12:42 pm, 10 Ottobre 26 calendario

Riarmo europeo, Galbraith critica la strategia delle armi

Di: Redazione Metrotoday

🌐 La corsa al riarmo europeo non è soltanto una questione militare: coinvolge l’economia, la tecnologia, gli equilibri internazionali e il futuro del modello sociale dell’Unione. È questo il nodo al centro delle riflessioni dell’economista statunitense James K. Galbraith, che invita a interrogarsi sulla direzione scelta dall’Europa mentre cresce l’attenzione politica verso la difesa. Nella prefazione a un nuovo volume dedicato alla militarizzazione del continente, Galbraith richiama l’attenzione sulle trasformazioni della guerra nell’era digitale e sui vantaggi strategici di cui dispongono Stati Uniti, Cina e Russia. Il tema non riguarda soltanto quanto spendere per la sicurezza, ma anche quali capacità sviluppare e quali costi sostenere.

La sicurezza europea oltre la corsa agli armamenti

Il dibattito sulla difesa è diventato uno dei principali nodi politici dell’Unione europea. Le tensioni internazionali, la guerra in Ucraina e il deterioramento dei rapporti tra potenze hanno rafforzato le richieste di investimenti militari e di una maggiore autonomia strategica europea.

In questo contesto, il piano ReArm Europe ha indicato la possibilità di mobilitare fino a 800 miliardi di euro per la difesa, attraverso una combinazione di strumenti finanziari, investimenti nazionali e maggiore flessibilità di bilancio. Una cifra che dà la misura della portata economica della trasformazione in corso, ma che non corrisponde a un unico fondo europeo già interamente stanziato e speso.

Incontro istituzionale europeo dedicato alla sicurezza e alla difesa

Non si tratta di negare l’esistenza di minacce militari, ma di discutere quali strumenti siano più efficaci per affrontarle. Il confronto riguarda quindi anche il rapporto tra deterrenza, capacità industriale, diplomazia e cooperazione tra gli Stati europei.

La guerra digitale cambia gli equilibri

Uno degli elementi centrali della discussione è la trasformazione tecnologica dei conflitti. Le operazioni militari contemporanee non dipendono soltanto da carri armati, aerei e sistemi missilistici: acquistano un peso crescente le reti informatiche, i satelliti, l’intelligenza artificiale, i sistemi autonomi e la capacità di raccogliere ed elaborare informazioni in tempo reale.

Sistemi digitali di comunicazione e monitoraggio utilizzati nella sicurezza strategica

È in questo scenario che si colloca il richiamo di Galbraith ai vantaggi di Stati Uniti, Cina e Russia. Le tre potenze hanno dimensioni, strategie e capacità differenti, ma occupano posizioni decisive nella competizione tecnologica e militare globale. Per l’Europa, la sfida consiste nel comprendere quali dipendenze strategiche ridurre e quali competenze sviluppare senza limitarsi ad aumentare gli acquisti di materiale bellico.

La dimensione digitale, inoltre, rende meno netta la separazione tra sicurezza civile e militare. Energia, trasporti, telecomunicazioni, sistemi finanziari e infrastrutture pubbliche possono diventare obiettivi di attacchi informatici o strumenti di pressione geopolitica. Proteggerli richiede investimenti che non coincidono necessariamente con l’acquisto di armamenti convenzionali.

Il costo economico delle scelte militari

La questione del riarmo riguarda direttamente anche le priorità economiche. Ogni aumento della spesa per la difesa deve essere valutato alla luce delle risorse disponibili, degli obiettivi strategici e delle altre esigenze pubbliche. Il punto non è stabilire che ogni investimento militare sia necessariamente improduttivo, ma capire quali risultati possa generare e quali alternative vengano ridimensionate.

Stabilimento industriale europeo con macchinari e linee di produzione

Nella prospettiva dell’economia pubblica, le risorse destinate agli armamenti possono produrre effetti differenti a seconda di come vengono impiegate. Gli investimenti possono sostenere ricerca, occupazione e capacità produttiva, ma possono anche accrescere la dipendenza da fornitori esterni o generare costi di manutenzione e aggiornamento nel lungo periodo.

Il confronto diventa particolarmente importante quando i bilanci nazionali devono sostenere contemporaneamente sanità, istruzione, infrastrutture, transizione energetica e protezione sociale. La domanda decisiva è come conciliare sicurezza e sostenibilità economica, evitando che gli obiettivi di difesa vengano perseguiti senza una valutazione trasparente dei costi e dei risultati.

Questa è una delle questioni affrontate nel volume Se l’Europa va alla guerra. Politica, economia e tecnologia della corsa al riarmo, curato da Mario Pianta e pubblicato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli nel 2026. Il libro riunisce contributi dedicati alle politiche europee di difesa, alla NATO, all’industria militare, alle tecnologie digitali e alle conseguenze dell’aumento della spesa militare sul welfare e sul modello di sviluppo.

L’autonomia strategica non si misura soltanto in armi

Per l’Unione europea, rafforzare la propria capacità di agire in autonomia significa affrontare un problema industriale e politico. I singoli Paesi hanno interessi differenti, bilanci diversi e sistemi produttivi non sempre coordinati. La frammentazione può rendere più complessa la programmazione comune e ridurre l’efficacia degli investimenti.

Ricercatori e tecnici europei al lavoro su tecnologie avanzateLa competizione globale richiede capacità di ricerca, produzione, protezione informatica e formazione di personale qualificato. Questi fattori non sostituiscono automaticamente la difesa militare, ma contribuiscono a determinare quanto un Paese o un’alleanza siano in grado di proteggere le proprie infrastrutture e sostenere le proprie decisioni.

Resta aperta anche la questione politica: quale equilibrio costruire tra deterrenza, cooperazione internazionale e iniziative diplomatiche? I sostenitori del riarmo sottolineano che la capacità di difendersi può ridurre la vulnerabilità alle pressioni esterne. I critici, tra cui si colloca la riflessione di Galbraith, invitano invece a verificare se l’aumento delle spese sia accompagnato da una strategia complessiva e da una valutazione delle conseguenze economiche e sociali.

Il confronto non si esaurisce dunque nella contrapposizione tra armi e pace. Riguarda il tipo di sicurezza che l’Europa intende costruire, le risorse che è disposta a destinare a questo obiettivo e la capacità di tradurre gli investimenti in risultati concreti. La riflessione di Galbraith riporta al centro proprio questa scelta: la sicurezza europea richiede una strategia che tenga insieme difesa, tecnologia, economia e responsabilità politica.

Il volume curato da Mario Pianta, con prefazione di James K. Galbraith, è disponibile in libreria dal 6 ottobre 2026 e affronta le implicazioni politiche, economiche e tecnologiche della corsa europea al riarmo.

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10 Ottobre 2026 ( modificato il 29 Ottobre 2026 | 22:44 )
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