11:32 am, 5 Ottobre 26 calendario

Scabbia in Italia, perché i dermatologi vedono sempre più casi

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Scabbia in Italia, casi in aumento, sintomi, contagio e difficoltà nella terapia: un nuovo studio nazionale fotografa la percezione dei dermatologi italiani e conferma una tendenza che negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione. Il dato più significativo riguarda la frequenza con cui la malattia viene osservata negli ambulatori: quasi tutti gli specialisti intervistati riferiscono un aumento dei casi negli ultimi 3-5 anni. E il problema non riguarda una sola fascia d’età.

La scabbia torna così al centro dell’attenzione della dermatologia italiana. Non perché sia comparsa una nuova malattia, né perché l’Italia si trovi davanti a un’epidemia generalizzata, ma perché l’infestazione provocata dall’acaro Sarcoptes scabiei viene osservata con maggiore frequenza e, in molti casi, risulta difficile da riconoscere e gestire rapidamente.

Il quadro più aggiornato arriva da una ricerca nazionale pubblicata a settembre 2026, alla quale hanno partecipato 308 dermatologi che lavorano in Italia. Il 94,2% degli specialisti ha dichiarato di aver osservato un aumento dei casi nella propria pratica negli ultimi tre-cinque anni. Per il 73,4% l’incremento è stato addirittura definito marcato.

Scabbia in Italia, il dato che preoccupa i dermatologi

Il risultato della ricerca è particolarmente interessante perché non fotografa soltanto il numero delle diagnosi, ma l’esperienza quotidiana degli specialisti.

Su 308 dermatologi intervistati, 290 hanno riferito una crescita dei casi. L’aumento, inoltre, non sembra concentrarsi esclusivamente sui bambini o sugli adulti: il 59,4% dei partecipanti ha dichiarato di osservare una crescita in tutte le fasce d’età.

Questo elemento aiuta a comprendere perché la scabbia sia tornata ad avere un peso rilevante nella pratica dermatologica.

La malattia può infatti colpire persone molto diverse tra loro. Il fattore determinante non è l’immagine stereotipata che spesso accompagna la scabbia, ma soprattutto il contatto ravvicinato e prolungato con una persona infestata.

È quindi fuorviante associare automaticamente la scabbia alla scarsa igiene. L’infestazione può interessare persone di ogni condizione sociale e, quando compare all’interno di una famiglia, può propagarsi rapidamente tra conviventi.

Che cos’è la scabbia e perché provoca tanto prurito

La scabbia è provocata da un minuscolo acaro che penetra nello strato superficiale della pelle. La femmina scava piccoli cunicoli nei quali depone le uova, dando origine al ciclo dell’infestazione.

Il sintomo più caratteristico è il prurito intenso, spesso particolarmente forte durante la notte.

Possono comparire piccoli rilievi, arrossamenti, escoriazioni provocate dal grattamento e, in alcuni casi, i caratteristici cunicoli. Le zone interessate possono comprendere gli spazi tra le dita delle mani, i polsi, i gomiti, l’addome, i genitali e altre aree cutanee.

Il quadro, tuttavia, non è sempre immediatamente riconoscibile.

Ed è proprio qui che si trova una delle principali difficoltà emerse dalla nuova indagine.

Il problema della diagnosi tardiva

Quasi otto dermatologi su dieci tra quelli coinvolti nello studio ritengono che la diagnosi della scabbia venga spesso effettuata in ritardo.

Il motivo è legato alla possibilità che l’infestazione assuma manifestazioni differenti e possa essere confusa con altre patologie dermatologiche caratterizzate dal prurito.

Nel 88% dei casi descritti nella ricerca, i dermatologi utilizzano la valutazione clinica insieme alla dermatoscopia, uno strumento che consente di osservare più dettagliatamente le lesioni cutanee e può aiutare a individuare i segni dell’acaro.

Un riconoscimento tempestivo è importante soprattutto per un’altra ragione: non basta curare una sola persona se il contagio ha già coinvolto i conviventi.

Il rischio della reinfestazione in famiglia

Uno degli aspetti più delicati della scabbia è il cosiddetto effetto “ping-pong”.

Una persona viene trattata, ma un familiare o un altro contatto stretto rimane infestato. Dopo un certo periodo, il primo soggetto può tornare a presentare i sintomi o essere nuovamente esposto all’acaro.

Il risultato può sembrare un fallimento della terapia quando, in realtà, il problema è la reinfestazione.

La gestione contemporanea della scabbia richiede quindi particolare attenzione ai contatti. Nel nuovo sondaggio, l’83,3% dei dermatologi che hanno risposto alla domanda dichiara di trattare sistematicamente i conviventi.

È un passaggio fondamentale anche per evitare una spirale di trattamenti ripetuti senza aver individuato la causa della persistenza dei sintomi.

Scabbia, perché si parla di aumento dei casi

L’incremento osservato negli ultimi anni non ha una spiegazione unica.

La ricerca pubblicata nel 2026 richiama diversi fattori che possono aver contribuito alla maggiore circolazione della scabbia nel periodo successivo alla pandemia: ritardi nell’accesso alle cure, modifiche nei percorsi sanitari, condizioni di sovraffollamento e vulnerabilità sociali.

In alcune realtà italiane sono stati osservati aumenti molto marcati.

Nel Lazio, per esempio, studi epidemiologici citati nella nuova ricerca hanno evidenziato un forte calo all’inizio della pandemia seguito da aumenti negli anni successivi. Particolarmente rilevante è stato l’incremento degli episodi nelle strutture residenziali per anziani, dove il contatto ravvicinato tra molte persone può facilitare la trasmissione.

