Fedez-Giletti, guerra in tv al vetriolo e la sentenza che cambia tutto
🌐 Scontro durissimo tra Massimo Giletti e Fedez durante Lo Stato delle Cose su Rai3. Il rapper accusa il giornalista di fare cattiva informazione, ma il conduttore replica chiamando in causa le sue frequentazioni con personaggi condannati nell’inchiesta sugli ultrà milanesi. A infiammare il confronto arriva anche una decisione del Tribunale di Milano, che ha archiviato il procedimento per diffamazione promosso dal cantante contro Giletti e due colleghi. Un caso che intreccia libertà di stampa, diritto di cronaca, reputazione e rapporti controversi, ma nel quale è indispensabile distinguere le frequentazioni personali dalle responsabilità penali.
Fedez contro Giletti, la televisione diventa un campo di battaglia
Non è più soltanto una polemica tra un cantante e un conduttore televisivo. Lo scontro tra Fedez e Massimo Giletti si è trasformato in un confronto pubblico sul confine tra inchiesta giornalistica, responsabilità delle frequentazioni personali e diritto di difendere la propria reputazione.
La scintilla esplode nella puntata di lunedì 26 ottobre 2026 di Lo Stato delle Cose, il programma di approfondimento trasmesso su Rai3. Il giornalista torna sulle dichiarazioni rilasciate dal rapper a un inviato della trasmissione, arrivato a Milano per raccogliere un commento sulle tensioni di piazza e sulle polemiche che avevano coinvolto anche Marracash.
Fedez rifiuta sostanzialmente il confronto e sposta l’attenzione sull’operato del conduttore, accusandolo di avere costruito servizi lesivi della sua immagine. Non si limita a contestare una singola ricostruzione: mette in discussione direttamente la qualità del lavoro giornalistico e la sua correttezza deontologica.
La replica di Giletti, affidata prima ai social e poi alla diretta televisiva, è altrettanto dura. Il conduttore respinge le accuse e rilancia, riportando al centro le frequentazioni del cantante con alcuni protagonisti delle vicende giudiziarie legate agli ultrà del Milan.
Un confronto che supera rapidamente i limiti del normale botta e risposta televisivo.
L’attacco del rapper: sotto accusa il metodo giornalistico
L’origine immediata della polemica è l’incontro tra Fedez e un inviato di Lo Stato delle Cose.
Al cantante vengono chieste spiegazioni sul clima di tensione nelle strade milanesi e sulle discussioni pubbliche che lo hanno coinvolto. La risposta, però, non riguarda direttamente quegli episodi.
Fedez sostiene che la trasmissione abbia dedicato ampio spazio, in passato, a ricostruzioni che egli considera scorrette nei suoi confronti. Accusa il programma di avere creato collegamenti ingiusti tra la sua persona e ambienti criminali e mette in dubbio l’imparzialità del lavoro giornalistico.
Il rapper critica anche il possibile montaggio dell’intervista, sostenendo il rischio che le sue parole vengano ridotte alla sola espressione offensiva contro Giletti, senza rappresentare integralmente le motivazioni della sua contestazione.
Il cantante rivendica dunque il diritto di non rispondere a una trasmissione della quale contesta pubblicamente il metodo.
Rifiutare un’intervista è una scelta legittima. Diversa è la questione della fondatezza delle accuse rivolte a chi svolge attività d’inchiesta, che richiede di valutare informazioni pubblicate, riscontri disponibili ed eventuali decisioni giudiziarie.
Ed è proprio su quest’ultimo terreno che Giletti decide di portare il confronto.
La risposta di Giletti e le frequentazioni contestate
Nel corso della trasmissione il giornalista risponde al rapper con una battuta particolarmente aggressiva, distinguendo l’accusa ricevuta dalle frequentazioni personali che intende contestare.
Il conduttore richiama i rapporti con figure coinvolte nell’inchiesta Doppia Curva, l’indagine che ha acceso i riflettori sui gruppi ultrà milanesi e sulle loro attività.
Durante la diretta vengono richiamati anche Christian Rosiello, già legato alla sicurezza personale di Fedez, e Islam Hagag, conosciuto come Alex Cologno, entrambi coinvolti nelle vicende giudiziarie relative agli ambienti della tifoseria organizzata.
Giletti ribadisce inoltre l’attenzione giornalistica dedicata ai rapporti con Luca Lucci, figura di primo piano dell’ex vertice della Curva Sud milanista.
L’attacco del conduttore si concentra soprattutto su una questione: il rapporto tra la notorietà pubblica del cantante e le persone con le quali ha intrattenuto frequentazioni documentate.
Ma una distinzione resta indispensabile.
Conoscere, frequentare o essere fotografati insieme a persone condannate non equivale a partecipare ai loro reati. Le responsabilità penali sono individuali e non possono essere dedotte automaticamente dalle relazioni personali.
Nei confronti di Fedez, gli elementi riportati in questa vicenda non dimostrano responsabilità per i reati contestati agli altri protagonisti delle indagini.
L’archiviazione della querela: il passaggio giudiziario che pesa sullo scontro
La questione decisiva arriva dal Tribunale di Milano, dove il procedimento per diffamazione avviato dopo la querela di Fedez è stato archiviato.
Il provvedimento, firmato il 26 maggio 2026 dalla giudice per le indagini preliminari Eliana Capursi e tornato al centro dell’attenzione il 26 ottobre, riguarda i servizi trasmessi da Lo Stato delle Cose nel marzo 2025.
Oltre a Massimo Giletti, erano coinvolti i giornalisti Moreno Pisto ed Enrico Lupino.
La giudice ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura, respingendo l’opposizione del cantante e riconoscendo che le informazioni pubblicate rispettavano i requisiti del diritto di cronaca.
Il provvedimento contiene però una distinzione particolarmente significativa. Pur rilevando l’utilizzo di un linguaggio televisivo suggestivo, capace di creare nel pubblico impressioni sfavorevoli, la giudice ha considerato rispettata la sostanza fattuale delle informazioni diffuse.
L’archiviazione riguarda la configurabilità della diffamazione nei servizi contestati, non costituisce una sentenza sulla responsabilità penale di Fedez per le vicende degli ultrà.
È una differenza sostanziale, che impedisce di trasformare una decisione favorevole ai giornalisti in una condanna indiretta del cantante.
Luca Lucci e l’inchiesta sulle curve: le distinzioni necessarie
La vicenda affonda le proprie radici nell’inchiesta sulle attività dei gruppi organizzati del tifo milanese, che aveva portato alla luce collegamenti tra alcune figure delle curve e ambienti criminali.
Il nome di Fedez era emerso in relazione ai rapporti con Luca Lucci, già figura di riferimento della Curva Sud del Milan, e ad alcune frequentazioni personali e professionali.
Il dibattito pubblico si era progressivamente allargato, coinvolgendo fotografie, rapporti personali e ipotesi di iniziative imprenditoriali.
Ma Fedez non risulta essere stato indagato nell’inchiesta Doppia Curva. Questo elemento va mantenuto distinto dalle condanne e dalle contestazioni riguardanti altri protagonisti della vicenda.
Il conduttore rivendica il diritto di raccontare relazioni di interesse pubblico; il rapper contesta le modalità narrative e gli accostamenti che ritiene lesivi della propria reputazione.
Due posizioni che possono essere valutate criticamente, senza attribuire al cantante reati commessi da terzi.
Giornalismo d’inchiesta e personaggi pubblici: dove passa il confine?
Il confronto tra Fedez e Giletti solleva una questione più ampia: fino a che punto l’informazione può indagare sulle relazioni personali di un protagonista dello spettacolo?
La notorietà non cancella il diritto alla riservatezza e alla reputazione. Ma quando esistono fatti documentati di rilevanza pubblica, l’attività giornalistica può legittimamente occuparsene, nel rispetto della verità sostanziale, della pertinenza e della continenza espressiva.
Il decreto milanese riconosce proprio questi principi nel caso dei servizi contestati.
La libertà di stampa, tuttavia, non autorizza a sostituire le prove con insinuazioni. Allo stesso modo, criticare un’inchiesta non significa automaticamente dimostrarne la falsità.
Il giornalismo deve poter fare domande scomode. Chi viene interpellato deve poter contestare le ricostruzioni. Ma entrambi devono rispondere della precisione delle parole utilizzate.
Fedez e Giletti, una guerra che rischia di oscurare i fatti
A colpire, nell’intera vicenda, è anche il linguaggio scelto dai protagonisti.
Gli attacchi personali diventano il principale elemento di richiamo mediatico, mentre la questione originaria — il lavoro giornalistico sui rapporti tra personaggi pubblici e figure coinvolte in procedimenti penali — passa progressivamente in secondo piano.
Fedez accusa il conduttore di mancare ai propri doveri professionali. Giletti risponde contestando le frequentazioni dell’artista e utilizzando la decisione giudiziaria per rivendicare la correttezza dell’inchiesta.
Il rischio è che la competizione tra due personalità abituate alla comunicazione pubblica trasformi un tema importante in uno spettacolo di accuse reciproche.
La decisione del Tribunale fornisce un chiarimento giuridico sui servizi oggetto della querela, ma non impone al rapper di condividere ogni scelta editoriale del programma.
Allo stesso tempo, l’insoddisfazione del cantante non cancella il diritto dei giornalisti di indagare sui fatti.
La vera linea di confine non passa tra chi grida più forte e chi conquista l’ultima battuta televisiva. Passa tra quello che è documentato, quello che viene contestato e quello che non può essere attribuito a nessuno senza prove.
È su questo terreno che si misura la credibilità dell’informazione. E anche la responsabilità di chi, disponendo di milioni di follower o di una prima serata televisiva, può orientare il giudizio dell’opinione pubblica.
Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






