4:52 pm, 27 Ottobre 26 calendario

Campi Flegrei, i gas del vulcano svelano nuovi rischi

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Nuove analisi sui gas dei Campi Flegrei evidenziano cambiamenti importanti nel sistema vulcanico che si estende sotto l’area di Pozzuoli e della zona occidentale di Napoli. L’aumento di composti solforati nelle fumarole apre nuovi interrogativi sul rapporto tra magma, fluidi profondi e bradisismo. I risultati non dimostrano l’imminenza di un’eruzione, ma rafforzano la necessità di controllare continuamente l’evoluzione della caldera.

Campi Flegrei, il segnale nascosto nei gas della Solfatara

Il vulcano non parla soltanto attraverso i terremoti. Nei Campi Flegrei, uno dei sistemi vulcanici più complessi e densamente abitati d’Europa, una parte fondamentale delle informazioni arriva dai gas che emergono dal sottosuolo. Le fumarole rappresentano infatti una finestra sui processi fisici e chimici che avvengono a profondità impossibili da osservare direttamente.

Nuove analisi geochimiche hanno individuato un incremento significativo dell’idrogeno solforato nelle emissioni della Solfatara, un dato che ha contribuito a ridefinire l’interpretazione di alcuni fenomeni osservati negli ultimi anni.

L’attenzione si concentra soprattutto sui rapporti tra fluidi magmatici, sistema idrotermale e trasformazioni dei minerali presenti nella crosta terrestre. Il comportamento dei gas può offrire indicazioni sui cambiamenti di temperatura, pressione e composizione chimica che accompagnano l’evoluzione del vulcano.

Non si tratta di un annuncio di eruzione imminente. La distinzione è fondamentale, perché un’anomalia geochimica costituisce un elemento da interpretare all’interno di un sistema di monitoraggio molto più ampio, non una previsione autonoma dell’attività eruttiva.

Emissioni di vapore e gas nell'area vulcanica della Solfatara

Lo zolfo aumenta e cambia l’interpretazione del sottosuolo

Le rilevazioni indicano che dalla fine del 2018 la composizione delle fumarole ha mostrato un’evoluzione significativa, con una crescita della componente riconducibile all’idrogeno solforato.

Per comprenderne l’origine, è necessario considerare il comportamento del sistema idrotermale. Acque, vapori e gas attraversano rocce sottoposte a temperature elevate e interagiscono con minerali che possono trattenere o liberare diversi elementi chimici.

Il contributo di gas magmatici provenienti dalle profondità può modificare questo equilibrio. Le ricostruzioni scientifiche esaminano processi collegati a materiale magmatico localizzato a diversi chilometri sotto la superficie, indicativamente nell’intervallo compreso tra sei e nove chilometri.

Il trasferimento di gas e calore verso le zone più superficiali può alterare le condizioni del sistema idrotermale, favorendo il rilascio di zolfo precedentemente incorporato nei minerali.

Questo meccanismo permette di collegare osservazioni geochimiche e trasformazioni fisiche del sottosuolo senza presumere che il magma sia necessariamente prossimo a raggiungere la superficie.

Il bradisismo e la deformazione della caldera

I Campi Flegrei sono caratterizzati dal bradisismo, fenomeno che comporta movimenti verticali del terreno associati alle dinamiche del sistema vulcanico.

Nell’area di Pozzuoli, questi movimenti sono stati osservati in differenti periodi storici. Fasi di sollevamento e abbassamento del suolo hanno lasciato testimonianze nella geologia, negli edifici e nelle infrastrutture.

Fotografia delle colonne del Macellum di Pozzuoli, testimonianza dei movimenti bradisismici

L’attuale fase di attività richiede particolare attenzione perché alla deformazione del terreno si accompagna una sismicità che può essere avvertita chiaramente dalla popolazione.

I terremoti bradisismici non dimostrano automaticamente che stia per verificarsi un’eruzione. Possono essere collegati alla deformazione delle rocce, ai cambiamenti di pressione e alla risposta meccanica del sottosuolo.

La distinzione non elimina tuttavia il rischio sismico. Anche eventi di magnitudo moderata, soprattutto se superficiali e localizzati vicino alle zone abitate, possono determinare danni agli edifici più vulnerabili.

Per questo la valutazione del pericolo deve comprendere sia la possibilità di un’attività eruttiva sia gli effetti immediati della deformazione e dei terremoti.

Napoli e Pozzuoli: il problema della densità abitativa

L’area flegrea presenta una caratteristica che rende particolarmente complessa ogni strategia di protezione civile: la presenza di una popolazione numerosa in prossimità delle principali strutture vulcaniche.

Le aree urbanizzate, le reti stradali, gli edifici residenziali e le infrastrutture essenziali convivono con un sistema geologico dinamico.

Il rischio non dipende soltanto dalla pericolosità del vulcano, ma anche dall’esposizione delle persone e dalla vulnerabilità degli edifici.

Veduta panoramica reale dell'area urbana di Pozzuoli e del golfo

È questa combinazione a rendere cruciali la pianificazione territoriale, i controlli strutturali e l’aggiornamento dei piani di emergenza.

La presenza di fenomeni naturali persistenti impone inoltre una comunicazione pubblica estremamente accurata. Minimizzare i segnali significherebbe trascurare elementi importanti, ma interpretarli come prova di una catastrofe imminente produrrebbe allarme senza fondamento scientifico.

Le informazioni utili devono invece distinguere ciò che viene misurato, ciò che i modelli suggeriscono e ciò che resta ancora sconosciuto.

Perché monitorare i gas è indispensabile

Le fumarole costituiscono soltanto uno dei numerosi strumenti utilizzati per studiare i Campi Flegrei.

Le reti di monitoraggio comprendono osservazioni sismiche, rilevazioni GPS, misure satellitari delle deformazioni, analisi dei fluidi e controlli delle temperature.

L’integrazione dei dati consente di individuare eventuali cambiamenti coordinati. Per esempio, variazioni dei gas accompagnate da modificazioni del sollevamento e della sismicità possono contribuire a formulare nuove interpretazioni sul funzionamento del sistema.

Nessun indicatore isolato permette però di stabilire con certezza se, quando e dove avverrà un’eruzione.

Ricercatori impegnati nel monitoraggio scientifico di un'area vulcanica

Il significato reale del nuovo studio

I risultati geochimici ampliano la conoscenza dei processi che collegano le profondità della caldera alle emissioni superficiali.

L’anomalia dello zolfo suggerisce che le interazioni tra gas magmatici e minerali idrotermali siano più articolate di quanto indicassero alcune interpretazioni precedenti.

Questo avanzamento scientifico permette di migliorare i modelli utilizzati per comprendere l’evoluzione del sistema, senza trasformare i risultati in una previsione eruttiva.

L’osservazione decisiva riguarda quindi il comportamento dei fluidi profondi e la loro capacità di modificare l’ambiente idrotermale. Un’informazione che si aggiunge alle misurazioni geofisiche e contribuisce a definire con maggiore precisione le dinamiche attualmente osservate nei Campi Flegrei.

Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.

27 Ottobre 2026 ( modificato il 26 Ottobre 2026 | 22:53 )
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