6:06 am, 2 Ottobre 26 calendario

Squalo mako a Livorno: 50 minuti di lotta alla Meloria

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Squalo mako, Livorno, Secche della Meloria e un incontro durato quasi un’ora: il campione di pesca sportiva Marco Volpi si è trovato improvvisamente alle prese con una femmina di grandi dimensioni, stimata tra 2,30 e 2,50 metri e con un peso vicino ai 120 chili. L’animale è rimasto allamato per circa 50 minuti, ha compiuto spettacolari salti fuori dall’acqua e alla fine è riuscito a liberarsi, tornando in mare.

Tutto comincia con una battuta alla ricerca di ricciole

La scena potrebbe sembrare l’inizio di un documentario sul mare aperto. In realtà è avvenuta a poca distanza dalla costa livornese, in uno dei tratti più conosciuti dell’area marina davanti alla città: le Secche della Meloria.

Marco Volpi, 57 anni e una lunga carriera nella pesca sportiva internazionale, era uscito in barca per una battuta a traina alla ricerca di ricciole. Come esca aveva utilizzato un piccolo tonno vivo, una preda adatta ad attirare grandi predatori pelagici.

Poi la canna ha cominciato a piegarsi.

All’inizio sembrava una normale cattura importante. La forza esercitata dall’altra parte della lenza lasciava pensare a una grossa preda, probabilmente proprio una ricciola. Ma quando il pesce ha iniziato a risalire verso la superficie, la situazione è cambiata completamente.

A circa 70 metri dall’imbarcazione è comparso lo squalo.

Volpi ha raccontato di aver riconosciuto quasi immediatamente la sagoma del mako, uno degli squali più veloci e potenti del Mediterraneo e degli oceani temperati. La stima effettuata dal pescatore parla di una femmina lunga fra 2,30 e 2,50 metri, per un peso di circa 120 chilogrammi. Sono misure indicative, perché l’animale non è stato catturato né portato a bordo.

Cinquanta minuti contro una “macchina da guerra”

La parte più impressionante dell’incontro è arrivata nei minuti successivi.

Per circa 50 minuti il mako è rimasto collegato alla lenza. Non si è trattato di una cattura tradizionale: il pescatore ha raccontato di aver cercato soprattutto di gestire la situazione e, quando possibile, di liberare l’animale.

Lo squalo ha mostrato tutta la sua potenza.

Durante il combattimento sarebbe uscito dall’acqua tre volte, compiendo balzi di oltre due metri. In una delle occasioni sarebbe arrivato a poche decine di metri dalla barca, trasformando quello che era iniziato come un normale giorno di pesca in un incontro ravvicinato con uno dei grandi predatori del Mediterraneo.

La dinamica raccontata da Volpi rende bene anche una caratteristica fondamentale del mako: non è un animale che si limita a trascinare una lenza. È un predatore estremamente attivo, costruito per accelerazioni improvvise, inseguimenti e cambi di direzione.

Il suo corpo affusolato, il muso appuntito e la grande pinna caudale sono il risultato di una specializzazione evolutiva che gli permette di raggiungere velocità eccezionali. Le stime riportate dalle autorità scientifiche internazionali arrivano a circa 70 km/h, anche se le velocità massime in natura sono difficili da misurare con precisione.

In altre parole, quella che per il pescatore è stata una lunga lotta con una lenza è stata, per l’animale, una situazione di forte stress e di continua reazione.

Il momento decisivo: lo squalo spezza la lenza

Con il passare del tempo è diventata sempre più importante una questione: come liberare il mako senza aggravare ulteriormente la situazione.

Volpi ha raccontato di aver preso un coltello con l’intenzione di tagliare la lenza. Ma prima che potesse farlo, lo squalo ha reagito con una violenta scodata contro l’imbarcazione.

Il risultato è stato sorprendente.

Il finale della lenza si è spezzato e il mako è riuscito a liberarsi autonomamente, allontanandosi dalla barca.

Non c’è stato quindi un trofeo, né una cattura da portare a riva. Il finale della storia è stato quello che il pescatore aveva cercato: lo squalo è tornato libero.

È un dettaglio importante anche per comprendere la natura dell’episodio. Il valore dell’incontro, in questo caso, non è stato nella cattura dell’animale, ma nell’aver assistito da vicino al comportamento di un grande predatore marino e nell’essere riusciti a chiudere l’episodio senza portarlo a bordo.

Un mako così vicino alla costa: perché è interessante

La domanda più curiosa riguarda però il luogo.

L’incontro è avvenuto nell’area delle Secche della Meloria, in un tratto di mare indicato nel racconto come caratterizzato da un fondale di circa 22 metri e a circa un miglio dal faro della Meloria. Alcune ricostruzioni giornalistiche collocano l’uscita della barca a diverse miglia dal porto di Livorno, mentre il punto dello squalo viene descritto più precisamente rispetto alle Secche.

Il mako non è però un visitatore “impossibile” del Mediterraneo.

È una specie pelagica e altamente migratoria, capace di frequentare sia il mare aperto sia zone relativamente vicine alla costa. La sua presenza nelle acque italiane è documentata, anche se l’incontro con un esemplare di queste dimensioni rappresenta un evento decisamente meno comune rispetto all’avvistamento di specie marine più frequenti.

Per questo sarebbe scorretto trasformare l’episodio in una prova automatica di un cambiamento climatico o di uno spostamento permanente degli squali verso le coste toscane.

