7:25 am, 22 Settembre 26 calendario

Scuola, tetto agli stranieri e stop al burqa: cosa cambia

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Scuola, studenti stranieri, burqa, niqab e integrazione sono al centro del nuovo intervento annunciato dal governo. Giorgia Meloni ha anticipato l’arrivo di norme che prevedono un numero massimo di alunni stranieri per classe, un percorso di apprendimento dell’italiano per alcuni genitori e il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici. Il provvedimento dovrebbe arrivare al Consiglio dei ministri di giovedì 24 settembre, ma il testo non è ancora definitivo. Sul tema sono già emerse posizioni differenti: i presidi chiedono di chiarire come applicare concretamente il tetto, mentre il cardinale Matteo Zuppi ha richiamato il principio di una scuola inclusiva.

Tetto agli studenti stranieri in classe: cosa ha annunciato il governo

Il primo punto riguarda la composizione delle classi.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’intenzione di introdurre per legge un limite al numero di studenti stranieri presenti nella stessa classe. L’obiettivo dichiarato dal governo è evitare situazioni nelle quali la concentrazione di alunni con background migratorio renda più complesso il percorso didattico e l’inserimento linguistico.

L’annuncio è arrivato il 20 settembre durante la festa di Gioventù nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia. Meloni ha collegato la misura alla necessità di garantire che nella scuola italiana nessun bambino venga messo ai margini per effetto della composizione della classe.

La questione, però, non è nuova.

Un limite del 30% per gli alunni stranieri era già stato previsto da una circolare ministeriale del 2010. Il problema, secondo quanto spiegato dall’Associazione nazionale presidi, è stato soprattutto quello dell’applicazione concreta della regola: le famiglie, soprattutto nella scuola dell’infanzia e nella primaria, scelgono normalmente l’istituto più vicino alla propria abitazione e non è semplice redistribuire gli studenti quando in un quartiere la popolazione straniera è particolarmente numerosa.

La differenza annunciata ora è soprattutto il passaggio da una circolare a una possibile norma di legge.

Perché il limite del 30% è difficile da applicare

Il nodo principale è organizzativo.

Immaginiamo una scuola situata in un quartiere nel quale vivono numerose famiglie immigrate. Se le iscrizioni determinano una presenza superiore alla soglia stabilita, la domanda diventa immediata: dove dovrebbero essere iscritti gli studenti eccedenti?

Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, ha spiegato che la scuola deve accogliere gli alunni del territorio e che proprio questo rende complessa l’applicazione di un limite rigido. La circolare del 30% non aveva trovato una piena applicazione anche per questa ragione.

Il governo dovrà quindi definire nel dettaglio quale sarà il criterio utilizzato per calcolare il limite, quali saranno le eventuali deroghe e soprattutto come verranno gestiti i casi nei quali la composizione demografica di un quartiere renda impossibile rispettare la soglia senza spostare gli studenti in altri istituti.

Sono aspetti che, allo stato attuale, non possono ancora essere considerati definitivi perché il testo legislativo è in preparazione.

Chi viene considerato “straniero” nella scuola

C’è poi una questione terminologica che potrebbe diventare centrale nel dibattito.

Nel linguaggio delle statistiche scolastiche, infatti, alunno straniero non significa necessariamente bambino appena arrivato in Italia.

Una parte significativa degli studenti classificati come stranieri è nata nel nostro Paese oppure vi ha trascorso gran parte della propria vita scolastica. La cittadinanza anagrafica e la storia linguistica non coincidono automaticamente.

Questo elemento rende particolarmente importante capire come verrà formulata la futura norma: il limite riguarderà tutti gli studenti privi di cittadinanza italiana oppure sarà costruito sulla base delle effettive esigenze linguistiche e di inserimento?

È una distinzione che potrebbe avere conseguenze molto diverse sul funzionamento delle classi.

