5:38 pm, 23 Settembre 26 calendario

Donatella Colasanti e il massacro del Circeo nella storia

Di: Luigia Cornacchia
donatella colasanti massacro del circeo

Donatella Colasanti e il massacro del Circeo sono al centro di una delle pagine più drammatiche della cronaca italiana. Ricostruire i fatti del settembre 1975 significa raccontare la sopravvivenza e la testimonianza di Donatella, ricordare Rosaria Lopez e comprendere le conseguenze giudiziarie, sociali e culturali di un crimine che scosse profondamente il Paese.

Che cosa accadde al Circeo nel settembre 1975

Dall’incontro a Roma alla villa di San Felice Circeo

Il 29 settembre 1975 Donatella Colasanti, diciassettenne, e Rosaria Lopez, diciannovenne, lasciarono Roma insieme ad Angelo Izzo e Gianni Guido. Le due ragazze provenivano dal quartiere della Montagnola e avevano conosciuto i giovani da poco. Credevano di partecipare a un incontro tra amici, ma furono condotte con un pretesto in una villa di San Felice Circeo.

La ricostruzione del sequestro di Donatella Colasanti e omicidio di Rosaria Lopez aiuta a collocare la vicenda nella sua precisa sequenza temporale, chiarendo il passaggio dall’inganno iniziale alla prigionia nella villa e il ruolo decisivo della testimonianza della giovane sopravvissuta.

Nella casa si trovava anche Andrea Ghira. Qui iniziò una lunga sequenza di minacce, percosse, violenze sessuali e torture. Gli aggressori agirono per molte ore, alternandosi e cercando di annullare ogni possibilità di resistenza. Il crimine mostrò una volontà di dominio che andava oltre l’impulso occasionale e coinvolse tutti e tre nelle diverse fasi del sequestro.

Rosaria Lopez venne uccisa. Donatella, gravemente ferita, comprese che fingersi morta poteva rappresentare l’unica possibilità di salvezza. Gli aggressori credettero che entrambe fossero decedute e decisero di nasconderle nel bagagliaio di un’automobile, con l’intenzione di liberarsi successivamente dei corpi.

rosaria lopez e donatella colasanti

Il ritrovamento dell’automobile e la scoperta del crimine

La vettura fu riportata a Roma e lasciata parcheggiata in viale Pola. Durante la notte alcuni rumori provenienti dal bagagliaio richiamarono l’attenzione. L’intervento delle forze dell’ordine portò alla scoperta del corpo di Rosaria e al ritrovamento di Donatella ancora viva. Era la notte tra il 30 settembre e il primo ottobre 1975.

La sopravvivenza della ragazza permise agli investigatori di ricostruire rapidamente luoghi, tempi e responsabilità. Il caso, passato alla storia come massacro del Circeo, acquistò subito una vasta risonanza nazionale. La brutalità dei fatti si univa al contrasto sociale tra le vittime, cresciute in un quartiere popolare, e gli aggressori, appartenenti ad ambienti benestanti della capitale.

La sopravvivenza e la testimonianza di Donatella Colasanti

Donatella sopravvisse perché, nonostante le ferite e il terrore, riuscì a restare immobile e a simulare la morte. Dal bagagliaio cercò poi di attirare l’attenzione con i pochi movimenti che le sue condizioni consentivano. Questo gesto rese possibile il ritrovamento e trasformò una prova destinata a scomparire nella principale fonte diretta sul crimine.

La testimonianza di Donatella Colasanti risultò decisiva durante le indagini e il processo. La giovane descrisse il trasferimento nella villa, le violenze subite e il comportamento dei tre responsabili. Partecipò anche agli accertamenti investigativi, affrontando nuovamente i luoghi del sequestro per consentire una ricostruzione precisa.

Essere la sopravvissuta del Circeo comportò, tuttavia, un peso enorme. Donatella dovette raccontare pubblicamente fatti traumatici in un contesto sociale che spesso sottoponeva le vittime di violenza sessuale a domande invasive e giudizi morali. La sua fermezza contribuì a spostare l’attenzione dalla condotta delle donne alle responsabilità degli aggressori.

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Le indagini, i processi e le responsabilità degli aggressori

Le indagini individuarono rapidamente Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira. Izzo e Guido furono arrestati, mentre Ghira riuscì a sottrarsi alla cattura e venne processato in contumacia. Il procedimento esaminò una pluralità di reati, tra cui sequestro di persona, violenza sessuale e omicidio.

Nel 1976 il processo del Circeo si concluse in primo grado con la condanna all’ergastolo dei tre imputati. I successivi passaggi giudiziari modificarono in parte la posizione di Guido, mentre Izzo rimase detenuto per molti anni. Ghira continuò la latitanza e la sua morte, avvenuta all’estero negli anni Novanta, fu accertata soltanto in seguito.

Le vicende successive degli aggressori mantennero alta l’attenzione sul caso. Guido evase più volte prima dell’arresto definitivo. Izzo, ottenuta la semilibertà, commise nel 2005 altri due omicidi e ricevette una nuova condanna all’ergastolo. Questi sviluppi alimentarono forti interrogativi sulla valutazione della sua pericolosità.

La reazione pubblica e la mobilitazione contro la violenza sessuale

Il delitto suscitò indignazione nell’Italia degli anni Settanta. Il movimento femminista organizzò manifestazioni, assemblee e iniziative pubbliche, denunciando sia la violenza maschile sia il trattamento riservato alle vittime nei tribunali e nell’informazione. Migliaia di donne portarono nello spazio pubblico un problema fino ad allora spesso confinato nella sfera privata.

Il caso rese evidente anche il carattere sociale della violenza sessuale. Non si trattava di una fatalità o di un comportamento provocato dalle vittime, ma di un esercizio di potere fondato sulla sopraffazione. Questa lettura contrastava stereotipi ancora diffusi e chiedeva alle istituzioni strumenti più efficaci di tutela.

La mobilitazione contribuì a un percorso politico e culturale più ampio. Solo nel 1996 la legge italiana classificò la violenza sessuale come delitto contro la persona, anziché contro la moralità pubblica. Non fu l’effetto di un solo processo, ma il risultato di anni di battaglie alle quali il caso del Circeo diede una spinta decisiva.

La vita di Donatella dopo il processo e la memoria delle vittime

Dopo il processo Donatella cercò di ricostruire la propria vita, senza rinunciare all’impegno contro la violenza sulle donne. Intervenne nel dibattito pubblico e continuò a difendere il significato della propria testimonianza. Morì nel 2005, a quarantasette anni, dopo una malattia.

La memoria di Rosaria Lopez resta inseparabile dal racconto. Ricordarla soltanto come vittima rischierebbe di ridurne l’identità agli atti compiuti contro di lei. Allo stesso modo, la storia di Donatella non coincide esclusivamente con la sopravvivenza, ma comprende il coraggio di affrontare il processo e l’esposizione pubblica.

Oggi Donatella Colasanti e il massacro del Circeo rappresentano un riferimento nella memoria civile italiana.  La documentazione istituzionale sul sequestro di Donatella Colasanti e sull’omicidio di Rosaria Lopez aiuta a preservarne la ricostruzione storica.

Domande frequenti

Come riuscì a sopravvivere Donatella Colasanti?

Nonostante le gravi ferite, Donatella si finse morta. Gli aggressori la chiusero nel bagagliaio insieme al corpo di Rosaria. Una volta a Roma, riuscì a produrre rumori che favorirono la scoperta dell’automobile e il suo salvataggio.

Che cosa accadde agli autori del massacro del Circeo?

Izzo, Guido e Ghira furono condannati all’ergastolo in primo grado. Le loro vicende giudiziarie seguirono poi percorsi diversi: Guido ottenne una riduzione della pena, Ghira rimase latitante e Izzo commise altri omicidi durante la semilibertà.

Quale impatto ebbe il caso sul dibattito italiano?

Il caso rafforzò la mobilitazione contro la violenza sessuale e mise in discussione pregiudizi radicati. Favorì inoltre una nuova attenzione verso la dignità delle vittime, contribuendo al lungo percorso culturale e legislativo culminato nella riforma del 1996.

23 Settembre 2026 ( modificato il 25 Settembre 2026 | 18:15 )
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