10:50 am, 7 Settembre 26 calendario

Bankitalia e riserve d’oro: perché l’Italia non trasferisce i lingotti

Di: Giuseppe Nasca

🌐 Bankitalia non ha trasferito le proprie riserve auree custodite all’estero, nonostante alcune banche centrali europee abbiano deciso di riportare parte dell’oro in patria o nel Regno Unito. Una scelta che riaccende il dibattito sulla sicurezza dei lingotti italiani, sulla loro distribuzione geografica e sulle nuove tensioni geopolitiche.

L’oro delle banche centrali è tornato al centro dell’attenzione internazionale. Le guerre, le tensioni tra grandi potenze e l’incertezza sui rapporti economici stanno infatti spingendo diversi istituti monetari a rivedere la collocazione fisica delle proprie riserve.

In questo scenario, però, la Banca d’Italia ha scelto di non modificare la posizione del proprio oro.

L’istituto centrale italiano ha chiarito che non è stato effettuato alcun trasferimento delle riserve auree, prendendo così le distanze dalle recenti decisioni adottate da altre banche centrali europee. Una precisazione arrivata dopo l’annuncio della banca centrale dei Paesi Bassi, che nei mesi precedenti aveva spostato una parte dell’oro custodito negli Stati Uniti e in Canada verso il Regno Unito e direttamente nei Paesi Bassi.

Una decisione motivata dalle incertezze geopolitiche e dalla volontà di ridurre alcuni dei rischi legati alla custodia delle riserve in determinate aree del mondo.

Dove si trova l’oro dell’Italia

La particolarità della strategia italiana emerge soprattutto guardando alla distribuzione geografica delle riserve.

Secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia, il 44,8% dell’oro italiano è custodito in Italia, mentre la parte restante si trova in alcune delle principali piazze finanziarie internazionali.

In particolare, circa il 43,2% è depositato negli Stati Uniti, il 5,7% nel Regno Unito e il 6,09% in Svizzera.

La distribuzione non è casuale e non rappresenta semplicemente una scelta legata alla sicurezza fisica dei lingotti. La Banca d’Italia spiega infatti che la localizzazione delle riserve deriva anche da ragioni storiche, legate ai luoghi nei quali l’oro è stato acquistato nel corso dei decenni.

Ma c’è un secondo elemento ancora più importante: la diversificazione.

Avere l’oro distribuito in più Paesi consente di evitare una concentrazione eccessiva del rischio e, secondo la banca centrale, può rendere più rapido l’utilizzo delle riserve qualora se ne presenti la necessità.

Perché Bankitalia non segue la scelta olandese

La decisione dei Paesi Bassi ha inevitabilmente alimentato interrogativi anche in Italia.

Se una banca centrale decide di riportare parte delle proprie riserve dall’altra parte dell’Atlantico, perché Bankitalia non fa altrettanto?

La risposta va cercata nella diversa valutazione dei rischi.

Non esiste una regola secondo cui una banca centrale debba necessariamente custodire tutto il proprio oro entro i confini nazionali. La localizzazione delle riserve è il risultato di valutazioni finanziarie, operative, storiche e strategiche.

La presenza dell’oro in grandi centri finanziari internazionali può infatti offrire alcuni vantaggi. In caso di necessità, la disponibilità di lingotti in determinate piazze può facilitare operazioni finanziarie senza dover affrontare preventivamente un complesso trasferimento fisico.

È una logica molto diversa da quella di chi considera il rimpatrio dell’oro soprattutto come una forma di protezione geopolitica.

Per Bankitalia, almeno per il momento, la diversificazione resta quindi un elemento centrale della strategia di custodia.

La nuova corsa all’oro delle banche centrali

Il caso italiano deve essere letto all’interno di una tendenza internazionale più ampia.

Negli ultimi anni le banche centrali hanno mostrato un interesse crescente per l’oro. Il metallo prezioso è considerato un’attività particolare perché non rappresenta il debito di un altro soggetto e può svolgere una funzione di riserva nei periodi di forte instabilità.

Le tensioni geopolitiche hanno ulteriormente aumentato l’attenzione.

La possibilità che rapporti diplomatici deteriorati, sanzioni finanziarie o crisi internazionali possano limitare l’accesso ad alcuni asset ha portato diversi istituti a interrogarsi non soltanto sulla quantità di oro posseduta, ma anche sulla sua collocazione.

Il punto, dunque, non è soltanto quanto oro abbia una banca centrale.

È anche dove si trovi quell’oro.

Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera: perché sono così importanti

La distribuzione delle riserve italiane mostra il peso dei grandi centri finanziari internazionali.