Al momento, le dichiarazioni del governo parlano di “studenti stranieri”, mentre i dettagli applicativi dovranno essere definiti nel testo normativo.

L’italiano per i genitori degli studenti con difficoltà di inserimento

Il secondo elemento annunciato riguarda le famiglie.

Meloni ha parlato di un obbligo per i genitori di studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico di imparare l’italiano. Anche in questo caso, però, occorrerà attendere il testo per capire esattamente chi sarà interessato dalla disposizione, quale livello linguistico verrà richiesto e quali saranno le modalità attraverso cui l’obbligo dovrebbe essere applicato.

La logica indicata dal governo è quella di rafforzare il rapporto tra scuola e famiglia e facilitare la comunicazione nei casi in cui la barriera linguistica rappresenti un ostacolo per il percorso educativo.

Resta da stabilire, però, come verrà individuata una “grave difficoltà di inserimento” e quali strumenti saranno messi a disposizione dei genitori per raggiungere il livello linguistico richiesto.

Burqa e niqab a scuola: la proposta sul volto scoperto

Il secondo grande capitolo riguarda l’abbigliamento.

Meloni ha annunciato il divieto di burqa e niqab nelle scuole, collegando la misura al principio secondo cui negli istituti scolastici si debba poter frequentare a volto scoperto. In alcune dichiarazioni riportate sull’annuncio è comparso anche il riferimento all’hijab, ma il successivo quadro fornito sull’intervento governativo distingue soprattutto il velo integrale, cioè gli indumenti che coprono il volto.

Anche in questo caso bisognerà attendere il testo definitivo per sapere esattamente quali indumenti saranno vietati e in quali spazi scolastici.

Il tema non riguarda soltanto l’abbigliamento, ma incrocia questioni più ampie: libertà religiosa, identificazione della persona, sicurezza, autonomia individuale e principio di laicità dello Stato.

Il governo sostiene che a scuola debba essere garantita la riconoscibilità della persona e richiama in particolare il principio della parità tra uomo e donna. Le posizioni contrarie sottolineano invece i possibili problemi legati alla libertà individuale e all’inclusione.

Sono questioni che dovranno essere valutate alla luce del testo concreto della legge, non soltanto degli annunci politici.

Zuppi: “La scuola deve essere inclusiva”

Nel dibattito è intervenuto anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Il suo richiamo si inserisce nel tema più generale dell’inclusione scolastica: la scuola, secondo la prospettiva espressa dal cardinale, deve essere un luogo capace di accogliere e formare senza trasformare le differenze in fattori di esclusione.

Il punto è particolarmente significativo perché la discussione sulle nuove regole si sviluppa proprio attorno alla tensione tra due obiettivi: da una parte garantire condizioni didattiche omogenee e un’effettiva conoscenza dell’italiano, dall’altra mantenere una scuola capace di includere gli studenti senza creare separazioni.

Non sono necessariamente questioni coincidenti. Una norma può perseguire un obiettivo di integrazione e, allo stesso tempo, sollevare interrogativi sulle modalità con cui viene applicata.

Ed è precisamente sulla concreta attuazione che si concentra una parte delle perplessità espresse dal mondo scolastico.

Presidi: il problema non è soltanto stabilire una percentuale

Il dibattito sulla soglia numerica mostra quanto sia complesso trasformare un principio generale in una regola applicabile quotidianamente.

Secondo Giannelli, dal punto di vista didattico la questione della concentrazione di studenti che necessitano di supporto linguistico può essere considerata, ma la difficoltà emerge quando si passa alla gestione delle iscrizioni. Le scuole non possono semplicemente respingere bambini perché il quartiere presenta una determinata composizione demografica.

La soluzione, quindi, potrebbe richiedere un sistema più articolato rispetto a una semplice percentuale.

Potrebbero diventare determinanti, per esempio, la distribuzione territoriale degli istituti, i criteri di iscrizione, i percorsi di alfabetizzazione e le risorse assegnate alle scuole con una maggiore concentrazione di studenti non italofoni.

