11:23 am, 10 Settembre 26 calendario

Affitti brevi, AIGAB attacca il nuovo regolamento UE

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Affitti brevi, AIGAB contro il nuovo regolamento europeo: l’associazione denuncia il rischio di restrizioni per proprietari e imprese e contesta l’efficacia delle misure sul caro-affitti.

La nuova offensiva europea sul fronte della casa e degli affitti brevi apre in Italia un confronto destinato a diventare sempre più acceso. A poche ore dalla presentazione da parte della Commissione europea della proposta di Affordable Housing Act, l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi (AIGAB) prende posizione contro l’impostazione del provvedimento e lancia l’allarme sugli effetti che potrebbe produrre sul mercato italiano.

Secondo l’associazione, il problema non sarebbe soltanto quello dei nuovi vincoli per gli immobili destinati all’ospitalità turistica. In discussione ci sarebbe una questione più ampia: il rapporto tra diritto di proprietà, autonomia dei territori, attività imprenditoriale e politiche per l’abitazione.

AIGAB sostiene infatti che intervenire sugli affitti brevi senza aumentare strutturalmente l’offerta abitativa rischi di affrontare soltanto una parte del problema, lasciando irrisolte le cause profonde della crisi degli alloggi.

Affitti brevi, il nuovo fronte dello scontro con Bruxelles

La Commissione europea ha presentato il 9 settembre la proposta di Affordable Housing Act, insieme a una raccomandazione destinata agli Stati membri e alle amministrazioni locali. L’obiettivo dichiarato è intervenire nelle aree europee maggiormente sottoposte a pressione abitativa, creando un quadro comune per individuare le situazioni di “housing stress” e consentire misure ritenute giustificate e proporzionate.

Nel disegno europeo, gli affitti brevi possono rappresentare uno dei fattori da considerare nei mercati locali particolarmente sotto pressione, soprattutto nelle città e nelle destinazioni turistiche dove la domanda supera sensibilmente l’offerta. La Commissione, tuttavia, lega il nuovo intervento anche alla necessità di aumentare l’offerta di abitazioni accessibili e di affrontare le cause strutturali della crisi.

È proprio su questo punto che si concentra la critica di AIGAB.

Per l’associazione, la limitazione degli affitti brevi rischia di diventare una risposta semplice a un problema molto più complesso, senza produrre automaticamente un aumento degli appartamenti disponibili per le famiglie.

AIGAB: “Non si risolve il caro-affitti colpendo le famiglie”

Il presidente di AIGAB Marco Celani contesta l’impostazione del provvedimento e sostiene che le nuove regole possano finire per penalizzare una platea molto ampia di proprietari.

Secondo i dati forniti dall’associazione, nell’agosto 2026 gli annunci online con regolare CIN, il Codice identificativo nazionale, sarebbero circa 510mila. Dietro questo numero, sostiene AIGAB, ci sarebbe una realtà economica composta da centinaia di migliaia di famiglie proprietarie, circa 45mila imprese di property management e circa 150mila lavoratori direttamente impiegati nel comparto.

A questi numeri si aggiungerebbe una filiera molto più estesa: pulizie, manutenzioni, professionisti tecnici, costruzioni, software, servizi digitali e attività legate all’accoglienza.

Il messaggio dell’associazione è quindi netto: una stretta sugli affitti brevi non avrebbe conseguenze soltanto sui proprietari degli immobili, ma potrebbe propagarsi lungo una filiera economica che negli ultimi anni si è strutturata attorno all’ospitalità diffusa.

Il nodo delle seconde case e della proprietà privata

Uno dei passaggi più delicati della polemica riguarda la libertà dei proprietari di decidere come utilizzare i propri immobili.

AIGAB considera particolarmente problematico un impianto che, attraverso vincoli locali e criteri legati alle condizioni dei singoli mercati abitativi, possa aumentare la discrezionalità delle amministrazioni.

Il timore espresso dall’associazione è che i Comuni possano arrivare a introdurre restrizioni significative nelle aree considerate in situazione di stress abitativo, creando un quadro molto differenziato da città a città.

La Commissione europea, dal canto suo, sostiene che le misure dovranno rispettare principi di proporzionalità, trasparenza e verifica, proprio per evitare interventi non adeguatamente motivati. Il nuovo quadro nasce anche dalla richiesta di maggiore certezza giuridica avanzata dalle amministrazioni locali e dagli operatori del settore.

È quindi su questa interpretazione che si giocherà una parte importante del confronto: da una parte la necessità di consentire ai Comuni di intervenire dove il mercato abitativo è realmente sotto pressione; dall’altra il rischio, denunciato dagli operatori, di trasformare strumenti pensati per situazioni eccezionali in limitazioni generalizzate.

Il problema è davvero l’affitto breve?

La domanda centrale resta quella che alimenta il dibattito da mesi: quanto incidono realmente gli affitti brevi sulla disponibilità di case in affitto a lungo termine?

