MetroZibaldone del giorno, Di Battista, Nepal, Kiev, Pogačar cade
🌐 Le notizie del 29 agosto 2026 – Il Nepal affronta una catastrofe di proporzioni enormi: il bilancio delle alluvioni sale a oltre 600 morti e quasi 3.000 dispersi, mentre la ricostruzione potrebbe costare fino a 5 miliardi di dollari. In Ucraina un attacco russo contro un deposito di munizioni nell’area di Kiev provoca almeno 37 morti. In Italia resta alta l’emergenza dopo la devastante tromba d’aria di Cremona, mentre Alessandro Di Battista è ricoverato a Cuba in gravi condizioni. Sul piano internazionale si aggravano le tensioni tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz e proseguono le violenze in Cisgiordania. Nello sport Marc Márquez vince la Sprint di Aragon, mentre la Vuelta vive una svolta inattesa con il ritiro di Tadej Pogačar.
Nepal, la tragedia delle alluvioni diventa anche un’emergenza economica
La notizia più grave del 29 agosto arriva ancora dall’Himalaya. Il Nepal è alle prese con una delle peggiori catastrofi naturali degli ultimi anni, dopo l’enorme piena provocata dal collasso di un ghiacciaio che ha riversato nei sistemi fluviali una massa devastante di ghiaccio, roccia, fango e detriti.
Le operazioni di ricerca e soccorso sono riprese dopo una temporanea sospensione dovuta alle condizioni meteorologiche e al rischio di una nuova piena. Il bilancio è salito a 669 morti in Nepal, mentre altre vittime sono state registrate nel Tibet cinese. Complessivamente, le persone ancora disperse sono quasi 3.000, tra Nepal e Tibet, con centinaia di cittadini stranieri coinvolti.

Le squadre nepalesi stanno concentrando gli sforzi nei punti in cui il fango ha ricoperto strade, abitazioni e infrastrutture. Particolare attenzione viene riservata ai tunnel delle centrali idroelettriche, dove potrebbero essere rimaste intrappolate numerose persone. India e Cina hanno messo a disposizione personale specializzato e attrezzature per gli interventi più complessi.
La conformazione del territorio rende però estremamente difficili le operazioni. Intere porzioni della rete stradale sono state cancellate dalla piena, i ponti sono stati trascinati via e le comunicazioni sono rimaste interrotte in diverse aree montane.
Nepal, la ricostruzione può costare fino a 5 miliardi di dollari
L’emergenza non è più soltanto umanitaria. Il ministro delle Finanze nepalese Swarnim Wagle ha stimato che il Paese potrebbe avere bisogno di 4-5 miliardi di dollari per la ricostruzione, una cifra vicina al 10% dell’intera economia nazionale.
La distruzione ha colpito strade, ponti, centri abitati e infrastrutture energetiche. Particolarmente pesante è il danno al settore idroelettrico: i progetti interessati rappresentano oltre il 12% della capacità nazionale di produzione elettrica. Per un Paese che dipende fortemente dall’energia idroelettrica, dal turismo e dalle rimesse degli emigrati, l’impatto economico sarà quindi immediato.
Il costo stimato resta comunque inferiore a quello della ricostruzione seguita al terremoto del 2015, quando il Nepal dovette affrontare danni per circa 9 miliardi di dollari. La valutazione attuale è ancora preliminare e potrà cambiare man mano che le squadre riusciranno a raggiungere le zone più isolate.
Si riduce il rischio di una seconda grande piena
Nelle ultime ore è arrivato anche un elemento di relativa stabilizzazione. Un lago formatosi dopo il collasso glaciale aveva fatto temere una nuova improvvisa fuoriuscita d’acqua. Le immagini satellitari hanno però mostrato una progressiva riduzione della superficie del bacino.
Il rischio non è considerato completamente eliminato: nell’area esiste anche un secondo lago di origine glaciale e le autorità continuano a controllare la situazione attraverso droni, radar e osservazioni satellitari.
Kiev, un attacco russo provoca 37 morti nell’area della capitale
La seconda notizia internazionale per gravità arriva dall’Ucraina. Un attacco con droni russi contro un deposito di munizioni nell’area di Kiev, nel villaggio di Myla, ha provocato una violenta esplosione e almeno 37 morti.
L’attacco è avvenuto nella tarda serata di venerdì e ha provocato un incendio di vaste proporzioni. Almeno 42 persone sono rimaste ferite e centinaia sono state evacuate dalla zona. Gli edifici circostanti, comprese numerose abitazioni e una struttura destinata ad anziani e persone con disabilità, hanno riportato danni significativi.

L’attacco è diventato anche un caso politico e giudiziario interno all’Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di una grave negligenza nella gestione del deposito, sostenendo che munizioni ed esplosivi non avrebbero dovuto essere conservati in prossimità di aree residenziali.
Sono state aperte indagini penali per accertare eventuali responsabilità. La questione assume particolare rilievo perché si tratta del secondo episodio mortale in pochi mesi legato all’esplosione di materiale militare conservato in prossimità di zone abitate.
La giornata conferma inoltre l’intensificazione degli attacchi russi contro Kiev e la regione circostante. Le incursioni aeree si sono susseguite per il terzo giorno consecutivo, mentre attacchi separati hanno interessato altre regioni ucraine.
Iran e Stati Uniti, lo Stretto di Hormuz resta al centro dello scontro
La guerra tra Stati Uniti e Iran, arrivata al sesto mese, continua ad avere una dimensione militare, diplomatica ed economica.
Il 29 agosto Teheran ha riconosciuto apertamente il peso delle sanzioni sulla propria economia. Secondo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, importazioni ed esportazioni si sono ridotte di circa il 35% a causa delle misure americane e del blocco dei porti.
L’inflazione annuale iraniana ha raggiunto il 66% e la pressione sulla popolazione è diventata uno dei principali problemi politici per il governo.

Al centro della crisi rimane lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa una parte essenziale del commercio mondiale di petrolio e gas.
I dati sul traffico marittimo mostrano una forte riduzione. In una delle ultime rilevazioni disponibili soltanto sette navi mercantili avevano attraversato lo stretto in una giornata, contro una media recente di circa 15.
Gli Stati Uniti sostengono che il passaggio sia aperto e che le proprie forze abbiano rimosso alcune mine marine. Teheran continua invece ad affermare che le navi non possano attraversare lo stretto senza autorizzazione iraniana.
La situazione continua a rappresentare una delle principali variabili per i mercati energetici mondiali.
Cisgiordania, nuovi attacchi dei coloni contro una casa palestinese
In Medio Oriente resta alta anche la tensione in Cisgiordania.
Nel villaggio di Qusra, a sud di Nablus, decine di coloni israeliani mascherati hanno attaccato abitazioni palestinesi. Una casa è stata circondata e almeno quattro persone sono rimaste intrappolate all’interno mentre nelle aree circostanti venivano segnalati incendi.

La situazione nella zona era già particolarmente tesa da settimane, con famiglie palestinesi sottoposte a blocchi e limitazioni negli spostamenti.
Gli episodi si inseriscono in un quadro di crescente violenza nella Cisgiordania occupata, mentre nella Striscia di Gaza continua il conflitto e restano difficili i tentativi diplomatici per arrivare a un accordo stabile.
Italia, Cremona conta i danni dopo la tromba d’aria
La grande emergenza italiana del 29 agosto è ancora a Cremona, dove la violenta perturbazione del pomeriggio precedente ha lasciato una lunga scia di danni.
Il bilancio sanitario è salito a 43 persone assistite al pronto soccorso, nessuna in pericolo di vita. In quattro casi sono state rilevate fratture del femore. La maggior parte degli altri traumi è stata provocata da cadute, oggetti trascinati dal vento e grandine.
Tra i simboli della città danneggiati c’è il Duomo, dove una guglia è crollata. Anche il Palazzo Comunale e la Torre Civica sono stati interessati dal violento evento atmosferico.

Il Comune ha attivato il Centro operativo comunale e le squadre stanno effettuando verifiche sugli edifici e sulle infrastrutture. Diverse aree pubbliche sono rimaste chiuse per consentire la messa in sicurezza.
Il maltempo ha inoltre provocato numerosi alberi abbattuti, danni alle automobili e problemi alla viabilità. La quantificazione complessiva dei danni è ancora in corso.
Alessandro Di Battista ricoverato a Cuba, poi il trasferimento a L’Avana
Sul fronte della cronaca italiana ha suscitato forte apprensione il ricovero di Alessandro Di Battista a Cuba.
L’ex deputato del Movimento 5 Stelle, oggi giornalista e autore di reportage, ha accusato un forte mal di testa e successivamente ha avuto un malore. È stato ricoverato all’ospedale di Santa Clara, dove inizialmente le sue condizioni sono state definite gravi.
Nel corso della giornata Di Battista ha ripreso conoscenza e ha parlato con i medici. È stato quindi disposto il trasferimento verso una struttura dell’Avana per ulteriori accertamenti e cure.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunicato che la Farnesina è in contatto con l’ambasciata italiana e che sono state predisposte le necessarie forme di assistenza.
Di Battista si trovava a Cuba per realizzare una serie di reportage. Nelle ore successive al ricovero sono arrivate informazioni più rassicuranti sul suo stato di coscienza, pur restando necessario il monitoraggio ospedaliero.
RAI, il caso Ranucci riaccende lo scontro sulla libertà di stampa
La politica italiana è stata attraversata anche dalla decisione della RAI di rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, programma investigativo che il giornalista aveva guidato per nove anni.
La decisione, comunicata venerdì sera, ha provocato una forte reazione dell’opposizione, che ha denunciato un problema di indipendenza dell’informazione pubblica. Gli esponenti della maggioranza hanno invece difeso la scelta dell’azienda.
Il caso arriva dopo mesi di polemiche legate alla vicenda personale di Ranucci e all’attentato dinamitardo avvenuto davanti alla sua abitazione nell’ottobre dello scorso anno.