Gli Stati Uniti rappresentano la quota più consistente dell’oro italiano custodito all’estero. Seguono il Regno Unito e la Svizzera.

Non si tratta di una scelta priva di logica. Le grandi piazze finanziarie offrono infrastrutture specializzate per la custodia e la gestione dei metalli preziosi, oltre a collegamenti con i mercati internazionali.

La presenza fisica dell’oro all’estero non significa quindi che l’Italia ne perda la disponibilità o la proprietà.

Il tema riguarda piuttosto le modalità con cui quelle riserve possono essere utilizzate e movimentate in determinate circostanze.

È proprio questo uno dei motivi per cui la Banca d’Italia considera la diversificazione geografica uno strumento per contenere i rischi.

Il precedente della Francia

Prima ancora dei Paesi Bassi, anche la Banca di Francia aveva adottato misure per modificare la collocazione di parte delle proprie riserve auree.

Il fenomeno mostra come le banche centrali europee non stiano necessariamente seguendo una strategia unica.

Al contrario, ciascun istituto sembra valutare autonomamente il rapporto tra sicurezza geopolitica, efficienza operativa, costi di trasporto e accessibilità delle riserve.

La scelta di Bankitalia si inserisce quindi in questo quadro: non un rifiuto del principio di sicurezza, ma una diversa valutazione di come raggiungerla.

Il valore strategico dell’oro italiano

Le riserve auree hanno una funzione che va ben oltre quella di un semplice investimento.

Per una banca centrale, l’oro rappresenta una riserva di valore e contribuisce alla solidità complessiva del patrimonio dell’istituto.

In un sistema finanziario caratterizzato da valute, titoli di Stato e altre attività finanziarie, il metallo prezioso presenta una caratteristica particolare: non è legato direttamente alla solvibilità di un emittente.

Questo spiega perché, anche nell’epoca delle valute digitali e dei sistemi di pagamento elettronici, l’oro continui a occupare un posto centrale nelle riserve ufficiali.

Le crisi degli ultimi anni hanno anzi riportato il metallo prezioso al centro delle strategie di molte autorità monetarie.

Il dibattito sulla sicurezza dei lingotti

La questione della custodia all’estero, tuttavia, è destinata a rimanere aperta.

Da una parte c’è chi ritiene che, in un mondo caratterizzato da tensioni internazionali, possedere fisicamente le riserve entro i propri confini offra una maggiore protezione.

Dall’altra, esiste una logica secondo cui concentrare tutto l’oro in un unico luogo potrebbe creare un rischio differente.

Se una crisi dovesse interessare proprio quel territorio, l’intera riserva potrebbe diventare più difficile da utilizzare o trasferire.

È il motivo per cui la diversificazione viene considerata uno strumento di gestione del rischio.

La strategia italiana sembra basarsi proprio su questo principio: una parte significativa dell’oro è in Italia, mentre il resto è distribuito tra alcune delle principali piazze finanziarie mondiali.

Nessun allarme sul sistema italiano

La precisazione di Bankitalia arriva dunque soprattutto per chiarire un punto: l’Italia non sta procedendo a un rimpatrio delle proprie riserve auree sulla scia delle recenti mosse di altri Paesi.

Non c’è, almeno allo stato attuale, un cambio di strategia annunciato.

La distribuzione resta quella prevista dall’attuale modello di custodia e l’istituto continua a considerare la diversificazione geografica una componente importante della gestione delle riserve.

Questo non significa che la situazione geopolitica venga ignorata.

Al contrario, proprio l’aumento delle tensioni internazionali rende ancora più importante valutare periodicamente dove e come vengono custoditi gli asset strategici di una banca centrale.

Ma una revisione della strategia non equivale automaticamente a un trasferimento fisico dei lingotti.

Perché la decisione può cambiare in futuro

La scelta odierna non deve essere interpretata come definitiva per sempre.

Le banche centrali operano in un contesto nel quale le condizioni geopolitiche e finanziarie possono cambiare rapidamente. Una modifica significativa degli equilibri internazionali potrebbe portare in futuro a nuove valutazioni sulla distribuzione delle riserve.

Per ora, però, Bankitalia conferma l’impianto esistente.

L’oro italiano resta quindi diviso tra la custodia nazionale e alcune importanti piazze estere, secondo una strategia che combina motivazioni storiche, operative e di diversificazione.

Ed è proprio questo il punto centrale della vicenda.

Mentre alcuni Paesi scelgono di avvicinare fisicamente una parte maggiore delle proprie riserve al territorio nazionale, l’Italia continua a puntare su un modello distribuito.

 

7 Settembre 2026 ( modificato il 5 Settembre 2026 | 21:54 )
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