Avezzano, sei minori indagati per telefonate a una coppia
🌐 Avezzano, sei ragazzi tra i 16 e i 17 anni sono indagati per molestie e disturbo alle persone dopo una serie di telefonate anonime rivolte a una coppia di Cassino. Il numero sarebbe stato trovato scritto sul muro del bagno di un autogrill durante una gita scolastica. Il 14 settembre gli interrogatori.
Un numero di telefono scritto sul muro di un bagno di un’area di servizio, una gita scolastica e poi una serie di chiamate che, secondo l’accusa, sarebbero proseguite per circa un mese. È da questa sequenza che prende forma l’indagine che coinvolge sei minorenni tra i 16 e i 17 anni, residenti tra Avezzano, Civitella Roveto, Scurcola Marsicana e la provincia di Brindisi.
I ragazzi sono destinatari di un avviso di garanzia nell’ambito di un procedimento per molestie e disturbo alle persone. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, avrebbero agito insieme effettuando telefonate ripetute e anonime nei confronti di una coppia di coniugi residente a Cassino.
La vicenda risale ai mesi scorsi, ma gli sviluppi giudiziari sono arrivati ora. Gli interrogatori sono stati fissati per lunedì 14 settembre, quando i sei adolescenti saranno chiamati a fornire la propria versione dei fatti davanti agli investigatori. Saranno accompagnati dai genitori e assistiti dai rispettivi difensori.

Il numero trovato durante una gita scolastica
La storia avrebbe avuto origine in modo apparentemente casuale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, durante una gita scolastica, alcuni dei ragazzi avrebbero effettuato una sosta in un autogrill. È lì che sarebbe stato notato il numero di telefono della coppia, scritto sul muro di uno dei bagni dell’area di servizio.
Il recapito sarebbe stato accompagnato da un riferimento a una presunta offerta di prestazioni sessuali, lasciato da una persona non identificata.
Un numero esposto in un luogo accessibile a chiunque sarebbe così diventato il punto di partenza delle telefonate finite successivamente nell’inchiesta.
Gli investigatori dovranno ora chiarire in che modo ciascuno dei sei ragazzi sia entrato in possesso del numero e, soprattutto, quale sia stato il ruolo individuale di ognuno nelle comunicazioni contestate.
Il fatto che il recapito fosse stato scritto pubblicamente sul muro del bagno non rende naturalmente lecite le eventuali condotte successive. Sarà però necessario distinguere l’origine del numero dalle responsabilità personali dei singoli indagati.
Un mese di telefonate secondo l’accusa
La contestazione riguarda un periodo preciso: dal 25 febbraio al 23 marzo.
Per circa un mese, secondo l’ipotesi accusatoria, la coppia avrebbe ricevuto telefonate ripetute e anonime. Gli inquirenti ritengono che le chiamate non avessero una motivazione legittima e fossero finalizzate a creare disturbo e disagio.
È questo l’elemento centrale dell’inchiesta.
Non si parla quindi di una singola telefonata, ma di una serie di contatti ripetuti nel tempo, che secondo la Procura avrebbero assunto caratteristiche tali da configurare il reato contestato.
Gli atti descrivono una condotta che sarebbe stata portata avanti in concorso tra più persone. Sarà proprio questo uno degli aspetti sui quali gli interrogatori potranno fornire elementi importanti: gli investigatori dovranno comprendere chi effettuasse materialmente le telefonate, chi fosse a conoscenza dell’iniziativa e quale fosse il grado di partecipazione di ciascun adolescente.
Per tutti, comunque, vale il principio della presunzione di innocenza: l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una condanna e le responsabilità dovranno essere accertate nel corso del procedimento.
Sei ragazzi tra Abruzzo e Puglia
L’indagine presenta anche una particolarità geografica.
I sei minorenni provengono in larga parte dalla Marsica, con riferimenti ad Avezzano, Civitella Roveto e Scurcola Marsicana. Nel gruppo figura inoltre un giovane riconducibile alla provincia di Brindisi, in particolare all’area di Francavilla Fontana.
Un elemento che gli investigatori dovranno ricostruire è quindi anche il modo in cui i ragazzi avrebbero mantenuto i contatti e coordinato, secondo l’accusa, le telefonate nonostante la distanza geografica.
La Procura ipotizza infatti che abbiano agito in concorso tra loro.
La posizione di ciascuno dovrà essere valutata singolarmente, sulla base degli elementi raccolti e delle eventuali dichiarazioni rese durante gli interrogatori.

L’indagine dei carabinieri di Avezzano
A occuparsi degli accertamenti sono i carabinieri della stazione di Avezzano, mentre il procedimento è coordinato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Roma.
L’inchiesta è seguita dal sostituto procuratore Giuseppina Corinaldesi. Gli investigatori hanno ricostruito la sequenza delle chiamate e raccolto gli elementi che hanno portato all’identificazione dei sei minorenni.