La presenza di un singolo animale non basta a stabilire una tendenza.

Il riscaldamento del Mediterraneo può modificare nel tempo distribuzione e disponibilità delle prede, ma per attribuire a questo fenomeno l’arrivo del mako davanti a Livorno servirebbero serie storiche, dati oceanografici e osservazioni ripetute.

Il vero tema è la rarità del mako nel Mediterraneo

Dietro le immagini spettacolari dello squalo che salta fuori dall’acqua c’è una questione molto più ampia: la conservazione della specie.

Il mako pinna corta, Isurus oxyrinchus, è uno squalo altamente migratorio e particolarmente vulnerabile alla pressione della pesca. La specie è inserita nell’Appendice II della CITES, che disciplina il commercio internazionale, ed è sottoposta a misure di gestione e conservazione. Nell’Unione europea sono previste specifiche regole per la sua protezione e commercializzazione.

Nel Mediterraneo il quadro è ancora più delicato.

Studi scientifici hanno evidenziato una forte contrazione della presenza della specie rispetto al passato e una particolare vulnerabilità alle catture accidentali. Il mako può infatti finire all’amo mentre vengono cercati altri grandi pesci pelagici, proprio perché condivide con essi habitat e prede.

Questo spiega perché, davanti a un esemplare di grandi dimensioni, il comportamento tenuto durante l’incontro diventa importante.

Non è soltanto una questione di dimensioni spettacolari.

È il confronto con un animale che ha una lenta capacità di recupero delle popolazioni e che, per le caratteristiche biologiche degli squali di grandi dimensioni, può essere particolarmente sensibile alla mortalità causata dalle attività umane.

Un predatore velocissimo, ma non un “mostro”

Il mako porta con sé una reputazione particolare.

È spesso descritto come uno degli squali più aggressivi e pericolosi, soprattutto per la sua velocità, la capacità di compiere salti e la forza fisica. Ma trasformare ogni incontro in una storia di “attacco” sarebbe fuorviante.

Nel caso di Livorno, non c’è stato un attacco all’uomo.

Lo squalo era allamato a un’esca e stava cercando di liberarsi. I suoi movimenti, le accelerazioni e le codate erano risposte alla situazione in cui si trovava. Non ci sono elementi per interpretare quei comportamenti come un tentativo deliberato di aggredire il pescatore.

Resta comunque un animale selvatico di grandi dimensioni e dotato di una notevole potenza fisica. Per questo la prudenza, soprattutto in acqua, rimane essenziale.

L’area della Meloria è frequentata anche da subacquei e diportisti. Un incontro ravvicinato con un grande predatore pelagico non significa automaticamente che esista un pericolo per chiunque entri in mare, ma impone, come in qualsiasi ambiente naturale, di evitare comportamenti che possano provocare o disturbare un animale selvatico.

La domanda sul cambiamento del Mediterraneo

L’episodio riporta inevitabilmente alla questione più grande: che cosa sta succedendo alle acque del Mediterraneo?

Il mare nostrum è un ambiente particolarmente sensibile alle variazioni della temperatura, alla pressione della pesca, alla disponibilità di prede e alla trasformazione degli habitat.

Negli ultimi anni sono aumentate le segnalazioni di specie termofile e di organismi considerati meno comuni in alcune aree. Ma ogni osservazione deve essere interpretata con cautela.

Un mako davanti a Livorno è un dato interessante.

Non è, da solo, una dimostrazione che il mako stia cambiando areale a causa del cambiamento climatico.

La stessa domanda sollevata dal pescatore sull’eventuale ruolo del riscaldamento del mare resta quindi una questione scientifica aperta, non una conclusione ricavabile dall’episodio. Per arrivare a una risposta servono osservazioni ripetute nel tempo e dati sulla distribuzione delle popolazioni.

Un incontro che poteva finire in modo molto diverso

Alla fine, ciò che resta della storia è soprattutto l’immagine di uno squalo enorme che, dopo quasi un’ora di combattimento, riesce a sottrarsi alla lenza.

Non è stato necessario trascinarlo a bordo.

Non c’è stato un trofeo.

Non c’è stata una cattura da esibire.

Il mako ha semplicemente sfruttato la propria forza per rompere il collegamento con la barca e scomparire nuovamente sotto la superficie.

È probabilmente questo il dettaglio più significativo di tutta la vicenda.

Per un pescatore abituato a confrontarsi con grandi prede, un incontro del genere può rappresentare un’esperienza irripetibile. Ma per il mare la conclusione più importante è un’altra: un grande predatore è tornato nel suo ambiente.

E sotto la superficie delle Secche della Meloria resta una domanda affascinante: quante volte, senza che nessuno se ne accorga, animali di questo tipo attraversano quelle stesse acque?

La risposta non è scritta nelle immagini di un singolo giorno.

È nascosta nel Mediterraneo, nelle sue correnti, nelle sue prede e nei movimenti di specie che possono percorrere migliaia di chilometri.

Il mako di Livorno è emerso per pochi minuti dall’acqua. Poi è scomparso.

Ed è proprio questo, forse, il lato più straordinario dell’incontro: per quasi un’ora il confine tra uomo e grande predatore marino è stato soltanto una lenza. Poi quella lenza si è spezzata, e il mare ha ripreso tutto per sé.

2 Ottobre 2026 ( modificato il 30 Settembre 2026 | 1:07 )
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