La RAI ha motivato la decisione con l’intenzione di rafforzare il settore dell’informazione investigativa e favorire il ricambio generazionale. Ranucci ha invece annunciato di voler continuare la propria battaglia sulla libertà di stampa.
La redazione di Report ha contestato la decisione e ha paventato possibili dimissioni collettive qualora il provvedimento non venisse rivisto.
Economia, il nodo energetico torna al centro della giornata
La crisi iraniana continua ad avere ripercussioni economiche internazionali soprattutto attraverso il mercato dell’energia.
L’incertezza sul traffico nello Stretto di Hormuz mantiene alta l’attenzione su petrolio e gas. La riduzione del numero di navi che attraversano il passaggio strategico rende infatti più sensibile il mercato alle eventuali interruzioni delle forniture.
In Italia il tema dell’energia rimane legato anche al dibattito sulle politiche industriali e sulla possibilità di rilanciare la produzione nucleare. Nel frattempo, famiglie e imprese continuano a risentire dell’elevata volatilità dei prezzi energetici.
La crisi iraniana aggiunge inoltre un problema commerciale diretto. La contrazione del 35% di importazioni ed esportazioni comunicata da Teheran mostra come le sanzioni stiano incidendo non soltanto sul comparto petrolifero ma sull’intero sistema economico nazionale.
Sport, Marc Márquez domina la Sprint di Aragon
La grande notizia sportiva italiana e internazionale della giornata arriva dal Gran Premio di Aragon della MotoGP.
Marc Márquez ha vinto la Sprint Race davanti al fratello Álex Márquez e a Marco Bezzecchi, autore di una prestazione che gli consente di ridurre il distacco dalla vetta del campionato.

La gara ha restituito a Marc Márquez il ruolo di protagonista assoluto sul circuito spagnolo, mentre Bezzecchi ha rafforzato la propria candidatura alla lotta per il titolo.
Dopo la Sprint, Jorge Martín rimane leader del mondiale con 245 punti. Bezzecchi è secondo a quota 216, mentre Marc Márquez sale a 212. Il distacco del pilota Aprilia dalla vetta è quindi di 29 punti, quello di Márquez di 33.
La gara lunga di domenica resta decisiva per verificare se il successo di Márquez possa trasformarsi in una vera riapertura del campionato.
Vuelta, Coquard vince a Xeraco e Pogačar si ritira
La giornata ciclistica ha prodotto una svolta inattesa alla Vuelta a España 2026.
L’ottava tappa, da Puçol a Xeraco, lunga 171 chilometri, si è conclusa con la vittoria allo sprint di Bryan Coquard. Ma il risultato sportivo è passato in secondo piano rispetto alla notizia del ritiro di Tadej Pogačar, fino a quel momento dominatore della corsa e maglia rossa.

Il ritiro modifica radicalmente gli equilibri della classifica generale e apre una nuova fase della corsa. La tappa era stata costruita per favorire le ruote veloci, con una sola salita significativa, il Puerto de Barx, posta a circa 25 chilometri dall’arrivo.
Il successo di Coquard completa così una giornata destinata a modificare profondamente la classifica della Vuelta.
Giochi del Mediterraneo, Italia ancora in testa al medagliere
A Taranto continua il cammino dell’Italia ai Giochi del Mediterraneo 2026.
Gli azzurri hanno mantenuto il primo posto nel medagliere e sono arrivati a 123 medaglie complessive dopo le gare di venerdì, consolidando il vantaggio sulle altre delegazioni.

Mondo, Indonesia ancora alle prese con le proteste
A Giacarta prosegue la tensione dopo le manifestazioni contro il governo e contro la corruzione.
Le proteste hanno provocato disordini attorno al Parlamento e un massiccio intervento delle forze di sicurezza. La polizia ha fermato oltre 300 persone per accertamenti dopo gli episodi di violenza e i danneggiamenti avvenuti nella capitale.

La mobilitazione ha coinvolto studenti, lavoratori e altri gruppi della società civile. Le autorità hanno rafforzato la sicurezza attorno al Parlamento e modificato il funzionamento di alcuni servizi di trasporto nella capitale.
Ultima notizia significativa
La sicurezza dei minori sui social entra nella nuova fase dopo l’accordo Meta
Resta infine di grande rilievo internazionale la svolta giudiziaria che coinvolge Meta e la protezione degli adolescenti sui social network.
L’accordo raggiunto negli Stati Uniti prevede un esborso che può arrivare a 18 miliardi di dollari e l’introduzione di nuove limitazioni per gli utenti minorenni di Facebook e Instagram. Tra le misure previste figurano un limite predefinito di due ore al giorno, modalità notturne, restrizioni durante l’orario scolastico, maggiori strumenti di controllo parentale e sistemi più avanzati di verifica dell’età.
L’intesa, che deve completare il relativo iter giudiziario, chiude una parte importante del contenzioso avviato da numerosi Stati americani sulle modalità con cui le piattaforme sarebbero state progettate e sui rischi per gli utenti più giovani.
Il provvedimento prevede inoltre una componente condizionata all’adozione di misure analoghe da parte di altre grandi piattaforme, con l’obiettivo di estendere gli standard di protezione oltre Facebook e Instagram.
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