12:23 am, 23 Settembre 26 calendario

Food. Il gusto nell’arte al Chiostro del Bramante

Di: Redazione Metrotoday
🌐 Dal 17 ottobre 2026, il Chiostro del Bramante di Roma ospita Food. Il gusto nell’arte, una mostra curata da Suzanne Landau che attraversa secoli e continenti per raccontare il cibo come linguaggio dell’arte. Natura morta, corpo, tavola, memoria, design, ecologia e cinema entrano in dialogo in un percorso che mette al centro il rapporto tra arte, cultura, identità e società.

Il cibo diventa protagonista dell’arte

Che cosa racconta un alimento quando smette di essere soltanto qualcosa da mangiare?

È da questa domanda che prende forma Food. Il gusto nell’arte, la nuova mostra che dal 17 ottobre 2026 trasformerà il Chiostro del Bramante in un percorso attraverso immagini, materiali, oggetti e memorie legati al cibo.

Curata da Suzanne Landau e prodotta e organizzata da DART – Chiostro del Bramante, l’esposizione guarda al cibo come a un elemento capace di attraversare la storia dell’arte e, contemporaneamente, di raccontare la società.

Il cibo è infatti nutrimento, ma anche simbolo, rituale, identità, desiderio e memoria. È presente nei momenti individuali e nelle occasioni collettive, nella vita quotidiana come nelle celebrazioni, nelle tradizioni familiari e negli scambi tra culture.

La mostra parte proprio da questa complessità per costruire un racconto che mette in relazione opere appartenenti a epoche e linguaggi differenti.

Dalla natura morta alla materia dell’opera

Uno dei passaggi più interessanti del progetto riguarda la trasformazione del ruolo del cibo nell’arte.

Per secoli frutta, verdura, pane, vino, carne e altri alimenti sono stati rappresentati soprattutto attraverso la pittura, diventando protagonisti di nature morte ricche di significati simbolici.

Con l’arte moderna e contemporanea il rapporto cambia.

Il cibo può diventare materia dell’opera, elemento fisico, oggetto da manipolare e trasformare, fino a coinvolgere direttamente i sensi e l’esperienza dello spettatore.

È questo passaggio dalla rappresentazione all’esperienza a costituire uno dei fili conduttori della mostra, che mette in relazione la storia dell’arte con installazioni e ricerche contemporanee.

Il risultato è un percorso nel quale il visitatore non è chiamato soltanto a osservare il cibo raffigurato, ma a interrogarsi sul suo significato.

Un percorso tra natura, corpo, memoria e desiderio

La struttura dell’esposizione si sviluppa attraverso diversi nuclei tematici.

Tra questi figurano la natura morta, il corpo, la tavola e la cucina, la memoria, il gioco, il design, gli scambi globali, l’ecologia e il cinema.

Sono prospettive differenti che permettono di affrontare un tema apparentemente quotidiano da angolazioni molto diverse.

La tavola, per esempio, diventa il luogo della convivialità e della relazione. Il cibo consumato insieme racconta il modo in cui una comunità costruisce rituali e appartenenze.

La memoria porta invece verso le ricette, i gesti, le tradizioni e gli alimenti che diventano parte della storia personale e collettiva.

Il design introduce la dimensione degli oggetti e della loro progettazione, mentre l’ecologia apre una riflessione sul rapporto tra alimentazione, risorse naturali e trasformazioni del pianeta.

Anche il cinema entra nel percorso, mostrando come il cibo sia diventato nel tempo un potente strumento narrativo e visivo.

Arte e cibo, un dialogo tra passato e contemporaneità

La mostra non propone quindi una semplice storia della rappresentazione gastronomica.

L’obiettivo è più ampio: utilizzare il cibo come una chiave di lettura della cultura e della società.

Il percorso parte dal Cinquecento e arriva alle ricerche artistiche contemporanee, mettendo in dialogo opere storiche e linguaggi più recenti.

Il risultato è una riflessione sul modo in cui l’uomo ha rappresentato, utilizzato e trasformato ciò che mangia.

In questa prospettiva il cibo diventa un punto di incontro tra natura e cultura, tra individuo e comunità, tra ciò che appartiene alla tradizione e ciò che invece cambia rapidamente.

Una prospettiva che consente anche di osservare come il rapporto con l’alimentazione sia profondamente legato alle trasformazioni economiche, sociali e ambientali.

Le importanti collaborazioni della mostra

A rendere particolarmente articolato il progetto sono anche le numerose collaborazioni istituzionali.

Tra i prestiti segnalati figurano 17 opere restaurate provenienti dalle Ville e Residenze monumentali fiorentine, con particolare riferimento alla Villa Medicea di Poggio a Caiano, oltre a tre storici servizi da tavola della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia.

Il percorso coinvolge inoltre importanti realtà culturali italiane, tra cui Fondazione Brescia Musei, Gallerie Nazionali Barberini Corsini e Galleria Borghese.

A queste si aggiungono Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Coldiretti.

Una rete di collaborazioni che amplia il tema della mostra oltre il perimetro strettamente artistico e permette di affrontare il cibo anche attraverso la storia, la ricerca, la cultura gastronomica, la salute e il rapporto con il territorio.

Il cibo come identità e memoria

Uno degli aspetti più profondi di Food. Il gusto nell’arte riguarda il rapporto tra alimentazione e identità.

Mangiare non è mai soltanto un atto biologico.

Ogni cultura possiede ingredienti, ricette, rituali e modalità di condivisione che contribuiscono a definire una comunità. Il cibo può raccontare una famiglia, una città, una regione o un’intera civiltà.

Può anche raccontare il cambiamento.

Le migrazioni, gli scambi commerciali e la globalizzazione hanno infatti modificato profondamente le abitudini alimentari, creando contaminazioni tra tradizioni lontane.

La mostra utilizza anche questo tema per costruire un dialogo tra locale e globale, tra patrimonio e trasformazione.

Dalla tavola all’ecologia

Il rapporto contemporaneo con il cibo porta inevitabilmente anche a interrogarsi sull’ambiente.

Produzione, consumo, spreco, risorse e trasformazioni climatiche fanno parte di una riflessione che coinvolge direttamente il modo in cui il cibo viene prodotto e utilizzato.

Per questo l’ecologia rappresenta uno dei nuclei del progetto.

Il cibo diventa così un punto di osservazione privilegiato per comprendere il rapporto tra essere umano e ambiente, ma anche le conseguenze delle scelte individuali e collettive.

L’arte può trasformare questi temi in immagini, oggetti ed esperienze, rendendoli accessibili attraverso un linguaggio diverso da quello della statistica o dell’informazione scientifica.

Il Chiostro del Bramante e una mostra da vivere

Con Food. Il gusto nell’arte, il Chiostro del Bramante propone dunque un percorso che unisce storia dell’arte, contemporaneità e cultura del cibo.

La forza del tema sta anche nella sua immediatezza: tutti hanno un rapporto con il cibo, ma non tutti lo guardano come una forma di linguaggio capace di raccontare desideri, paure, rituali, appartenenze e trasformazioni.

Dal 17 ottobre, le opere riunite a Roma inviteranno proprio a cambi

23 Settembre 2026
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