Anche in Sicilia sono stati descritti periodi caratterizzati da una maggiore concentrazione di casi rispetto agli anni precedenti.

Questi dati vanno però interpretati con cautela: non esiste un unico conteggio nazionale aggiornato che consenta di trasformare tutte le osservazioni locali in una percentuale rappresentativa dell’intera popolazione italiana.

Il famoso +750%: cosa significa davvero

Negli ultimi anni ha fatto molto discutere il dato di un aumento fino al 750% in alcune realtà italiane.

Il numero è stato rilanciato nel 2025 in occasione del congresso nazionale della dermatologia italiana, ma deve essere contestualizzato: non significa che in tutta Italia la scabbia sia aumentata del 750%.

Si tratta di un incremento osservato in specifici contesti e periodi, particolarmente significativo nelle strutture residenziali. Anche le verifiche pubblicate successivamente hanno sottolineato che parlare di una situazione epidemica nazionale sarebbe scorretto, pur riconoscendo una crescita importante dei casi.

La distinzione è importante.

Aumento dei casi non significa automaticamente epidemia.

Significa invece che la malattia viene diagnosticata più frequentemente e che il sistema sanitario deve essere in grado di riconoscerla e interromperne la trasmissione.

La terapia: quando il trattamento sembra non funzionare

Un altro dato emerso dalla ricerca del 2026 riguarda la percezione dei fallimenti terapeutici.

L’81,8% dei dermatologi intervistati ritiene che i fallimenti del trattamento siano diventati più frequenti rispetto al passato, con particolare riferimento alla permetrina, uno dei trattamenti topici utilizzati contro la scabbia.

Questo dato, però, non deve essere automaticamente interpretato come prova di una diffusa resistenza dell’acaro al farmaco.

Gli stessi ricercatori invitano a distinguere tra una vera resistenza farmacologica e situazioni molto più comuni: applicazione non corretta del trattamento, mancato trattamento dei contatti, reinfestazione o diagnosi iniziale errata.

Prima di parlare di resistenza, dunque, occorre capire perché il trattamento non abbia prodotto il risultato atteso.

In alcuni casi gli specialisti ricorrono anche alla terapia sistemica con ivermectina, soprattutto in determinate situazioni cliniche o quando le terapie topiche risultano problematiche. La scelta del trattamento deve però essere effettuata dal medico in relazione alle caratteristiche del paziente e dell’infestazione.

Come avviene il contagio della scabbia

La trasmissione avviene soprattutto attraverso contatti cutanei stretti e prolungati.

Per questo la scabbia può diffondersi facilmente all’interno delle famiglie, nelle strutture residenziali e in altri ambienti nei quali le persone vivono a stretto contatto.

Non è invece corretto immaginare la scabbia come una malattia che si trasmette normalmente attraverso una breve stretta di mano o la semplice vicinanza casuale.

L’Istituto Superiore di Sanità inserisce la scabbia tra le infezioni provocate da parassiti e sottolinea l’importanza della diagnosi e del trattamento per interrompere la trasmissione.

Cosa fare se compare un prurito sospetto

Il primo passo non dovrebbe essere quello di scegliere autonomamente una terapia, ma rivolgersi a un medico, soprattutto quando il prurito è intenso, persistente e peggiora durante la notte oppure quando compaiono lesioni caratteristiche.

La diagnosi permette di distinguere la scabbia da altre condizioni dermatologiche che possono provocare sintomi simili.

Una volta confermata l’infestazione, è importante seguire attentamente le indicazioni ricevute e verificare con il medico quali conviventi o contatti debbano essere coinvolti nella gestione.

Anche l’ambiente domestico può richiedere interventi specifici. L’obiettivo è evitare che gli oggetti contaminati contribuiscano alla reinfestazione. Le indicazioni sanitarie prevedono particolare attenzione a biancheria, vestiti e lenzuola, con procedure che dipendono dal tipo di materiale e dalle istruzioni fornite dagli operatori sanitari.

La scabbia non è una malattia del passato

L’immagine della scabbia come patologia relegata a epoche lontane è ormai superata.

Il nuovo studio nazionale restituisce infatti un quadro nel quale la malattia rappresenta ancora una questione concreta di dermatologia e sanità pubblica.

Il dato più importante non è soltanto che i dermatologi italiani dichiarino di vedere più casi. È soprattutto la combinazione di tre fattori: aumento della frequenza percepita, diagnosi spesso tardiva e difficoltà nella gestione dei contatti e delle recidive.

Questo spiega perché la scabbia richieda attenzione anche quando non si configura una situazione epidemica.

Riconoscere rapidamente i sintomi, arrivare alla diagnosi corretta e interrompere contemporaneamente la catena di trasmissione sono gli elementi che possono fare la differenza.

E mentre l’attenzione resta concentrata sul numero crescente di persone che arrivano dal dermatologo con prurito e lesioni sospette, la vera sfida è evitare che un’infestazione facilmente trattabile diventi un problema ricorrente all’interno di famiglie, strutture assistenziali e comunità.

La scabbia, insomma, non è tornata dal passato: è una malattia ancora presente, e oggi la medicina dispone degli strumenti per riconoscerla e curarla. La partita decisiva resta quella della diagnosi tempestiva e della corretta gestione dei contatti.

5 Ottobre 2026 ( modificato il 1 Ottobre 2026 | 21:34 )
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