività stromboliana al cratere Voragine. Poco dopo, la situazione ha mostrato un’ulteriore intensificazione, mentre il sistema vulcanico continuava a produrre segnali compatibili con un aumento dell’energia presente nei condotti interni.

La ripresa dell’attività stromboliana non rappresenta un fenomeno isolato. L’Etna sta infatti attraversando da settimane una fase caratterizzata dall’alternanza di momenti più tranquilli e improvvisi incrementi dell’attività.

La Voragine, in particolare, è tornata più volte al centro dell’attenzione nel corso dell’estate. Le sue manifestazioni comprendono esplosioni stromboliane, fontane di lava ed emissioni di cenere, fenomeni che possono evolvere rapidamente e che vengono per questo costantemente monitorati dalle reti dell’Osservatorio Etneo.

Questa volta il segnale più evidente della nuova accelerazione è arrivato dal tremore.

Tremore vulcanico in aumento: perché è un segnale importante

Il tremore vulcanico è uno degli indicatori fondamentali utilizzati dagli scienziati per seguire l’evoluzione dell’attività dell’Etna.

Non si tratta semplicemente di una scossa sismica come quelle percepite dalla popolazione durante un terremoto. Il tremore è una vibrazione continua del terreno legata ai movimenti dei fluidi e del magma all’interno del sistema vulcanico.

Quando la sua ampiezza cresce, gli strumenti dell’INGV registrano un aumento dell’energia associata ai processi che avvengono nei condotti dell’Etna.

Nel caso della giornata del 16 agosto, la progressione è stata particolarmente evidente. Dalla tarda serata precedente l’ampiezza media del tremore aveva mostrato oscillazioni tra valori bassi e medi, ma con una tendenza crescente. Nelle ore successive l’incremento è diventato sempre più marcato.

Dalle 18 circa il tremore è passato dalla fascia dei valori medi a quella dei valori alti.

È un dato che non consente, da solo, di stabilire quale sarà l’evoluzione successiva dell’eruzione. Ma rappresenta un elemento fondamentale per il monitoraggio, perché permette agli esperti di seguire in tempo reale i cambiamenti dell’attività interna del vulcano.

Le sorgenti del tremore, inoltre, risultano localizzate tra la Voragine e il cratere di Nord-Est, a quote comprese tra 2.800 e 3.000 metri.

Le esplosioni al cratere di Nord-Est e la nube di cenere

La nuova fase non riguarda soltanto la Voragine.

Tra le 9:40 e le 12:40 sono state registrate dal cratere di Nord-Est una serie di esplosioni di breve durata. Gli eventi hanno prodotto un pennacchio di cenere che si è disperso nell’area sommitale del vulcano, dirigendosi verso sud-est.

Nel corso della giornata l’emissione di cenere al cratere di Nord-Est è quindi tornata a intensificarsi, aggiungendo un ulteriore elemento al quadro eruttivo.

L’Etna mostra così un’attività distribuita tra più settori della sua area sommitale, con fenomeni che si alternano e possono modificarsi rapidamente.

È proprio questa complessità a rendere essenziale il lavoro delle reti di monitoraggio.

Telecamere, strumenti sismici e sistemi di controllo dell’attività vulcanica permettono infatti di individuare i cambiamenti nella dinamica dell’eruzione e di fornire indicazioni utili alle autorità competenti.

Le colate laviche scendono verso quota 1.395 metri

Accanto alla componente esplosiva c’è quella effusiva, rappresentata dalle colate di lava.

L’INGV segnala che prosegue l’attività effusiva dalle bocche collocate a quota elevata, mentre il fronte più avanzato delle colate ha raggiunto 1.395 metri sul livello del mare.

La zona indicata è quella compresa tra Rocca delle Palombe e Rocca Musarra, un settore del vulcano che già in precedenti fasi eruttive è stato interessato dall’avanzamento delle colate.

Il dato sulla quota è importante perché consente di seguire concretamente l’evoluzione della lava lungo il fianco dell’Etna. Una colata che si muove lentamente verso valle può infatti continuare ad avanzare per giorni, modificando progressivamente il proprio percorso in funzione della morfologia del terreno e dell’alimentazione proveniente dalle bocche eruttive.

La lava, naturalmente, non significa automaticamente una minaccia per i centri abitati. La distanza, la velocità del flusso, la morfologia del versante e la quantità di magma emesso sono elementi che devono essere valutati costantemente.

Per questo, anche quando lo spettacolo delle colate può apparire impressionante, il dato più importante resta quello scientifico del monitoraggio.

Il Vona resta arancione: cosa significa per l’aviazione

Un altro aspetto centrale riguarda il traffico aereo.

L’avviso Vona, il sistema utilizzato per comunicare agli operatori dell’aviazione lo stato di attività vulcanica e l’eventuale presenza di pericoli legati alle ceneri, resta al livello arancione.

La cenere vulcanica rappresenta infatti un rischio significativo per gli aerei. Le particelle possono entrare nei motori e provocare conseguenze anche molto serie, oltre a ridurre la visibilità e creare condizioni problematiche per la navigazione.

Per questo l’evoluzione dell’attività dell’Etna viene seguita non soltanto per ragioni scientifiche, ma anche in relazione alla sicurezza del traffico aereo.

Il livello arancione indica una situazione che richiede particolare attenzione e monitoraggio. Non significa automaticamente che ogni collegamento aereo debba essere cancellato o che l’aeroporto di Catania debba essere chiuso. La gestione dello spazio aereo dipende dalla posizione e dalla concentrazione della cenere, dall’altezza della nube e dalla sua direzione di spostamento.

La situazione, dunque, resta dinamica e soggetta a possibili aggiornamenti.

