Casini lascia il Parlamento: da Meloni a Fini una vita in politica
🌐 Pier Ferdinando Casini lascia il Parlamento, Giorgia Meloni, Gianfranco Fini, Giorgio Napolitano e il Quirinale: dopo oltre quattro decenni nelle istituzioni, l’ex presidente della Camera annuncia che non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. Una decisione che chiude una lunga stagione della politica italiana, attraversata dalla Democrazia cristiana, dall’ascesa di Silvio Berlusconi e dalle trasformazioni del centrodestra. Nell’intervista in cui comunica il passo indietro, Casini ripercorre incontri, momenti storici e giudizi sui protagonisti della Repubblica. Da Meloni, della quale riconosce la solidità politica, a Fini, considerato uno dei leader più sottovalutati, fino a Napolitano, apprezzato per aver intuito prima di altri la direzione della storia.
Pier Ferdinando Casini lascia il Parlamento: «Non mi ricandido»
Dopo 44 anni nelle istituzioni parlamentari, Pier Ferdinando Casini ha deciso di non presentarsi alle prossime elezioni politiche. L’annuncio, arrivato l’11 ottobre 2026, segna una svolta nella carriera di uno dei protagonisti della politica italiana dagli anni Ottanta a oggi.
«Ho deciso: alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni, non mi ricandiderò. Lascio il Parlamento», ha dichiarato il senatore, spiegando di ritenere arrivato il momento di lasciare spazio a personalità più in sintonia con i partiti e le coalizioni che si presenteranno agli elettori.
Non si tratta di un’uscita immediata dal Parlamento: Casini resterà in carica fino alla conclusione del mandato. La sua decisione riguarda la futura ricandidatura e apre una nuova fase dopo una carriera cominciata nel 1983, quando fu eletto deputato nelle file della Democrazia cristiana.
A 70 anni, l’ex presidente della Camera guarda alla propria scelta senza nascondere che individuare il momento giusto per fermarsi è stato uno dei passaggi più difficili della sua vita pubblica. La politica, ha spiegato, non è stata soltanto una professione, ma una passione che lo ha accompagnato attraverso cambiamenti profondi.
Casini ha raccontato di aver condiviso la decisione con i figli, alcuni dei quali avevano continuato a incoraggiarlo a ricandidarsi. Alla fine, anche in famiglia è maturata la convinzione che fosse arrivato il momento di chiudere questa esperienza.
La sua uscita di scena non cancella, però, il peso di un percorso che ha attraversato due fasi della Repubblica, diversi sistemi elettorali e alleanze politiche spesso contrapposte.

Dalla Democrazia cristiana a Montecitorio: una carriera lunga quattro decenni
La storia parlamentare di Casini comincia il 12 luglio 1983. Il giovane esponente democristiano entra a Montecitorio in un’Italia molto diversa da quella attuale, ancora segnata dalla centralità dei grandi partiti di massa e dagli equilibri della Guerra fredda.
Il suo percorso politico era iniziato durante gli anni del liceo a Bologna. A guidarlo verso la militanza era stata anche la passione per la Democrazia cristiana, maturata in un ambiente familiare vicino alla tradizione del partito.
Uno dei ricordi più intensi legati all’elezione è il primo ingresso alla Camera. Casini ha raccontato di aver chiamato il padre Tommaso da una cabina telefonica riservata ai parlamentari, riuscendo a pronunciare soltanto poche parole prima di scoppiare in lacrime.
Un episodio privato che restituisce la dimensione personale di una carriera spesso raccontata attraverso incarichi, alleanze e confronti pubblici.
Negli anni successivi Casini è diventato presidente della Camera, incarico ricoperto dal 2001 al 2006, ed è stato protagonista di diverse stagioni del centrodestra. Ha fondato e guidato formazioni politiche, modificato alleanze e mantenuto una propria identità di matrice democristiana anche quando il sistema dei partiti cambiava rapidamente.
Negli ultimi anni ha ricoperto il ruolo di senatore indipendente eletto con il sostegno del centrosinistra. Un percorso che rende difficile collocarlo in una sola stagione politica: Casini ha attraversato coalizioni differenti, mantenendo una presenza nelle istituzioni che pochi altri esponenti possono vantare.
Giorgia Meloni, il giudizio di Casini: «Ha dimostrato una consistenza notevole»
Tra i passaggi più significativi del suo bilancio politico c’è il giudizio su Giorgia Meloni, presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia.
Casini riconosce alla premier una capacità importante di tenere insieme la propria coalizione e di sostenerne il peso politico. «Ha dimostrato una consistenza notevole perché ha tenuto sulle spalle tutto il peso della coalizione», ha osservato.
Il giudizio non è privo di sfumature. Secondo Casini, la coerenza della presidente del Consiglio può talvolta trasformarsi in testardaggine agli occhi dei suoi interlocutori. Si tratta di una valutazione politica personale, che distingue tra la capacità di mantenere una linea e il rischio di irrigidirsi nelle proprie posizioni.
Il commento assume particolare interesse perché arriva da un esponente che ha conosciuto dall’interno le trasformazioni del centrodestra, dalla stagione berlusconiana alla progressiva affermazione di Fratelli d’Italia.
Casini non ha sempre condiviso le stesse alleanze della destra italiana. La sua traiettoria, tuttavia, gli permette di osservare l’evoluzione della coalizione da una prospettiva storica: non soltanto attraverso i risultati elettorali, ma anche considerando il cambiamento della classe dirigente e delle culture politiche.
Nel suo ragionamento emerge un elemento centrale: la leadership non si misura esclusivamente nella capacità di imporsi, ma anche nel modo in cui si gestiscono i rapporti tra partiti, alleati e istituzioni.
Il riferimento alla consistenza politica di Meloni è dunque un riconoscimento della sua capacità di leadership, non una dichiarazione di adesione al suo programma o alle scelte del governo.
Gianfranco Fini e la svolta di Fiuggi: perché Casini guarda alle origini di Meloni
Il giudizio su Gianfranco Fini è forse uno dei più interessanti dell’intervista. Alla domanda su quale politico sia stato maggiormente sottovalutato, Casini indica proprio l’ex leader di Alleanza nazionale.
La sua osservazione è netta: «Senza la svolta di Fiuggi non ci sarebbe stata Giorgia Meloni».
Per capire il significato di questa frase occorre tornare al gennaio 1995, quando il Movimento sociale italiano avviò a Fiuggi un processo di trasformazione che portò alla nascita di Alleanza nazionale. La svolta rappresentò un passaggio importante nella storia della destra italiana e nel suo tentativo di ridefinire la propria identità politica dopo la fine della Prima Repubblica.
Fini fu il principale protagonista di quella trasformazione. Negli anni successivi guidò Alleanza nazionale, partecipò alla costruzione del Popolo della libertà insieme a Berlusconi e ricoprì incarichi di governo e istituzionali, diventando presidente della Camera nel 2008.
La sua parabola politica si sarebbe poi conclusa con la rottura con Berlusconi e con l’uscita progressiva dal centro della scena nazionale.
Per Casini, tuttavia, l’eredità di Fini non può essere valutata soltanto alla luce degli ultimi anni della sua carriera. La trasformazione avviata negli anni Novanta contribuì a modificare lo spazio politico nel quale si sarebbero formate nuove generazioni della destra italiana.
Meloni, che iniziò giovanissima la propria militanza politica nell’ambiente della destra romana, è una delle figure emerse da quella lunga evoluzione. Il legame tra Fiuggi e l’attuale premier non significa che il suo percorso fosse inevitabile, ma evidenzia la continuità storica tra una stagione di trasformazioni e l’affermazione di una nuova classe dirigente.
Il giudizio di Casini è quindi anche una riflessione sul modo in cui la politica produce conseguenze che diventano visibili soltanto molti anni dopo.

Giorgio Napolitano, il comunista che Casini ha ammirato
Nel bilancio dell’ex presidente della Camera trova spazio anche Giorgio Napolitano, il primo presidente della Repubblica italiana a essere rieletto per un secondo mandato.
Casini lo indica come il comunista che ha maggiormente ammirato, riconoscendogli la capacità di intuire prima di altri la direzione nella quale si sarebbe mossa la storia.
Il riconoscimento ha un significato particolare perché proviene da un politico cresciuto nella tradizione democristiana. Le culture politiche di Casini e Napolitano erano differenti, ma l’esperienza parlamentare e il confronto con le trasformazioni internazionali hanno consentito loro di condividere una visione delle istituzioni fondata sul dialogo e sulla continuità dello Stato.
Napolitano, esponente storico del Partito comunista italiano, aveva sostenuto nel corso della sua carriera un percorso di avvicinamento alla socialdemocrazia europea. Eletto al Quirinale nel 2006, fu rieletto nel 2013, durante una fase di forte instabilità politica ed economica.
Il suo secondo mandato si concluse nel 2015, quando lasciò la presidenza della Repubblica. Morì nel settembre 2023, dopo una lunga carriera politica e istituzionale.
Il ricordo di Casini non si concentra soltanto sulle differenze ideologiche. Il punto è la capacità di leggere i cambiamenti e di comprendere come le istituzioni dovessero adattarsi a un mondo in trasformazione.
Nel ripercorrere la propria vita politica, Casini dimostra così di non voler ridurre la memoria della Repubblica alla contrapposizione tra schieramenti. Il riconoscimento verso Napolitano diventa un esempio di stima che supera le appartenenze originarie.
Berlusconi, Fanfani e Nilde Iotti: i protagonisti che hanno segnato la sua storia
Il racconto di Casini si estende ad altre figure fondamentali della politica italiana.
Di Silvio Berlusconi ricorda soprattutto il carisma, la capacità di conquistare consensi e il desiderio di piacere anche agli avversari. Un tratto che, nella sua interpretazione, contribuì a rendere il fondatore di Forza Italia un protagonista difficilmente assimilabile ad altri leader.
Il giudizio su Amintore Fanfani, invece, richiama la tradizione della Democrazia cristiana. Casini lo considera il più grande esponente democristiano, ricordandone il ruolo politico, l’attività di governo e l’esperienza internazionale.
C’è poi Nilde Iotti, figura storica del Partito comunista italiano e prima donna a ricoprire la presidenza della Camera. Casini ne sottolinea la capacità di assumere posizioni autonome anche quando queste entravano in contrasto con la linea del suo partito.
Questi ricordi compongono una galleria di personalità diverse per formazione, ideologia e stile. Il filo conduttore non è l’appartenenza a una specifica coalizione, ma la capacità di incidere sulla storia delle istituzioni e sul dibattito pubblico.
Nel corso della sua carriera, Casini ha potuto osservare da vicino protagonisti della Prima e della Seconda Repubblica, vivendo la dissoluzione dei vecchi partiti, l’ascesa del bipolarismo e la successiva frammentazione del sistema politico.
Il suo bilancio assume così il valore di una testimonianza personale su una stagione lunga e complessa, senza pretendere di esaurire in un unico racconto tutte le contraddizioni della politica italiana.
Quirinale, Casini frena le indiscrezioni: «Non ci si candida, si viene eletti»
L’annuncio del ritiro ha immediatamente alimentato interrogativi sul futuro politico di Casini. La sua lunga esperienza parlamentare, il profilo istituzionale e i rapporti costruiti nel corso dei decenni hanno alimentato periodicamente il suo nome nel dibattito sul Quirinale.
Quando gli viene chiesto se possa essere considerato tra i possibili candidati alla presidenza della Repubblica, la risposta è una frase destinata a riassumere la sua visione delle istituzioni: «Al Quirinale non ci si candida, si viene eletti».
È una distinzione importante. L’elezione del presidente della Repubblica non è una competizione elettorale diretta tra candidati che si presentano agli elettori, ma una votazione parlamentare alla quale partecipano i grandi elettori previsti dalla Costituzione.
La dichiarazione di Casini non equivale quindi all’annuncio di una candidatura, né costituisce una conferma di accordi politici in vista della prossima elezione presidenziale.
Il suo nome può essere discusso nel dibattito pubblico, ma l’eventuale scelta del successore di Sergio Mattarella dipenderà dagli equilibri parlamentari e dalle valutazioni delle forze politiche al momento della votazione.
Per Casini, il riferimento al Quirinale sembra soprattutto l’occasione per ribadire una convinzione maturata durante decenni trascorsi nelle istituzioni: gli incarichi più alti non possono essere trattati come una semplice competizione personale.
«La politica resta una passione»: che cosa farà Casini dopo il Parlamento
La mancata ricandidatura non significa necessariamente un addio alla vita pubblica. Casini ha ribadito che la politica resta una passione e che intende continuare a difendere i valori della democrazia liberale e dell’Occidente.
Il suo futuro non è stato definito nei dettagli. L’annuncio riguarda la scelta di non proseguire la carriera parlamentare attraverso una nuova candidatura, non una rinuncia a esprimersi sui temi politici e istituzionali.
Nel bilancio personale trova spazio anche il ricordo di Giovanni Paolo II, che Casini ricevette alla Camera nel 2002. L’ex presidente dell’assemblea ha indicato quell’incontro come uno dei momenti più significativi della propria esperienza istituzionale.
Tra i ricordi più dolorosi ha citato invece l’assassinio del giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse nel marzo 2002, e la partecipazione alle cerimonie per i militari italiani morti nell’attentato di Nassiriya nel novembre 2003.
Sono episodi che mostrano quanto la sua esperienza parlamentare sia stata legata non soltanto alle dinamiche tra partiti, ma anche a momenti drammatici della storia nazionale.
Dopo 44 anni, Casini sceglie dunque di fermarsi senza rinnegare il percorso compiuto. La sua decisione apre una nuova fase personale e chiude un capitolo della politica italiana nel quale ha attraversato maggioranze, opposizioni e trasformazioni istituzionali.
Il suo bilancio lascia una domanda più ampia: quale spazio avranno, nella politica dei prossimi anni, le figure capaci di muoversi tra culture differenti e di mantenere una lunga continuità istituzionale?
La risposta non arriverà da un singolo annuncio. Ma l’uscita di Casini dal Parlamento segna un passaggio simbolico per una generazione che ha vissuto in prima persona la fine della Prima Repubblica e la costruzione degli equilibri successivi.
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