Sono proprio questi gli aspetti che il provvedimento dovrà chiarire.

Il ministro Valditara: evitare la formazione di classi separate

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha difeso l’impostazione annunciata dal governo, sostenendo che il limite non dovrebbe produrre classi separate per italiani e stranieri.

La posizione del ministro è che l’obiettivo sia, al contrario, impedire la formazione di classi caratterizzate da una concentrazione eccessiva di studenti stranieri e favorire una maggiore integrazione.

Questa precisazione è importante perché uno dei nodi del provvedimento sarà proprio capire se il sistema produrrà una maggiore distribuzione degli studenti oppure, in alcune aree, trasferimenti da un istituto all’altro.

La differenza dipenderà soprattutto dalle regole applicative.

Le reazioni politiche e il confronto sull’integrazione

L’annuncio ha provocato reazioni immediate.

Le opposizioni hanno criticato soprattutto il tetto agli studenti stranieri e hanno messo in dubbio la possibilità di applicarlo senza creare difficoltà alle famiglie e alle scuole. Il dibattito politico si è rapidamente spostato anche sulla questione dell’integrazione e sul significato stesso di una scuola multiculturale.

Dalla maggioranza, invece, la misura viene presentata come uno strumento per evitare concentrazioni che, secondo il governo, possono complicare l’apprendimento e l’inserimento degli studenti.

Nel frattempo, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha sostenuto che nelle scuole non dovrebbe esserci distinzione tra bambini italiani e stranieri, richiamando il principio secondo cui gli studenti devono essere considerati innanzitutto bambini e alunni.

Il confronto mostra quindi due piani diversi: la gestione concreta delle classi e la visione politica dell’integrazione.

Cosa succederà giovedì in Consiglio dei ministri

La prossima tappa sarà il Consiglio dei ministri previsto per giovedì 24 settembre alle 16.30, anche se l’ordine del giorno non risultava ancora definito nella giornata del 21 settembre.

Secondo le informazioni disponibili, il governo sta lavorando a un disegno di legge di iniziativa governativa contenente le norme sulla scuola annunciate dalla presidente del Consiglio. I provvedimenti specifici dovrebbero essere predisposti dal ministero dell’Istruzione.

Questo significa che il quadro potrebbe ancora cambiare.

Fino all’approvazione del testo non è quindi possibile considerare definitive né la percentuale di studenti stranieri per classe, né le eventuali deroghe, né le modalità dell’obbligo linguistico per i genitori, né la formulazione esatta del divieto relativo al velo.

Il vero nodo sarà l’applicazione

La discussione politica ha già acceso i riflettori sulla scuola, ma il passaggio più delicato arriverà dopo l’annuncio.

Stabilire una regola è una cosa, applicarla in migliaia di istituti con situazioni territoriali molto diverse è un’altra.

Una scuola di un grande centro urbano può trovarsi in una situazione completamente differente rispetto a un istituto di una piccola provincia. In alcuni territori la presenza di studenti con cittadinanza straniera può essere contenuta; in altri può essere molto più elevata. E anche all’interno della stessa categoria possono esserci differenze enormi sul piano linguistico, perché cittadinanza, luogo di nascita e conoscenza dell’italiano non sono necessariamente collegati.

Per questo il futuro provvedimento sarà osservato soprattutto nelle sue regole attuative.

Il governo ha annunciato una stretta su tre fronti: composizione delle classi, rapporto linguistico tra famiglie e scuola e abbigliamento negli istituti. Il mondo della scuola chiede invece di conoscere strumenti, deroghe, criteri e risorse.

Il confronto è appena iniziato. La vera partita si giocherà sul testo che arriverà in Parlamento e sulle modalità con cui le nuove regole verranno eventualmente applicate nelle scuole italiane.

22 Settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA