Houthi, l’esercito in ciabatte che ha imparato a combattere con droni
🌐 Dietro l’immagine dei combattenti yemeniti con vecchi kalashnikov e sandali c’è una macchina militare molto più sofisticata: missili balistici e antinave, droni, intelligence, produzione locale e un rapporto sempre più stretto con l’Iran. L’avanzata sul Mar Rosso ha riportato gli Houthi al centro della crisi mediorientale, trasformandoli in una minaccia capace di condizionare rotte commerciali e strategie delle grandi potenze.
L’immagine è quasi caricaturale: miliziani con sandali, tuniche tradizionali e vecchi fucili automatici, spesso ripresi nei video di propaganda mentre sfilano in mezzo al deserto yemenita.
Ma dietro quella rappresentazione volutamente arcaica si nasconde una realtà militare completamente diversa.
Gli Houthi, il movimento sciita zaidita che controlla vaste aree dello Yemen, hanno costruito negli anni una capacità di combattimento che comprende missili balistici, missili antinave, droni d’attacco, sistemi di sorveglianza e strutture per la produzione e l’assemblaggio di armamenti.
Il risultato è una delle più sorprendenti trasformazioni militari degli ultimi anni: una formazione nata come movimento ribelle locale è diventata un attore capace di minacciare navi commerciali, infrastrutture energetiche e avversari molto più potenti.
E oggi, con il controllo di porzioni decisive della costa yemenita sul Mar Rosso e la pressione sullo stretto di Bab el-Mandeb, il problema non riguarda più soltanto lo Yemen.

Da milizia locale a forza regionale
Gli Houthi emersero come movimento armato nello Yemen settentrionale e nel 2014 conquistarono Sana’a, dando inizio a una fase decisiva della guerra civile.
L’anno successivo l’intervento di una coalizione guidata dall’Arabia Saudita trasformò il conflitto in una guerra regionale. Nonostante anni di bombardamenti e una superiorità tecnologica schiacciante degli avversari, gli Houthi non furono sconfitti.
Al contrario, impararono a combattere una guerra asimmetrica.
Il principio è semplice: non cercare di competere con un esercito convenzionale sul suo terreno, ma colpire dove una potenza superiore è più vulnerabile.
Missili relativamente economici e droni possono costringere un avversario a utilizzare sistemi di difesa estremamente costosi. Una singola nave mercantile non deve necessariamente essere affondata per provocare un effetto strategico: basta creare abbastanza rischio da convincere compagnie di navigazione e assicurazioni a cambiare rotta.
È esattamente ciò che è accaduto nel Mar Rosso negli ultimi anni. Reuters ha documentato la capacità degli Houthi di utilizzare missili e droni contro navi e infrastrutture, mentre gli Stati Uniti hanno più volte intercettato vettori lanciati dallo Yemen.
Il vero moltiplicatore è l’Iran
La forza degli Houthi non può essere compresa senza considerare il rapporto con Teheran.
L’Iran considera il movimento yemenita parte della propria rete regionale di alleanze e gruppi armati. Ma sarebbe semplicistico descrivere gli Houthi come una semplice pedina iraniana: hanno una propria struttura politica, una propria agenda e interessi specificamente yemeniti.
Il rapporto, però, ha avuto una conseguenza fondamentale: tecnologie, conoscenze e componenti militari hanno aumentato progressivamente le capacità del movimento.
A luglio Reuters aveva riferito dell’arrivo in Yemen di comandanti dei Pasdaran e di consiglieri militari iraniani, insieme a equipaggiamenti collegati ai programmi missilistici e ai droni. Secondo le fonti citate, il trasferimento mirava a rafforzare la capacità degli Houthi di minacciare il traffico nel Mar Rosso.
A settembre, secondo ulteriori informazioni raccolte da Reuters, il coinvolgimento iraniano sarebbe diventato ancora più diretto: comandanti dell’IRGC avrebbero contribuito a guidare l’offensiva Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen, mentre Teheran avrebbe promesso ulteriori finanziamenti, armi e ufficiali. Si tratta di informazioni attribuite a fonti regionali e non di una dichiarazione pubblica iraniana.
È questo uno degli elementi che spiegano la rapidità con cui il movimento può passare dalla guerriglia alla guerra tecnologica.
Missili e droni: la combinazione che cambia il campo di battaglia
Il vero salto di qualità è arrivato con l’integrazione di droni e missili.
I droni sono relativamente economici, possono essere lanciati da piattaforme mobili e obbligano il nemico a mantenere una sorveglianza costante. I missili, invece, permettono di colpire più rapidamente e a maggiore distanza.
La combinazione crea un problema enorme per qualsiasi sistema di difesa.
Non serve che ogni attacco vada a segno.
È sufficiente che l’avversario debba considerare continuamente la possibilità di un attacco per rendere più difficile la navigazione, aumentare i costi assicurativi e imporre l’impiego di navi militari per proteggere i convogli.
La sproporzione economica è parte integrante della strategia.
Un missile intercettore sofisticato può costare molto più del drone che deve abbattere. Una nave commerciale da centinaia di milioni di dollari, inoltre, rappresenta un bersaglio dal valore infinitamente superiore rispetto all’arma utilizzata per minacciarla.

