Queen a Bologna, la mostra sull’ultimo tour del 1986
🌐 Queen The Last Tour: a Bologna arriva la mostra fotografica dedicata al Magic Tour del 1986, l’ultima tournée con Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon insieme sul palco, tra immagini inedite, memorabilia e oggetti simbolo della storia del rock.
Queen The Last Tour, Bologna celebra l’ultimo viaggio della band
Quarant’anni dopo uno dei momenti più iconici della storia del rock, i Queen tornano protagonisti in Italia con una mostra che racconta non soltanto la grandezza dello spettacolo dal vivo, ma anche il lato più umano di una band diventata leggenda.
Fino all’11 ottobre 2026, il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna ospita “QUEEN The Last Tour. Le foto di Torleif Svensson dal Magic Tour del 1986”, un’esposizione dedicata all’ultima grande tournée dei Queen con la formazione storica al completo.
L’evento nasce per celebrare i 40 anni del Magic Tour, il tour che rappresentò l’apice della carriera live della band e che, allo stesso tempo, sarebbe diventato l’ultimo capitolo concertistico con Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon insieme.
Non si tratta di una semplice raccolta fotografica, ma di un percorso immersivo dentro un’epoca irripetibile: quella in cui i Queen erano ormai una delle più grandi formazioni musicali del pianeta e Freddie Mercury aveva raggiunto una dimensione artistica e scenica senza precedenti.
Le fotografie di Torleif Svensson raccontano la magia del palco
Al centro della mostra ci sono gli scatti di Torleif Svensson, fotografo che ebbe un accesso privilegiato al mondo dei Queen durante il Magic Tour del 1986.
Le immagini selezionate raccontano il gruppo nei momenti di massima energia: le esibizioni davanti a folle oceaniche, il rapporto con il pubblico, la tensione prima di salire sul palco e quei dettagli capaci di trasformare un concerto in un evento storico.
La mostra presenta 37 fotografie di medio e grande formato, immagini rimaste per decenni custodite nell’archivio personale del fotografo prima di essere mostrate al pubblico.
Ogni scatto diventa una finestra sul passato, capace di restituire l’atmosfera degli anni Ottanta e il clima che circondava una band ormai entrata nell’immaginario collettivo.
Tra le fotografie più significative c’è quella legata a “Who Wants To Live Forever”, realizzata durante il celebre concerto di Knebworth Park del 9 agosto 1986, l’ultima esibizione live dei Queen con Freddie Mercury.
Quella giornata rimane una delle immagini simbolo della storia della musica: circa 120 mila persone riunite per assistere all’ultimo atto di una formazione destinata a lasciare un segno indelebile.

Il Magic Tour dopo il Live Aid: il momento più alto dei Queen
Il racconto della mostra parte da un passaggio fondamentale: il leggendario concerto del Live Aid del 13 luglio 1985.
L’esibizione dei Queen allo stadio di Wembley è considerata una delle performance più memorabili della storia della musica dal vivo. In pochi minuti Freddie Mercury riuscì a trasformare il concerto benefico in un momento destinato a entrare nella memoria collettiva.
Dopo quella straordinaria prova, la band ritrovò una nuova energia creativa e tornò in studio per preparare materiale destinato alla nuova stagione musicale.
Da quelle sessioni nacque “One Vision”, brano firmato da tutti e quattro i componenti dei Queen e scelto come apertura dei concerti del Magic Tour.
La tournée del 1986 comprendeva 26 date e attraversò diversi Paesi europei, consolidando ulteriormente il successo internazionale della band.
Il viaggio culminò proprio a Knebworth Park, dove i Queen arrivarono a bordo di un elicottero decorato con la grafica dell’album “A Kind of Magic”, regalando al pubblico una delle entrate più spettacolari mai viste in un concerto rock.
Dai grandi concerti agli oggetti privati: il lato umano di Freddie Mercury
Uno degli elementi più interessanti dell’esposizione bolognese è il dialogo tra fotografie e oggetti personali.
Accanto alle immagini del palco, il pubblico potrà osservare una selezione di memorabilia originali appartenuti ai Queen e a Freddie Mercury, alcuni dei quali mai presentati prima in Italia.
Il percorso permette così di superare l’immagine dell’icona planetaria per avvicinarsi alla persona.
Freddie Mercury non viene raccontato soltanto come frontman capace di dominare migliaia di spettatori, ma anche attraverso le sue passioni, i suoi gusti e gli oggetti che hanno accompagnato la sua vita quotidiana.
Tra i materiali esposti trovano spazio strumenti, abiti e accessori legati ai componenti della band.
Un particolare rilievo hanno alcuni oggetti appartenuti direttamente a Mercury, come la canotta arancione Rapax C.B. n.4, indossata durante le sessioni di registrazione successive al Live Aid, e altri capi che raccontano il rapporto del cantante con i viaggi e con il mondo della musica.
La collezione privata di Cesare Cremonini arricchisce il percorso
Un contributo speciale alla mostra arriva dal cantautore bolognese Cesare Cremonini, noto appassionato e collezionista dei Queen.
Grazie alla sua collaborazione, il pubblico potrà ammirare due pezzi particolarmente significativi della sua raccolta personale.
Il primo è la camicia indossata da Freddie Mercury durante l’arrivo in elicottero a Knebworth Park nel 1986, una delle immagini più riconoscibili dell’ultimo grande concerto della band.
Il secondo è la celebre canotta gialla “Champion” utilizzata da Mercury sul palco, un capo diventato parte dell’iconografia del cantante.
Questi oggetti aggiungono un livello emotivo al racconto: non semplici elementi da collezione, ma testimonianze materiali di momenti entrati nella storia del rock.

Il rapporto tra musica, memoria e cultura nel Museo di Bologna
La mostra si inserisce nella tradizione del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, che da anni esplora il rapporto tra immagini, documenti e patrimonio musicale.
Il progetto non vuole soltanto celebrare una band amatissima, ma riflettere sul modo in cui la società conserva la memoria degli artisti.
Le fotografie dei Queen dialogano infatti con le collezioni storiche del museo, creando un collegamento tra passato e presente.
Gli oggetti appartenuti ai musicisti diventano così una sorta di “reliquie contemporanee”: testimonianze che acquisiscono valore non solo per il materiale di cui sono composti, ma soprattutto per il legame emotivo con milioni di persone.
La chitarra Red Special di Brian May, le bacchette e il piatto della batteria appartenuti a Roger Taylor, il disco d’oro legato a “We Are The Champions” e altri materiali contribuiscono a costruire un racconto più ampio sulla forza simbolica della musica.
Freddie Mercury, un’icona ancora viva a 80 anni dalla nascita
La mostra assume un significato ancora più forte considerando un altro importante anniversario.
Il 5 settembre 2026 Freddie Mercury avrebbe compiuto 80 anni.
Un’occasione per rileggere la figura di un artista che continua a influenzare generazioni di musicisti e appassionati.
A distanza di decenni dalla sua scomparsa, Mercury rimane una presenza centrale nella cultura popolare mondiale grazie alla sua voce, alla sua teatralità e alla capacità di trasformare ogni esibizione in un evento unico.
“Queen The Last Tour” non racconta quindi soltanto la fine di un percorso, ma la nascita di una memoria destinata a durare.

Bologna capitale della musica per celebrare i Queen
La scelta di Bologna come sede della mostra assume un valore particolare anche per il legame della città con la musica.
Nel 2026 Bologna celebra infatti i 20 anni dal riconoscimento come Città Creativa della Musica UNESCO, un titolo che valorizza la tradizione musicale del territorio e la sua capacità di innovare.
L’arrivo della mostra dedicata ai Queen rafforza ulteriormente il ruolo della città come luogo di incontro tra patrimonio storico e cultura contemporanea.
Attraverso le fotografie di Torleif Svensson e gli oggetti appartenuti alla band, il pubblico potrà rivivere l’energia di un’epoca e scoprire il lato più intimo di una delle formazioni più amate della storia.
Un viaggio nel tempo che parte dal palco del Magic Tour e arriva fino alla memoria collettiva di milioni di fan.
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