Etna, finisce l’emergenza: Catania torna a volare dopo i giorni di stop
🌐 L’Etna rallenta l’emissione di cenere e l’aeroporto di Catania torna pienamente operativo dopo quasi tre giorni di sospensione dei voli. L’attività del cratere di Nord-Est si è indebolita ed è rimasta confinata alla zona sommitale, senza una nuova nube eruttiva. L’INGV ha quindi abbassato il livello VONA per l’aviazione da rosso ad arancione, consentendo la riapertura degli spazi aerei C1 e B3 e il ripristino di arrivi e partenze senza restrizioni.
L’aeroporto di Catania torna operativo
Dopo tre giorni di disagi, cancellazioni e voli dirottati, a Fontanarossa torna finalmente la normalità.
La decisione è arrivata nella serata di lunedì 28 settembre, quando la situazione sull’Etna ha mostrato un miglioramento sufficiente per consentire la ripresa completa delle operazioni aeroportuali. La cenere emessa dal cratere di Nord-Est ha rallentato sensibilmente e l’attività vulcanica è risultata più debole e confinata nell’area sommitale.
A quel punto è caduto anche il principale ostacolo alla circolazione aerea.
L’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania è tornato operativo sia per gli arrivi sia per le partenze, senza limitazioni al numero dei voli. La riapertura è stata quindi più rapida rispetto alle precedenti previsioni, che avevano portato a prolungare lo stop fino alle 23.59 di lunedì.
Per migliaia di passeggeri significa la fine di una situazione che, soprattutto durante il fine settimana, aveva provocato cancellazioni, ritardi e deviazioni verso altri aeroporti siciliani.
Il segnale decisivo arriva dall’INGV
Il passaggio fondamentale è stato quello relativo all’avviso per l’aviazione.
Il VONA, acronimo di Volcano Observatory Notice for Aviation, è lo strumento utilizzato per comunicare alle autorità e agli operatori del settore il livello di attenzione legato alla presenza di cenere vulcanica nell’atmosfera.
Nel caso dell’Etna, il livello era stato portato a rosso, il massimo previsto dalla scala di quattro colori, proprio a causa dell’emissione di cenere e della nube che aveva interessato lo spazio aereo. Il 28 settembre l’Osservatorio Etneo dell’INGV ha aggiornato il livello portandolo ad arancione, il terzo grado della scala.
Il cambiamento non significa che l’attività dell’Etna sia terminata.
Significa piuttosto che le condizioni osservate non giustificano più il livello massimo di allerta per il traffico aereo.
È una distinzione importante, perché l’Etna continua a essere un vulcano attivo e la situazione resta sottoposta a monitoraggio.
Cosa sta succedendo al cratere di Nord-Est
Il protagonista degli ultimi giorni è stato il cratere di Nord-Est.
Da questa zona del vulcano si è verificata una persistente emissione di cenere, particolarmente problematica per l’aeroporto quando i venti hanno spinto il materiale verso sud, cioè nella direzione dello scalo catanese.
La cenere vulcanica rappresenta un rischio particolare per gli aerei. Le particelle possono infatti entrare nei motori e provocare conseguenze potenzialmente molto serie. Per questo motivo la gestione dello spazio aereo attorno a un vulcano in attività segue criteri estremamente cautelativi.
Nei giorni precedenti la situazione era stata decisamente più complessa.
Sabato 26 settembre, l’emissione di cenere aveva prodotto una nube eruttiva stimata dall’INGV a circa 4 chilometri di altezza. In quella fase l’aeroporto era stato costretto a sospendere arrivi e partenze, mentre alcuni voli erano stati dirottati verso Palermo, Trapani e Comiso.
Tre giorni difficili per Fontanarossa
Il blocco non è stato un episodio isolato.
L’attività del vulcano aveva già prodotto restrizioni allo spazio aereo, ma con l’intensificarsi dell’emissione di cenere e il cambiamento della direzione dei venti la situazione era progressivamente peggiorata.
Sabato si era arrivati alla sospensione degli arrivi e delle partenze. Domenica lo stop era proseguito e lunedì mattina la società di gestione dello scalo aveva inizialmente previsto la riapertura, salvo poi prorogare la chiusura fino alla mezzanotte per la permanenza delle condizioni critiche.
La svolta è arrivata nel pomeriggio.
La riduzione dell’emissione di cenere ha consentito all’INGV di abbassare il livello del VONA. Parallelamente sono state riaperte le condizioni operative per lo spazio aereo interessato.
A quel punto è stato possibile far ripartire l’aeroporto senza imporre un contingentamento degli atterraggi e dei decolli.