Per un’indagine di questo tipo, la ricostruzione delle comunicazioni telefoniche rappresenta naturalmente un passaggio decisivo. Non basta infatti stabilire che il numero della coppia fosse conosciuto dai ragazzi: occorre attribuire le singole condotte e verificare la continuità e le modalità delle telefonate contestate.
È su questi aspetti che potranno concentrarsi anche le difese.
Il 14 settembre il primo passaggio decisivo
Il prossimo appuntamento è fissato per 14 settembre, quando i sei ragazzi saranno interrogati nei locali del comando dei carabinieri di Avezzano.
Gli adolescenti saranno accompagnati dai genitori e assistiti dai propri avvocati. Gli interrogatori rappresenteranno la prima occasione formale per mettere a confronto la ricostruzione degli investigatori con quella degli indagati.
Potranno emergere versioni differenti, chiarimenti sul modo in cui il numero è stato trovato e spiegazioni sul contenuto e sulla frequenza delle telefonate.
Sarà inoltre importante capire se tutti e sei abbiano avuto lo stesso ruolo oppure se, come spesso accade nei procedimenti che coinvolgono più persone, le responsabilità individuali siano differenti.
L’indagine non si esaurisce dunque con l’avviso di garanzia: quello è un atto che consente alla persona sottoposta a indagine di conoscere formalmente le contestazioni e di esercitare i propri diritti difensivi.
Cosa rischiano i ragazzi
Secondo quanto riportato negli atti dell’inchiesta, per il reato contestato sono previste sanzioni che possono arrivare fino a sei mesi di arresto e a una multa superiore ai 500 euro.
Nel caso specifico, però, il procedimento riguarda persone che all’epoca dei fatti erano minorenni. Il percorso giudiziario segue quindi le regole proprie della giustizia minorile, con particolare attenzione all’età degli indagati e alla finalità educativa e di recupero prevista dall’ordinamento.
Sarà la magistratura minorile a stabilire come procedere sulla base degli elementi raccolti.
Al momento, dunque, non è possibile anticipare quale sarà l’esito della vicenda.
Dallo scherzo alla denuncia: quando le telefonate diventano un problema giudiziario
La vicenda solleva anche una questione che va oltre il singolo caso.
Le telefonate anonime e ripetute, soprattutto quando vengono effettuate per provocare intenzionalmente fastidio o turbamento, possono superare il confine dello scherzo. La frequenza, il contenuto, le modalità e l’effetto prodotto sulla persona che le riceve sono tutti elementi che possono assumere rilevanza nell’accertamento di eventuali responsabilità.
Nel caso di Avezzano, secondo la contestazione, il comportamento sarebbe durato diverse settimane.
È proprio la ripetizione nel tempo a rappresentare uno degli aspetti più delicati dell’indagine. Una telefonata isolata e una sequenza organizzata di chiamate sono situazioni molto diverse e devono essere valutate sulla base delle circostanze concrete.
Anche per questo gli interrogatori del 14 settembre potrebbero contribuire a chiarire la vicenda.
Il dettaglio dell’autogrill resta uno dei punti chiave
Resta singolare il punto di partenza dell’inchiesta: un numero telefonico lasciato su una parete di un bagno pubblico e trovato da studenti durante una sosta.
Quel gesto, compiuto da una persona ancora non identificata secondo quanto emerge dalle ricostruzioni disponibili, avrebbe consentito al numero di diventare accessibile a un numero indefinito di persone.
Da lì sarebbe iniziata una vicenda che, mesi dopo, è arrivata all’attenzione della magistratura minorile.
Ma proprio questo dettaglio rende ancora più importante non confondere i diversi passaggi della storia: chi ha scritto il numero sul muro non è automaticamente chi ha effettuato le telefonate, e l’inchiesta dovrà accertare separatamente le condotte contestate ai sei ragazzi.
Ora la parola passa agli indagati
Dopo mesi di accertamenti, il procedimento entra dunque in una fase nella quale i sei minorenni potranno raccontare la propria versione.
Gli interrogatori del 14 settembre saranno un passaggio importante per chiarire come sia stato utilizzato quel numero, quante telefonate siano state effettuate e quale ruolo abbia avuto ciascun ragazzo.
Per ora l’accusa sostiene che le chiamate siano state ripetute, anonime e prive di una valida motivazione, con l’obiettivo di arrecare disturbo alla coppia. Gli indagati, attraverso i propri difensori, avranno la possibilità di contestare o chiarire gli elementi raccolti dagli investigatori.
La vicenda resta quindi aperta.
Da una scritta trovata per caso in un bagno di autogrill a un’indagine della Procura minorile: il 14 settembre sarà il primo momento nel quale i sei ragazzi potranno fornire ufficialmente la loro versione dei fatti.
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