10:07 am, 21 Agosto 26 calendario

Gasolio verso 3 euro: cosa cambia dopo il 25 agosto

Di: Giuseppe Nasca

🌐 Gasolio verso i 3 euro al litro: il taglio delle accise è già stato assorbito dai rincari e il 25 agosto scade lo sconto di 17 centesimi. Tra crisi internazionale, petrolio sopra i 90 dollari e controesodo, ecco cosa può succedere ai prezzi del diesel nelle prossime settimane.

Il problema non è più soltanto quanto costa oggi fare il pieno. La domanda che comincia a pesare sui bilanci di milioni di automobilisti, autotrasportatori e imprese è un’altra: quanto costerà il gasolio dopo il 25 agosto?

La data è cerchiata in rosso perché coincide con la scadenza dell’attuale intervento del governo sul diesel. Il provvedimento ha ridotto il peso fiscale sul gasolio di 17 centesimi al litro, ma nel frattempo la corsa delle quotazioni internazionali ha progressivamente cancellato il vantaggio alla pompa.

Il risultato è paradossale: lo Stato interviene per contenere il prezzo, ma il mercato continua a spingere verso l’alto il costo del carburante. E proprio mentre milioni di italiani si preparano al controesodo di fine agosto, il margine di protezione garantito dall’intervento pubblico rischia di esaurirsi.

Il quadro aggiornato al 19 agosto mostra un diesel self-service sulla rete ordinaria intorno a 2,107 euro al litro, mentre in autostrada il prezzo medio è ancora più elevato. La benzina, nello stesso monitoraggio, si colloca poco sotto i 2 euro.

A preoccupare è soprattutto la traiettoria.

Il presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia ha lanciato l’ipotesi di un gasolio capace di arrivare a 3 euro al litro nei prossimi mesi se le tensioni geopolitiche e soprattutto la situazione nello Stretto di Hormuz dovessero continuare a deteriorarsi. Non significa che il diesel arriverà automaticamente a quella cifra in autunno: si tratta di uno scenario di forte stress del mercato, legato alla prosecuzione dell’attuale crisi.

Ed è proprio questa distinzione a rendere la situazione delicata. Il rischio non è una previsione certa a 3 euro, ma la possibilità che il prezzo continui a salire in un contesto nel quale anche lo sconto fiscale non riesce più a frenare la corsa del carburante.

Gasolio, lo sconto di 17 centesimi è già stato bruciato

La misura adottata dal governo era stata pensata proprio per affrontare la fiammata dei prezzi energetici.

Il taglio complessivo di 17 centesimi al litro sul gasolio comprende una riduzione dell’accisa e il relativo effetto sull’Iva. Il primo intervento era entrato in vigore a fine luglio, con una scadenza fissata al 6 agosto. Il 4 agosto il governo aveva deciso di prorogare la misura fino al 25 agosto, nel pieno della stagione delle partenze e dei rientri estivi.

L’obiettivo era evidente: evitare che l’impennata del prezzo del petrolio si trasferisse integralmente sul consumatore proprio durante l’estate.

Ma il mercato ha seguito un’altra strada.

Nel giro di poche settimane il prezzo del diesel è risalito fino a riportarsi sui livelli che precedevano l’ultimo intervento sulle accise. Il 18 agosto il gasolio self-service sulla rete ordinaria era arrivato a 2,099 euro al litro, mentre in autostrada toccava 2,173 euro. Quest’ultimo valore coincideva sostanzialmente con quello del 4 agosto, giorno dell’ultimo provvedimento di proroga.

In altre parole, i 17 centesimi di sconto sono stati progressivamente assorbiti dall’aumento del prezzo industriale.

Questo è il punto che rischia di sfuggire nella discussione politica sul taglio delle accise. Uno sconto fiscale non garantisce necessariamente una riduzione permanente del prezzo finale se, nello stesso periodo, il costo della materia prima aumenta in misura comparabile o superiore.

Cosa succede davvero dal 25 agosto

La scadenza del 25 agosto non significa automaticamente che il giorno successivo il gasolio aumenterà di altri 17 centesimi.

È uno dei punti più importanti da chiarire.

Il prezzo alla pompa dipende da diversi fattori: quotazione del petrolio, prezzo dei prodotti raffinati, cambio euro-dollaro, costi logistici, margini della distribuzione e componente fiscale.

Se il taglio delle accise non venisse prorogato, verrebbe meno però uno degli elementi che oggi contribuiscono a contenere il prezzo.

E qui si apre il vero problema.