Prima le restrizioni, poi lo stop totale
La sequenza degli ultimi giorni permette di capire quanto rapidamente possa cambiare la situazione quando un vulcano attivo interagisce con un grande aeroporto.
In una prima fase, quando l’emissione di cenere era più contenuta, le autorità avevano imposto soltanto una riduzione della capacità dello scalo.
Sabato, con il peggioramento delle condizioni, il numero degli atterraggi era stato drasticamente ridotto. L’aeroporto poteva arrivare a gestire soltanto quattro atterraggi all’ora, contro i 12 previsti in condizioni di piena operatività. Successivamente si era passati alla sospensione completa delle operazioni.
È il motivo per cui il ritorno alla piena attività non dipende semplicemente dalla visibilità della cenere dal suolo.
Il parametro decisivo è la sicurezza dello spazio aereo.
Perché la cenere vulcanica è un problema per gli aerei
La cenere dell’Etna non è paragonabile a una normale nube atmosferica.
È costituita da particelle molto fini di materiale vulcanico che possono rimanere sospese nell’atmosfera e spostarsi anche a notevole distanza dal cratere in funzione dei venti.
Per un aereo, attraversare una nube di cenere può essere pericoloso perché le particelle possono raggiungere i motori, fondersi alle temperature elevate presenti nella camera di combustione e depositarsi sui componenti interni.
Per questo la presenza di una nube vulcanica nelle traiettorie di volo comporta l’adozione di misure immediate.
È anche la ragione per cui il sistema VONA rappresenta uno strumento essenziale per coordinare vulcanologi, autorità aeronautiche, aeroporti e compagnie aeree.
La situazione sull’Etna resta sotto osservazione
La fine dello stato di emergenza aeroportuale non equivale alla fine dell’attività vulcanica.
L’ultimo aggiornamento dell’INGV mostra infatti che l’area sommitale dell’Etna continua a essere monitorata e che la situazione termica del vulcano resta oggetto di osservazione costante.
Il passaggio del VONA ad arancione deve quindi essere letto come un miglioramento delle condizioni per il traffico aereo, non come una dichiarazione di vulcano inattivo.
È una differenza fondamentale.
L’Etna può infatti tornare rapidamente a produrre fenomeni capaci di modificare le condizioni dello spazio aereo. Per questo l’evoluzione del vulcano viene seguita in tempo reale e le decisioni sull’aeroporto possono essere aggiornate anche in tempi molto brevi.
Catania riparte, ma i passeggeri devono controllare i voli
Con la riapertura dello scalo, la priorità passa ora alla gestione dell’operatività.
Dopo quasi tre giorni di sospensioni, il traffico aereo deve infatti assorbire il ritorno dei voli programmati e recuperare le conseguenze delle cancellazioni e dei dirottamenti.
Per i passeggeri che hanno un volo nelle prossime ore, dunque, la riapertura dell’aeroporto non significa necessariamente che ogni collegamento precedentemente cancellato venga automaticamente ripristinato.
Le compagnie devono infatti riorganizzare equipaggi, aeromobili e rotazioni.
È quindi importante verificare direttamente con il vettore lo stato del proprio volo prima di raggiungere Fontanarossa, indicazione già fornita dalla società di gestione dello scalo durante i giorni dell’emergenza.
La normalità torna a Catania, ma l’Etna resta protagonista
Il quadro, dunque, è cambiato radicalmente nell’arco di poche ore.
Dalla chiusura completa dell’aeroporto provocata dalla cenere si è passati alla riapertura senza restrizioni. Dal VONA rosso si è scesi all’arancione. L’attività del cratere di Nord-Est si è indebolita e non è più presente una nube eruttiva nelle condizioni che avevano determinato l’emergenza aeroportuale.
Per Catania è il ritorno alla normalità dopo un fine settimana complicato.
Per l’Etna, invece, è soprattutto una nuova fase di monitoraggio.
Il vulcano resta attivo e la sua evoluzione continuerà a essere osservata dagli esperti. La lezione degli ultimi giorni è del resto molto chiara: quando cenere e vento si combinano in una direzione sfavorevole, anche un’attività confinata alla zona sommitale può avere conseguenze immediate sul traffico aereo.
Per ora, però, la situazione è migliorata.
I voli sono tornati a operare, Fontanarossa è nuovamente aperto e il cielo sopra Catania è tornato libero dalle restrizioni. L’emergenza aeroportuale è finita, mentre sull’Etna continua il monitoraggio di un vulcano che, ancora una volta, ha ricordato quanto sia sottile il confine tra la sua normale attività e l’impatto sulla vita quotidiana della Sicilia.
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