Un’estate segnata dall’energia dell’Etna

La nuova accelerazione della Voragine non arriva in un contesto isolato.

Nel corso dell’estate l’Etna ha attraversato diverse fasi di attività esplosiva ed effusiva, con fontane di lava, emissioni di cenere e colate. L’INGV ha documentato già tra la fine di giugno e l’inizio di luglio una fase eruttiva caratterizzata dalla presenza contemporanea di lava, esplosioni stromboliane ed emissioni di cenere.

A fine luglio, inoltre, l’area della Voragine era stata nuovamente interessata da una fase particolarmente intensa, con attività stromboliana, fontane di lava e una nube vulcanica che aveva raggiunto diversi chilometri di altezza.

Il quadro dell’estate 2026 è quindi quello di un vulcano che alterna fasi differenti senza mai uscire realmente dal radar degli osservatori.

La nuova attività di agosto conferma questa caratteristica.

Cosa può succedere adesso sull’Etna

La domanda che accompagna ogni nuova accelerazione dell’Etna è sempre la stessa: l’attività aumenterà ancora oppure tenderà a diminuire?

La risposta, almeno nelle prime ore di una nuova fase, non può essere data con certezza.

I vulcani non seguono una tabella di marcia prestabilita. Un aumento del tremore può essere seguito da una nuova intensificazione delle fontane di lava, da una maggiore emissione di cenere oppure, al contrario, da una fase di progressiva diminuzione dell’energia.

È proprio per questo che il monitoraggio continuo assume un ruolo decisivo.

Nel caso della Voragine, gli elementi da osservare sono soprattutto l’andamento del tremore vulcanico, l’attività esplosiva, l’eventuale crescita delle emissioni di cenere e l’evoluzione delle colate.

Anche la localizzazione delle sorgenti del tremore può fornire indicazioni importanti agli esperti, così come gli eventuali cambiamenti nelle altre reti di monitoraggio.

Non esiste dunque un singolo parametro capace di raccontare da solo il futuro dell’eruzione.

La Voragine e la storia recente dell’Etna

La Voragine è uno dei quattro principali crateri sommitali dell’Etna e negli ultimi anni ha mostrato più volte una notevole vivacità.

La sua posizione, direttamente nell’area sommitale, fa sì che le manifestazioni eruttive possano assumere forme molto diverse: dall’attività stromboliana alle fontane di lava, fino alle emissioni di cenere e alla formazione di colate.

La stagione 2026 sta confermando ancora una volta quanto il comportamento dell’Etna possa essere variabile.

Nel mese di luglio l’INGV aveva descritto una fessura eruttiva sviluppatasi dalla sommità della Voragine verso il cratere di Nord-Est, con diverse bocche attive lungo la frattura. Alcune producevano emissioni continue di cenere, mentre altre erano caratterizzate da attività stromboliana.

Questo precedente aiuta a comprendere il contesto nel quale si inserisce la nuova fase di agosto: non un episodio completamente isolato, ma l’ennesima evoluzione di un sistema vulcanico che da settimane sta mostrando una forte dinamica.

L’Etna torna a farsi sentire, ma la parola resta alla scienza

Il fascino dell’Etna nasce anche dalla sua capacità di trasformare il paesaggio in pochi minuti. Una nube di cenere che sale sopra il profilo del vulcano, il bagliore della lava nelle ore serali, le esplosioni stromboliane che illuminano i crateri: immagini spettacolari che attirano l’attenzione di residenti, turisti e appassionati.

Ma dietro quello spettacolo c’è un fenomeno naturale complesso.

L’Etna non è semplicemente un vulcano che “si sveglia”: è un sistema in continua evoluzione, nel quale magma, gas, pressione e strutture profonde interagiscono secondo dinamiche che gli scienziati osservano attraverso una rete di strumenti estremamente sofisticata.

La nuova attività della Voragine dimostra ancora una volta quanto rapidamente queste dinamiche possano cambiare.

Prima le oscillazioni del tremore.

Poi la crescita dell’ampiezza.

Quindi il passaggio ai valori alti.

Parallelamente, le esplosioni al Nord-Est e la ripresa dell’attività stromboliana alla Voragine.

Infine, le colate che continuano a scendere lungo il versante.

È una sequenza che racconta un vulcano fortemente attivo e attentamente sorvegliato.

Il nuovo fronte della lava è a 1.395 metri

Il dato destinato a restare maggiormente impresso nelle prossime ore è probabilmente quello della quota raggiunta dalla lava.

1.395 metri tra Rocca delle Palombe e Rocca Musarra.

È lì che si trova attualmente il fronte più avanzato delle colate secondo il quadro fornito dall’Osservatorio Etneo.

Ma la cifra non va considerata come un punto d’arrivo definitivo. Una colata lavica può fermarsi, rallentare oppure continuare ad avanzare se resta alimentata.

Ecco perché il monitoraggio dell’Etna non si ferma mai davvero.

La nuova intensa attività esplosiva della Voragine ha riportato il vulcano al centro dell’attenzione, ma il messaggio più importante è quello che arriva dalla rete scientifica: seguire l’evoluzione, misurare ogni cambiamento e aggiornare costantemente il quadro.

Il cielo sopra l’Etna può cambiare rapidamente. Il tremore può aumentare o diminuire. La lava può avanzare o arrestarsi. La cenere può disperdersi in direzioni differenti.

Per ora, la fotografia è quella di un vulcano in piena attività, con tremore su valori alti, esplosioni alla Voragine e al Nord-Est, attività effusiva ancora in corso e un fronte lavico arrivato a quota 1.395 metri.

Il Vona resta arancione.

E sull’Etna, ancora una volta, la parola decisiva spetta alla scienza e al monitoraggio continuo.

17 Agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA