NOAM XXIe Siècle debutta a Londra con “Soft Shell” di Izaak Brandt
Al Serpentine Pavilion di Londra, il nuovo programma globale di arte contemporanea di NOAM prende il via con una performance che mette in dialogo scultura, breaking e vulnerabilità.
Londra ha fatto da palcoscenico al debutto di NOAM XXIe Siècle, il nuovo programma globale dedicato alle arti performative lanciato da NOAM, lager bavarese da tempo presente in alcuni dei più importanti luoghi internazionali legati al design, all’ospitalità e alla cultura contemporanea. Il progetto è stato inaugurato mercoledì 9 settembre al Serpentine Pavilion, progettato quest’anno dall’atelier LANZA di Città del Messico.

Ad aprire il programma è stato “Soft Shell”, nuovo lavoro dell’artista multidisciplinare e danzatore Izaak Brandt, presentato per la prima volta al pubblico proprio in occasione dell’inaugurazione di XXIe Siècle.
La performance combina una scultura con una coreografia affidata a sei danzatori e radicata nella cultura del breaking. Un linguaggio fisico riconoscibile viene così portato all’interno di uno spazio dedicato all’arte contemporanea, diventando strumento per esplorare temi più intimi: la tensione tra durezza e morbidezza, forza e fragilità, e soprattutto il rapporto dei giovani uomini con una percezione di sé spesso fratturata.
Per Brandt, “Soft Shell” rappresenta il lavoro più vulnerabile realizzato finora. L’artista ha trasformato oltre 18 anni di esperienza nel breaking internazionale in una ricerca personale sul rapporto tra individuo e ambiente, portando la propria pratica verso una dimensione più intima. Cresciuto tra Londra e Bristol, Brandt ha definito particolarmente significativo il debutto dell’opera vicino alla Serpentine, auspicando che possa entrare in risonanza con il pubblico.

Un nuovo capitolo per NOAM
Il lancio di XXIe Siècle arriva nell’anno in cui NOAM celebra il suo decimo anniversario. Il programma nasce come un’estensione dell’identità del marchio, che negli ultimi dieci anni ha costruito la propria reputazione all’incrocio tra birra, design e cultura contemporanea. Le collaborazioni con creativi e il dialogo con realtà legate al design e alla cultura fanno parte da tempo dell’approccio di NOAM.
Il nome stesso del programma guarda al presente e al futuro. “XXIe Siècle”, cioè “XXI secolo”, viene presentato da Noah Sheikh, fondatore di NOAM, come un omaggio allo spirito culturale che ha ispirato il marchio e, allo stesso tempo, come un impegno a contribuire alla cultura che verrà. Una dichiarazione sintetizzata in una formula precisa: non nostalgia, ma presente.
Il progetto non si limiterà alle arti performative. Secondo il comunicato, XXIe Siècle è concepito come un programma globale e continuativo dedicato a performance art, musica ed esperienze culturali, con ulteriori iniziative previste dopo il debutto londinese.
Izaak Brandt, tra breaking e arte contemporanea
La scelta di Brandt per inaugurare il programma si inserisce nel percorso di un artista la cui ricerca attraversa diversi linguaggi: scultura, performance, suono e cinema. La sua pratica nasce anche dall’esperienza maturata in oltre 18 anni come breaker competitivo a livello internazionale.

Al centro del suo lavoro ci sono temi quali mascolinità, ego, paesaggio interiore e connessione, oltre alla trasformazione del simbolismo della cultura hip-hop nel contesto dell’arte contemporanea. Nel corso della sua attività Brandt ha sviluppato collaborazioni con importanti realtà della moda e della cultura, tra cui Louis Vuitton, Alexander McQueen Foundation – Sarabande, Salomon Sportstyle, Dom Pérignon, Christian Louboutin, The Face, Loewe e Saul Nash.
Con “Soft Shell”, il corpo diventa quindi il punto d’incontro tra esperienza urbana, danza e ricerca artistica. Una scelta che inaugura XXIe Siècle nel segno della contaminazione tra discipline e di una riflessione sulla vulnerabilità, mostrando come il movimento possa diventare anche uno strumento per interrogare identità e percezione di sé.

Il debutto al Serpentine Pavilion segna così il primo capitolo di un progetto destinato a proseguire attraverso nuove esperienze artistiche e culturali. Per NOAM, il XXI secolo non è soltanto un riferimento temporale, ma una direzione: guardare alla cultura contemporanea e contribuire a ciò che viene dopo.
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