La risposta non può essere identica per ogni territorio.

La stessa Commissione europea riconosce che l’impatto degli affitti brevi varia sensibilmente a seconda delle condizioni locali. Le pressioni risultano particolarmente evidenti in alcuni mercati urbani e nelle principali destinazioni turistiche, mentre altre aree presentano problemi differenti.

Questo rende centrale il principio della regolazione basata sui dati.

Una misura uniforme rischia infatti di trattare allo stesso modo città caratterizzate da una fortissima pressione turistica e territori nei quali gli affitti brevi rappresentano una componente marginale del mercato immobiliare.

AIGAB insiste proprio su questa distinzione e contesta l’idea che restringere l’attività degli affitti brevi possa, da sola, risolvere il problema della scarsità di abitazioni.

La vera partita resta quella dell’offerta abitativa

Il punto sul quale le posizioni potrebbero però trovare un terreno comune riguarda la necessità di aumentare il numero di abitazioni disponibili.

La stessa strategia europea sull’emergenza abitativa indica tra le priorità l’aumento dell’offerta di alloggi sociali e accessibili, il recupero degli immobili inutilizzati, la riqualificazione del patrimonio edilizio e la semplificazione delle procedure. La Commissione ha inoltre evidenziato la necessità di interventi strutturali su pianificazione urbana, fiscalità, edilizia sociale e autorizzazioni.

Ed è proprio qui che si sposta il confronto italiano.

Limitare una tipologia di utilizzo degli immobili non equivale automaticamente a costruire nuove abitazioni. Per ottenere un effetto duraturo sul mercato residenziale servono investimenti, nuove costruzioni dove sostenibili, recupero del patrimonio esistente, riqualificazione degli edifici, tempi amministrativi più rapidi e strumenti capaci di riportare sul mercato gli immobili oggi inutilizzati.

La stessa Commissione europea ha annunciato un futuro pacchetto dedicato alla semplificazione nel settore abitativo, con l’obiettivo di ridurre costi e ritardi e accelerare la realizzazione di nuove abitazioni.

Dal CIN alle nuove regole europee: cosa cambia per il settore

Il confronto arriva inoltre in un momento nel quale il comparto italiano è già sottoposto a un processo di maggiore tracciabilità e regolamentazione.

Dal 20 maggio 2026 è applicabile il regolamento europeo che introduce un quadro comune per la raccolta e la condivisione dei dati relativi agli affitti brevi attraverso le piattaforme online. L’obiettivo europeo è aumentare la trasparenza e fornire alle autorità informazioni utili per una regolazione più efficace del mercato.

Per gli operatori italiani, dunque, la questione non riguarda soltanto quello che potrebbe accadere con l’Affordable Housing Act. Il settore sta già affrontando un progressivo rafforzamento degli obblighi di identificazione, comunicazione e controllo.

AIGAB chiede che questo processo non si trasformi in una penalizzazione indiscriminata di proprietari e imprese professionali.

Il rischio per imprese e occupazione

Dietro la discussione normativa c’è infine una dimensione economica che rischia di essere sottovalutata.

Gli affitti brevi hanno favorito la nascita di una vera filiera professionale. Il property management non significa infatti soltanto gestione di un annuncio online: comprende assistenza agli ospiti, manutenzione, pulizie, gestione delle prenotazioni, servizi tecnologici, consulenza, interventi sugli immobili e coordinamento di numerosi fornitori.

Per AIGAB, comprimere significativamente il mercato significherebbe mettere sotto pressione un ecosistema di PMI e lavoratori che negli anni si è sviluppato intorno all’ospitalità.

La questione diventa ancora più rilevante nelle città a forte vocazione turistica, dove l’economia degli affitti brevi si intreccia con ristorazione, commercio, servizi e attività culturali.

Affitti brevi, una partita ancora tutta da giocare

Il nuovo intervento europeo non chiude il confronto: lo apre.

Da una parte c’è l’esigenza di proteggere l’accessibilità alla casa nelle zone dove il mercato è realmente sotto pressione. Dall’altra ci sono i diritti dei proprietari, la continuità delle imprese e il ruolo dell’ospitalità diffusa nell’economia italiana.

La sfida sarà trovare un equilibrio che permetta ai Comuni di intervenire dove necessario senza trasformare l’emergenza abitativa in una giustificazione per restrizioni generalizzate e sproporzionate.

Per AIGAB, il vero banco di prova sarà dunque capire se il nuovo quadro europeo riuscirà a produrre più case accessibili oppure se finirà soprattutto per ridurre lo spazio operativo degli affitti brevi.

La discussione è appena iniziata e nei prossimi mesi il confronto tra Bruxelles, Governo, Regioni, Comuni, proprietari e operatori sarà decisivo. La partita non riguarda soltanto gli affitti turistici: riguarda il futuro del mercato immobiliare italiano e il modo in cui l’Europa intende affrontare la crisi abitativa.

10 Settembre 2026
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