Il mistero della tecnologia: non tutto arriva già pronto
È proprio qui che l’immagine dell’“esercito in ciabatte” diventa fuorviante.
Un’organizzazione non deve necessariamente possedere fabbriche paragonabili a quelle di una grande potenza per sviluppare una capacità missilistica credibile.
Può importare componenti, ricevere conoscenze tecniche, adattare sistemi esistenti e assemblare localmente parti diverse.
Nel tempo, inoltre, la guerra diventa una scuola.
Ogni lancio fornisce informazioni. Ogni intercettazione rivela qualcosa sui sistemi di difesa dell’avversario. Ogni fallimento può essere utilizzato per modificare il vettore successivo.
Questa capacità di adattamento è probabilmente uno degli aspetti più importanti della forza Houthi.
E il livello tecnologico continua a suscitare interrogativi. Proprio nelle ultime ore, un rapporto di Anthropic ha riferito che una cellula con base nello Yemen avrebbe utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per attività legate allo sviluppo di armi e sistemi missilistici. Il rapporto non identifica pubblicamente in modo definitivo gli autori come Houthi, ma colloca l’attività in un contesto yemenita e mostra quanto rapidamente anche tecnologie accessibili online possano entrare nei processi di progettazione militare.
È un segnale significativo di una trasformazione più ampia: la tecnologia avanzata non è più necessariamente confinata ai laboratori delle grandi potenze.
La geografia è l’altra arma degli Houthi
C’è però un elemento che nessun alleato straniero deve fornire agli Houthi: la posizione geografica.
Lo Yemen si affaccia sul Golfo di Aden e sul Mar Rosso e controlla, attraverso le coste e le isole prospicienti, uno dei passaggi marittimi più delicati del pianeta.
Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta un passaggio fondamentale per le rotte tra Asia ed Europa.
Chi è in grado di minacciare quel corridoio non ha bisogno di controllare l’intero oceano.
Può semplicemente rendere più costoso e rischioso attraversarlo.
Ed è esattamente il motivo per cui l’attuale avanzata Houthi assume un peso internazionale enorme.
A settembre il movimento ha conquistato nuovi territori sulla costa occidentale, arrivando a controllare aree strategiche e il porto di Mokha. Le ricostruzioni più recenti indicano inoltre una presa sempre più forte sulla fascia costiera e sulle vie di accesso a Bab el-Mandeb.

Il nuovo fronte contro l’Arabia Saudita
La situazione è diventata ancora più delicata perché gli Houthi non stanno più concentrando la loro pressione soltanto sul traffico collegato a Israele.
Nel 2026 il movimento ha minacciato direttamente l’Arabia Saudita, arrivando a dichiarare un blocco navale contro il traffico saudita e a colpire infrastrutture energetiche.
A luglio gli Houthi avevano già lanciato missili verso il territorio saudita, rompendo una fase di relativa calma nei rapporti con Riyadh.
A settembre il quadro è ulteriormente peggiorato.
Il controllo Houthi della costa occidentale si combina con la crisi nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran esercita a sua volta una fortissima pressione sul traffico energetico. Il risultato è una situazione geografica quasi paradossale: due dei principali colli di bottiglia marittimi della regione sono contemporaneamente esposti a minacce militari.
Per Riyadh significa un problema strategico enorme.
Perché gli Houthi sono difficili da sconfiggere
La domanda centrale è quindi: perché una forza relativamente piccola può resistere così a lungo contro avversari tecnologicamente superiori?
La risposta sta nella combinazione di diversi fattori.
Territorio difficile, guerra asimmetrica, struttura decentralizzata, sostegno iraniano, esperienza accumulata e capacità missilistica si sommano a una forte motivazione ideologica.
La struttura non dipende da una singola grande base militare che può essere distrutta con un bombardamento.
Le armi possono essere spostate. Le componenti possono essere disperse. I lanciatori possono essere nascosti. Le unità possono sfruttare un territorio complesso e una popolazione dentro la quale il movimento dispone di una presenza radicata.
È una lezione già vista in altri conflitti contemporanei: la superiorità tecnologica non coincide automaticamente con la capacità di eliminare un avversario irregolare.
Cina e Russia: il punto più delicato
L’idea che gli Houthi ricevano direttamente da Cina e Russia “soldi, tecnologia e ingegneri” va però trattata con cautela.
Il sostegno più chiaramente documentato resta quello iraniano. Per Pechino e Mosca il rapporto con il fenomeno Houthi è molto più complesso e comprende interessi geopolitici, economici e diplomatici.
Russia e Cina, inoltre, hanno entrambi interessi strategici nel Medio Oriente e nei corridoi commerciali della regione. Ma questo non equivale a dire che i due Paesi stiano ufficialmente trasformando gli Houthi in un proprio esercito per procura.
È invece evidente che la crisi del Mar Rosso offre a Mosca e Pechino un’opportunità geopolitica: mentre gli Stati Uniti e gli alleati devono impegnare risorse militari per proteggere le rotte, il peso delle potenze occidentali nella regione viene messo sotto pressione.
In altre parole, il vantaggio può essere indiretto.

L’esercito in ciabatte che ha cambiato il valore della deterrenza
La vera forza degli Houthi, dunque, non sta soltanto nei missili o nei droni.
Sta nella capacità di trasformare armi relativamente economiche in conseguenze strategiche enormemente più grandi.
Un gruppo armato che qualche decennio fa poteva essere considerato un problema locale è oggi capace di influenzare la sicurezza di una delle principali arterie commerciali del mondo.
E il paradosso è proprio questo: più gli Houthi vengono descritti come una milizia arretrata, più si rischia di sottovalutare ciò che hanno costruito.
Non sono una superpotenza militare e non possiedono le capacità convenzionali di Stati Uniti, Cina o Russia. Ma non devono esserlo.
Devono soltanto essere abbastanza forti da rendere costoso il tentativo di fermarli.
Nel nuovo Medio Oriente, dove missili, droni, intelligence, geografia e guerra economica si intrecciano sempre più strettamente, può essere sufficiente.
E oggi quella combinazione non rappresenta più soltanto una minaccia per lo Yemen: è diventata una variabile della sicurezza energetica e commerciale globale.
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