8:44 am, 28 Luglio 26 calendario

Ricostruzione Gaza: servono 71,4 miliardi di dollari, lo studio Oxfam

Di: Michele Savaiano

🌐 La ricostruzione di Gaza richiederà 71,4 miliardi di dollari nell’arco di circa dieci anni, secondo un rapporto presentato da Oxfam insieme al Palestine Economic Policy Research Institute (MAS) e al Palestine Trade Centre (PalTrade). La stima non riguarda soltanto la ricostruzione di edifici e infrastrutture, ma comprende anche il rilancio dell’economia, il ripristino dei servizi essenziali, il rafforzamento delle istituzioni pubbliche e il recupero del capitale umano. Il report descrive una crisi che, secondo gli autori, avrebbe riportato lo sviluppo umano della Striscia indietro di circa 70 anni, sottolineando come la rinascita del territorio non possa limitarsi agli interventi materiali ma debba coinvolgere l’intera società palestinese.

Gaza, una ricostruzione che va oltre gli edifici

La ricostruzione della Striscia di Gaza rappresenta una delle sfide umanitarie, economiche e sociali più imponenti degli ultimi decenni. Dopo due anni di guerra, il dibattito internazionale non riguarda più soltanto la fine delle ostilità, ma anche le risorse necessarie per consentire alla popolazione di tornare a condizioni di vita dignitose.

Secondo il nuovo rapporto realizzato da Oxfam, in collaborazione con il Palestine Economic Policy Research Institute (MAS) e il Palestine Trade Centre (PalTrade), il fabbisogno complessivo per il recupero della Striscia ammonta a 71,4 miliardi di dollari distribuiti su un periodo di circa dieci anni.

La cifra non rappresenta soltanto il costo della ricostruzione materiale degli edifici distrutti. Gli autori dello studio sottolineano infatti che il vero obiettivo è riportare Gaza a un livello minimo di funzionamento economico, istituzionale e sociale.

Perché servono 71,4 miliardi di dollari

La stima deriva dal Rapid Damage and Needs Assessment (RDNA), metodologia utilizzata a livello internazionale per valutare rapidamente i danni provocati da guerre o calamità naturali.

L’analisi considera non solo le distruzioni fisiche, ma anche le conseguenze economiche e sociali del conflitto.

I 71,4 miliardi di dollari comprendono infatti:

  • ricostruzione di abitazioni e infrastrutture;
  • ripristino delle reti energetiche e idriche;
  • recupero di ospedali e scuole;
  • rilancio delle attività economiche;
  • sostegno alle imprese;
  • programmi per l’occupazione;
  • rafforzamento delle istituzioni pubbliche;
  • interventi nei settori sanitario e sociale.

Secondo il rapporto, limitarsi alla ricostruzione degli edifici non sarebbe sufficiente a garantire una reale ripresa del territorio.

Una cifra superiore ai soli danni materiali

Il documento evidenzia una distinzione importante tra danni economici e costi della ricostruzione.

Le distruzioni materiali provocate dalla guerra vengono infatti stimate in circa 57,9 miliardi di dollari.

Il fabbisogno complessivo risulta però più elevato perché comprende anche tutti gli interventi necessari per riattivare il sistema economico e amministrativo della Striscia.

In altre parole, il rapporto non si limita a quantificare quanto è stato distrutto, ma cerca di stimare quanto sarà necessario investire affinché Gaza possa tornare a funzionare sotto il profilo sociale, produttivo e istituzionale.

Lo sviluppo umano “indietro di 70 anni”

Uno degli aspetti più significativi dello studio riguarda il concetto di sviluppo umano.

Secondo gli autori, gli effetti della guerra avrebbero riportato Gaza a livelli di sviluppo paragonabili a quelli di circa sette decenni fa.

Questa valutazione non si riferisce esclusivamente all’economia, ma comprende numerosi indicatori, tra cui:

  • accesso all’istruzione;
  • condizioni sanitarie;
  • occupazione;
  • reddito;
  • qualità della vita;
  • funzionamento dei servizi pubblici.

Il rapporto descrive quindi una crisi che coinvolge l’intero tessuto sociale, con conseguenze destinate a protrarsi ben oltre la fine delle ostilità.

Gli sfollati e l’emergenza umanitaria

Lo studio richiama anche la dimensione umana della crisi.

Secondo i dati riportati nel documento:

  • quasi due milioni di persone risultano sfollate;
  • il conflitto avrebbe provocato oltre 73 mila morti, secondo le cifre citate nel rapporto.

Questi numeri contribuiscono a spiegare perché la ricostruzione venga considerata un processo che va ben oltre la semplice sostituzione degli edifici distrutti.

Ricostruire significa infatti garantire abitazioni, assistenza sanitaria, istruzione, servizi essenziali e opportunità economiche a una popolazione profondamente colpita dalla guerra.

Perché la stima è aumentata

L’importo di 71,4 miliardi di dollari rappresenta un significativo incremento rispetto alle valutazioni precedenti.

In una prima analisi provvisoria, denominata Interim Rapid Damage and Needs Assessment (IRDNA) e basata sui primi quindici mesi di conflitto, il fabbisogno era stato stimato in 53,2 miliardi di dollari.

Il nuovo rapporto registra quindi un aumento di circa il 34%.

Secondo gli autori, questa crescita dipende principalmente da due fattori:

  • il proseguimento delle operazioni militari durante il 2025;
  • la disponibilità di dati più completi e verificati sul campo, che hanno consentito una valutazione più accurata dell’entità dei danni.

La ricostruzione come progetto economico e sociale

Uno dei messaggi centrali del rapporto riguarda la natura stessa della ricostruzione.

Secondo Oxfam e gli istituti che hanno partecipato allo studio, il recupero di Gaza non può essere interpretato esclusivamente come un grande piano edilizio.

La rinascita del territorio richiederebbe infatti interventi coordinati su diversi fronti:

  • sviluppo economico;
  • rafforzamento delle istituzioni;
  • ricostruzione del sistema sanitario;
  • rilancio dell’istruzione;
  • sostegno al settore privato;
  • programmi per l’occupazione.

Solo un approccio integrato, sostengono gli autori, potrebbe consentire una ripresa stabile nel lungo periodo.

Il ruolo dei palestinesi nella ricostruzione

Il rapporto dedica particolare attenzione anche alla governance del processo di ricostruzione.

Secondo gli estensori dello studio, ogni fase del recupero dovrebbe essere guidata dai palestinesi, dalla pianificazione alla realizzazione degli interventi.

L’idea alla base di questa impostazione è che una ricostruzione sostenibile non possa essere imposta esclusivamente dall’esterno, ma debba coinvolgere direttamente le comunità locali e le istituzioni palestinesi.

Gli autori ritengono che questo elemento rappresenti una condizione essenziale per garantire risultati duraturi sul piano economico e sociale.

Una sfida che coinvolge la comunità internazionale

La ricostruzione della Striscia di Gaza rappresenta una delle operazioni più complesse mai affrontate in un contesto post-bellico contemporaneo. I 71,4 miliardi di dollari stimati dal rapporto non descrivono soltanto il costo della ricostruzione fisica, ma fotografano la profondità delle conseguenze economiche, sociali e umane lasciate dal conflitto.

Secondo lo studio, riportare Gaza a condizioni minime di funzionamento richiederà un impegno prolungato, investimenti consistenti e una pianificazione capace di integrare infrastrutture, servizi pubblici, economia e capitale umano. Allo stesso tempo, il quadro delineato dagli autori riflette una specifica analisi elaborata da Oxfam e dagli istituti partner, inserendosi in un dibattito internazionale più ampio sulle modalità e sulle priorità della futura ricostruzione della Striscia.

28 Luglio 2026 ( modificato il 27 Luglio 2026 | 18:50 )
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