Il governo potrebbe decidere un nuovo intervento. La strada ipotizzata è quella di utilizzare l’extragettito Iva generato proprio dall’aumento dei prezzi dei carburanti, attraverso un nuovo provvedimento interministeriale. In assenza di risorse sufficienti, invece, sarebbe necessario trovare ulteriori coperture finanziarie.

La storia delle ultime settimane mostra però quanto sia difficile inseguire il mercato con misure temporanee.

Lo Stato taglia le imposte.

Il prezzo internazionale sale.

Il vantaggio fiscale si riduce.

Il governo interviene nuovamente.

E il ciclo ricomincia.

La vera incognita è il prezzo del petrolio

Per capire dove può andare il gasolio bisogna guardare ben oltre il distributore.

Il fattore decisivo in queste settimane è il mercato internazionale dell’energia. Le quotazioni del greggio sono tornate sopra i 90 dollari al barile, mentre la crisi mediorientale continua a rappresentare una fonte di forte instabilità.

Particolare attenzione viene riservata allo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio e prodotti energetici.

Se il traffico attraverso quell’area dovesse subire ulteriori limitazioni o se il mercato iniziasse a prezzare un rischio crescente sulle forniture, l’effetto potrebbe essere immediato sulle quotazioni.

Ed è proprio questo lo scenario evocato da FederPetroli.

L’ipotesi dei 3 euro al litro, quindi, non nasce da un semplice calcolo legato alla fine dello sconto sulle accise. È la combinazione tra fiscalità e rischio geopolitico a rendere possibile uno scenario molto più pesante.

Se invece arrivasse una de-escalation internazionale e il mercato petrolifero iniziasse a raffreddarsi, la traiettoria potrebbe essere completamente diversa.

Per questo oggi sarebbe scorretto dire che “il gasolio arriverà a 3 euro”.

La formulazione più corretta è un’altra: 3 euro rappresentano uno scenario possibile se la situazione internazionale dovesse peggiorare e la pressione sui prezzi proseguire per mesi.

Il controesodo rischia di essere il primo banco di prova

Il calendario rende la situazione ancora più sensibile.

La scadenza dello sconto arriva praticamente alla fine della fase più intensa dell’estate, quando milioni di persone saranno ancora impegnate negli spostamenti di rientro.

Per chi percorre poche decine di chilometri la differenza può sembrare limitata.

Per chi deve affrontare un viaggio di centinaia di chilometri, invece, ogni centesimo al litro moltiplica il costo del pieno.

Il problema diventa ancora più evidente per i veicoli diesel di grande cilindrata, per i camper, per i furgoni e soprattutto per i mezzi pesanti.

Il carburante rappresenta infatti una delle voci più pesanti nei costi dell’autotrasporto. Un aumento stabile del diesel non rimane confinato al distributore: può finire progressivamente nei prezzi dei prodotti trasportati.

È il motivo per cui il tema del gasolio riguarda anche chi non guida un’auto diesel.

Un aumento strutturale dei costi logistici può infatti trasferirsi su alimentari, merci, consegne e servizi.

Quanto costerebbe davvero il gasolio a 3 euro

La cifra dei 3 euro ha soprattutto un valore psicologico, perché rappresenterebbe il superamento di una soglia che oggi appare ancora eccezionale.

Ma è utile tradurla in numeri concreti.

Con un prezzo di 3 euro al litro, un’auto con un serbatoio da 50 litri richiederebbe 150 euro per un pieno, senza considerare eventuali differenze tra prezzo medio nazionale, singolo distributore e rete autostradale.

Con un serbatoio da 60 litri, il conto salirebbe a 180 euro.

Rispetto al prezzo medio attuale di circa 2,10 euro al litro, la differenza sarebbe nell’ordine di 90 centesimi per ogni litro.

Su 50 litri, significa circa 45 euro in più per un singolo rifornimento.

Su un automobilista che percorre molti chilometri ogni mese, la differenza diventerebbe rapidamente significativa.

Ecco perché la soglia dei 3 euro non è soltanto una cifra da titolo.

È un livello che potrebbe modificare le abitudini di viaggio, aumentare il ricorso al trasporto pubblico e rendere ancora più costoso l’utilizzo dell’auto per pendolari e lavoratori.

Il prezzo in autostrada resta il più pesante

C’è poi un secondo elemento da non sottovalutare: la differenza tra rete ordinaria e autostrade.

I dati più recenti mostrano un prezzo medio del diesel self-service in autostrada superiore a quello della rete nazionale. Il 18 agosto il gasolio aveva raggiunto circa 2,173 euro al litro in autostrada, contro 2,099 sulla rete ordinaria.

Questo significa che chi affronta il controesodo senza pianificare le soste rischia di pagare un sovrapprezzo proprio nel momento in cui il consumo di carburante è maggiore.

La differenza tra un pieno effettuato sulla rete ordinaria e uno in autostrada può diventare significativa soprattutto per chi viaggia con serbatoi capienti.

La strategia più semplice, in uno scenario di prezzi elevati, resta quindi quella di programmare il rifornimento prima di entrare in autostrada, quando possibile e senza trasformare il risparmio in una deviazione antieconomica.

Il governo può davvero fermare la corsa?

È la domanda politica più importante.

Il governo dispone di strumenti per attenuare il prezzo, ma non può controllare direttamente le quotazioni internazionali del petrolio.

Può intervenire sulle accise.

Può utilizzare meccanismi fiscali.

Può sostenere alcune categorie particolarmente esposte.

Può rafforzare i controlli sulla filiera.

Ma non può decidere quanto deve costare il petrolio sui mercati internazionali.

E questo rende la situazione attuale diversa da una semplice emergenza fiscale.

Il problema è che ogni intervento pubblico ha un costo. Il provvedimento di proroga del 4 agosto, per esempio, è stato finanziato con circa 245 milioni di euro di risorse ottenute attraverso riduzioni di spesa dei ministeri.

Ripetere continuamente lo stesso schema può quindi diventare sempre più oneroso per i conti pubblici.

Il governo si trova davanti a una scelta complessa: lasciare che il prezzo rifletta integralmente il mercato, con conseguenze immediate su famiglie e imprese, oppure continuare a spendere risorse pubbliche per attenuare temporaneamente il rincaro.

Il paradosso dello sconto sulle accise

La vicenda degli ultimi mesi mostra anche un paradosso economico.

Il governo ha cercato di ridurre il prezzo finale attraverso la leva fiscale. Ma se il prezzo industriale cresce rapidamente, una parte o tutto il beneficio può essere assorbito dall’aumento del costo del prodotto.

È esattamente ciò che è accaduto con l’ultimo taglio.

Il consumatore vede una riduzione delle imposte, ma non necessariamente una riduzione equivalente alla pompa.

E quando lo sconto termina, il rischio è che il prezzo riparta da un livello già molto più alto rispetto a quello di partenza.

La questione diventa quindi strutturale: quanto può essere efficace un taglio fiscale temporaneo se il mercato continua a muoversi nella direzione opposta?

Settembre sarà il mese da osservare

Il vero test potrebbe arrivare dopo la fine dell’estate.

Ad agosto il mercato è influenzato anche dalla forte domanda legata agli spostamenti. A settembre, con la conclusione delle vacanze, sarà più facile capire se il rialzo è destinato a consolidarsi.

Tre variabili saranno decisive.

La prima è il petrolio: se rimarrà stabilmente sopra i livelli attuali, la pressione sul diesel continuerà.

La seconda è Hormuz: qualsiasi peggioramento della situazione potrebbe provocare nuove tensioni sulle forniture.

La terza è la politica fiscale italiana: la proroga dello sconto sulle accise potrebbe attenuare il colpo, ma non eliminerebbe il problema alla radice.

Se queste tre condizioni dovessero muoversi tutte nella direzione peggiore, lo scenario dei 3 euro diventerebbe più credibile.

Se invece il mercato internazionale dovesse raffreddarsi, l’allarme potrebbe progressivamente rientrare.

Per gli automobilisti la parola chiave è incertezza

La cosa più importante, oggi, è non trasformare uno scenario di rischio in una certezza.

Il gasolio a 3 euro non è il prezzo previsto per il 26 agosto. La scadenza dello sconto non significa che il giorno successivo tutti i distributori aumenteranno automaticamente il diesel di 17 centesimi.

Il prezzo finale sarà determinato dal mercato e dalle eventuali decisioni del governo.

Ma c’è un dato che non può essere ignorato: il vantaggio fiscale attuale è già stato sostanzialmente eroso dai rincari. I numeri del Mimit mostrano che il diesel è tornato sopra quota 2,10 euro sulla rete ordinaria e oltre 2,17 euro in autostrada, mentre le quotazioni petrolifere restano elevate.

Per gli automobilisti, dunque, il 25 agosto non rappresenta tanto una data che determina da sola il prezzo del carburante quanto il punto in cui viene meno una delle principali protezioni introdotte durante l’emergenza.

Da quel momento, tutto dipenderà dalla combinazione tra petrolio, geopolitica e decisioni fiscali.

E se la crisi internazionale non dovesse rientrare, la soglia dei 3 euro potrebbe smettere di essere soltanto un titolo allarmante e diventare uno scenario concreto con cui il mercato italiano potrebbe essere costretto a fare i conti nei mesi autunnali.

21 Agosto 2026 ( modificato il 20 Agosto 2026 | 13:12 )
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